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Dopo le intimidazioni a Esposito e Numa, i No Tav rispolverano la “strategia della tensione”

gennaio 16, 2014 Marco Margrita

Dopo i pesanti attacchi al senatore e al giornalista, gli anti-treno rivoltano la frittata, parlando di «volontà di spingere verso una messa fuori legge del movimento»

I No Tav, senza distinzioni tra presunti moderati ed estremisti, parlano di «volontà di spingere verso una messa fuori legge del movimento». Si riferiscono alla recente condanna di tre leader per l’occupazione illegale dell’autoporto di Susa ai tempi dei sondaggi, ma soprattutto allo sdegno trasversale per le nuove intimidazioni al senatore Stefano Esposito ed al giornalista Massimo Numa. Per cui, sottolineano, non c’è stata alcuna rivendicazione. Certo, però, non è un mistero per alcuno quanto siano proprio questi due tra i maggiori obiettivi della furia polemica ed ideologica dei trenocrociati.

IL CLIMA “DA TERRORISMO”. Il senatore Stefano Esposito (Pd) e il giornalista de La Stampa Massimo Numa, hanno dovuto subire un’ulteriore escalation della pressione nei loro confronti.
L’esponente politico, tra i più decisi sostenitori della Torino-Lione ed aspro censore delle “connivenze radical-chic” di cui gode il movimento trenocrociato, qualche giorno fa, si è visto “recapitare” sul pianerottolo di casa tre bottiglie incendiarie accompagnate da un biglietto nel quale si fa riferimento a un incontro privato, proprio con il giornalista Numa, che Esposito aveva avuto qualche giorno prima.
Il giornalista è stato minacciato e pedinato, dopo essere già finito sotto scorta per le intimidazioni subite da estremisti No Tav e aver ricevuto lo scorso 3 ottobre un pacco esplosivo nella redazione del quotidiano torinese. Filmato per due anni da qualcuno che ha seguito i suoi movimenti e quelli dei suoi familiari. Per poi pubblicare in rete un video di quasi cinque minuti, nel quale vengono violati i suoi spostamenti, i suoi dati privati – compresi numero di telefono, targhe di automobili, indirizzo di casa – e si incita a fargli “visita”. Secondo gli investigatori, «quasi la premessa di un agguato in via di pianificazione, un’istruttoria brigatista».

IL PRESIDIO CONTRO LE INTIMIDAZIONI. Dopo questi episodi, per domani, con adesioni trasversali tra gli schieramenti politici, è stato convocato “un presidio per la democrazia e contro ogni intimidazione”.
Non mancano, però, gli intellettuali, in primis Marco Revelli, che paiono rispolverare i refrain dei teorici della “strategia della tensione”, sostenendo che «quello contro Numa ed Esposito è in realtà il peggiore attacco che si potesse sferrare al movimento No Tav. L’autore è il più insidioso nemico dei valsusini e di ciò che hanno costruito in questi anni».

LA CONDANNA PER L’OCCUPAZIONE. I leader del movimento No Tav Alberto Perino, ieri, è stato condannato a risarcire Ltf per i danni derivanti da una manifestazione di quattro anni fa. Con lui anche Loredana Bellone, primo cittadino di San Didero, e Giorgio Vair, vicesindaco nello stesso Comune. Dovranno pagare 192 mila euro più 22 mila per le spese processuali.
La condanna è stata emessa dal tribunale civile di Susa. I fatti contestati risalgono al gennaio 2010, quando i No Tav occuparono illegalmente alcuni terreni dell’autoporto di Susa, in località Traduerivi. Quegli stessi terreni che erano destinati alla prima fase dei sondaggi per la Torino-Lione. Perino e altri attivisti, tutti successivamente identificati, si rifiutarono di andarsene: «È resistenza passiva». Di fatto bloccarono però l’apertura del cantiere. Gli imputati, dopo la sentenza di questa mattina, hanno già annunciato che presenteranno ricorso.
Forse il punto su cui occorrerebbe riflettere è proprio, a questo punto: cosa si è costruito in questi anni?

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