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Don Giussani e “La Zanzara”. Cinquant’anni dopo, raccontano ancora le stesse balle

febbraio 13, 2016 Luigi Giussani

Si festeggia il mezzo secolo dell’inchiesta del giornalino del Parini di Milano che “anticipò il Sessantotto”. Eppure, tanti anni dopo, si continua a raccontare una parte della realtà

giussani-varigotti

zanzaraI giornali celebrano in questi giorni i cinquant’anni del cosiddetto «caso Zanzara», giornalino scolastico redatto dagli studenti del Liceo Parini di Milano che nel 1966 fu al centro di un caso giudiziario per aver pubblicato un'”inchiesta” tra gli studenti che valorizzava la libertà sessuale e offriva un’immagine bigotta del cattolicesimo. Il caso ebbe allora enorme risonanza perché alcuni genitori denunciarono gli studenti autori dell’inchiesta e questi, tra la generale indignazione della grande stampa, subirono un processo per “oscenità” da cui uscirono assolti. Il caso approdò perfino in parlamento ed è ancora oggi ricordato come prima e mitica avvisaglia del ’68.
Ieri sul Quotidiano Nazionale Marco Sassano, uno di quei tre ragazzi, ricordava l’episodio, dedicando qualche acido riferimento a «don Giussani che gestiva la “destra” integralista dei giovani liceali coalizzata in Gioventù studentesca» che aveva reagito «ottusamente» agli scoop del giornalino. L’unico particolare che nelle celebrazioni viene sottaciuto è che La Zanzara non era affatto un giornalino irriverente e autonomo. Era di fatto la “voce ufficiale” del Parini perché l’unico autorizzato dal preside ad essere diffuso nell’istituto, come ricordò don Luigi Giussani nell’intervista a Robi Ronza della quale qui di seguito vi proponiamo uno stralcio. Per altro, Gs è stata spesso erroneamente chiamata in causa come autrice della denuncia nei confronti degli studenti del Parini. In realtà, tutt’altro che “sessuofoba”, tra gli anni Cinquanta e Sessanta Gs fu l’unica associazione giovanile che introdusse le vacanze “miste” tra ragazzi e ragazze (precedendo in questo anche le organizzazioni giovanili laiche) e fu presente nelle scuole italiane con un giornalino (Undicesima Ora) e una rappresentanza studentesca autonomi rispetto alle altre organizzazioni ufficiali di rappresentanza studentesca che producevano giornalini (come La Zanzara) “autorizzati” dal preside.

Si è già accennato alla polemica fra Gioventù Studentesca e le associazioni studentesche unitarie d’istituto. Le sarei grato se ci dettagliasse ulteriormente questa vicenda e ci desse il suo giudizio riguardo ad altre due clamorose polemiche in cui GS si impegnò: la lotta per la libertà di stampa all’interno delle scuole medie superiori di Milano (e il fraintendimento che se ne ebbe con il caso Zanzara); la lotta contro il monopolio della gestione delle iniziative culturali parascolastiche, concesso dalle associazioni d’istituto al «Piccolo Teatro della Città di Milano», ente comunale ma posto sotto l’esclusivo controllo di intellettuali della sinistra marxista e laica radicale.
Don Giussani: […] La Zanzara era l’unico giornale studentesco di cui il preside consentisse la diffusione all’interno del liceo Parini. Stando così le cose, diventava un organo ufficiale di tutti gli studenti del liceo; quindi dalle sue colonne non era lecito che alcuni studenti irridessero ai principi morali di una parte dei loro compagni. Diversamente da quanto si volle allora far credere, non fu Gioventù Studentesca ad innescare il caso; ma quando esso scoppiò noi ritenemmo di dover prendere pubblicamente posizione sottolineando l’essenza del problema, ossia quanto ho accennato più sopra. Tuttavia è indubbio che non ci comportammo abilmente nel successivo svolgersi della vicenda. Insistevamo sull’essenza della questione trascurando come secondario l’episodio che concretamente ormai polarizzava l’interesse dell’opinione pubblica. Non essendoci uniti con tutto il vigore necessario all’ondata di sdegno per tale episodio, demmo l’impressione a molti di esserci schierati dalla parte del magistrato in esso coinvolto, ed in genere dalla parte di un goffo tentativo di repressione burocratica che invece non condividevamo affatto. Come pure non condividevamo il rigido moralismo di molti di coloro che si erano schierati contro il famoso articolo.

Per noi la questione era di principio, e il vero problema era ben più ampio e complesso; ma in pratica non fummo capaci di far emergere chiaramente i tratti distintivi della nostra posizione.

Anche la polemica con il «Piccolo Teatro», pure spesso fraintesa, fu ispirata alla nostra volontà di difendere, per noi e per chiunque, lo spazio necessario allo sviluppo di culture e di visioni-del-mondo formalmente accolte ma in pratica escluse e negate dalla scuola statale «laica». Nell’inverno 1962-63, su invito delle associazioni d’istituto, il Piccolo Teatro della Città di Milano organizzò in molte scuole medie superiori cittadine dei recitals dal titolo «Poesia e verità», in cui venivano appunto letti e presentati testi poetici scelti però solo in base a criteri e convinzioni di matrice marxista e laica radicale. Gioventù Studentesca, coerentemente con la sua linea, si oppose a tale operazione: se la scuola vuole essere neutra — argomentavamo — allora non proponga d’autorità e privilegiatamente strumenti culturali di matrice determinata, ma lasci spazio nel proprio ambito anche a strumenti ed iniziative di altra matrice, come quella cattolica. Con quale diritto le associazioni concedevano al Piccolo Teatro ciò che invece negavano non ad altre realtà estranee alla scuola ma addirittura ad un raggruppamento studentesco come GS? Anche in questo caso, la nostra era una lotta su un problema di principio e una ribellione contro il tentativo di instaurare un regime: possono esistere infatti regimi fascisti, regimi nazisti, regimi clericali, ma anche regimi laicisti e marxisti.

Qualche anno dopo, avremmo avviato una campagna di protesta contro la politica culturale a senso unico portata avanti dal Piccolo Teatro: una politica di cui i recitals «Poesia e verità» erano stati un riflesso a livello dell’ambiente scolastico. Fu appunto in quell’occasione che, per la prima volta, il nostro movimento uscì dal ristretto ambito del mondo della scuola per affrontare un problema di rilievo non solo milanese, ma addirittura nazionale (il Piccolo Teatro, diretto da organizzatori e registi certamente di valore, aveva infatti una fama ed un influsso che andavano ben oltre Milano). Ancora una volta la nostra era una battaglia a favore del pluralismo politico e culturale, e contro le colorazioni a tinta unita di strutture che, essendo pubbliche, dovrebbero invece essere proposte e gestite come spazi ugualmente accessibili a tutte le forze democratiche, ugualmente fruibili ed aperti a tutti gli apporti che da esse provengono. In tale prospettiva non potevamo accettare che un ente comunale, come il Piccolo Teatro, fosse controllato e gestito in via esclusiva da intellettuali marxisti e radicali. Queste erano le motivazioni cui la nostra campagna si ispirava, anche se da molte parti si tentò di mistificarle facendoci passare per dei nemici della cultura che si accanivano per cause oscure contro una prestigiosa istituzione che teneva alto in tutto il mondo il nome di Milano.

Non era questo, invece, il nocciolo del problema, e già l’ho spiegato. Ma non sempre fu possibile reagire con efficacia a tale mistificazione, anche perché non trovammo alcun aiuto nel mondo cattolico adulto, il quale — in questa come in tante altre circostanze — con grande impegno stava perlopiù creando le premesse della propria futura totale emarginazione.

L. Giussani, Il movimento di Comunione e Liberazione. Conversazioni con Robi Ronza, Jaca Book-Rizzoli


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4 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    carlo sei talmente intollerante che chi non la pensa come te lo vuoi ridurre al silenzio.

    • Charlie scrive:

      Ce l’hai con me?
      Perché sarei intollerante?
      Da che lo arguisci?
      Cosa ti fa pensare che ti voglia ridurre al silenzio?
      Ho forse bloccato la tua risposta?
      Hai prove che la volevo bloccare?
      O modello di tolleranza e benevolenza, rispondimi ti prego!
      Non mi insinuare il dubbio della intolleranza, senza darmi un consiglio su come rimediarcvi!

  2. Giò scrive:

    Chi è stato ‘educato’ nella menzogna, solo la menzogna riconosce come verità.

  3. leo aletti scrive:

    sono tolleranti su tutto per questo dicono menzogne, non affermano la verità sono per il dubbio sistematico e anche intolleranti con chi la pensa e vive diversamente.

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