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«Finché i grillini interpretano il risentimento diffuso va tutto bene, ma quando si entra nel merito?»

marzo 28, 2013 Francesco Amicone

La cultura politica del Movimento 5 Stelle? «Abbozzata e deficitaria». Intervista a Dario Di Vico, editorialista del Corriere: «I grillini conoscono bene un’altra cultura, quella del sospetto».

«La cultura politica del Movimento 5 Stelle? Mi pare abbozzata e deficitaria». Per Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera, «i grillini conoscono bene un’altra cultura, quella del sospetto». «Sono molto bravi a cavalcare l’onda del risentimento», sostiene il giornalista del Corriere. «Si assumono il compito di rappresentare i cittadini risentiti e ignorano la divergenza di interessi». Di questa “ignoranza”, Di Vico ne ha avuto una riprova ieri, durante le consultazioni “trasparenti” fra Pier Luigi Bersani e i rappresentanti del Movimento 5 Stelle. A un accenno di Bersani alle aspettative delle parti sociali, la capogruppo alla Camera, Roberta Lombardi, ha esclamato stupita: «Ma siamo noi le parti sociali!». «Quell’espressione sintetizza in maniera efficace il pensiero politico informe del Movimento 5 Stelle», sostiene Di Vico.

Il Movimento 5 Stelle pensa di interpretare le esigenze di tutte le parti sociali. Questo è compatibile con la realtà?
Direi di no. I grillini dimostrano di non concepire l’esistenza di interessi diversi che possono generare richieste conflittuali su cui c’è bisogno mediare. Finché interpretano il risentimento diffuso, va tutto bene, ma quando si entra nel merito? La conclusione di questa idea politica, appena abbozzata, è quella di soppiantare i corpi intermedi. Ma anche con la soppressione dell’intermediazione non si arriva ad annullare le differenze di pensiero e di interesse esistenti fra cittadini.

L’eliminazione dei sindacati, dei partiti è una missione del Movimento 5 Stelle, stando alle parole del suo leader, Beppe Grillo.  La soppressione dei corpi intermedi è uno stadio necessario verso la creazione di una democrazia diretta oppure è un passo verso una dittatura “di tutti”?
Nelle democrazie evolute la rappresentanza degli interessi contrapposti è fondamentale. Una visione di cittadinanza allargata anche all’interpretazione della volontà delle categorie sociali non risponde meglio alla realtà e alle esigenze dei cittadini. Non è più democratica. Se si parte da questi presupposti si finisce a limitare la dialettica politica, si riassume la domanda sociale in una politica informe. Non è il primo tentativo che si fa in questa direzione. Seppur non in una maniera così inquietante come quella dei 5 Stelle, anche la Lega Nord tentò di fabbricare una rappresentanza sociale propria.

Deputati e Senatori possono essere semplici “cittadini in parlamento”? Possono funzionare istituzioni governate da neofiti?
Non entro nel merito della qualità dei grillini. Uno dei problemi politici italiani, dove i grillini hanno trovato un varco aperto per entrare in parlamento, è la bassa circolazione dell’élite. Al posto di un naturale ricambio dei politici, avviene la cooptazione. Anche se la circolazione di élite non genera qualità in maniera automatica, rende possibile una continuità, senza spaccature che si creano quando non si capisce l’esigenza sociale di cambiamento. I grillini hanno fatto questa battaglia e hanno vinto.

Anche i piccoli imprenditori del nord-est, come scriveva ieri sul Corriere della Sera, si sono fatti conquistare da Grillo.
I piccoli imprenditori sono stati svelti a cambiar politica, forse perché non si sono soffermati bene a pensare al merito di quello che propone Grillo. Ha contato la rabbia, certo non la decrescita felice. I contenuti del grillismo sono quelli tipici di un elettorato di sinistra alternativa: ambientalismo rigido, blocco delle grandi opere, etc.

Lei registra una contrapposizione fra la retorica negativa di Beppe Grillo e grillini e l’antropologia positiva dei piccoli imprenditori.
I grillini surfano su un’onda che già c’è e che, per esempio, ha portato Bersani a stringere le mani di una ragazza che aveva attaccato la figlia di Pietro Ichino, senza nemmeno conoscerla. La stessa intolleranza che si ha quando si suggerisce qualcosa di torbido dietro al successo economico di una donna. A differenza del grillino, il piccolo imprenditore può essere arrabbiato ma non è orientato a fermare tutto, in una logica negativa. Il piccolo imprenditore è orientato a costruire, è positivo, portato a fare il bene comune nel microcosmo, nella comunità in cui vive.

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1 Commenti

  1. sysland says:

    Ho letto il programma del M5S. E ho votato altro.
    Ci sono cose ridicole e altre spaventose.
    Ho trovato condivisibile un 5% dei provvedimenti auspicati.

    Quindi meglio non entrare nel merito.

    A proposito di leggi ad personam: dal momento che M5S utilizza moltissimo la rete, il capitolo ‘informazione’ tratta la diffusione pagata dallo stato dei collegamenti Internet.

    Mi piace molto anche ‘Abolizione delle scatole cinesi in borsa’.

    Tutto l’ insieme sembra scritto da un bambino di 10 anni.

    P.S. – non sono pagato da nessuno per scrivere quello che scrivo.

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