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È cambiato il clima anche in Vaticano

agosto 28, 2017 Giuliano Ferrara

Dietro sta la tentazione, che a me laico sembra umana troppo umana, in specie per una Chiesa cattolica, di accettare il fatto compiuto del controllo delle nascite via aborto

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il primo novembre si terrà in Vaticano uno strano convegno sul mutamento climatico. Lo ha convocato l’Accademia Pontificia delle Scienze, guidata da Sua Eccellenza Marcelo Sanchez Sorondo. Secondo l’agenzia Katholische Nachrichten tra i relatori sono invitati alcuni dei più ferventi sostenitori di aggressive campagne per l’aborto e per il controllo delle nascite: John Schellnhuber è un climatologo che vorrebbe ridurre il numero degli umani, ma c’è Partha Dasgupta, economista che sostiene il controllo pianificato delle nascite e difende le politiche demografiche antinataliste della Cina, c’è Jeffrey Sachs, che considera l’aborto un mezzo legittimo per ridurre la popolazione del pianeta, un rischio minore, un mezzo meno costoso di altri, e ci sono dall’America Scott Peters, Kevin de León e Jerry Brown, tutti adepti della famosa organizzazione antinatalista internazionale Planned Parenthood. Complimenti, eccellenza Sorondo.

In effetti c’è coerenza bergogliana in tutta la faccenda. Se i prolifers evangelici e cattolici americani fanno parte dell’ecumenismo dell’odio, formula azzardata proposta dall’ideologo del Papa, il gesuita Antonio Spadaro, si proceda allegramente. Se il matrimonio ha perduto non dico la sacralità sacramentale ma il carattere di unicità e definitività che fu tipico dell’unione cristiana, che è il risultato dell’esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia, forza, coraggio, andiamo avanti sulla strada tracciata. Se l’enciclica del 1968 Humanae Vitae di Paolo VI va sottoposta a revisione, per superare il dramma divisivo causato dal divieto di contraccezione artificiale, che fu materia di dramma profetico per il Papa e per i suoi avversari di allora nell’episcopato tedesco e altrove, il passo successivo è un regime di tolleranza cristiana per la pratica dell’aborto, anche come mezzo di controllo delle nascite (che è poi il destino di questa moderna libertà). Se il delicato equilibrio creaturale del mondo è giudicato in un’enciclica francescana con il metro della climatologia apocalittica e seguendo gli standard di un anticapitalismo di maniera, sposato a un positivismo ideologizzato, non si vede perché dovrebbero esserci impedimenti a un pieno e cordiale incontro con la cultura ecologica che ha tradito il pregiudizio positivo sulla vita in nome della conservazione della terra minacciata dalla foga dello sviluppo e dalle sue conseguenze.

Certi dialoghi e certi convegni corrispondono perfettamente all’ideale pastorale di un incontro al suo livello con il mondo secolare, all’efficacia del progetto di fede che è concetto così caro da sempre ai gesuiti, oggi alla guida del papato. Tutto in nome del Vaticano II, come ricorda sempre Alberto Melloni, tromba laica del Papa regnante e avversario tenace del ciclo giovanpaolino e della successione ratzingeriana. Senza tenere contro però del fatto che il Vaticano II fu un dono di grazia di Giovanni XXIII, ma poi un Concilio governato tra mille tormenti da Paolo VI e dalla sua gente, governato con equilibrio, come dimostrano i documenti ai quali sarebbe difficile fare appello per legittimare convegni dal profilo serenamente abortista, almeno nella scelta dei relatori, come quello del primo novembre. Certe cose in Vaticano si sono sempre fatte così, con un appello preliminare allo studio delle questioni in apparenza aperto e pluralistico. Dietro sta la tentazione, che solo un fedele ortodosso potrebbe permettersi di definire diabolica, e che a me laico sembra umana troppo umana, in specie per una Chiesa cattolica, di accettare il fatto compiuto, anche il fatto compiuto del controllo delle nascite via aborto, entrando nel circolo della sordità morale per passione secolarista estrema.

La scienza nel frattempo ha fatto progressi. Alcuni vanno nella direzione dell’ingegneria genetica, il problema principale del XXI secolo, che è sistematicamente negato da Bergoglio quando si pronuncia contro la linea dei criteri di vita non negoziabili del predecessore e di san Giovanni Paolo II. Altri, più modesti, ci raccontano la realtà del feto, che è un bambino non nato perfettamente ritraibile con un semplice scanner ed è una struttura cromosomica unica e irripetibile secondo il protocollo genetico fondamentale. C’è scienza e scienza, pianificazione e pianificazione, libertà e libertà. Un tempo la Chiesa era chiamata a distinzioni etiche, ora non più se non a chiacchiere.

Foto Ansa

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