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Erica prima studiava e un po’ lavorava. Grazie all’apprendistato, oggi si occupa della formazione di 5 mila dipendenti

settembre 25, 2014 Michele Loconsole - Marco Menegotto

Intervista a Erica, che seleziona personale per Il Gigante: «L’università ti prepara dal punto di vista teorico. La chiave giusta per entrare nel mondo del lavoro è l’apprendistato»

Fare-apprendistatoQuarto appuntamento per la rubrica di storytelling sull’apprendistato realizzata in collaborazione da Adapt e tempi.it. Dopo i racconti di Silvia, Marco e Samuel ora è la volta di Erica, che si occupa dell’organizzazione di tutti i corsi di formazione per il personale del Gigante (circa 5.500 dipendenti).

Da giovane apprendista a responsabile della formazione di oltre cinquemila persone per Il Gigante. Senza paura di fare la “gavetta”, passando attraverso una formazione continua. È la storia di Erica, che grazie all’apprendistato ha dato una svolta alla sua carriera. A vent’anni, dopo il diploma, Erica aveva già cominciato a lavorare ma presto ha deciso di iscriversi all’Università presso la facoltà di Scienze della formazione, con specializzazione in Esperto nei processi formativi. Si è laureata a 26 anni, alternando sempre gli impegni universitari a quelli lavorativi.
«Negli anni dell’università ho sempre lavorato – racconta a tempi.it – e per me, che mi occupo di selezionare i neolaureati, è stato molto importante. Fare delle esperienze di lavoro, anche se non sempre inerenti al mio personale percorso formativo, è servito comunque a crescere perché mi ha permesso di capire cosa vuol dire prendersi degli impegni, rispettare gli orari e ascoltare le persone che ti dicono cosa devi fare».

L’ARTE DI TROVARSI UN IMPIEGO. Poco prima della laurea Erica ha iniziato a cercare un’occupazione che potesse essere attinente al suo percorso formativo. Una ricerca ardua nel variegato e intricato panorama occupazionale italiano. La sorte, però, è stata dalla sua parte e quasi subito ha iniziato un tirocinio formativo presso un’agenzia di somministrazione di lavoro. Di quell’esperienza ne parla oggi in questi termini: «Lo stage presso l’agenzia di lavoro interinale, che ho proseguito anche dopo la laurea, mi è servito per capire che l’università ti prepara sicuramente dal punto di vista teorico ma è molto lontana dalla realtà lavorativa». Un’affermazione nella quale si ritrovano tanti ex studenti alle prese con la problematica transizione dalla scuola (o università) al mondo del lavoro.

LA SVOLTA. Concluso lo stage, Erica ha deciso di iscriversi a un master in selezione del personale, il settore delle Risorse umane che più l’affascinava, certa dell’utilità della formazione continua per collocarsi sul mercato del lavoro. E aveva ragione. L’incontro col gruppo Il Gigante, infatti, è avvenuto subito dopo la conclusione del master di sei mesi, prima con un breve stage e poi con un contratto di apprendistato. «La nostra è una realtà nella quale il contratto di apprendistato è da sempre un punto cardine nella formazione del personale», conferma Enrico Rossi, responsabile del settore Risorse umane de Il Gigante. L’apprendistato «ci consente di inserire il personale nella realtà aziendale gradualmente e con un controllo formativo che esercitiamo grazie alle possibilità di instaurare un proficuo rapporto lavorativo tra tutor qualificati ed apprendisti. È sicuramente la migliore tipologia di training on the job che offre a oggi il sistema italiano».


APPRENDISTA A CHI? «Ammetto che inizialmente non ho preso bene l’idea di essere definita apprendista – confida Erica a tempi.it – soprattutto perché, dopo aver preso una laurea, fatto un master e già diversi stage, sentirmi considerata ancora soltanto come un’apprendista mi pesava. Questo termine mi appariva un po’ dequalificante, tanto che io mi sentivo “di serie b” rispetto ai miei colleghi. Oltretutto, essendo un contratto della durata di quattro anni, ero preoccupata di non ottenere un inserimento definitivo in azienda».
Col tempo però la sua considerazione dell’apprendistato è mutata. «Riflettendoci, questo contratto mi ha dato il tempo di farmi conoscere e soprattutto di conoscere l’azienda e quindi la realtà in cui lavoravo e tutt’oggi lavoro. A differenza degli stage o tirocini non si è sottopagati, la retribuzione è a tutti gli effetti quella di un impiegato e poiché il contratto prevede dei passaggi di livello, permette di raggiungere la stessa qualifica dei colleghi».
Durante la durata del contratto di apprendistato si è anche seguiti da un tutor. E ciò è piaciuto a Erica: «Inizialmente lavoravo nell’area selezione del personale, poi sono passata nell’area della formazione e sviluppo. Ho avuto due tutor e grazie alla loro disponibilità ho potuto ricevere una formazione completa in entrambi i settori».

«CE L’HO FATTA». Oggi, dopo 10 anni al Gigante, Erica si occupa dell’organizzazione di tutti i corsi di formazione per il personale (circa 5.500 dipendenti) e dei colloqui di selezione dei nuovi apprendisti che entrano in azienda. Ottimo esempio di come un mestiere si possa “tramandare” solo dopo aver ricevuto quel bagaglio di conoscenze “sul campo” che probabilmente solo l’apprendistato può dare. «Ora posso dire con certezza che questo tipo di contratto è la chiave giusta per entrare nel mondo del lavoro. La mia fortuna è stata quella di trovare un’azienda che crede nei giovani e che investe molto nella loro formazione. I miei responsabili hanno creduto in me e nelle mie capacità e mi hanno dato gli strumenti per crescere ed apprendere in modo completo la mia mansione».
E ai giovani, che spesso si affacciano impauriti per la prima volta sul mercato del lavoro, consiglia: «Se vi viene richiesta molta disponibilità e buona volontà per imparare una mansione, ma soprattutto l’umiltà di iniziare dalle cose più semplici, accettate. Non si diventerà mai un buon responsabile se non si conoscono tutti gli aspetti del proprio mestiere. A me è successo così e posso dire che il contratto di apprendistato mi ha permesso di realizzarmi professionalmente. Insomma, ce l’ho fatta!».

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