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Don Giussani. Il perfetto articolo di Battista coglie il cuore palpitante del fondatore di Cl

settembre 11, 2013 Luigi Amicone

Il giornalista del Corriere coglie il nocciolo della sfida del prete di Desio, la cui biografia esce oggi per Rizzoli. E mi sorge spontanea una domanda

Non ci dobbiamo perdere, per favore, il perfetto articolo di Pierluigi Battista nell’odierna edizione del Corriere della Sera, dedicato alla presentazione della biografia di don Luigi Giussani, autore Alberto Savorana, da oggi in libreria per i tipi della Rizzoli.

Battista che, come è noto, è una delle penne più acuminate del mondo del giornalismo e della cultura di stretta osservanza laica, ci dice – e ce lo dice con finezza di sensibilità umana e intelligenza rara di questi tempi- che nel profilo di quest’uomo c’è qualcosa di così singolare da rimanere abbagliati e, ancora oggi, a distanza di quasi dieci anni dalla sua morte, avvinti.

In tre passaggi folgoranti Battisti coglie il nocciolo della sfida che questo prete di Desio porta nel mondo, essendo che le sue idee e un certo modo di sentire il cristianesimo vivono, o possono vivere, anche adesso nei suoi amici e in chiunque sia aperto a considerare il suo pensiero e opera. Entrambi i fattori vengono colti da Battista con lucidità e simpatia esemplari. Ed ecco come, in due brevi schizzi, Battista abbozza il ritratto di Giussani.

1) capacità di giudizio che origina totalmente dalla fede investe la realtà totale, fin negli aspetti e momenti più minuti e frenetici. «Il ricordo si fissa sulla fermezza delle risposte di don Giussani in mezzo a quel frenetico luogo di transito continuo: sulla capacità di andare oltre il nocciolo essenziale delle questioni, al loro cuore “palpitante” per dirla con il Giussani ventiquattrenne. Come se veramente l’essenziale della sua vita e della sua fede, il cristianesimo come testimonianza di un Dio che si incarna, si fa uomo, poi muore e risorge, fosse una fiaccola capace da sola di rischiarare le cose».

2) «Questa biografia di Savorana, scritta con l’amore e la devozione del discepolo ma sorretta da una documentazione imponente che deve aver richiesto all’autore uno sforzo eccezionale nel corso degli anni, ci restituisce il percorso di un uomo nato a Desio, che ha camminato nel mondo ispirato alla fede di Cristo, che si è fatto prete, ma che non è riuscito a concepire il suo ruolo di sacerdote se non come impegno nel mondo, a contatto con i suoi discepoli».

Chiudo con una domanda che sorge spontanea: noi, suoi discepoli, stiamo vivendo così?

qui potete scaricare l’articolo di Battista su Giussani

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6 Commenti

  1. beppe says:

    ma volete mettere l’attrattiva di don COLMENGA?

  2. Simone says:

    Carissimo Direttore,
    trovo interessante la riflessione molto meno la sua domanda!
    Perché è una domanda falsa, che col cristianesimo ha poco a che vedere, visto che le ultime parole che Gesù dice a Pietro sono “Mi ami tu?” Non “sei in grado di amarti cm Me?”.
    Non credo che la preoccupazione del Giuss fosse racchiusa in questa domanda, anche perché è nella definizione stessa di “Avvenimento”,(parola che lei conosce molto bene), un fatto imprevisto e imprevedibile, l’evidenza che è una questione che spetta a Dio ! L’uomo non può far altro che domandare nella preghiera.
    L’importante è non andare lontano dal pezzo di corpo che ci ha fatto conoscere Gesù in carne ed ossa, che per noi si tratta del Movimento ,o anche se ci perdiamo ricordare che quel posto c’è e possiamo tornarci sempre.
    Un saluto
    Simone

    • vaiano98 says:

      ma se nel tempo pregando e chiedendo non si fa nemmeno un briciolo di cammino (vivere un po come lui, veder sbocciare la capacita di giudizio di cui parla Battista e in questo senso capisco la domanda del direttore) che senso ha stare attaccati al pezzo di corpo?? (a proposito viva la Chiesa tutta!!).

      Perché mai dovrei sentire false le mie domande e la mia preghiera quotidiana di poter vivere una vita cosi.

      Perché mai dovrei sentire “falso” il desiderio di essere perfetto, ?

      Perché mai dovrei sentire “falso” il Fac cor nostrum secundum Cor tuum

      ciao

  3. Simone says:

    Carissimo Direttore,
    trovo interessante la riflessione molto meno la sua domanda!
    Perché è una domanda falsa, che col cristianesimo ha poco a che vedere, visto che le ultime parole che Gesù dice a Pietro sono “Mi ami tu?” Non “sei in grado di amarti cm Me?”.
    Non credo che la preoccupazione del Giuss fosse racchiusa in questa domanda, anche perché è nella definizione stessa di “Avvenimento”,(parola che lei conosce molto bene), un fatto imprevisto e imprevedibile, l’evidenza che è una questione che spetta a Dio ! L’uomo non può far altro che domandare nella preghiera.
    L’importante è non andare lontano dal pezzo di corpo che ci ha fatto conoscere Gesù in carne ed ossa, che per noi si tratta del Movimento ,o anche se ci perdiamo ricordare che quel posto c’è e possiamo tornarci sempre.

  4. Andrea Pinato says:

    “noi, suoi discepoli, stiamo vivendo così?”

    Io no di sicuro, ma le persone buone lasciano sempre dei frutti buoni.

    E questi frutti buoni sono le persone che hanno accolto la sfida e hanno vissuto o vivono “veramente così”.

    Mi rimarranno sempre impresse le SDC comunitarie del CLU di Padova di Ettore S. i “gruppetti” di Paolo T., le testimonianze di Enzo Piccinini, le opere di Mario D. e molti volti amici che mi hanno accompagnato nel cammino degli studi universitari e nei primi anni lavorativi.

    Ciò che mi colpiva allora e mi sorprende ancor oggi nel ricordarli era la totale unità della loro vita, ovvero che qualsiasi azione, giudizio aveva una origine ed un riferimento chiaro.

    E’ quello che nell’articolo si cita come

    ” capacità di giudizio che origina totalmente dalla fede investe la realtà totale, fin negli aspetti e momenti più minuti e frenetici”.

    E, al contempo, non davano mai l’impressione di cedere al moralismo o al paternalismo: avevano un giudizio chiaro sulle cose della vita, ma non giudicavano le persone.

    Quindi, la risposta è: alcuni, indubitabilmente, SI! e molto probabilmente molti più di quelli che pensiamo.

    Saluti, Andrea.

    P.S: ehm… …sembra più una domanda rivolta a se stesso e non credo di averla capita fino in fondo; quasi che l’interrogativo celi una sfiducia sul fatto che Giussani, in modo a volte chiaro, a volte misterioso, abbia lasciato il segno sulle persone che direttamente o indirettamente ha incontrato.

  5. Nicola says:

    Caro direttore,

    la sua è una domanda personale, che muove l’autocoscienza di ogni singolo, quindi non esiste un noi ma un io. Tanti io attratti da un CARISMA ( Giussani Carròn),che crea un popolo.

    La domanda quindi è io faccio parte di questo popolo?

    Grazie

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