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Don Francesco Ventorino: «Il Verbo si è fatto carne qui»

febbraio 29, 2012 Francesco Ventorino

«In Terra Santa si giocano in modo emblematico le sorti dell’umanità. Una soluzione politica va certo individuata, e con urgenza; ma se non fosse informata dalla carità per la persona, si risolverebbe in una ulteriore ingiustizia, persino più grande di quella che pretende sanare». Pubblichiamo l’articolo di don Francesco Ventorino che appare oggi sull’Osservatore Romano.

 

Pubblichiamo l’articolo di don Francesco Ventorino (“La minoranza cristiana in Terra Santa. Tutto dal niente”) che appare oggi sulla prima pagina dell’Osservatore Romano.

Ancora una volta sono stato in Terra Santa, alla guida di un piccolo popolo cristiano. L’impressione più forte che si ha in quei luoghi deriva dal metodo di Dio, che fa tutto dal niente. Una targa di nessun conto è deposta sui resti di una casa, in realtà una grotta; eppure si tratta, secondo gli archeologi, della dimora della Madonna. In apparenza, insignificante. Verbum caro hic factum est («il Verbo si è fatto carne qui»).

Nella povertà assoluta di quel luogo l’umiltà di una ragazza ebrea, che nutriva la coscienza del proprio niente, ha accolto colui al quale tutto è possibile. È così che Maria è divenuta l’inizio della creazione nuova, operata da suo figlio Gesù, vero uomo e vero Dio. I veri protagonisti della storia sono segnati dalla coscienza della propria pochezza; e dalla fiducia nell’onnipotenza di Dio.

Questo sentore di un’abissale sproporzione si rinnova quando si incontra la comunità cristiana che oggi vive in quella terra; una comunità esigua rispetto alla intera popolazione di Israele e dei Territori palestinesi. Una sparuta minoranza, i cristiani. Eppure, essi custodiscono la verità sull’uomo e sulla storia, e quindi sul destino ultimo della loro patria. Il cristianesimo, infatti, là più che altrove, risulta il luogo nel quale l’umano è esaltato nella sua totalità.

In opposizione a questo modo di fare di Dio si erge nella storia il potere. Che ride di coloro che vogliono vivere sino in fondo della fede cristiana; e al tempo stesso teme soprattutto quel tipo d’uomo. E si sforza di addomesticarlo.

Proprio in Terra Santa si giocano in modo emblematico le sorti dell’umanità. Là si fa radicale l’alternativa tra la carità e la logica del mondo. I cristiani edificano scuole e ospedali, e vi accolgono tutti; hanno fatto persino una università a Betlemme dove la maggioranza degli studenti sono musulmani. Si aiutano, inoltre, fra di loro nell’affrontare il problema della casa e del lavoro, divenendo così un paradigma di quella che potrebbe essere l’intera società. Coloro che cercano invece con la violenza e l’astuzia la soluzione di una drammatica contraddizione tra popoli diversi, in questo modo non fanno che perpetuarla.

Una soluzione politica va certo individuata, e con urgenza; ma se non fosse informata dalla carità per la persona, si risolverebbe in una ulteriore ingiustizia, persino più grande di quella che pretende sanare.

Pur afflitte da divisioni secolari, le confessioni cristiane costituiscono dunque un punto di riferimento indispensabile per l’intera società israeliana e palestinese. La scarsità dei suoi testimoni non toglie nulla alla presenza di Cristo; anzi, il Signore agisce proprio attraverso quei suoi strumenti così dimessi, con cui percuote e richiama ogni uomo.

Dalla Terra Santa i cristiani ritornano con una comprensione migliore del mistero della Chiesa, sacramento di salvezza per tutti gli uomini e con un avvertimento più acuto della propria responsabilità nella storia, responsabilità che non può essere schivata in nome della propria debolezza. Dio ci fa capaci di portarla, lui che fa tutto dal niente.

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