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Due settimane per la libertà. Cattolici americani in “guerra” contro Obama

giugno 21, 2013 Benedetta Frigerio

Incontri, marce, preghiere. La Chiesa statunitense contro le leggi volute dal presidente che limitano la libertà di coscienza e di educazione

«È facile per noi dare per scontata la nostra Statua della Libertà». Ma questa è il simbolo di quella «libertà per cui così tanti nostri fratelli e sorelle hanno deciso di sacrificare la propria vita», così il cardinale Timothy Dolan, capo della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha presentato la manifestazione “Fortnight For Freedom” che comincerà oggi in tutta America fino al 4 luglio.

PERSECUZIONE RELIGIOSA. L’iniziativa, alla sua seconda edizione, serve a intensificare il lavoro che la Chiesa sta facendo da quando il presidente Obama, nel gennaio 2011, ha preso il primo grave provvedimento contro la libertà religiosa. Nonostante l’opera educativa dei vescovi, che non hanno mai mancato di far sentire pubblicamente e con forza la propria voce, il governo ha però rincarato la dose.
Per questo, come l’anno precedente, sono stati organizzati quattordici giorni di marce e incontri, preghiere e digiuni. Ci saranno poi «momenti di festa, come il 22 di giugno, giorno della celebrazione di san Tommaso Moro e di san John Fisher, entrambi martiri in Inghilterra per aver profeticamente difeso il diritto della Chiesa contro le intrusioni del potere della Corona, e il 24 giugno, giorno della nascita di san Giovanni Battista, colui che difese la legge di Dio contro la tirannia e che fu decapitato per il suo coraggio», ha spiegato Dolan. Il momento odierno è quindi paragonabile a quello delle persecuzioni religiose del XVI e XVII secolo in Inghilterra e Irlanda, perché «anche se non vorrei spingere l’analogia fino a qui, negli anni recenti è diventato difficile respirare liberamente».

COSA HA FATTO OBAMA. Per sottolineare la gravità degli attentati da parte dell’amministrazione Obama all’espressione pubblica di qualsiasi fede, il cardinale ha voluto elencare i principali. Il primo è «l’obbligo imposto dall’Hhs (Health and Human service), che pretende di inserirsi nel cuore della vera definizione della fede e del suo ministero, spingendo i credenti a violare la propria coscienza». Il cardinale ha poi parlato della «decisione della Corte Suprema che potrebbe ridefinire il matrimonio, il che presenterà molte difficoltà nelle istituzioni alle persone che difendono il proprio credo nell’autenticità del matrimonio fra uomo e donna».
Ma Dolan ha anche accusato il governo di voler estendere l’aborto mentre si cerca di limitarlo, di cercare di legalizzare il suicidio assistito e di restringere i diritti degli immigrati, ostacolando il lavoro delle agenzie della Chiesa che svolgono attività umanitarie. Infine, ha denunciato «l’intrusione del governo nei diritti e doveri dei genitori a educare i propri figli». Importanti saranno dunque «le marce perché suscitano interrogativi nelle persone». In effetti l’organizzazione delle parate «ha avuto una risposta incredibile da parte della folla».
Sono poi centinaia le cause intraprese contro il governo da aziende, università e agenzie di diverse confessioni religiose. Ma ormai il primo di agosto la misura sul pagamento obbligatorio della contraccezione e dell’aborto ai propri studenti o dipendenti entrerà in vigore senza più proroghe. Se nulla cambierà, chi si rifiutasse di obbedire sarà obbligato a pagare multe ingenti, che porteranno alla chiusura delle strutture di stampo religioso o guidate da uomini di fede che non vogliano adattarsi a una legge che vìola il proprio credo.

SERVONO I LAICI. A parlare insieme al cardinale sono stati quindi molti altri vescovi preoccupati. Fra di loro quello di Filadelfia, Charles Chaput, che in questi mesi ha continuato a sottolineare  il legame tra la libertà religiosa e tutte le altre. Questa volta, però, Chaput ha aggiunto che «se i laici non amano abbastanza la loro fede fino a soffrire per essa nell’agone pubblico, tutto quello che i vescovi stanno facendo alla fine non servirà». Perché, ha continuato, «noi abbiamo il dovere di predicare i princìpi base», ma quello che conta «più di ogni altra cosa è la testimonianza di tutti i cattolici in un mondo secolarizzato, che dovrebbe coincidere con il lavoro prudente dei fedeli laici». Perché «il rinnovamento del mondo è il loro compito che il solo apostolato dei pastori non può raggiungere da solo».

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1 Commenti

  1. giuliano says:

    sono i frutti velenosi del ’68 che generano tumori e metastasi ovunque. Quando una società chiama l’aborto un diritto e una conquista, vuol dire che è sull’orlo dell’abisso e che i cervelli delle persone sono stati sostituiti

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