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È morto Giorgio Israel, grande amico di Tempi. Il suo intervento a “Fratello embrione, sorella verità”

settembre 25, 2015 Giorgio Israel

Si è spento questa notte il docente di matematica che ha collaborato per anni col nostro settimanale. Lo ricordiamo con le sue parole a un convegno organizzato da Tempi e Il Foglio

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È morto questa notte Giorgio Israel, che è stato professore di storia delle matematiche all’Università di Roma “La Sapienza”. Malato da tempo, Israel era uomo di grande cultura e dai poliedrici interessi. Scriveva libri, interveniva spesso sui quotidiani e aveva collaborato per tanti anni col Foglio di Giuliano Ferrara e con il settimanale Tempi, dove era l’autore della rubrica “Pane al pane”, un titolo che rispecchiava bene il suo carattere schietto e sincero (leggete qui, come nel 2007 parlava delle iniziative zapateriane su genitore A e B o di come aveva difeso il diritto di papa Benedetto XVI di parlare alla Sapienza). La collaborazione di Israel con il nostro settimanale era nata ai tempi della battaglia per l’astensione al referendum sulla legge 40. Israel guardava con preoccupazione all’invasione della tecnoscienza nelle nostre vite ed era stato uno dei protagonisti del tour di conferenze di Tempi e Il Foglio in giro per l’Italia. Parlavamo già allora di “Fratello embrione, sorella verità” e qui di seguito riproponiamo le sue parole, pronunciate a Roma il 24 maggio 2005.

Oggi ci troviamo di fronte ad un’escalation della polemica sulla questione con l’inizio di uno sciopero della fame di dodici scienziati (per protestare contro il presunto oscuramento mediatico del referendum sulla legge 40 del 12-13 giugno, ndr). Lo sciopero è iniziato con un proclama di Marco Pannella secondo cui questo gesto sarebbe l’equivalente del rifiuto del giuramento di fedeltà al fascismo da parte di dodici professori universitari negli anni Venti. Una cosa grottesca e squalificante. Pensano che domattina il ministro Moratti toglierà il posto di professore universitario a Gilberto Corbellini (primo firmatario dell’appello, ndr) e ai suoi amici e li caccerà da tutte le accademie del Paese? Mentre la discussione degenera a noi spetta tenere la barra dritta e dire che chi si comporta così non difende l’onore della scienza, ma lo degrada. Perché mostra il contrario di quello che è la scienza: cioè discussione, libero pensiero, tolleranza, avanzamento di idee in modo razionale.

La zanzara embrione
Mi ha colpito molto l’inizio dell’intervista al professor Umberto Veronesi pubblicata sul Corriere della Sera. Diceva Veronesi: «Si parla di far morire un po’ di embrioni. Ma quanti ne muoiono di morte naturale ogni giorno? Quanti aborti naturali ci sono? Quante donne abortiscono embrioni e la cosa non si sa nemmeno? E allora che sarà mai, non facciamone uno scandalo». Ora, al di là della questiona etica, io vorrei sottolineare, visto che sono scienziati che parlano, la follia logica di questo discorso. Io credo che, prescindendo dall’aspetto etico, ciascuno di noi se viene importunato da una zanzara probabilmente la schiaccerà senza troppi scrupoli morali. Ma credo anche che nessuno avrebbe l’ardire di sostenere che una zanzara morta di vecchiaia è la stessa cosa di una zanzara schiacciata. Quello che c’è di aberrante nel discorso di Veronesi (che è la radice poi di tutto il male del ragionamento) è di avere identificato la morte naturale con la morte procurata. Di qui si arriva tranquillamente a dire che la morte naturale è equivalente ad un omicidio. Certo, so bene come rispondono. Dicono: ma qui non si sta parlando di uccidere un uomo, si sta parlando di uccidere un ricciolo di materia. Dare un calcio a un sasso non dà alcun problema, ma se si passa alla zanzara, a un gatto e poi a un uomo, allora sì, diventa un problema. C’è una sorta di scala morale, da cui l’embrione è stato estromesso perché considerato un ricciolo di materia. Insomma, o l’embrione è una cosa inanimata, e non ha nemmeno la dignità di un gatto, oppure è un progetto di uomo e allora bisogna discutere se si può o meno uccidere un progetto. Per uno scienziato la follia sta nell’asserire in modo perentorio che non solo l’embrione non è una persona, ma addirittura che tutti gli esseri viventi sono delle macchine. Questa è la tesi più comoda di tutte. Quella che risolve ogni problema e che è in fondo più diffusa di quanto sembri. È un marchio della nostra epoca contro cui noi dobbiamo combattere: questo marchio è il materialismo, cioè il vedere la nascita e la morte come eventi insignificanti. Ricordo una persona che ad un funerale mi disse: «Io spero che il giorno della mia morte venga la nettezza urbana e mi porti via. In fondo cosa siamo?». Questa è una mentalità che considera la vita e la morte come eventi insignificanti. L’uomo è un oggetto come gli altri.

Sessanta milioni di genetisti
Cerchiamo di dire cos’è un embrione. Uno degli aspetti più aberranti della situazione in cui ci troviamo è la pretesa di voler trasformare 60 milioni di italiani in 60 milioni di genetisti. È uno degli aspetti più ridicoli di questo referendum. Tuttavia qualche punto vorrei sottolinearlo.
Edoardo Boncinelli ha scritto sul Corriere della Sera, ma l’ha detto identicamente anche un altro genetista che è sul fronte opposto, Angelo Vescovi, che non c’è un’ora X in cui si possa determinare il passaggio da “ricciolo di materia” a “persona”. Vescovi ne ha dedotto che quindi non si può toccare nulla ed è criminale farlo. Boncinelli ha invece affermato che è una questione di convenzioni: decidiamo per legge se ci sta bene piazzare il passaggio al quindicesimo giorno o dopo un mese. Insomma decidiamo in qualche modo e buonasera. Boncinelli pensa che l’uomo sia una macchina; gli importa poco; è tutto uguale; è una questione di convenzione decidere quando si piazza l’ora X. Vedete, su queste cose ci si divide per ragioni etiche e non scientifiche. (…) Perché, in definitiva, parlare di ora X appartiene all’epoca in cui non si sapeva nulla, non dico di genetica ma nemmeno di anatomia. Paracelso poteva parlare di ora X. Paracelso non sapeva nulla e quindi ha immaginato che mettendo insieme un po’ di liquido seminale, di fango e qualche altro intruglio, si riuscisse a creare l’homunculus. Da questo punto di vista potremmo dire che la scienza ci ha dato qualcosa: noi non dobbiamo più parlare di ora X perché l’ora X non esiste.
Ora noi sappiamo al contrario in maniera molto chiara che quel processo di nascita è un processo che fin dal primo istante in cui inizia è attivo. Ed è soprattutto interattivo. Un processo in cui la cellula fecondata immediatamente lancia dei segnali, l’utero risponde e c’è tutta una serie di processi che iniziano e che poi conducono al fenomeno della gestazione. Che è un fenomeno che comprende una quantità di fatti interattivi inclusi dei fatti affettivi, emotivi, e spirituali. (…) Si hanno una serie di processi che sono finalisticamente orientati. Non sono il frutto del caso. Non sono un evento che avviene in modo o deterministico o casuale. (…)

Materialismo accademico
Vediamo persone che si proclamano atee, che si proclamano materialiste, che non credono nell’anima e che anzi ritengono che la parola anima sia una “buffonata”, una cosa da superstiziosi, scrivere sapienti articoli per dimostrare che l’anima entra nell’embrione in un preciso momento. E, come se non bastasse, loro che sono irreligiosi, vogliono insegnare come bisogna leggere San Tommaso, come bisogna leggere i grandi teologi medievali. Io mi domando: questo sarebbe il fronte della modernità scientifica? È veramente paradossale, un fronte della modernità scientifica che utilizza, non credendoci, gli argomenti più antichi per cercare di battere un discorso che loro considerano essere retrogrado. Ma che in realtà è il discorso più moderno, anzi io direi semplicemente che è il discorso più serio.
Per questo io dico che il problema è soprattutto di carattere etico, e bisogna avere il coraggio di dirlo anche se non è facile. Popper lo diceva poco tempo prima di morire: «Il materialismo è un’ideologia confutata filosoficamente, senza fondamento e anche abbastanza ridicola eppure non c’è nessuna ideologia che va tanto per la maggiore nelle università e nelle accademie». Popper individuava nel materialismo e nell’idea che l’uomo sia una macchina il peggiore nemico, il nemico di un’etica umanistica. (…) Il fronte della battaglia è questo: esiste una dimensione etica autonoma dal discorso scientifico e si deve avere il diritto di affermarlo. (…)

Non mettetevi nei panni di Einstein e Galileo
Il problema è più ampio della questione dei referendum. Boncinelli dice, riferendosi alla recente manipolazione fatta in Corea (Corriere della Sera, 20.05.05), che «la scienza va avanti e se ne infischia dei referendum, rimangono indietro. La scienza travolge tutto e va avanti». Ancora una volta ha ragione dal suo punto di vista, ha ragione perché in sostanza ci sta dicendo: “A noi non ce ne importa nulla del referendum; la scienza va avanti per conto suo”. La scienza, ecco, ma questo è un discorso delicato. Bisogna chiedersi: si può parlare della scienza? Questa è la mistificazione di fronte alla quale noi ci troviamo. Quale scienza? (…) Quello che noi abbiamo di fronte oggi è piuttosto una tecno-scienza cioè una miscela di conoscenze scientifiche finalizzate essenzialmente alla produzione tecnologica.
D’altra parte, dire questo, non significa affatto attaccare la scienza. La demarcazione tra i nemici della scienza da un lato, gli oscurantisti, e coloro che difendono la scienza e la razionalità, credo che bisogna rovesciarla. Sono loro che difendono una visione tecnoscientifica che con la scienza in quanto conoscenza e razionalità ha poco a che vedere. Non si mettano i panni di Galileo, non si mettano neanche quelli di Einstein, gli stanno male, non sono i loro panni, è un’altra cosa. Questo lo dobbiamo dire con coraggio, con chiarezza: siamo noi a rivendicare questi titoli contro un tipo di visione scientifica prepotente e totalitaria che non ammette la discussione e afferma dei princìpi come se fossero intoccabili. (…) E che va avanti credendo che quello che conta sia divulgare, manipolare, cercare di scrivere qualcosa senza seguire la via faticosa e lenta del controllo scientifico, del controllo razionale dei risultati. La conoscenza prima che la manipolazione.

«Noi manipoliamo soltanto»
Del resto non sono discorsi che uno deve andare a cercare in qualche testo di irrazionalisti anti-scientifici. Trent’anni fa uno dei fondatori della biologia moderna, François Jacob, premio Nobel, scriveva in un suo celebre libro: «Nei nostri laboratori noi manipoliamo soltanto». Lo ha scritto lui, non un nemico della scienza. Questi aspetti determinano anche il crollo dell’integrità scientifica. È sotto gli occhi di tutti, non c’è bisogno di essere un addetto ai lavori per vederlo. Si fanno dichiarazioni di scoperte scientifiche ai giornali prima ancora che alle accademie o alle riviste scientifiche. Quanti ne avete letti in questo periodo… Persone che dicono di aver scoperto il vaccino per l’Aids, ve li ricordate? Dove è finito questo vaccino? (…) Del resto la storia della pecora Dolly è la più clamorosa di tutte. Si clona la pecora e poi si scopre che è nata vecchia. È una questione, dal punto di vista teorico, scientifico, di un’importanza estrema. Vuol dire che l’animale clonato non nasce all’anno zero ma nasce all’età del donatore. Questo è molto interessante, verrebbe da dire: «Il tempo non è reversibile». Per uno scienziato dovrebbe veramente essere una cosa affascinante da studiare. Ma neanche per sogno, chi ne ha mai parlato? Qualcuno ha anche detto che lo studio va messo da parte perché è troppo complicato, è un problema, poi si finirebbe, magari, per non clonare più. (…) Quindi il vero problema che abbiamo di fronte è quello di difendere la razionalità intesa non solo come razionalità scientifica, ma qualcosa che include anche l’etica. Una visione più ampia, umanista della società. (…)

Eugenetica. Ne siamo immuni?
L’eugenetica. È stato il colossale dramma, marginale nella scienza ma non nella società del ‘900. (…) Badate che tutto questo non è ancora morto. Perché noi abbiamo i germi di queste cose. A me è capitato spessissimo in dibattiti e altro, e adesso lo faccio sempre di più, della questione della razza. È incredibile constatare quante persone anche colte credano che il concetto di razza abbia un fondamento. Io sono stato letteralmente aggredito da persone che dicevano “ma come lei sarebbe anche uno di ambiente scientifico, si vede, ci sono i neri, i gialli, i bianchi”. Quasi non sapessero che questa ripartizione in gruppi così netti è stata creata da Gobineau fondatore della teoria delle razze e non ha nessun fondamento. Un’invenzione ideologica. Ma noi tutte queste cose non le abbiamo ancora passate. Il ‘900 è stato il secolo in cui la scienza si è collegata al totalitarismo per affermare queste cose non solo per il lager, ma anche per il gulag. E noi crediamo di essere immuni da tutto questo? Io credo che se rimettiamo in circolazione il demone dell’eugenetica noi non sappiamo che cosa può accadere. Comincia con questa idea innocua di consegnare addirittura gelosamente alle famiglie e non più allo Stato. Pensateci voi, miglioratevi. Così cercheremo di avere ognuno un figlio alto e biondo sopprimendo quello che ci sembra non vada bene. Anche qui, apro una parentesi, sulla base di un altro imbroglio: quello dei test genetici. Perché questi test sono tutti basati su nozioni di probabilità. E la stima di queste probabilità è a sua volta soggetta a errori colossali.
Noi vogliamo consegnare a questa pseudoscienza che pretende di dirci quali sono le possibilità di creare un’umanità sana, vigorosa, pulita, purificata, cioè in realtà un’idea mostruosa che appartiene ai totalitarismi del ‘900. Noi vogliamo questo oppure no? Alla fine ovviamente la mia risposta è no, ma io penso che quando vediamo cosa si prospetta dopo queste piccole cose in ballo sul referendum noi dobbiamo capire che abbiamo di fronte un problema di lunghissima durata. Perché ormai si parla di utero artificiale e abbiamo sempre sullo sfondo il drammatico problema della clonazione umana. E quando pensiamo a tutto questo dobbiamo renderci conto che abbiamo solo iniziato. Che questa cioè è solo una tappa per una difesa che dobbiamo condurre senza riserva e fino in fondo per affermare una visione etica e per difendere i diritti dell’uomo e i diritti della ragione.

(Stralci dall’intervento di Giorgio Israel al convegno “Fratello embrione, sorella verità”, Roma, 24 maggio 2005. Appunti non rivisti dall’autore)

*professore di storia delle matematiche all’Università di Roma “La Sapienza”


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22 Commenti

  1. yoyo scrive:

    Perdiamo un grande. Requiem dona eo, Domine.

  2. maboba scrive:

    Addolorato. Il suo “Liberarsi dai demoni” è stato per me un riferimento sicuro.

  3. Romeo scrive:

    Requiem aeternam dona ei, Domine.

  4. Mappo scrive:

    Che brutta notizia. Leggere gli articoli del Professor Israel era sempre un piacere. Sentite condoglianze ai suoi familari.

  5. paolo scrive:

    Grande nella ragione, nella statura morale, nella fede, nella divulgazione, grazie!

  6. yoyo scrive:

    Tra l altro sembra passato un secolo da quelle battaglie: come è più diviso e silenzioso il mondo cattolico rispetto al 2005! Dovremmo recuperare quella capacità di dire e difendere cose controcorrente.

  7. leo aletti scrive:

    L’ora X (inizio e fine) è fissata da un Altro. Lo capisce chiunque. Grazie prof. Giorgio Israel.

    • antoo scrive:

      per lucia
      a me pare che sia la redazione a permettere a qualche personaggio di calunniare,minacciare,insultare dietro pseudonimo. ovviamente io sto salvando da tempo le pagine in questione,visto che spesso coinvolgono persone riconoscibili (in questo caso Viale,in un altro la coppia di Alessandria ecc). Naturalmente non dubito che ciascuno vorra’ prendersi le sue responsabilita’.

      vediamo un po’ chi e’ che “fa confusione”
      1 io ho registrato un evidente dato di fatto,non un precetto morale o giuridico. A differenza degli ovipari nei mammiferi la madre ha di fatto la responsabilita’ della gravidanza e dello svezzamento,spesso questi vanno a buon fine,altre volte no. in questi ultimi casi negli animali la madre si fa carico della soppressione dei figli (capisco che al di la’ delle prediche non siate molto ferrati sull’etologia,ma le cose funzionano cosi),verosimilmente se c’e’ una ragione per porre in atto tale dolorosa pratica. Ora,di fatto tale “ragione” non obbedisce ad alcun precetto “giuridico” o “divino” ma e’ avvertita a livello istintivo nella mente della madre e non puo’ che avere un profondo significato biologico ed evolutivo. La informo,se non ne e’ a conoscenza,che in tutte le specie di mammiferi avvengono (purtroppo) queste cose. A volte nei felini le cucciolate vengono divise dopo la nascita tra chi vivra’ e chi viene allontanato dalla madre. devo portarle anche la documentazione di questo fenomeno che conosce chiunque abbia avuto a che fare con un animale in vita sua?
      naturalmente i lacerti di questo fenomeno ancestrale coinvolgono anche l’uomo , in molte popolazioni africane fino a oggi l’infanticidio da parte della madre e’ ancora accettato,compreso,riconosciuto anzi come di alto valore morale. per lei l’infanticidio e’ sempre e comunque reato,peccato ecc? benissimo,la informo che a quanto pare non e’ stato cosi fino a relativamente poco tempo fa,per gli altri suoi simili.per fortuna grazie al progresso scientifico e nonostante la sua chiesa siamo riusciti a eliminare,almeno in occidente,molti dei motivi che probabilmente portavano all’infanticidio,per cui questo viene vissuto oggi da noi come inaccettabile. benissimo e meno male.
      cio’ non toglie che questa forma di responsabilita’ cosciente sia presente nell’uomo,e che di fatto in quasi tutti i paesi del mondo essa viente ancora riconosciuta legalmente almeno prima della nascita : e’ il caso della interruzione volontaria di gravidanza. un giorno riusciremo a rimuovere i motivi per cui le donne vanno ad abortire ? puo’ darsi,benissimo. nel frattempo,nel 2015,l’umanita’ si e’ data ancora questa legge.e temo che restera’ ancora per un pezzo.
      2 vedi al punto 1 esatto : gli animali non abortiscono perche’ non avendo le capacita’ dell’uomo ricorrono all’infanticidio. “noi” inceve avendo contezza di cio’ che accade nei nove mesi,siamo sempre ricorsi a detta pratica,e addirittura alla contraccezione (legga un po’ di storia oltre che le prediche di don giussani)
      3 le leggi occidentali? quella italiana permette l’aborto in caso di grave nocumento psicofisico (lascinado l’ultima parola alla madre che decidera’ in base alla sua psiche),quella americana e’ molto piu’ libera in quanto negli usa in quasi tutti gli stato l’aborto e’ addirittura possibile “finche il feto non e’ capace di vita autonoma ” fuori dalla pancia della madre. cio’ in ossequio al diritto riconosciuto di un uomo di separarsi da un altro essere vivente,che sia dotato di vita personale o meno. Se il feto non e’ capace di vita autonoma si ricorre (sto parlando degli usa) all’aborto,altrimenti al cesareo che puo’ essere richiesto in qualsiasi momento dalla madre. e allora?
      non capisco dove lei voglia arrivare,certo che esistono “regolamenti”,ci regoliamo per parcheggiare le macchine e sarebbe veramente strano se non tentassimo almeno di darci regole su queste cose. ovviamente sono regole che affondano il loro essere nei principi di convivenza e sono il frutto della nostra storia (in cui a quanto pare le prediche di don giussani,o se preferisce i vostri precetti religiosi, hanno per cosi dire…valore limitato da qualche secolo a questa parte). e allora? guardate che non e’ insultando e minacciando chi queste regole le accetta e se ne fa carico consapevolmente che riuscirete a cambiarle. I

      • yoyo scrive:

        Caro mio, quelle dei pro life sembrano a voi abortisti delle calunnie perché avete perso il senso della realtà, che il bambino c’è quando viene concepito, che si nasce maschi e femmine e che la sostanza della donna, la sua dignità più grande, è avere il nome dolcissimo di madre. Non siamo noi a darvi degli assassini, è quella realtà che dovete ciecamente negare per non impazzire e continuare a sostenere le vostre teorie. Si, la legge permette l aborto, ma ciò non va a favore né del atto, né della legge italiana in generale. Puoi legalizzare qualunque cosa scabrosa o perversa, ma non cesserà di essere tale per la natura e la ragione rettamente conservata.

        • xyzwk scrive:

          La sostanza della donna, la sua dignità più grande, è avere il nome dolcissimo di madre.

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          La dignità della donna, come anche quella dell’uomo, è prima di tutto quella di persona a prescindere dal sesso biologico, poi, ma solo poi è quella di essere madre, moglie ecc che sono condizioni possibili di ogni persona e che hanno una dignità se sono scelte e desiderate. Viceversa rappresentano una vera e propria schiavitù. Non esiste un “destino ineluttabile” ad essere madri, è necessariamente una scelta non obbligatoria!!!!

          • yoyo scrive:

            Non dici nulla di nuovo. Ma non puoi negare che la donna sembra ed è pienamente nel suo proprio nel momento in cui da la vita.

  8. xyzwk scrive:

    La libertá per definizione è la capacità e il diritto di scegliere. Se la scelta é obbligata, tendenzialmente sii nega da se. È come se su avessi una sola strada da percorrere e dicessi scelgo questa, rimane la libertà di farlo, ma non saprai mai se è veramente quella migliore perché non puoi confrontarla con nulla e quindi inevitabilmente sei portato oltre che a sceglierla, anche a dire che é la migliore. Qualcun altro ha già deciso per te quello che devi fare è quindi la libertà di una scelta consapevole di fatto non c’è. Significa abdicare a se stessi, se questa poi è la tua volontà, fallo ma non saprai mai quello che hai perso, bello o brutto che sia. Nessuno ti vieta di scegliere una direzione, l’importante é che tu lo faccia dopo aver preso in considerazione quante piû possibile altre opportunità altrimenti anche quella che scegli perde di significato. E poi in ultima analisi chi sei tu per dire che andare all’inferno (posto che esista)è da fessi? Uno potrebbe considerare per esempio che l’inferno (e in questo caso reale, concreto perché riscontrabile), sia fare oggi una scelta obbligata che non corrisponde a quello che desidera.

  9. xyzwk scrive:

    Questo è quello che succede a chi ha scarsa consapevolezza di se e pochi strumenti per valutare la realtà e le possibili scelte che è chiamato a fare nella vita.
    Lo scopo dell’educazione infatti dovrebbe essere quello non di dare ricette confezionate ai ragazzi (magari calate dall’alto) ma di dare loro gli strumenti per confezionarsele cercando inoltre di valorizzarli per stimolare la loro autostima. Solo così saranno in grado di aprire la loro mente verso un orizzonte che li renderà più ricchi dal punto di vista umano perché consapevoli e responsabili delle loro scelte.
    Accettare in maniera acritica quello che ci viene proposto da altri riesce solo ad impoverirci e a farci credere che non siamo capaci di essere padroni delle nostre scelte. In fondo é quello che molti qui imputano a quello che definiscono erroneamente il pensiero unico, solo perché li destabilizza: accettare che ci possono essere scelte diverse da fare fa paura! È più facile e deresponsabilizzante considerare buona e giusta la scelta che da sempre ci siamo trovati bella e pronta sotto il naso.

  10. yoyo scrive:

    Non c’è libertà se non c’è la possibilità di scegliere il bene oggettivo, non quando si sceglie liberamente il male. Chi commette peccato è schiavo del peccato.

  11. xyzwk scrive:

    Eh no, la libertà non è a senso unico! E poi chi sei tu per stabilire il bene oggettivo? Il bene è una categoria astratta, quello che è bene per me non lo è per te è viceversa. Il peccato esiste solo per chi ci crede. E non posso essere schiavo di una cosa che per me non esiste.
    L’unico limite che tutti dovremmo accettare in nome della convivenza pacifica è che la libertà di una persona finisce dove comincia quella di un’altra persona. Ma per essere liberi ed esercitare questa libertà bisogna prima di tutto essere consapevoli di esistere.

  12. xyzwk scrive:

    Aggiungo yoyo che tu ragioni in modo dicotomico, bianco o nero. Le cose sono “leggermente più complesse e nella maggior parte dei casi le situazioni, le persone, le cose non sono quasi mai completamente buone o cattive, giuste o sbagliate ma rappresentano le due facce di una stessa medaglia è non si possono scindere. Se ragioni in questo modo rischi di “buttare via il bambino con tutta l’acqua sporca” e fai un clamoroso autogol.

  13. yoyo scrive:

    Di fronte alla vita nascente si può essere solo uomini o assassini. Tertium non datur. È quello che anche voi avete capito, ed infatti moltiplicate gli interventi-foglia di fico. Tu stessa sei la dimostrazione di quanto arida, calcolatrice, depressa e priva di amore sia una donna che non accoglie la vita.

  14. xyzwk scrive:

    Depresso perdonami, ma sarai tu. Io semplicemente mi indigno quando vedo anteporre o a voler essere ottimisti, mettere sullo stesso piano la donna e quella che tu definisci la vita nascente. Non ti capisco proprio, come fai a dire per me pari sono? Se tu hai un rapporto sincero fondato sui sentimenti con una donna, il legame tra voi due è prioritario, tu quella donna l’hai scelta, la amai, è lì vicino a te, divide la vita con te da ben prima di avere neppure l’idea di un figlio. Poi certo puó arrivare il momento in cui a completamento di questa unione desideri avere un figlio assieme a lei, ma in questo caso nessuno dei due penserebbe all’aborto.
    È inevitabile che non puó esserci lo stesso legame tra i due della coppia e una vita nascente, se non altro perché appunto è nascente e il legame sta iniziando, non è già solido come quello che ha determinato la volontà di far effettivamente nascere, quella vita nascente. I figli si fanno solo se c’è una volontá e una consapevolezza di cosa significa non vivere più un rapporto esclusivo, altrimenti si rischia veramente di compromettere anche il legame di coppia.
    Inoltre credo che nessuna persona con un minimo di autostima potrebbe accettare dentro un rapporto di coppia di essere messa in un secondo piano rispetto alla nascita di un bambino se non consapevolmente disposta a mettersi da parte in favore di un “qualcuno” arrivato dopo
    E in ogni caso le donne prima di essere madri sono persone e non è affatto così scontato (né necessariamente positivo), che antepongano sempre quello che viene definito istinto materno, anche perché è abbastanza normale che prevalga l’istinto di autoconservazione nel caso malaugurato siano costrette a scegliere tra la propria vita e quella, non di coloro che le stanno accanto (figli compresi), ma di quella che in futuro diventerebbe loro figlio.

  15. yoyo scrive:

    Io sono solo per la difesa della vita umana in qualunque forma si presenti. Il fatto che tu ed altri vi mettiate a stilare classifiche indegne è soltanto un’ulteriore prova del fatto che oggi Hitler mieterebbe milioni di consensi, soprattutto tra gli “antifascisti”.

  16. xyzwk scrive:

    Quando non si hanno più argomenti per sostenere le proprie tesi, si tira fuori la solita tiritera del nazismo degli antifascisti. Di indegno qua ci sono solo le tue sparate e per di più fasciste!

  17. yoyo scrive:

    Io sono nipote di partigiano. Siete voi che avete argomenti fittizi, perché non c’è nulla di più inoppugnabile della continuità del unico soggetto uomo dal concepimento alla nascita anagrafica. Lo dice la scienza, non la Chiesa, oltre che l esperienza di ognuno. Pure le donne che abortiscono quando parlano del feto colloquialmente lo chiamano già “bambino”, tanto che dicono che non possono tenerLO.

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