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Due alunne, una classe, una maestra. Ad Alicudi, nella scuola più piccola d’Italia. «Qui facciamo cooperative learning»

ottobre 26, 2014 Chiara Rizzo

La preside Mirella Fanti e la supplente Beatrice Zullo raccontano “da dentro” il caso unico delle elementari dell’isola eoliana

alicudi-eolieCon due alunni e una maestra, quella di Alicudi è la scuola più piccola d’Italia. Nell’isoletta dell’arcipelago eoliano, cinque chilometri quadrati a due ore e mezza di aliscafo dalla Sicilia, un fazzoletto di terra con appena 100 residenti che in inverno si trasferiscono quasi tutti nella meglio servita Lipari, vive da settembre la maestra Beatrice Zullo, originaria di Milazzo (Me). Ogni mattina, dal lunedì al venerdì, la maestra Beatrice esce di casa e si inerpica fino al trecentesimo scalino per raggiungere una casa tipica eoliana, con un terrazzo di fronte al mare, ombreggiato da un piccolo pergolato. Nelle belle giornate da lì si vede l’isola di Filicudi e più in là all’orizzonte la costa siciliana. Eccola, la più piccola scuola d’Italia, rimasta aperta solo per la testardaggine di una preside, la dirigente scolastica dell’Istituto Lipari 1, Mirella Fanti: «Ci siamo battuti perché rimanesse aperta la scuola», racconta a tempi.it. «Adesso qui è rimasta solo la scuola elementare. L’anno scorso un bambino si è trasferito a Lipari con tutta la famiglia, quest’anno però un’altra bambina è tornata e adesso ci sono un alunno di prima elementare e una di terza. Ce l’abbiamo fatta».

I RINFORZI PER LA RECITA DI NATALE. Come si vive in una piccola scuola? La maestra Beatrice, 54 anni, non è ancora di ruolo e qui è supplente da settembre. Fa tutto lei, racconta con ammirazione la preside: «Insegna italiano, matematica, arte, musica, motoria, tecnologia e inglese, per i due alunni che stanno in una stessa classe». Solo per la religione c’è un maestro in più, che una volta alla settimana arriva in aliscafo, ed è un momento insolito, una festa. «Il sabato è libero, e quest’anno le attività pomeridiane per ora sono state ridotte a un solo giorno, la maestra fa solo il corso di teatro per organizzare la recita di Natale. Tra l’altro, siccome due bimbi sono troppo pochi per la recita, in quell’occasione chiameremo i “rinforzi” dalle scuole sulle isole vicine».

«VORREI RIMANERE QUI». Per la maestra Beatrice «la cosa più difficile è farsi i trecento scalini per venire qui, trecentocinquanta per l’esattezza. Per il resto è tutto sereno, come in qualsiasi altra scuola. Le due bambine vanno d’accordo, certo qualche litigio ci scappa ogni tanto, ma perché l’una vuole la matita che ha l’altra, come tutte le loro coetanee. Non abbiamo la campanella, i tempi li regoliamo noi. Entriamo alle 8 e un quarto e usciamo all’una e un quarto. L’unica cosa insolita, semmai, per due alunne della loro età, è che non vorrebbero andarsene a casa alla fine delle lezioni. Mi sono trovata benissimo ad Alicudi, la vita è più dura che in una città, tutto ciò che fa la gente qui sembra tre volte più difficile. Ma è un paradiso. Mi piacerebbe rimanere, per dare continuità a queste due bimbe, che lo meritano».

«I BIMBI SI AIUTANO». Dato che le due scolare di Alicudi devono condividere il banco e le ore in classe, pur frequentando classi diverse, da tempo qui si applica un particolare metodo di insegnamento, racconta la preside Fanti: «Si chiama cooperative learning, apprendimento cooperativo. I bambini più grandi aiutano i più piccoli e li accompagnano nel processo di apprendimento. La maestra insegna alla più piccola le vocali? La più grande l’aiuterà nelle esercitazioni». La scuola di Alicudi, d’altra parte, è abituata ad adattari. «Questo istituto esiste da 15 anni», prosegue la preside. «Gli alunni sono sempre stati pochi, ma ci sono sempre state almeno una classe per ogni grado, dall’asilo sino alle medie».

«AVEVAMO BEN QUATTRO DOCENTI». «Ai tempi d’oro – ricorda la direttrice scolastica – qui c’erano una classe per la scuola d’infanzia, una per la primaria, due per le medie e c’erano ben quattro docenti. Al pomeriggio si facevano attività di recupero e anche di intrattenimento, perfino attività aperte agli adulti». Poi è successo quello che nel resto d’Italia è materia solo per i sociologi, ma qui ha risvolti tangibili: «L’anno scorso abbiamo avuto l’ultimo alunno delle medie. Sì lo so, sembra di parlare di una riserva da proteggere dall’estinzione. Ma ad Alicudi negli ultimi anni c’è stato un notevole calo demografico, più che nel resto d’Italia».

LA VECCHIA MAESTRA. È stata la “vecchia maestra”, come la chiamano tutti, a tenere letteralmente in piedi questa scuola unica. Racconta la preside: «Fino all’anno scorso c’era Teresa Perre, che vive ad Alicudi da 16 anni. È stato grazie a lei che la scuola è rimasta aperta in tutti questi anni. Era lei che curava gli arredi, i libri, le attrezzature. Tutti gli altri insegnanti erano supplenti e cambiavano ogni anno, lei era l’unica di ruolo che abitava qui. Quando c’era maltempo e l’aliscafo con a bordo gli altri maestri nemmeno approdava, lei apriva il portone e faceva lezioni per tutti i bambini. Curava i rapporti con le famiglie. Purtroppo Teresa ora è in pensione, ma continua ad essere un punto di riferimento: sta accompagnando la nuova maestra e le fa da “tutor”. Sta anche curando il progetto di un museo dell’isola da realizzare in una delle nostre aule vuote».

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