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Family Day. Una piazza per la realtà

febbraio 3, 2016 Emanuele Boffi

Li hanno dipinti come barbari egoisti, ipocriti e persino nazisti. Ma chi è andato al Circo Massimo non ha difeso la famiglia “tradizionale”. Ha ricordato a tutti una verità elementare

Anticipiamo un articolo che uscirà sul prossimo numero di Tempi in edicola da giovedì 4 febbraio (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il cartello più significativo esposto al Circo Massimo di Roma il 30 gennaio riportava una somma: 2+2=4. Un manifesto chestertoniano del buon senso, dell’ovvio, di «spade sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate». Un cartello che faceva tornare alla mente un passaggio di 1984 di George Orwell, quello in cui nella stanza 101 del Ministero dell’Amore, il gerarca O’Brien tortura il protagonista Winston Smith.

«Ricordi», riprese a dire, «di aver scritto nel tuo diario: “La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro”?» «Sì» rispose Winston. O’Brien gli voltò le spalle, quindi sollevò la mano sinistra, tenendo il pollice nascosto e le quattro dita tese. «Quante sono le dita che tengo alzate, Winston?» «Quattro.» «E se il Partito dice che le dita non sono quattro ma cinque, quante sono?» «Quattro.» La parola terminò in un rantolo di dolore. L’ago del quadrante era balzato a cinquantacinque. Ora il corpo di Winston grondava sudore. L’aria gli entrava a forza nei polmoni e ne fuoriusciva sotto forma di lunghi gemiti che non riusciva a trattenere neanche stringendo i denti. O’Brien lo guardava, con le quattro dita ancora tese. Riportò la leva alla posizione di prima. Questa volta il dolore si attenuò solo di poco. «Quante dita sono, Winston?» «Quattro.» L’ago salì a sessanta. «Quante dita sono, Winston?» «Quattro! Quattro! Che altro posso dire?» L’ago doveva essere risalito di nuovo, ma lui non lo guardò. Era tutto preso dalla visione delle quattro dita e di quel volto duro e severo. Le dita gli si stagliavano davanti come altrettanti pilastri, enormi, indistinte. Sembravano vibrare, ma non c’era dubbio: erano quattro. «Quante dita sono, Winston?» «Quattro! Basta, basta! Ma perché non ti fermi? Sono quattro, quattro!» «Quante dita sono, Winston?» «Cinque! Cinque! Cinque!».
George Orwell, 1984

Hanno scritto che il popolo del Family Day è sceso in piazza per “difendere la famiglia tradizionale”, e questa è una definizione vera ma riduttiva. In realtà, tutta quella fiumana di gente s’era alzata presto la mattina, aveva rotto i salvadanai, aveva fatto i panini, aveva preparato lo zaino con acqua, tovaglioli, posate di plastica, ombrello pieghevole (non si sa mai), s’era organizzata in comitive con treni, auto e persino aerei, aveva raggiunto il Circo Massimo a piedi, in metrò o in autobus, era scivolata scendendo l’avvallamento del prato, imprecato, chiesto scusa per aver imprecato, aveva ascoltato, applaudito, cantato, baciato i bambini, sgridato i bambini, sventolato gli striscioni, le bandiere, i cartelli, aveva urlato, applaudito di nuovo, fischiato, fatto foto, selfie, video, raccolto le cartacce, le bottigliette di plastica vuote, ripiegato le tovaglie di plastica negli zaini, perso qualche marmocchio nella calca, ritrovato qualche marmocchio sotto il palco, menato il marmocchio, comprato il gelato al marmocchio frignante; tutta questa fiumana di gente, dicevamo, s’era data appuntamento a Roma per uno scopo – se volete – molto più semplice, banale, quasi “più scemo” che non difendere la famiglia tradizionale. Erano lì per dire che due più due fa quattro. Che è un altro modo per affermare l’evidente, il reale, il solare.

«Nel family day organizzato dalle associazioni più conservatrici si è ritrovata l’Italia che appartiene al passato».
Norma Rangeri, Il Manifesto

Passato? Due più due ha sempre fatto quattro dai tempi di Adamo ed Eva, lo sanno anche i bambini. Uno di loro, avrà avuto dieci anni, faccia da canaglia, occhi vispi, che ha trascorso tutto il pomeriggio a rifilare schiaffoni ai coetanei con le manone gonfiabili di Tempi, sulla via del ritorno, tutto allegro per il bel pomeriggio, ha chiesto gongolante alla madre: «Mamma, ma cosa siamo venuti a fare oggi?». «A dire che i bambini nascono da una mamma e un papà». L’ha guardata, giustamente, perplesso. E dovevamo venire fino a Roma? D’altronde qualche scemo dovrà pur ricordarsi che due più due fa sempre quattro, visto che c’è in giro tanto gente che vuole convincerci che i figli possano essere selezionati e comprati, e che tu sei solo un medioevale o un razzista se osi esprimere dubbi in proposito.

«Infatti ciò che è accaduto a Roma, a cura della Chiesa cattolica, è uno straordinario esercizio di egoismo antico e barbaro fondato sulla celebrazione della fertilità di maschi e femmine, che si dichiara minacciato dal desiderio appassionato delle famiglie gay (che, sia chiaro, nel loro caso non è un diritto) di avere un bambino da stringere e crescere come un figlio, magari ottenuto da una donna che non è di famiglia e dunque è una ladra o una schiava che vende il piccolo a un mercenario».
Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano

A vederla il giorno dopo dalle immagini televisive dall’alto, o dalle fotografie pubblicate sui quotidiani, la folla di gente era impressionante. Ma a vederla dal vivo, coi piedi ancorati al suolo, tra passeggini e seggiolini, era più interessante. Ci si poteva così rendere conto che questo ribattezzato popolo di “barbari egoisti” aveva proprio tutte le caratteristiche della gente normale che si vede tutti i giorni in giro per strada e nei supermercati, fuori dalle scuole e dentro gli stadi, i cinema, le pizzerie. Proprio quella lì, uguale uguale. Madri perennemente indaffarate, padri a rimorchio che cercano di pavoneggiare una qualche autorità sulla prole, bambini simpatici, antipatici, chiassosi, addormentati. Nonni – duepuntozero o vecchio stampo – cugini, zie, preti, suore, seminaristi, adolescenti, coppiette, single, omosessuali.

«I gay che oggi sfilano al Family Day sono paragonabili a quegli ebrei che durante il periodo dell’Olocausto si iscrissero al partito nazi-fascista. Commettono un errore clamoroso. Mi fa specie che gli organizzatori abbiano addirittura sbandierato la presenza di persone omosessuali alla manifestazione. Le persone che si schierano dall’altra parte le abbiamo sempre viste. Il mondo è fatto anche di venduti e di traditori. Sono persone infelici. Tradiscono la propria natura, i propri simili, è la verità».
Franco Grillini, presidente di Gaynet

C’erano tanti giovani. Giovani col piercing sul labbro e nel naso. Ragazzi coi pantaloni larghi, le scarpe grosse e le stringhe slacciate. Per il pratone del Circo Massimo ad un certo punto s’è visto un negrone meraviglioso con un fisico da Aiace Telamonio e una cresta che sfidava il cielo. Quattro ragazzini hanno fatto una pallina con la carta stagnola e hanno giocato il derby con un giorno d’anticipo. S’è visto un tizio che sbuffava, un altro che ha giocato al cellulare tutto il tempo, un altro che ha dormito dalle due alle cinque, giusto il tempo della manifestazione. C’erano anche loro al Family day.

«Un ritrovo di persone all’aperto, in cui preti, leader politici divorziati, separati, risposati, frequentatori di prostitute, dicono come è bella la famiglia tradizionale».
Luciana Littizzetto a Che tempo che fa

Sì c’erano anche i politici e quelli di Repubblica hanno scritto che quando hanno cantato “Mamma” hanno preso qualche stecca. E, sì, c’erano anche i divorziati, i risposati, quelli che la famiglia la tengono attaccata col mastice, che magari si tradiscono (ma, poi, magari, si perdonano), che non sono mica un fulgido esempio di coerenza morale. E allora? Non era una piazza di gente che profumava d’incenso o di mughetto. Non ha mai preteso di esserlo, non sono mica così rincoglioniti. Ma non sono nemmeno così moralisti da pensare che serva avere la patente per dire che i figli nascono da due esseri sessualmente diversi, che non si comprano, che non si fabbricano. Che un figlio di buonadonna possa amare sua madre non è una bestemmia, è un miracolo. Due più due fa sempre quattro, che lo dica il premio Nobel o l’assassino.

«Quando si impedisce all’amore di avere una forma riconosciuta dalla comunità, gli si impedisce il diritto di esistere. Questo oggi è il Family Day, una manifestazione contro il diritto di amare che costringe alla clandestinità».
Roberto Saviano, su Facebook

Hanno detto e scritto che era una piazza di ignoranti, di gente rimasta indietro, che non sa stare al passo coi tempi. Popolino che ha perso il treno, e che ora pretende che tutti scendano. Chissà, forse hanno ragione loro. Si vede che tutti gli intelligenti come Eugenio Scalfari che sogna di re-incarnarsi in un albero o Beppe Grillo che sniffa scie chimiche erano a casa a studiare la quadratura del cerchio.

Invece, tra gli ignoranti del Family Day c’era gente che discuteva dell’ultima intervista di Sylviane Agacinski, qualcuno che dissertava sulle Considerazioni del 28 marzo 2003 del cardinale Joseph Ratzinger, qualcun altro che s’entusiasmava per certe prese di posizione della lesbica laica libertaria Camille Paglia. Questo popolo di beoti, retrivi e cavernicoli, aspettando l’inizio della manifestazione ingannava il tempo informandosi, scambiando opinioni e pubblicazioni. Mamme equilibriste leggevano libri reggendoli con una mano mentre con l’altra spremevano tubetti di maionese nei panini dei pargoli.

«Sono slogan da Italietta anni Quaranta, omofobica e sessista, adatti ad un Paese che non esiste più da tempo e che non ha nessuna chance storica di tornare d’attualità».
Marco Marzano, Il Fatto Quotidiano

«I nuovi/vecchi crociati che hanno riempito il Circo Massimo di Roma rappresentano il “no” alla libertà degli altri».
Norma Rangeri, Il Manifesto

Tutta questa gentaglia, questa marmaglia di bigotti, gente da sagrestia poco raccomandabile aveva speso dei soldi, aveva buttato via del tempo prezioso, un weekend che avrebbe potuto essere meglio impiegato in qualche centro commerciale o in qualche centro benessere, per venire a Roma, testimoniare, metterci la faccia e dire che due più due fa quattro. Volevano solo dire che un uomo e una donna sono un uomo e una donna e questo è un fatto, non dipende da loro. Che la legge Cirinnà dovrebbe essere una legge e cioè qualcosa che rispetta la realtà e non che la modifica secondo desideri dettati dall’istinto. Che la vita nasce dall’incontro tra diversi, e questa è una meraviglia, non una sciagura. Non erano lì solo a difendere la famiglia, erano lì a difendere la realtà. Perché loro sono «tra quanti hanno visto, eppure hanno creduto».

Foto Ansa


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16 Commenti

  1. Bob scrive:

    «Quante sono le persone in piazza, Winston?» «Cento, centocinquantamila al massimo.» «E se il Partito dice che sono due milioni, quante sono?» «Cento, centocinquantamila al massimo.».
    Le parole terminarono in un rantolo di dolore.
    Etc… etc…

    • Susanna Rolli scrive:

      Dimentichi di contare le famiglie squattrinate che non avevano i soldi per pagarsi il biglietto -più di quelle che puoi immaginare, dato che non ci sono dietro le LOBBY che tiran fuori i dindini?,
      quelle che davvero non potevano esserci ma c’erano col cuore, e devi pensare che lì forse -anzi, molto probabilmente- c’era solo qualche membro della famiglia, gli altri casa per impegni inderogabili; quindi, erano molti di più, mi dispiace per te….pS: E METTICI PURE GLI ANGELI CUSTODI.

    • diabolik scrive:

      Ah bob , tu che in piazza c’eri e le persone le hai contate, dicci quante erano ! Ristabilisci la verità ! ah ah ah

  2. Il re di thule scrive:

    L’articolo del Boffi è un chiaro esempio di cose corrette dette in una prospettiva totalmente sbagliata.
    Se consideriamo il Family Day come manifestazione di cittadini contro un disegno di legge, nulla da dire.
    Il problema è che il Boffi – come troppi accaniti urlatori in questi giorni – vuol dare al Family Day il connotato di una lotta escatologica del Bene contro il Male. In altre parole: “andiamo in piazza perché Dio lo vuole”.
    E qui casca l’asino, poiché urlar in piazza che un’evidenza è un’evidenza ha una capacità persuasiva, in senso cristiano, pari a zero.
    La questione è se il Figlio dell’Uomo al suo ritorno troverà sulla terra la fede, non se troverà una società in cui si è ancora capaci di operare correttamente delle addizioni aritmetiche.

    • giovanna scrive:

      Ho letto l’articolo sopra , caro Thule, ho letto il tuo commento e non capisco cosa c’entrino l’uno con l’altro.
      Ma mi vuoi dire cosa ti autorizza a dire tronfio che se si va a manifestare in piazza per una questione di ragione, che i bambini non si comprano, si rinunci alla fede, come sembri dire tu.
      E dove sta scritto che urlare, come dici tu, sempre tronfio, in piazza non abbia una capacità persuasiva in senso cristiano?
      Ma se abbiamo sempre detto che partecipare con delle ragioni, pur non raggiungendo un risultato immediatamente tangibile, ci fa crescere ?
      Io ricordo il biografo ufficiale di don Giussani, da universitario, che spiegava convintissimo a dei ragazzini delle medie, come fosse bello fare un volantinaggio politico , che era come obbedire alla mamma, che ci avrebbero guadagnato come persone. L’ho sentito con le mie orecchie e credo che avesse ragione a dire quelle cose ! Perché quei ragazzini sono cresciuti nella fede in quell’obbedienza e in quell’impegno per il bene comune !
      Come ci sono cresciuta io, in questi anni, al di là del risultato che tu saprai misurare esattamente in capacità persuasiva un tanto al kg.
      E’ servito A ME , in senso cristiano !

      • il re di thule scrive:

        Giovanna, io ero al Circo Massimo sabato.
        C’ero perché da cittadino italiano voglio dire il mio forte no a un disegno di legge barbaro e ingiusto; c’ero perché da cittadino italiano non posso accettare che un parlamento democratico legiferi sulla verità; c’ero perché da cittadino italiano desidero che questo governo non permanga in carica un giorno in più qualora parte della sua maggioranza votasse a favore della proposta Cirinnà.
        Eppure mi sconcerta quella parte della piazza – e la posizione di “Tempi” e del Boffi è esemplare di questo approccio – che si sente investita di una missione teologica e la colloca, tra l’altro, in un orizzonte apocalittico.
        Se è vero che “il nome di Dio è Misericordia”, io non posso cedere a una prospettiva che ritiene di contribuire all’opera di Cristo urlando odiosamente in faccia a chi sbaglia che un’evidenza è un’evidenza. Perché anche se ogni evidenza crollasse (e già ci siamo!) il metodo di Dio rimane valido, e si misura nella capacità non di difendere assetti socio-politici più consoni alla dottrina bensì di convertire i cuori anche dei più duri.
        Su questo non sono davvero disposto a mollare.

        • MicheleL scrive:

          “da cittadino italiano non posso accettare che un parlamento democratico legiferi sulla verità”.

          D’accordo, posso capirlo. Sarebbe così gentile da farmi capire chi dovrebbe decidere, allora?

          • il re di thule scrive:

            Vi sono argomenti e fatti che per loro natura non fanno parte della potestà politica in democrazia.
            In altre forme evidentemente sì; per esempio un tiranno può obbligare a suo piacimento un cittadino ad accasarsi con una cittadina scelta dal tiranno stesso, o un re può incamerare da un momento all’altro ogni proprietà di un suo suddito. Proprio per superare questi arbitrî la democrazia è considerata (anche dalla Chiesa Cattolica) la forma meno imperfetta di governo. Quando un parlamento scimmiotta l’autoritarismo iniziando a voler definire cosa è maschio, cosa è femmina, cosa è madre, cosa è padre, cosa è bello, cosa mi deve piacere come pastasciutta, eccetera, diviene ridicolissimo. Infatti l’attuale parlamento italiano è il massimo del ridicolo. Non si occupa di lavoro, di sicurezza, di prosperità, in una parola: non si occupa della qualità della convivenza. Ma perde il tempo a stabilire come e di chi devo considerare un bambino: non fosse tragico sarebbe penoso.

        • giovanna scrive:

          Che ti devo dire , Thule ( scusa, eh, ma ti accorcio il nick, è troppo ridondante , per chi va sempre di corsa ), a me non sembra che sia come dici tu : non capisco dove sia questo orizzonte apocalittico nell’articolo e cosa sia questa missione teologica e nemmeno , in fondo, cosa intendi con questo.
          Mi sembra un complicare cose molto semplici.
          O forse sono sempliciotta io, mah !

          • il re di thule scrive:

            Giovanna, non oso mettere in dubbio la tua esperienza personale maturata in piazza sabato. Desidero solo esprimere tutta la mia contrarietà a cose che ho visto e sentito e letto intorno a questa manifestazione. Dalla redattrice di “Tempi” che dice di essere stata convocata a Roma direttamente dalla Madonna; a quello che ritiene che Papa, cardinali e vescovi dovessero comandare ai fedeli una partecipazione forzata; all’opinionista che parla di scontro finale col demonio; al rubrichista che paragona il ddl Cirinnà all’adorazione religiosa dell’imperatore romano.
            Tutte posizioni che mi disgustano, perché lanciano in una dimensione extra-storica – in questo senso apocalittica, da fine del mondo – una battaglia che è singola, precisa e puntuale.

            • giovanna scrive:

              Ammetterai, caro Thule, che pure le tue critiche dovrebbero essere più PRECISE : le hai fatte sotto a questo articolo, chiamando in causa, per nome, il giornalista , dunque dovresti spiegarle in relazione a questo articolo !
              Non pretenderai che si vada a cercare gli altri testi di cui parli ora , peraltro un pochino a capoccia, intendo senza citazioni PUNTUALI !
              L’impressione che dai è di avere un pregiudizio, di sapere già cosa devono pensare su Tempi.

              • il re di thule scrive:

                Mi basta il finale dell’articolo: “Non erano lì solo a difendere la famiglia, erano lì a difendere la realtà. Perché loro sono «tra quanti hanno visto, eppure hanno creduto»”. Un Boffi messianico, come tutto “Tempi”. Abbassa le ali, si sarebbe detto un tempo.

                • giovanna scrive:

                  Se lo dici tu, Thule…macché vor dì ?
                  Le tue mi sembrano frasi da iniziati , iniziati che “sanno”, io ci rinuncio.
                  ( TUTTO Tempi ? Amicone, Corradi, padre Aldo…boh ! )

                  • giovanna scrive:

                    Controcorrente, su facebook….ti oscurano….ma per favore….per le tue scelte politiche….eddai….fatti un esame di coscienza… impara a moderare i termini…. qui pubblicano di TUTTO !

                    • giovanna scrive:

                      Controcorrente, certo, ti oscurano per le tue scelte politiche..
                      .come no…patetico..che poi, ci riesce la trollona , che non è certo una cima ed è un milione di volte più contraria di te a qualsiasi cosa si dica su tempi, e non ci riesci tu a commentare…, ma per favore, ce l’hai un nipotino, chiedi a lui !

                      Su, vieni tu ad argomentare col troll che infesta i commenti…il livello che mostri sarebbe senz’altro consono..un duello tra giganti del pensiero !
                      Tanto non ti si filerebbe nessuno, come prima !

                      Ma non si potrebbe trovare uno sfogatoio acconcio per questa gente piena di astio, un astio inutile e fine a se stesso ?

                    • giovanna scrive:

                      Che poi, giusto per sottolineare la pochezza di questi Controcorrente, mi accusa di non argomentare , proprio sui commenti dove ho argomentato , eccome se ho argomentato !
                      Ma lo sveglissimo controcorrente , invece, ritiene utile argomentare col troll !
                      Sì, devi scendere….col troll sareste due cuori e una capanna…chi si somiglia, si piglia !

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