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L’eresia antropologica del totalitarismo “gender”

marzo 4, 2015 Benedetta Frigerio

Una nuova utopia figlia del marxismo. Fondata sulla cieca rivendicazione degli orientamenti sessuali per riorganizzare la società e realizzare il sogno di un’uguaglianza senza singolarità. Parla il sacerdote e psicanalista Tony Anatrella

bandiere-arcobaleno-shutterstock_134839211Rimpiazza l’ideologia marxista ed è altrettanto distruttiva e totalitaria, fondata su una pseudo-uguaglianza e la rivendicazione cieca degli “orientamenti sessuali” per organizzare la società. È lo scopo ultimo della teoria del genere, spiega a Tempi Tony Anatrella, sacerdote e psicanalista, che vive a Parigi, dove insegna alla libera Facoltà di filosofia e di psicologia di Parigi e al Collège des Bernardins. Consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute, ha pubblicato molte opere tra cui La teoria del “gender” e l’origine dell’omosessualità (San Paolo 2012) e Il regno di Narciso (San Paolo 2014).

anatrella-genderProfessor Anatrella, da tempo lei parla della teoria del gender come di una ideologia totalitaria e ha scritto che, come il marxismo nel secolo scorso, il gender sarebbe diventato il campo di battaglia di questo secolo. Non è eccessivo?
Anzitutto non bisogna confondere gli studi di genere che analizzano le relazioni fra gli uomini e le donne nella società nelle diverse aree culturali al fine di pervenire a un migliore rispetto della loro dignità, uguaglianza e vocazione rispettiva, con la teoria del genere, ispirata a diverse correnti di pensiero. Ma anche lo studio sociologico, che di per sé è semplicemente un metodo di osservazione, diventa un’ideologia quando afferma una “parità totale” fra uomo e donna, poiché la “parità” non è l’“uguaglianza”. Si vorrebbe far credere, in base a una visione puramente contabile della relazione, che i due sono intercambiabili. Ora, se è vero che a parità di competenze un uomo e una donna possono esercitare le stesse responsabilità, il problema è che si vuole far credere che psicologicamente e socialmente l’uomo e la donna sono identici. Eppure uomo e donna non possono assumere sistematicamente gli stessi compiti, né gli stessi simbolici, a cominciare da quelli della maternità e della paternità. Questa prospettiva egualitarista ha falsato e complicato le relazioni fra i due sessi e spiega in parte – anche se non è l’unica ragione – perché le relazioni all’interno della coppia sono diventate difficili e perché molti non vogliano più sposarsi o abbiano paura del matrimonio. Sociologicamente si è sempre constatato un fenomeno ricorrente nella storia: quando le donne entrano in massa in un settore di attività, gli uomini se ne vanno. Così l’insegnamento, la medicina e la giustizia si femminilizzano sempre più, mentre gli uomini si orientano verso altri mestieri. Ma l’ideologia di genere si spinge ancora più in là, affermando che il corpo sessuato non ha alcuna importanza nello sviluppo psicologico. In realtà la psicologia di ciascuno di noi si sviluppa nella misura in cui avviene l’interiorizzazione del suo corpo sessuato. I diversi autori che condividono l’ideologia del gender sostengono anche che bisogna pensare diversamente la sessualità e l’organizzazione della società: non bisogna più definire la sessualità a partire dalle due sole identità sessuali che esistono, quelle dell’uomo e della donna, perché secondo loro ciò è iniquo, ma a partire dagli orientamenti sessuali come l’eterosessualità, l’omosessualità, la bisessualità, la transessualità, ecc. In questo modo tutti si troverebbero in condizioni di uguaglianza, mentre se ci si riferisce unicamente all’identità di uomo e donna si escludono altre “forme” di sessualità. Come si fa a non vedere che questa prospettiva è contraria al dato di realtà? Nella realtà, l’identità sessuale riguarda l’essere della persona, mentre gli orientamenti sessuali riguardano le pulsioni sessuali. Se tutto va per il verso giusto queste ultime si elaborano e si integrano nella personalità a partire dall’identità oggettiva del soggetto, mentre le pulsioni ricercate per se stesse attraverso un tipo di orientamento si isolano dalla personalità e la mantengono nell’immaturità affettiva e in una relativa impulsività mai soddisfatte. Ciò sfocia in personalità non unificate e instabili. Detto in altre parole, prendere in considerazione gli orientamenti sessuali per definire la sessualità, cioè pensare che la differenza delle sessualità deve sostituire la differenza sessuale, che si fonda sull’uomo e sulla donna, è distruttivo come lo era il marxismo. Per settant’anni le società sono state dominate dalla cecità di fronte a questa ideologia fondata su una pseudo-uguaglianza e sulla convinzione che l’essere umano è il prodotto di una cultura: la stessa cosa che la teoria del gender sostiene a sua volta riguardo all’identità sessuale. Se la persona è semplicemente il prodotto di una cultura, egli diventa un automa e scompare la sua singolarità. Il gender diventa totalitario nella misura in cui le società occidentali vogliono riorganizzare politicamente la società a partire dalla visione irrealistica degli orientamenti sessuali, come nel caso del “matrimonio” fra persone dello stesso sesso. Eppure l’omosessualità non può essere all’origine né della coppia coniugale, né della famiglia, poiché questa forma di sessualità fra due persone dello stesso sesso non possiede – sul piano psicologico, corporeo e fisiologico – le stesse caratteristiche di quella fondata sull’alterità sessuale, che è condivisa soltanto nel rapporto uomo-donna. E siccome la coppia e la famiglia cosiddette “omosessuali” in senso proprio non esistono, si tratta soprattutto di un artificio e di una corruzione del linguaggio. Con le parole è sempre facile ingannare, dando nomi alla realtà più in funzione dei propri fantasmi che del reale. Ma l’omosessualità è diventata una questione politica per riorganizzare la società a partire da essa. Progressivamente si costituisce in numerosi paesi europei un sistema repressivo sul piano giudiziario per fare ammettere questo nuovo principio. Ciò che è in discussione non sono le persone omosessuali, che devono essere rispettate come tutti i cittadini, ma una volontà militante e politica di fare dell’“omosessualità” una norma che partecipa dell’ordine della coppia e della famiglia. I militanti stessi che si battono per questa causa affermano molto chiaramente che bisogna «aprire il matrimonio a tutti» per meglio distruggerlo, allo scopo di pervenire all’uguaglianza di tutti nelle differenti forme di relazione. Ritroviamo la stessa idea nell’applicazione iniziale del marxismo nei paesi comunisti.

anatrella-narcisoNei suoi libri lei non teme di affermare che l’omosessualità è una carenza psichica. Può spiegare cosa intende e perché questa sua convinzione non dovrebbe essere ritenuta omofoba?
Nel momento in cui qualcuno si interroga sull’omosessualità e sulla volontà politica di iscriverla nella legge consacrata alle condizioni del matrimonio e della famiglia riservata esclusivamente all’uomo e alla donna, subito viene accusato di tutti i mali, a cominciare dal cliché dell’omofobia. È un modo di imbavagliare l’intelligenza e il discorso, nel momento stesso in cui si afferma continuamente che la libertà di espressione è un “valore” delle società democratiche. Il liberalismo condizionato dal “relativismo etico” è repressivo nelle sue leggi sempre più restrittive tanto quanto lo erano quelle dei paesi totalitari. Si mettono alla gogna certi autori come capri espiatori e si isolano aspetti della vita che è vietato criticare. E tuttavia occorre spiegare da dove viene l’omosessualità. Da quasi due secoli la letteratura psichiatrica e la psicanalisi si interrogano sulle origini dell’omosessualità e sul tipo di psicologia che ne deriva, ma da qualche anno questa riflessione è diventata tabù ed è vietata. Non dovremmo più cercare di capire che cosa sia l’omosessualità e a cosa corrispondano queste pratiche affettive e sessuali, ovvero anche su quali meccanismi e su quali processi psichici riposino. Ma perché non dovremmo studiare questa particolarità della sessualità se non per giustificarla in qualunque modo, mentre osiamo esaminare analiticamente la maggior parte dei comportamenti umani? Quando si impedisce agli specialisti di approfondire una questione siamo in presenza di un riflesso irrazionale che sconfina nell’ideologia totalitaria. Da 40 anni studio questo fenomeno e ho pubblicato numerosi libri e articoli sulla questione. Ho esaminato le differenti ipotesi neurologiche, ormonali e genetiche, che non risultano conclusive, e sono giunto alle origini psichiche. Effettivamente, le pulsioni sessuali all’inizio della vita psichica sono sparpagliate sul corpo del bambino; esse non sono ancora finalizzate se non cercando la propria soddisfazione per se stesse. Progressivamente il soggetto le lavorerà psicologicamente sulla base delle esperienze che vive a partire dal suo corpo, poiché tutto parte dal corpo, per quanto riguarda lo sviluppo della sua vita psichica. A partire da queste pulsioni, elaborerà un sistema di rappresentazioni psichiche che permetterà di integrarle attraverso diverse tappe al fine di pervenire progressivamente all’alterità sessuale. È grazie, fra le altre cose, alla bisessualità psichica (una nozione spesso mal compresa) che il bambino prima e l’adolescente poi interiorizzeranno la persona dell’altro sesso, cosa che gli permette l’accettazione dell’altro sesso e l’accesso ad esso. Persone che si fissano in pratiche bisessuali hanno spesso fallito, in parte o completamente, questo passaggio. Nello stesso modo in cui persone transessuali s’immaginano, a volte con molte sofferenze, che la natura si è sbagliata dando loro un corpo nel quale esse non si riconoscono. Non è la natura che si è sbagliata, cosa che presupporrebbe una visione dualista dove il corpo è opposto allo spirito, ma è soprattutto il soggetto che non è riuscito ad accettare e a interiorizzare il suo proprio corpo in seguito a problemi di identificazione inconscia. Questo significa che, a differenza del mondo animale, le pulsioni sessuali umane presentano una relativa plasticità e che possono essere elaborate e armonizzate nella vita psichica più o meno bene. In conclusione, le pulsioni sono l’oggetto di un lavoro interno che, se tutto va per il meglio, si articola nella personalità con l’accettazione intima dell’altro sesso e una reale attrazione verso di esso. Allorché il soggetto si fissa su una pulsione sessuale come quella della curiosità nei riguardi del suo proprio sesso (stadio fallico) o su di una identificazione primaria alla persona identica a lui, si verifica il rischio di indirizzarsi verso l’omosessualità. Si osserva tuttavia anche il caso di persone che hanno vissuto nel corso della loro esistenza una tappa di pratiche omosessuali, finalizzate a confortare la loro identità, per indirizzarsi in seguito verso l’attrazione per le persone del sesso opposto. Possono esserci origini psichiche diverse e varie dell’omosessualità, che dipendono dalle rappresentazioni pulsionali del soggetto. È vero che le condizioni ambientali della società odierna sono molto narcisistiche, perciò la cultura attuale non sempre facilita le operazioni necessarie alla maturazione affettiva che permette di iscriversi nell’alterità sessuale. Quanto alla questione dell’omofobia, sulla quale torneremo, non è un argomento serio! È uno slogan inventato dai militanti per intimidire e colpevolizzare gli altri rimproverando loro di avere paura dell’omosessualità. Che idea! Chi ne ha paura? Questo modo di maneggiare l’isterizzazione della paura incollando il termine “fobia” a diverse parole per designare un nemico potenziale è certamente un sintomo paranoico di un disturbo identitario. Siamo in piena identificazione proiettiva quando dei militanti attribuiscono agli altri quella che non è altro che la loro propria paura delle persone dell’altro sesso. È una forma di terrorismo intellettuale che vuole impedirci di riflettere su che cosa sia l’omosessualità e sulle conseguenze di voler organizzare la società in funzione di essa. Ancora peggio, si creano una polizia del pensiero e una censura per obbligare tutti a pensare come vogliono i gruppi di militanti. Sotto questo aspetto il liberalismo va a braccetto col marxismo, nel momento in cui come esso vuole instaurare una repressione quasi giudiziaria sul pensiero e sulla sua espressione. Ci vogliono imporre delle nuove norme che sono più oppressive e limitative della libertà che non la nostra riflessione antropologica e i nostri riferimenti morali. I quali invece risvegliano e rispettano la libertà della persona.

manif-francia-2-febbraioA quelli che sostengono che la legalizzazione del matrimonio fra persone dello stesso sesso danneggerebbe la società, viene risposto che 1) l’Antica Grecia permetteva l’omosessualità e la pedofilia nella vita privata, e questo non causava danni alla società; 2) non fa nessun male alla società istituire il matrimonio fra persone dello stesso sesso, come dimostra il fatto che le legislazioni sono già evolute in questa direzione in molti paesi, dall’Europa del Nord all’America. Lei cosa risponde?
Non ha senso il raffronto con la Grecia antica, perché i contesti sono diversi. L’omosessualità è sempre esistita ed esisterà sempre. Nella storia ha assunto forme diverse e riguarda la vita privata. Non ha senso creare delle istituzioni a partire da essa come si vuole fare oggi con la coppia, il matrimonio e la famiglia. In questo modo si crea un disturbo dannoso per la società, facendola entrare nella confusione dei sessi e della filiazione, e nella negazione della differenza sessuale. È falso sostenere che la Grecia antica permetteva l’omosessualità e la pedofilia nel senso in cui le intendiamo noi oggi. L’una e l’altra erano relative a certe condizioni. È tuttavia dimostrato che le nozioni di “eterosessuale” e di “omosessuale” non esistevano all’epoca, soltanto erano riconosciute le qualità: la bellezza della persona che si desiderava e l’attrazione nei suoi confronti. In tal senso potevano svilupparsi relazioni di questo tipo, in particolare fra uomini che pure erano sposati e padri di famiglia. Ma non se ne faceva un principio né un’esigenza sociale iscritta nella legge civile, che regolava solamente la coppia formata da un uomo e da una donna.
Nell’Antichità greco-romana il “matrimonio” omosessuale e l’adozione di figli non sono mai stati oggetto di rivendicazione. Nella letteratura vengono solamente descritti riti di passaggio di giovani guerrieri, in particolare presso i galli e presso i greci, sotto la direzione di adulti maschi allo scopo di creare dei buoni soldati (vedi Marrou/Rouche, Histoire de l’éducation). Così Plutarco nella sua Vita di Pelopida non ha mancato di esaltare il coraggio fisico della legione tebana, composta da 300 amanti omosessuali che perirono tutti nella battaglia di Cheronea (338 a.C.) per non apparire indegni ciascuno del suo amante. Ma nessuno di loro, ripeto, pretendeva il matrimonio e l’adozione di bambini, per la semplice ragione che attraverso i riti di iniziazione avevano generato degli uomini e dei guerrieri, una cosa di cui le donne non erano capaci. Questa omosessualità rituale era un modo di regolazione della vita adulta per formare degli uomini che venivano aperti alla loro mascolinità, fino al punto di avere delle relazioni intime con loro. E la pedofilia, in quanto istituzione pedagogica, era una fase provvisoria prima e durante la pubertà che iniziava il ragazzo alla sua virilità ed era un modo di farlo uscire dal mondo delle donne. Ma questa fase era transitoria e non doveva durare. Se essa continuava, le leggi di Atene tolleravano, ma a volte anche sanzionavano la pedofilia e l’omosessualità, ed è per questo che Socrate è stato condannato. La riprovazione generale, che si esprimeva anche attraverso il disprezzo e l’irrisione, era a volte sanzionata con una condanna legale. A Roma l’omosessualità era relativamente tollerata nella relazione schiavo-padrone, poiché si trattava di una relazione di dominazione che non era accettata fra cittadini romani. Ma anche in questo caso, Seneca e il suo atleta di servizio erano ridicolizzati, una volta trascorso il tempo dell’iniziazione del giovane adulto. In realtà queste pratiche erano, anche là, talvolta represse e tal altra tollerate. Siamo passati da una forma di omosessualità e di pedofilia che erano dei riti di iniziazione per liberare il ragazzo e a volta la ragazza dall’universo materno, a una rivendicazione sociale che vuole iscriverla nella legge e formare una «coppia» e una «famiglia». Ciò che era impensabile e che lo rimane.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, non è perché qualche paese autorizza il matrimonio e l’adozione da parte di persone omosessuali che ciò non fa più problema. Al contrario, il fatto di stravolgere il senso del matrimonio è una negazione della differenza sessuale e una grossa trasgressione che altera il legame sociale. Ciò ha per conseguenza di rendere la legge civile meno credibile e meno rispettabile, e i responsabili politici meno stimabili perché la legge non si fonda più su delle realtà oggettive ma su delle esigenze soggettive; cosa che accentua la violenza nella società. Non bisogna trascurare il fatto che il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso è una vera aggressione, per non dire uno stupro, di ciò che il matrimonio rappresenta. È un modo di disprezzare i cittadini e il bene comune dell’umanità riguardo all’alleanza fra un uomo e una donna.
Secondo studi seri effettuati negli Usa su una larga platea di soggetti, e non di natura militante come quelli realizzati da associazioni gay, i risultati indicano che i figli che vivono con degli adulti omosessuali presentano diversi disturbi psichici come l’ansietà, difficoltà relazionali coi loro pari, problemi di concentrazione e soprattutto soffrono una contraddizione fra l’esercizio della sessualità di questi adulti e l’origine del loro concepimento e della loro nascita. A lungo termine, essi provano un profondo malessere perché manca loro sia la dimensione materna, sia la dimensione paterna, il che rappresenta un costo psichico decisivo rispetto alla necessità di unificarsi e trovare la coerenza del proprio sé. Non basta nascondere questi problemi attraverso l’idea puramente sentimentale che «l’importante è amare e sapersi amati». Qui si tratta di un amore che non è della stessa natura di quello che c’è fra un padre e una madre. Il bambino ha bisogno di essere collocato nelle condizioni relazionali che sono quelle del rapporto fra un uomo e una donna, il che non avviene nel caso dell’omosessualità. La relazione in forma specchiata fra il sé e il simile non ha niente in comune con una relazione fondata sull’alterità sessuale. La società sbaglia strada imboccando questa direzione per quanto riguarda questi bambini che saranno vittime della ricerca di gratificazione di adulti che vogliono apparire uguali agli altri, mentre non si trovano nelle condizioni di essere veri genitori. È solo un modo per sentirsi accettati dagli altri, nel momento in cui alcuni di loro non riescono ad accettarsi veramente. La società gioca all’apprendista stregone sulle spalle dei bambini e delle generazioni future, aprendo loro un avvenire fatto di oscurità e di incoerenza. D’altra parte è per queste ragioni che le offerte di adozioni nel mondo crollano, poiché la maggior parte dei paesi che offrivano questa possibilità a uomini e donne sposati, rifiutano attualmente di affidare dei bambini a cittadini provenienti da paesi che hanno legalizzato il matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Lei definisce la nostra una “democrazia emotiva”? Quali evoluzioni prevede per essa?
Effettivamente ci troviamo in una “democrazia emotiva” caratterizzata dalla manipolazione della comunicazione politica, che può condizionare le folle tanto più facilmente in quanto le nostre società mancano di radicamento culturale e morale. L’identificazione delle masse coi messaggi dei mass-media è impressionante e non manca di diventare inquietante: certi media come la televisione sono diventati dei cervelli ausiliari che prendono il potere sullo spirito della gente. Ciascuno reagisce emotivamente ripetendo gli stessi clichés sviluppati dai media senza mai dimostrarsi capace di pensieri personali.
Va aggiunto che le rivendicazioni dei cittadini diventano sempre più soggettive in nome dei “diritti individuali” e degli interessi particolari. Al punto che i responsabili politici si ispirano sempre più ai costumi vigenti, ai fantasmi individuali e a quelli sessuali per legiferare, mentre non lo fanno più in funzione del bene comune e delle necessità oggettive. Ora, un fantasma riflette sempre una rappresentazione e un desiderio illusori, che rinviano alle complessità dell’inconscio e non ad un bisogno reale. Noi ci troviamo in un sistema che risponde alle emozioni primarie spesso tradotte attraverso dei sondaggi e dei movimenti di massa che ci estraniano dalla ragione delle cose. Più la democrazia diventa emotiva (soprattutto grazie all’aiuto della televisione che modella le immagini mentali) e più essa diventa totalitaria, ovvero lo spazio della libertà di pensare e di agire si riduce. Così una rappresentazione teatrale o un film, che non sono altro che produzioni immaginarie senza un rapporto autentico col reale, possono provocare sommovimenti in una società. L’arte della manipolazione raggiunge qui il suo culmine. È interessante vedere come, a partire dal dramma dell’Aids, si è voluto per anni dare un’immagine sempre più idealizzata dell’omosessualità, attraverso diverse sceneggiature messe in scena a teatro, al cinema, nelle serie televisive e nei romanzi. Il nemico della democrazia è l’emozione senza riflessione razionale. La democrazia si dà le apparenze della libertà di espressione, oggi da tutti rivendicata, ma lo fa per meglio metterle la museruola sulla base del pensiero dominante. Siamo liberi per giustificare e diffondere le idee che corrispondono allo spirito del tempo, ma il primo che assume un atteggiamento critico è sistematicamente privato della parola. Per esempio il dibattito sull’omosessualità diventa sempre più difficile, perché molto spesso vengono esclusi dalla discussione tutti coloro che non pensano secondo i clichés dominanti. Ci sono specialisti che non osano più esprimersi su queste questioni per paura del linciaggio mediatico, del processo per reato d’opinione e delle voci calunniose. A causa di ciò scambi più autentici hanno talvolta luogo dentro a universi catacombali come le conferenze pubbliche e le reti sociali, dove la censura non si impone e al di fuori dei media tradizionali, che filtrano e sceneggiano gli avvenimenti. Allo stesso modo diventa sempre più malsano avere dei rappresentanti politici che, per mantenersi al potere, finiscono per rinunciare alle loro convinzioni e diventano dipendenti dai costumi e dalle ideologie alla moda, senza esercitare il minimo discernimento intellettuale e morale. Essi navigano sulle idee del momento senza disporre di un sapere solido e di una vera colonna vertebrale del pensiero. A causa di ciò, prima dicono una cosa e qualche anno dopo affermano il contrario. Le nostre democrazie dovrebbero fondarsi di più su eletti della società civile che hanno una visione chiara del bene comune, e non su dei professionisti della politica che navigano a vista per legiferare come fanno oggi, secondo i costumi in voga. Bisognerebbe senz’altro non concedere più di due mandati quinquennali a ciascun eletto.

Nel suo ultimo libro lei scrive che «le personalità contemporanee sono povere e prive di risorse a causa di una carenza nell’educazione». Ma sostiene anche che non basta educare bensì occorre opporsi alle leggi ingiuste come hanno fatto i sostenitori della Manif Pour Tous in Francia. Perché?
Le personalità contemporanee sono marchiate da una crisi dell’interiorità e della trasmissione. Noi produciamo dei soggetti relativamente impulsivi che non hanno radicamento nella storia e li illudiamo che noi non sappiamo niente, che non abbiamo imparato niente e che bisogna ripartire da zero. Li rendiamo fragili e li facciamo regredire facendo loro credere, nella visione dell’onnipotenza narcisistica, che si può creare tutto, compreso il sesso che sarebbe lasciato alla libera scelta di ciascuno. Ora, l’identità sessuale non si crea: si riceve. Essa deve essere accettata e integrata nella propria vita psichica, non si può immaginare che la si possa costruire o che ci si possa dare un’altra identità secondo dei desideri immaginari. Nello stesso modo, l’educazione che lascia il ragazzo abbandonato a se stesso per scoprire i saperi attraverso i mezzi tecnologici contemporanei non lo aiuta a imparare sviluppando la sua memoria. Gli adulti talvolta fanno fatica a presentarsi come adulti di fronte a dei bambini e a degli adolescenti e ad esercitare l’autorità per iniziarli al senso delle cose e dare loro il senso dei limiti che permettono lo sviluppo della libertà. L’alcolizzazione dei giovani, l’uso di droghe e le dipendenze di tutti i tipi, a cominciare dai telefoni cellulari e internet, sono il sintomo di personalità che non sono psicologicamente autonome e che mancano di risorse interiori. Non educate al discernimento, esse funzionano in base al ritmo delle emozioni e dei clichés, in particolare sui problemi della società come quelli del rifiuto del matrimonio, della banalizzazione del divorzio e dell’omosessualità. Sono stato uno dei primi a dirlo negli anni Novanta e nel primo decennio del nuovo secolo, e ho constatato che i miei studi e i miei concetti sono stati ripresi largamente dai membri della Manif pour tous. Sì, bisogna opporsi alle leggi ingiuste perché esse sono contrarie al bene comune. Così per esempio voler sposare due persone dello stesso sesso è una corruzione del senso del matrimonio. Quest’ultimo è anzitutto il quadro dell’alleanza fra l’uomo e la donna in base all’alleanza dei sessi. Non si tratta anzitutto di una questione religiosa, ma di una questione antropologica che non è nella disponibilità del legislatore, poiché la coppia coniugale e la famiglia precedono lo Stato. Il matrimonio è riservato all’uomo e alla donna perché permette di associare e di riconoscere giuridicamente l’alleanza che si contrae fra due persone di sesso differente. Il matrimonio non è il riconoscimento dei sentimenti fra due persone, altrimenti ci si potrebbe sposare in qualunque condizione, ma la constatazione e la registrazione della volontà di un uomo e di una donna di fondare una comunità di vita e una famiglia. Non c’è alcuna dimensione coniugale e familiare nell’omosessualità. Assistiamo al furto degli attributi e dei simboli che appartengono all’unione di un uomo e di una donna per estenderli a un duo di persone dello stesso sesso, cosa che è inappropriata e che rappresenta un’illusione nel senso psicanalitico del termine.

Pare di capire che lei consideri un errore accettare leggi “di compromesso” come le unioni civili, che in Francia si chiamano Pacs. Perché?
I Pacs sono un’ipocrisia e un errore nel senso che si tratta di un matrimonio di serie B dotato della maggior parte dei benefici del matrimonio, eccetto il riconoscimento automatico della filiazione e dell’adozione. L’opinione pubblica è stata convinta ad accettare i Pacs come un male minore, mentre essi implicavano l’avvento prossimo del matrimonio fra due persone dello stesso sesso. Per contro, si sarebbe potuto prevedere nella legge un “Contratto di associazione di beni” aperto a tutti i cittadini senza distinzione, con certi vantaggi fiscali; soprattutto in materia di possesso di beni e di eredità.
Coi Pacs si è cominciato a confondere la realtà del matrimonio, cosa che ci ha portato oggi alla confusione e alla svalutazione del matrimonio fondato sulla differenza dei sessi. I Pacs sono fatti su misura per l’instabilità relazionale e per l’immaturità affettiva dell’epoca attuale. Si può anche ipotizzare che a partire dal momento in cui il matrimonio è aperto a persone omosessuali, si rischia che la gente non voglia più sposarsi perché l’immagine del matrimonio è così confusa e contraddittoria. Di più, è interessante notare che nella maggior parte dei paesi che hanno permesso il matrimonio fra persone dello stesso sesso, questi matrimoni diminuiscono anno dopo anno, fino a diventare inesistenti.
Detto in altre parole, abbiamo sconvolto il codice civile per far scomparire i termini uomo e donna, sposo e sposa, padre e madre, snaturando il matrimonio nell’interesse di un’infima minoranza di persone ed ecco che in questo campo di rovine della bella realtà del matrimonio ci troviamo nella confusione dei sentimenti e delle identità che hanno delle ripercussioni sulla vita affettiva e sessuale delle giovani generazioni. Da una parte fanno fatica ad accedere al senso dell’impegno matrimoniale, dall’altra sviluppano una vita affettiva e sessuale frammentata, sempre più dipendente da pulsioni sparse, in nome del primato degli orientamenti sessuali. È anche il caso della pornografia: anziché includere la vita sessuale nella dimensione relazionale della vita affettiva, si persegue un condizionamento pavloviano molto inquietante, nel quale l’erotismo personale scompare e bisogna semplicemente ripetere quello che si è visto, dimostrando un’attitudine mimetica primitiva. Per esempio il film “Cinquanta sfumature di grigio” incita le giovani donne a tornare a casa e a ripetere le stesse scene pornografiche (è quello che alcune dicono all’uscita dal cinema). Allo stesso modo, i Pacs e il matrimonio fra persone dello stesso sesso hanno un impatto sulla rappresentazione sociale della sessualità.

Cosa possiamo fare per i bambini, ai quali in Occidente si vuole imporre la teoria del gender sin dalla più tenera età? Cioè l’accettazione dell’indifferenza sessuale e del fatto che al posto di un padre e di una madre possano esserci due padri o due madri, e che tutto questo debba essere considerato giusto, democratico ed egalitario? Cosa si può fare, considerato che ovunque si sta cercando di istituire delle pene per quanti rifiutano questa ideologia? In Germania si rischia la prigione se non si mandano i figli ai corsi di educazione sessuale centrati sulla teoria del gender, in Italia sta per essere approvata una legge che punirà, in nome della lotta contro l’omofobia, tutti coloro che si esprimono pubblicamente in base alla terminologia della famiglia tradizionale e in base alle categorie della differenza dei sessi.
Bisogna proteggere i bambini e rifiutare che vengano sottoposti a un condizionamento, perché non esistono la famiglia tradizionale e la famiglia moderna o nuova, ma soltanto la famiglia costruita attorno a un padre e a una madre. Altrimenti smarriamo la razionalità e il senso della realtà. Effettivamente a partire dalla scuola materna si insegna ai bambini che esistono varie forme di famiglia. È successo che una bambina di tre anni, uscendo dalla scuola, abbia chiesto a sua madre perché lei non convivesse con una donna, perché aveva appena sentito dire che si possono avere due padri o due madri. Una cosa che è una menzogna sociale e un errore strutturale e antropologico. Un sistema ideologico nel quale si confonde ciò che è una famiglia fondata da un uomo e da una donna con diverse situazioni particolari che non partecipano alla definizione di famiglia. Ma che si vorrebbero trasformare in realtà normate alla pari delle altre. Questo è uno degli effetti della teoria del gender che vuole mettere tutti su di un piano di uguaglianza in nome dell’identità di genere che ciascuno si dà da sé e degli orientamenti sessuali. Qui ci troviamo al cuore di un totalitarismo che si manifesta sempre con lo stesso metodo, come nel caso del marxismo:

  1. Si comincia col sottrarre i bambini all’influenza dei genitori per inculcare loro una visione nuova della sessualità e della famiglia.
  2. Li si costringe a pensare al di fuori dalla realtà prevalente (la grande maggioranza delle persone vivono e si organizzano nella differenza sessuale e attorno alla differenza sessuale).
  3. Si introducono delle leggi col pretesto di proteggere delle minoranze.
  4. Si approfitta di fatti veri o inesistenti per istituire una legislazione repressiva.
  5. Si applica una repressione giudiziaria che corrisponde a una vera polizia del pensiero.
  6. Si crea così la paura e si ottiene che i cittadini pensino sulla base di “buone” idee e agiscono sulla base di “buone” pratiche. Altrimenti vanno in prigione.

Queste idee cominciano ad essere interiorizzate da cristiani che non capiscono la posta in gioco. Quando si sveglieranno, sarà troppo tardi. Abbiamo sperimentato questo errore di valutazione col marxismo, che ha influenzato certi membri della Chiesa, adesso rifacciamo lo stesso errore con l’ideologia del gender e con l’omosessualità.
In realtà ciò che in questione non è la persona dell’omosessuale, che deve essere sempre rispettata, ma il fatto di voler fare dell’omosessualità un principio politico a partire dal quale si ridefinisce la società attraverso la coppia, il matrimonio e la famiglia. Questa è una contraddizione, poiché l’omosessualità non è alla base di queste realtà e non può essere all’origine di istituzioni di cui la società ha bisogno per durare nella storia.
Bisogna porsi la domanda in modo realistico: a partire da quale tipo di sessualità la società si fonda, si organizza, dura nel tempo e contribuisce alla sua storia?
In occasione del suo viaggio apostolico in Asia, papa Francesco ha detto il 16 gennaio 2015, in occasione dell’incontro con le famiglie a Manila: «C’è un colonialismo ideologico che cerca di distruggere la famiglia. Ogni minaccia contro la famiglia è una minaccia contro la società». In tal modo ha messo in discussione i concetti di genere che mirano all’indistinzione sessuale e il matrimonio fra persone dello stesso sesso, che non ha niente a che fare col senso della vita coniugale e familiare. È per questo che non si può trattare la questione dell’omosessualità nello stesso modo sul piano individuale e su quello sociale, imponendo a partire da essa delle istituzioni sociali di cui essa non può essere all’origine, come la vita coniugale e familiare.

Traduzione di Rodolfo Casadei – Una parte di questa intervista è stata pubblicata sul numero 9/2015 del settimanale Tempi

Foto bandiere arcobaleno da Shutterstock

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59 Commenti

  1. luka says:

    voi siete consapevoli che noi gay (per quanto ne so io) neanche la usiamo la parola teoria del gender?

    raramente ho sentito fare riferimento al gender da alcune persone trans-geniche(trans) per l’appunto 10 anni fa…

    ma mi spiegate cosa dice di così sconvolgente questa teoria?
    per come me la immagino io dice solo che oltre ad essere etero ci sono altri tipi di sessualità (da non confondere con sesso, i sessi sono 2:m/f) come ad esempio oltre gli etero esistono i gay, le trans, i bisessuali. insomma se la cosa è questa non so cosa vi sconvolge tanto. è vero, esistono diverse sessualità e non sempre c’è sincronia tra sesso e sessualità.
    per il resto non so secondo voi cosa comprende la teoria del gender.
    ma immagino che per chiamarla teoria non può essere riassunta in queste 4 ovvie parole.

    • Andrea says:

      Sono solo un mucchio di ipocriti, non bisogna degnarli di alcuna attenzione,

    • To_Ni says:

      Curioso che non ne hai sentito parlare .. Il “gender” , come teorizzazione, parte dagli 50, (Money, è stato il primo ) e arrivata nei congressi di psicanalisi con Stoller . E’ andato, in USA, a braccetto con i movimenti femministi prima ed omosessuali poi. E’ entrato università (la Butler che ricorda Cisco) si è insediato in organismi tipo Unesco (con la Connely).
      La cosa che trovo più interessante è, che non essendoci limite al peggio, che il “gender” pare si presenta un tratto evolutivo (e per me è una ovvia conseguenza) verso il “queer” dove anche l’elemento biologico che tu hai riconosciuto come ovvio (il sesso maschio-femmina) è pure quello da destrutturare ravvisando, altrimenti, nel corpo un limite, una coercizione. Per cui “l’uso a caso” costituisce la quint’essenza della libertà. Quindi , in quest’ultima ottica, tranne che mi sfugga qualcosa ( e non mi pare) può andare bene tutto: da una relazione con una bambola a una copula con il termosifone.

    • Q.B. says:

      @ luka ovvero danilucarlomasi, compio un atto di fiducia sulla sincerità della tua domanda e ti incoraggio a informarti così da renderti conto che c’è qualcosa che si muove al di sopra delle teste delle persone che vivono una condizione di omosessualità e che sta sfruttando lo loro paure, i loro desideri, i loro dolori per propri loschi fini. Potresti persino renderti conto che che i cristiani, che hai imparato a identificare come i nemici della tua felicità, sono invece i tuoi migliori amici.

      • Luka says:

        Q.b. Pure ammettendo che esiste una stupida è vuota teoria del genere(ripeto, ne sento parlare solo da voi) e ammettiamo che sia una boiata, come può cambiare questo la mia relazione con i cattolici? Io conosco le ragioni per cui voglio sposarmi, e non hanno a che fare con la teoria del genere e voi cattolici siete i primi oppositori

        Ps
        Non sono stato ancora sufficentemente chiaro sul fatto che se e quando ho cambiato nome è stato per poter postare perché questo sito mi aveva bloccato

        • Emanuele says:

          Luka, basterebbe che tu cercassi i libretti dell’unar propinati nelle scuole o gli equivalenti esteri per capire di che parliamo… certo, il titolo non è “Teoria Gender”, ma in intramezzata ad argomenti importanti come il bullismo o l’emarginazione emerge chiaramente.

          riconosco che il termine sia spesso usato a sproposito per per parlare di temi diversi… ma lo stesso si può dire del termine omofobia, no?

        • Q.B. says:

          Luka (vedrai che se non ti lasci andare a intemperanze potrai continuare a usare sempre lo stesso nome), proporre una risposta alla tua aspirazione è proprio uno degli strumenti usati dagli strateghi della destrutturazione sociale (perché tale è); farti credere che sia una risposta.

          Il credente cattolico (apostolico romano e non modernista o progressista o adulto o eretico) non si oppone a questo senza ragione, ma cerca di far riflettere e capire che ciò che desideri e come lo desideri non farebbe il tuo bene; si è mossi dalla convinzione di cercare anche il tuo di bene. Ama li prossimo tuo significa questo, non significa vivi e lascia vivere.

          Tu dirai, ma fatti i capperi tuoi e lasciami vivere. Bene, la stessa cosa potrebbe dirla chiunque per la sua propria debolezza: il masturbatore compulsivo, il bevitore incallito, il cornificatore seriale, il fumatore accanito, il cocainomane.

          Se qualsiasi desiderio fosse un bene lo sarebbe anche fumare 26 pacchetti di sigarette al giorno senza sentirsi rompere i cosiddetti da divieti o pistolotti moraleggianti, copulare con la migliore amica di mia moglie (se entrambe fossero d’accordo chi sono gli altri per giudicare? anzi, a pensarci meglio basta che sia d’accordo solo l’amica di mia moglie, basta che non si sappia in giro) o magari sposarci tutti e tre e costruire una bella famiglia allargata nella quale fare entrare anche mia cugina. Perché no?

          Seriamente, come ti ha consigliato emanuele fai ricerca su questa cosa del gender e, aggiungo io, fai ricerca, senza pregiudizi, anche sul perché riteniamo che quello che tu vorresti non farebbe il tuo bene e che il bene è altrove. Potresti anche non condividerlo, ma almeno capiresti che è mosso da amore per il prossimo.

          • Paolo says:

            La teoria del gender è un’invenzione di ambienti religiosi per creare uno spauracchio contro cui scagliarsi al fine di evitare che la società riconosca in pieno quello che la scienza ha evidenziato ormai da tanto tantissimo tempo: ossia che l’omosessualità è un orientamento normale e naturale.
            Parlare di “amore verso il prossimo” sig. toni, riferendolo a chi si oppone ai diritti delle persone omosessuali e delle famiglie omoparentali, è alquanto e solamente grottesco.
            Così come tirare a mano lo “studio” del perchè esiste l’omosessualità.
            Verrebbe da chiedersi se il sig. anatrella si sia informato scientificamente in merito o se ancora ritiene validi teorie che hanno la stessa validità di chi sostenesse che il sole gira intorno alla terra.
            Verrebbe anche da chiedersi se il sig. in questione possa portare argomentazioni e prove oggettive del fatto che i matrimoni omosessuali danneggiano la società o se a suo avviso bisognerebbe in merito considerare solo le sue elucubrazioni (studi?????? quali studi?????).

            • To_Ni says:

              @ Paolo
              Il fatto che dici che la “teoria del gender” è una “invenzione” conferma ,ancora una volta, il rapporto che hai intrapreso con la realtà. Limitati a dire che non sai una mazza invece di dare del bugiardo, confermandoti, nella sostanza, che sei schiva101 vestito a festa. Per questa superficiale e grottesca capacità di giudizio si spiega, in maniera più che evidente, che trovi facili ed “inconfutabili” evidenze scientifiche ad ogni minchiata che i “tuoi” laboratori scientifici elaborano.
              Lo credo che non vedi una società danneggiata….. come la puoi vederla se guardi solo al tuo ombelico?

              • Giannino Stoppani says:

                Temo che l’orifizio oggetto della sua (di lui, intendo) ossessione sia un altro.

                • To_Ni says:

                  Ed intorno a quel punto ci gravitano tutte le cose. Per dimostrarlo metterebbero mano alle leggi newtoniane, per stabilire in maniera “incontrovertibile” che la scienza ” lo dice”.

          • luka says:

            Q.B. intanto fumare 2 pacchetti di sigarette al giorno non è assolutamente ne vietato ne ostacolato in alcun modo dalla legge come molte altre cose che tu citi.
            inoltre, le tue convinzioni derivano in larghissima parte dalla tua fede. la fede è una cosa che riguarda l’intimo di una persona e in quanto tale non deve essere istituzionalizzata.
            non voglio una morale di stato!!!

            detto questo ci sono 1000 questioni di carattere pratico, seguendo i vostri consigli mi sono rivolto ad un avvocato per firmare il contratto di convivenza. in effetti tale contratto riesce ad aggirare qualche problema, ma pochi e inoltre è anche poco conosciuto e non di semplicissimo accesso. non vedo nessuna buona ragione per rendermi le cose tanto difficili. sopratutto perchè la maggior parte delle questioni riguardano i nostri patrimoni e i nostri corpi (cure mediche e diritti sulla salma in caso di morte) oltre che ovviamente conferire pari dignità e riconoscimento alla mia coppia, che religione a parte ha ben poco da invidiare a qualunque altra coppia

            • Q.B. says:

              Vedo che un risultato buono lo hai ottenuto frequentando i clericofascisti di questo sito. Apprezzabile anche la tua capacità di confrontarti senza sbroccare. Mi fa sinceramente piacere, E’ solo un primo passo ma almeno è un passo. Diamoci tempo, il cammino è lungo.

              • luka says:

                Q.B. guarda, che io amo molto il confronto aperto e onesto… certo che anche tu dovresti fare lo sforzo di ammettere che alcuni commenti nei confronti dei gay da parte “dei vostri” trascendono il confronto sfociando nell’insulto vero e proprio, e allora diventa difficile per me contenermi. d’altronde come puoi ben capire una minoranza, già sta sulla difensiva di suo, se poi butti benzina sul fuoco con commenti volutamente offensivi…

                cmq ti ripeto io vengo qui perchè ho poco interesse a parlare con chi la pensa come me, ma è con chi la pensa diversamente che posso avere un vero scambio.

                non per niente dei patti di convivenza ne ho sentito parlare da voi e ora ne firmerò uno a breve. mi costerà circa 4000 euro ma non sistema tutti i problemi. e sopratutto in caso di recessione del contratto la parte economicamente debole si prende una stretta di mano

  2. Cisco says:

    Andatelo a dire a Scalcarotto e a Judith Butler, che 2+2=4…
    Comunque è vero, e’ la fobofobia la vera malattia nella Fattoria degli Animali.

  3. Paolo Venisi says:

    L’ennesimo articolo manifesto dell’omofobia, della menzogna e del pensiero unico cattolico
    con un prete che inventa teorie sull’omosessualità.

    — “si vuole far credere che psicologicamente e socialmente l’uomo e la donna sono identici”

    NO. Si vuole affermare la parità DEI DIRITTI tra uomo e donna, una società dove non sia piu lecito, ad esempio, che un uomo prenda, a parità di lavoro e risultati, uno stipendio superiore a quello di una donna o che un transessuale sia discriminato sul lavoro e nella società.

    Ve lo dico ancora una volta:
    è inutile che cercate di confondere, mistificare, minimizzare e imbrogliare.. ormai non avete piu il controllo della società, non siamo piu nell’ignoranza delle comunità rurali del medioevo.
    Sopravvivete solo grazie alla politica.

    Non esiste NESSUNA teora del gender è una vostra meschina invenzione.

    L’educazione sessuale, in cui le famiglie non hanno nessuna competenza, consente di avere una corretta informazione sulle tematiche sessuali,
    i testi sacri, ovviamente, non rappresentano niente.

    La scienza e la realtà, putroppo per voi, sono la vostra condanna.

    I lettori possono chiedere informazioni al proprio medico cosi da potervi smentire definitivamente.

    — IN FINALE:
    volete impedire che si affermino contesti di emancipazione, autonomia personale ed autodeterminazione tutti aspetti che accomunano democrazia, omosessualità, diritti civili ecc..
    perche minano le basi di un potere assolutista e fascista come quello cristiano.

    Shiva101 vi sconfiggerà!

    • To_Ni says:

      Shiva101

      — “si vuole far credere che psicologicamente e socialmente l’uomo e la donna sono identici”

      Ascolta …. uomo che ha fatto dell’imbecillità l’unico obbiettivo nella vita, la frase sopra è quanto di più scontato esiste tra i teorici del gender . Che non esiste nessuna teoria del gender lo sostieni tu, ignorando un percorso pseudoscientifico partito dagli anni 50. Certamente (mi costa ricordartelo e sai benissimo che è un richiamo che ti rivolgo a fin di bene) se tu avessi dedicato un decimo dell’impegno che hai profuso a studiare le biografie per immagini delle pornostar certamente non avresti scritto l’ennesima boiata.

      PS – Prima di sconfiggerci, parla con l’infermiere, mi hanno detto che ti cerca disperatamente perché ha una nuova caramellina colorata che vuole farti assaggiare.

    • Mirko says:

      Per come la vedo io l’articolo spiega vene delle ovvietà, che peraltro appaiono palesi ad una mente non offuscata (proprio come il trader che osserva il solo prezzo opera con con più successo rispetto a quello traviato dalle presunte “informazioni finanziarie”). Il prezzo equivale alla realtà dei fatti, alla nostra realtà evolutiva.
      Non serve essere cattolici per avversare queste tendenze nella società, e del resto basta guardare la decadenza dell’occidente per capire che non siamo sulla buona strada (al netto del benessere che deriva dalla tecnologia, ok).

    • maboba says:

      Il matrimonio non è un diritto, ma un “istituto” giuridico che tutte le società in varie forme si sono date per far sì che l’unione fra uomo e donna (femmina e maschio di tutte le specie animali, a parte le meduse) assicuri al meglio l’allevamento della prole e quindi la prosecuzione della specie e di quel particolare tipo di società. Una cosa è il diritto al rispetto di ogni persona e quindi contro ogni discriminazione anche di tipo sessuale, ma cosa c’entra la parità dei diritti con il matrimonio, cosa c’entra il matrimonio con l’omosessualità?

  4. Su Connottu says:

    Ottimo articolo e ottimo travaso di bile per Venisi, LaShiva e truppe cammellate.

    • giovanna says:

      Epperò il travaso di bile me lo sono fatto venire io a leggere sta roba :

      http://lettura.corriere.it/debates/il-mio-mestiere-e-partorire-tuo-figlio/

      Siamo al di là di ogni pudore e immaginazione : propaganda per lo schiavismo, ma coi contributi pagati.
      Ecco i risultati beceri di anni di femminismo e solo su Tempi riusciamo a leggere qualcosa di umano di qualche femminista umana.

      • Su Connottu says:

        Il femminismo ideologico (staccato dalle donne reali) non può che manifestarsi in queste forme.
        E’ un fenomeno residuale ma i residui sono ben cristallizzati in alcune elite imbottite di soldi, tra cui quella del giornalismo “che conta”. Non voglio essere troppo ottimista ma credo scompariranno con la prossima ondata recessiva. La caratteristica di questi fenomeni (genderismo in primis) è la loro dipendenza dal lusso e quando iniziano a circolare meno soldi le stronzate vengono più facilmente in superficie.

        • To-Ni says:

          Ma non trovi una relazione tra l’escalation della visibilità di questi fenomeni (in particolare il genderismo), la crisi economica e lo scostamento della sede della decisione politica dalla sede nazionale a quello soprannazionale?
          Per non farmi dare del complottista devo ammettere che mi ha colpito una intervista di Monti , video facilmente reperibile in rete, dove pone l’accento tra la necessita di usare la crisi (anzi lui paventa proprio la possibilità di creare crisi) per governare le mutazioni sociali.

          • Giannino Stoppani says:

            Come spesso ti accade, caro To_Ni, ci ha preso in pieno.
            In proporzione all’aumento dei poteri degli organismi sovranazionali si riduce il margine di intervento della politica nell’economia dei singoli stati (ad esempio, le leve della politica monetaria sono in mano ai burocrati della UE) perciò i politici, per dare l’illusione di contare qualcosa ai loro elettori, tramite i media “a disposizione” fanno di tutto per traslare l’attenzione su certi ambiti in cui le riforme fanno rumore ma costano poco.
            Naturalmente questo discorso vale specialmente per i politici “di sinistra” che, non avendo risorse disponibili per accontentare sul piano economico i loro elettori che sognano il “mondo migliore”, usano certe “conquiste di civiltà” come cortina fumogena.

            • Giannino Stoppani says:

              Aggiungo solo che in certi casi pietosi alla Zapatero, si è avuta la sensazione di assistere allo spettacolino dell’orchestrina del Titanic.

          • Q.B. says:

            Non serve essere complottisti. L’uso politico delle crisi economiche non è diverso dall’uso del fenomeno criminale come strumento politico di controllo sociale.
            Il concetto fu espresso alcuni anni orsono da un ex giudice (se qualcuno ritrova il testo mi fa un favore) e per me fu un sollievo accorgermi che se ero un folle almeno non ero solo.
            Non si tratta di pensare a politici che direttamente intervengono nel processo di gestione delle organizzazioni criminali, ma è certo che il livello di insicurezza o sicurezza tra i membri di una società umana è un fattore di condizionamento, modulabile attraverso un saggio uso di ciò che ineluttabilmente esiste, cioè la capacità d perseguire il male che è insita nella natura umana segnata dal peccato originale.
            Alla politica è sufficiente indulgere o frenare, intervenire o non intervenire con strumenti giuridici o legislativi, di repressione o di controllo, rallentarne la virulenza o lasciarla sfogare.
            Nella società rappresentata in uno dei romanzi di Benni ricorre continuamente il refrain “alzare o abbassare il livello della paura”. Si fa con la sicurezza, con le crisi, con le guerre. Insomma, si fa.

            • Raider says:

              Sottoscrivo quello che sostiene Tony Anatrella e ciò che leggo nei commenti degli amici.

    • Paolo says:

      Travaso di bile? E per che cosa? Per una specie di compia incolla omnicomprensivo delle stantie, trite, infondate teorie dell’ideologia confessionale?
      Più che travaso direi sbadigli a non finire…

  5. maurizio says:

    Raider,posso unirmi anch’io alla compagnia per cercare di porre freno alla sbornia di ignoranza ed arroganza che i vari Paolo Venisi,Luka e Andrea a getto continuo ci rovesciano addosso non sapendo che dire e che fare,soprattutto di se stesso.Però il vero pericolo non sono costoro che hanno solo il problema di perdere e farlo perdere agli altri su qualcosa di cui nemmeno loro hanno precisa e reale conoscenza e coscienza ma semplicemente copiaincollano e gridano alla luna!
    Il pericolo vero viene dal Parlamento,vedi ddl Scalfarotto il ddl Cirinna’ perché portano avanti contenuti e applicazioni di essi-anche in termini giuridici e repressivi-che rappresentano davvero un grande pericolo per la democrazia:davvero un totalitarismo degno del comunismo e del nazismo.Attenzione,questi vogliono fare sul serio e sono abili a strumentalizzare emotivamente la piazza come,per l’appunto,i regimi totalitari…basta vedere cosa é successo a Milano,Lecce e a tante manifestazioni delle Sentinelle in piedi.All’erta,dunque!La ragione sconfiggera’,comunque,l’ignoranza perché,tra l’altro,questi signori parlano ad ogni pisciata di cane del Medioevo e dei suoi secoli bui dimenticando alcune piccole cose:nell’ordine romanico e gotico con tutte le sue cattedrali,Cimabue-Beato Angelico e Giotto,Dante e Petrarca..ospedali,università,ospizi e grandi monasteri con relative biblioteche,Carlo Magno col Sacro romano impero ecc ecc….secoli bui..il vero buio c’é adesso,sta arrivando!!

  6. Luka says:

    Da oggi anche la Slovenia ha il matrimonio gay!
    Arrivano a 11 i paesi europei che hanno il matrimonio gay! 11 su 28 e se contassimo anche i paesi che hanno una legge per le unioni civili avremmo che gli unici esclusi sarebbero Italia e Grecia… Che sfigati.

    • Grande Capo Estiqaatsi says:

      “Da oggi anche la Slovenia ha il matrimonio gay!”

      Estiqaatsi!.. Dice pure lui: “E ‘chi se ne frega’ non ce lo metti?!?”

      • luka says:

        Grande non potresti solo essere felice per me? un altro paese dove io sono uguale a te, per legge!

        • Grande Capo Estiqaatsi says:

          Estiqaatsi dice “uguale a te” mi pare un po’ esagerato.
          Inoltre, se a te piace Slovacchia come paese nessuno vieta a te di andarci… a quel paese.
          Poi chi ha abitudine ragionare con sua testa se ne frega altamente di quello che altri fare o pensare.

          • luka says:

            Grande capo, a parte che come scrivo potrei andare in ben 11 paesi su 28 e anche sugli altri paesi cascherei comunque meglio che qui…. rileggi il mio post.
            detto questo, essendo italiano, nato a Roma, sull’isola tiberina decido di rimanere in patria e decido di chiedere che anche qui io abbia gli stessi riconoscimenti giuridici che hai tu…
            perchè andare in un altro paese? cambiamo quello che non va in questo e rimaniamoci no?

    • To_Ni says:

      Non per spegnere l’entusiasmo, questi successi puzzano e non poco poco. Tralascio i paesi civilissimi che fanno sposare i gay, adottare i gay, e contestualmente sopprimono gli infermi, i bambini difettosi si proettano verso nuovi lidi con la soppressione degli ergastolani … e chissà come ci stupiranno in futuro. Per le altre nazioni è da tenere conto il potere ricattatorio, riservato specificatamente a chi è nel bisogno, di condizionare gli aiuti economici alla sottomissione ai loro diktat. Non troverai difficoltà a trovare i discorsi di Hillary Clinton alle NU, di Obama alla diplomazia americana, di Cameron ai presidenti delle nazioni Commonwealth o di Ban Ki-moon alla conferenza paesi africani.
      In questo modo, fare il forte con i deboli, si può vincere, non convincere .

  7. Marina-1 says:

    Non riesco a capire il voler giudicare noi gay. È da tutta la vita che sento dire e leggo opinioni di persone (che non sono nemmeno omosessuali), che danno giudizi su come io vivo la mia vita, sentenze dure come “sono rapporti immaturi”. Con quale coraggio giudicate quanto profondamente io possa amare una persona? Di che tipo di amore sia? Indagare se sia giusto o no che io dia tutto il bene che posso a un’altra donna? Ma chi sono tutte queste persone omosessuali che Minano la vostra vita? O dei vostri figli? Anche tutto questo gettare tutto in un pentolone sotto la parola “ideologia gender”. Ma che cosa è? Nessuna delle persone gay che io conosco, ad esempio, sostiene la pratica dell’utero in affitto! Nessuno va in giro a predicare di diventare gay. O che deve essere la normalità. E poi questa storia della lobby…ma dove è? perchè se esistesse la mia vita sarebbe stata più facile. Perché davanti agli adolescenti non si può dire che i gay esistono? E che va bene che esistano, e che non devono essere discriminati? Avete paura che si propaghi un’infezione? Non è così facile lo sapete? Non si diventa gay solo perché è accettata la nostra esistenza. Se pensate che io non debba avere i diritti degli altri con la mia compagna, almeno fatemi detrarre dalle tasse le dispendiose pratiche legali. Ma come mai vi facciamo così paura? Guardate che io mi alzo la mattina, vado a lavorare, pago le tasse, quando posso vado a trovare i miei genitori il fine settimana. Tutti i gay che conosco hanno una vita così: normale. Nessuno fa propagande di uteri in affitto, di donatori multipli, di aborto. Ma stiamo scherzando?
    Ma non dovrebbe essere parte di un buon cristiano non giudicare? Avete paura di qualcosa che non conoscete nemmeno, e che non volete neanche conoscere. Perché il vostro intento non è umanitario, ma cercare qualcuno a cui dare la colpa. Di cose che non vi piacciono. Giudicandolo pure. Proprio un comportamento da ottimi cristiani. Ottimo cristiano è il prete della mia parrocchia, che a mia madre disse “non la forzi ad essere qualcuno che non è, è una brava ragazza e la fede esiste per tutti, dobbiamo amare le persone per come sono, senza giudicarle o volerle cambiare.”
    Pensateci un po’, e pensate un po’ a quanti gay conoscete di persona, e quanti di questi hanno minato la vostra pace con questa “ideologia gender.
    Paura della paura.

    • Q.B. says:

      Potrei risponderti che nel dibattito che da tempo si è sviluppato sulla questione le tue osservazioni sono state ruminate alla nausea e proporle oggi significa o non aver seguito il dibattito (nulla di male in questo ma ora lo sai), o trollare. MI impegno e mi sforzo di credere vera la prima.

      Ti invito allora amichevolmente e caldamente a scorrere le pagine di Tempi nella quali ciclicamente si parla della questione e, non limitandoti a questo, puoi farti un giro su uccr dove ci sono dei dossier che compendiano le ragioni di chi sostiene l’unicità del matrimonio tra uomo e donna e la necessità di figure parentali di sesso diverso nella crescita ed educazione dei figli.

      Sempre sforzandomi di credere che tu non sia l’ennesima maschera di troll, ti dico che il cristiano non deve giudicare la persona e i motivi per cui compie certe scelte, ma ha il dovere morale di giudicare la condotta per aiutare chi erra a comprendere l’errore; questo è l’amore per il prossimo.

      Per questa ragione ti dico, sempre persistendo nel credere che il prete che citi esista (cosa non difficile a credersi, comunque), che con i suoi consigli non ha dato prova di essere un ottimo cristiano (forse un ottimo luterano, anglicano, anabattista, pentecostale, testimone di geova, ma di certo non un ottimo cattolico); alle sue parole manca una parte fondamentale, cioè l’incoraggiamento a quella madre ad amare sua figlia ancor di più senza mai cedere allo sconforto e senza farle mancare la sua presenza e l’accompagnamento poiché evidentemente quella figlia si trova nella prova.

      Sempre che tu non sia un troll.

      • Q.B. says:

        Ah, se fosse stato un prete cattolico vero (non la caricatura di un prete cattolico come purtroppo ce ne sono molte oggi) l’avrebbe soprattutto incoraggiata a sostenersi e sostenere sua figlia con la preghiera. Tanta preghiera. Prima di tutto la preghiera.

        • Marina-1 says:

          QB, non sono un Troll, e il mio commento non è rispetto a questi lunghissimi interventi che non mi sono messa a leggere tutti. È un commento all’articolo.
          Il prete in questione è luterano, ci consideri meno degni per far parte della chiesa riformata?
          Il mio non è un errore, è amore e sentimento per una persona. Ero messa alla prova quando mi forzavo a stare con uomo, che poverino, per quanto fosse bravo mi faceva sentire come se mi stesse facendo violenza.
          Non siete nella posizione di dire che la nostra sia una scelta, o una prova, perché non hai idea di che cosa voglia dire. Anzi, la puoi avere, immaginati di essere costretto a stare con una persona del tuo stesso sesso, per cui non provi né attrazione, né amore.
          I miei genitori ci sono sempre stati per me.
          Interessante che tu ti senta così alto da poter definire cosa sia errore da parte degli altri. Soprattuto quando ciò, che è amore, non danneggia nessuno intorno, tantomeno il diretto interessato.

          • To_Ni says:

            Marina-1

            Credo che esprimere giudizi è quanto di più naturale che esista. Ognuno di noi ha una mappa di ciò che ritiene giusto o sbagliato. Indipendentemente da ciò che penso dell’omosessualità (che ho già espresso in tanti post) non mi sento di giudicare i sentimenti ne tanto meno di sognarmi misure coercitive nei confronti di persone con tale orientamento. Ma ciò che penso rimane argomento di discussione, confronto, o consiglio (se si tratta di un confronto con un amico). Conosco persone omosessuali che hanno la loro vita e la vivono senza spettacolarizzazioni. Anche gli etero, a mio vedere, devono avere il senso della dignità sulla propria intimità (Ne conosco che sono guaiti e volgari). Poi se camminando per strada incontro un gaiopride, con carri carnevaleschi, con maschi o femmine seminudi, che giocano a ruoli invertiti, che esplodono in una volgarità visiva e verbale, non penso che si può pretendere di dirgli “bravi!!!”.
            Fermo restando questo, quando si parla di “diritto al matrimonio” il discorso assume un carattere diverso. In questo sito, tutte le volte che si affronta l’argomento, la maggior parte degli interventi verte su aspetto che segue: il rivendicato diritto può costituire un danno “per tutti”. Si può essere contrari o a favore, ma questo è il problema. Io, devo ammetterlo, in tutti i miei interventi ho avuto sempre questa “fissa” : il matrimonio garantisce l’adozione, l’adozione è un arbitrio, una ingiustizia e un danno nei confronti di un’altra persona (il bambino). Si dirà che matrimonio ed adozioni sono rivendicazioni diverse. Ma trovo che è ovvio che uno serve per l’altro. Si dirà che il matrimonio ha altri diritti. Ma è ovvio per la particolarità di doveri che ha l’istituto matrimoniale. E che in ogni caso diritti sono già presenti ed alcuni possono anche ampliarli.

            Il fatto che non conosci l’ideologia gender non significa che non esiste e che non sia pericolosa.

            Per cui nessuna “paura della paura”, ma normale buon senso in un dialogo che dovrebbe essere autenticamente democratico, ma che su quale qualcuno intende barare e trasformare chi dissente in malati omofobi.

          • Q.B. says:

            @ Marina

            Non solo sono consapevole di non essere tanto in alto da definire cosa sia bene per gli altri, ma riconosco di essere così in basso da non essere capace di definire con esattezza nemmeno cosa sia bene per me stesso.
            Ho solo imparato a guardare all’insegnamento cristiano che mi/ci arriva da due millenni di elaborazione teologia e filosofica, intatto nelle sue verità essenziali e che ho riconosciuto e riconosco ancora, alla luce della ragione e attraverso l’esperienza nella carne, essere vero e buono; è questo che ti indico, e indico a me stesso, quando dico “errore”; errare, cioè divergere dalla via giusta, che a volte sembra ingiusta ma con il giusto discernimento, se ci mettiamo un po’ sotto a studiare, arriviamo a capire che era bene per noi.
            L’amore per una persona è bene, se interpretato e dispiegato verso il bene. La reciproca soddisfazione fine a se stessa o come “cemento” di questo amore non lo è, chiunque ne sia coinvolto, omo o etero.

            A proposito, un luterano sarebbe appunto parte della chiesa riformata, i cui ministri sono peraltro chiamati pastori e non preti. Usando il riflessivo al plurale “ci” affermi essere tu stessa luterana e non conosci questo piccolo dettaglio ?

            Ucci ucci sento odor di troll .. 🙂

            • Grande Capo Estiqaatsi says:

              Estiquaatsi dice: più che pastore “luter-ano” è pastore “luter-ulo”.

              • Marina-1 says:

                Ma quale Troll, luterana, uso prete colloquialmente sempre, per semplificare la questione. Colpa mia, non amo fare troppe differenze tra cristiani. E non sono una religiosa ortodossa.
                Dico solo che vorrei anche io il diritto a qualcosa, chiamalo con un altro nome se vuoi. E si, adozione e matrimonio sono cose diverse. Mi sembra barbaro negarmi, ad esempio, di poter prendere aspettativa dal lavoro se la mia compagna fosse malata e avesse bisogno di ccure. Eh no, non lo posso fare, perché mi si considera di serie B. E questo è solo uno dei tanti aspetti, che vanno dal finanziario al privato, che mi viene negato. E io questo non lo trovo giusto. E mi vengono i brividi quando sento che consentire a me di sposarmi, solo legalmente, sarebbe come “accettare di far sposare la gente con gli animali”. Perché questi sono i commenti che si sentono a giro. Io voglio tutele e diritti perché sono un essere umano anche io. Che paga le tasse. E non un cane. Delle adozioni si parli separatamente.

                • Q.B. says:

                  Io ho un canarino ma uso pappagallo colloquialmente, per semplificare, tanto sempre volatili sono.
                  Acciderba, se poi paghi le tasse, chi sono io per obiettare.
                  Fine delle trasmissioni. Passo e chiudo,

                • To_Ni says:

                  La legge 53/2000 riconosce i permessi retribuiti per decesso o per grave infermità del convivente. Quindi non cittadini di serie B. poi come ti ho detto per quello che manca si riforma il codice civile (ammesso e non concesso che manca qualcosa). Per cui non ti tratta nessuno da cane.

                  Tu le adozioni le tratti separatamente, io no, perché ho la convinzione (confermata del resto dalla già presente generosa predisposizione della magistratura a consegnare bambini a coppie gai in assenza di legge,…. figurati dopo) che il matrimonio è propedeutico e consente di ancorarsi al un principio di non discriminazione rispetto alle coppie etero.

                  Pure io pago le tasse, e questo non mi autorizza a inventarmi discriminazioni.

                  • Raider says:

                    Quanti sono favorevoli a matrimoni e adozioni gay, cultura gender e pedagogia gender nelle scuole ripetono gli stessi argomenti: e chi è contro non può che ribadire gli stessi concetti: i sentimenti sono un fatto privato che nessuno discute e che non possono fare da fondamento di un diritto, laddove dai settori più agguerriti e conseguenti del fronte relativista politicamente corretto si teorizza che i sentimenti e anche i desideri creino diritto: il che fa pensare a una tetra utopia sadiana, in cui ciascuno o meglio, il soggetto più debole è oggetto dei diritti di qualche altro: senza dimenticare che viviamo in un’epoca in cui desideri e sentimenti sono modellati dal sistema culturale-mediatico.
                    Al di là e anzi, prima delle dispute (non di così trascurabile valore) sull’origine dell’omosessualità, il principio per cui ogni desiderio crea diritto rimane insostenibile, anche se la tecnocrazia e quella che in passato si chiamava ingegneria sociale spingono a grandi passi per l’erosione del confine fra desiderio, sentimento e appunto, diritto. Ecco, questo fa paura, per usare il termine adoperato da Marina -1 (che, pure, si è espressa in modo civile), perchè produce conseguenze giuridiche che vanno dall’utero in affitto al ddl Scalfarotto. Cose risapute: sulle quali Marina-1 stessa sembra perfino d’accordo, in linea di massima, nel valutarne la portata illiberale, diciamo così.
                    Proprio perciò dispiace o fa paura che neppure Marina -1 si renda conto che “dire agli adolescenti che i gay esistono” è il genere di buona novella che i genitori degli adolescenti hanno tutto il diritto di esigere non sia annunciata ai propri figli: e per la verità, si discute, anzi, dal fronte genderista si dà per scontato che si debba spiegare questo e altro ancora ai bambini – chiaro? Bambini. Dai quattro anni in su -, facendone un corso da introdurre in età pre-scolare e nel curricolo scolastico.
                    A proposito di lobby gay, infine, si potrebbero fare esempi recenti e in corso di forme di promozione, aperta o surrettizia, di cultura e legislazioni pro- gay. In particolare, si vorrebbe sapere come definire il fatto che commissioni europee, da nessun cittadino europeo direttamente elette, impongano agli Stati dell’Ue di adottare queste genere di pedagogia, appositamente elaborata da gruppi di studiosi nominati senza alcun criterio di “rappresentatitvità”, facendo dell’adozione di queste direttive un criterio d’accesso all’Ue e in buona sostanza, prospettando per gli Stati membri che le respingessero sanzioni e ritorsioni sul piano economico e politico.

  8. Isa says:

    “L’amore per una persona è bene, se interpretato e dispiegato verso il bene. La reciproca soddisfazione fine a se stessa o come “cemento” di questo amore non lo è, chiunque ne sia coinvolto, omo o etero”
    E perchè mai? Proprio non lo capisco.

    • giovanna says:

      Se non lo capisci, Isa, o chiunque tu sia, rileggiti o, meglio , leggiti per intero l’articolo: bando alla pigrizia.
      C’è qualcosa nel mondo oltre il tuo ombelico, anzi c’è qualcosa anche in te, come in tutti, oltre al tuo ombelico.

    • Antonio says:

      e quando mai voi cialtroni progressisti capite… tornate a guardare l’isola dei fecciosi

      • Raider says:

        La difesa della famiglia è svilita se viene da uno che non ha nulla di sensato da dire in proposito, solo insulti, peraltro, stantii da spiaccicare sul display e che rimpiange i tempi in cui la Chiesa agiva come oggi e sempre fanno i musulmani che ammazzano blasfemi e eretici: musulmani, perciò, esaltat,i anche se, a sentire i dementi all’Antonio, si tratti dell’Isis o dei jihadisti ‘solitari’ di Charlie Hebdo, che sarebbero pagati dalla C.I.A: contraddizione che dice dello stato allucinatorio in cui vivono i complottisti filo-islamici, i nazi-islamisti, i cattolico-tradizionalisti e gli anti-semiti che prendono d’assalto questo blog
        perchè non sopportano che vi sia chi ne combatte il becerume.

    • Marina- says:

      Vogliamo anche targarlo gay, così che vedendoli per strada si possa con i figli cambiare direzione? Evitare che si avvicinino a luoghi pubblici in cui si inteattengono minori? Vietare ai gay di avere contatti con i figli dei loro parenti? Denunciare le madri e i padri lavoratori che chiedono al fratello/sorella gay di andare a prendere il figlio a scuola e tenerlo finché non escono da lavoro? Impedire alle persone gay di insegnare in ambienti dove vi sono minorenni? (Incluse scuole, corsi di danza, di sport, di disegno ecc..) sanzionare i gay che in luoghi pubblici si tengono la mano, perché se visti da un bambino questo potrebbe chiedere “perché lo fanno?” E ci si troverebbe costretti a spiegare che esistono anche questi.
      Che fare poi con i ragazzi che scoprono di essere gay in adolescenza? Quindi ancora a scuola con gli altri coetanei. Allontanarli? Fare classi separate? Ma veramente pensate che i ragazzi possano diventare gay solo perché sanno che esiste e che non sono mostri? Perché se questa teoria funzionasse non ci sarebbe stati quando era proibito anche parlarne.

      • To_Ni says:

        Marina-1

        ti prego, non cavalcare la fantasia. Il discorso che hai fatto prima aveva un contenuto, condivisibile o meno, ora invece sei in un’altra dimensione che non esiste oggi e non esisterà domani. Mi sembra brutto vittimismo. Più concreto, invece, è quello che è successo a Adrian Smith (la solita Inghilterra) il quale benché abbia affermato che è favorevole ai matrimoni civili per i gay ha avuto l’ardire di essere contrario ai matrimoni in chiesa (sempre per i gay)….e nonostante lo abbia detto mentre era fuori dall’orario di lavoro, sul pc di casa postando su faceb la ditta dove lavora ha cercato di licenziarlo. Roba che somiglia al psicoreato di orwelliana memoria.

        • Marina says:

          a me questa roba pare assurda. Non conosco nessuna persona gay che si voglia sposare in chiesa.
          Trovo giustissimo che ci sia qualcosa che garantisca gli stessi diritti giuridici.

          Mi sembra davvero meschino usare la carta dei bambini contro le unioni gay, perché é un altro paio di maniche. Quello che ho scritto sopra é solo l´estremizzazione di quello che viene detto. Perché vietare che ai ragazzi si possa dire che esistiamo e che siamo persone normali é gravi. Perché se vieti questo dovresti allontanare i bambini dai loro parenti gay. Questo é assurdo. Il “gayismo” non é qualcosa a cui ci si converte, e che con la propaganda si rafforza.
          Bisogna vivere molto normalmente tutti insieme, senza problemi. È quando si crea un tabú che vi si da importanza. Un meccanismo semplicissimo. Se uno se ne infischiasse dei gay, a un certo punto non ci sarebbero piú problemi di discriminazione, ragazzini che si suicidano, botte da orbi…e indovina cosa accadrebbe? Non sarebbe necessario parlarne, perché a nessuno interesserebbe.
          Nessuna delle persone gay che conosco ha mai dato fastidio ad altre persone. A noi fastidio ce lo hanno dato in tanti. A tutti quelli che conosco. Insulti per la strada ai ragazzi perché si muovono effeminati. Botte e pedate date all´angolo della strada del locale gay. Ragazzi che cercano di disturbarti per “buttarsi nel mezzo”. Padri che picchiano. Genitori che hanno buttato i ragazzi fuori di casa. C´é davvero tanta brava gente tra di noi, che ha storie molto tristi e lunghe da portarsi dietro per quello che siamo, storie iniziate spesso durante la prima adolescenza.
          Sentirsi dire che non si può dire ai ragazzi che esisti e che va bene che esisti, e che non devi essere trattato come una persona diversa….beh, questo é davvero brutto.
          Ma comunque, nelle scuole private cattoliche non si parla di queste cose, quindi avete la libera scelta di scegliere per loro un ambiente di quel tipo. Prima o poi nella vita si confronteranno comunque con l´argomento, e magari penseranno anche che non c´é nulla di male.

          E poi informatevi, perché io di gay che appoggiano l´utero in affitto, o strane pratiche non ne conosco nessuno. Tra di noi c´é anche chi pensa che voler avere figli sia forzare le cose. Pensa un po´. E invece mettiamoli tutti nel calderone dell “ideologia gender”. C´é anche chi tra i gay é diventato modello d´ispirazione per altri uomini e donne eteri, per ciò che ha prodotto, pensato, fatto. Quindi tanto diversi non siamo

          • To_Ni says:

            Marina-1

            Prima di dire che una cosa ti sembra assurda devi avere la bontà di verificare se ho detto una fregnaccia. Devi intendere pure il perché l’ho scritto (non ho detto che i gay si vogliono sposare in chiesa). Ti ho scritto un nome ed un cognome, ci sono i motori di ricerca ( stai attenta perché c’è un omonimia con un cantante Rock) aggiungi la parola “licenziamento” o “riduzione stipendio”, click cerca ed il gioco è fatto.

            Pure io trovo giusto che ci siano diritti giuridici che consentano di avere vicino le persone a cui teniamo, alle quali possiamo lasciare un giorno i nostri beni ecc. Esistono già questi diritti , almeno la stragrande maggioranza. Non ci credi? Usa il motore di ricerca e scrivi “Repubblica” (non l’Osservatore romano) e segui con “I diritti gay in Italia ci sono già” , trova e poi leggi.

            Tu lo trovi meschino, ma se fai una ricerca con il motore di ricerca…. ok, mi hai capito… troverai insigni esponenti gay che lo dicono pacificamente che il matrimonio è una sorta di cavallo di Troia per le adozioni.

            Per resto ti sei ripetuta. Nessuno vuole impedire ai gai di vivere come vogliono, di lavorare, avere le loro relazioni, i loro club ecc. Ma questo non si può tradurre in un “per forza” che le persone devono vedersi impiantato nel cervello sul come devono vedere e concepire il mondo, la famiglia se stessi ecc. per non essere macchiati di omofobia.

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