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Di nuovo a rischio i fondi per le scuole paritarie. La loro chiusura «costerebbe caro al nostro Paese»

ottobre 13, 2014 Matteo Rigamonti

Un cavillo burocratico rischia di far saltare 120 milioni, pari a un quinto dei fondi destinati alle scuole paritarie per il 2014. Presentati quattro emendamenti per evitare l’«emergenza sociale». Intervista all’onorevole Simonetta Rubinato (Pd)

C’è una tagliola in Parlamento in cui rischiano di rimanere intrappolati almeno 120 milioni di euro destinati alle scuole paritarie. Un quinto della misera cifra di 530 milioni di euro che ricevono ogni anno dallo Stato italiano, che destina alle paritarie solo l’1 per cento di quello che spende per l’istruzione pubblica. È una trappola che, se dovesse scattare, rischierebbe di «costare assai cara al nostro Paese», spiega a tempi.it l’onorevole Simonetta Rubinato, deputata veneta del Pd, firmataria di quattro emendamenti insieme a Gian Luigi Gigli di Per L’Italia, che ora stanno provando a disinnescarla. Perché il costo di una simile sforbiciata significherebbe la morte per «asfissia di tante scuole paritarie, soprattutto tra le materne», prosegue Rubinato, che in tutta Italia ospitano «circa 600 mila studenti, di cui 90 mila solo in Veneto», e danno da lavorare a «45 mila insegnanti di cui 9 mila in Veneto».

Sarebbe un duro colpo per le paritarie?
Ci troveremmo di fronte a una vera e propria emergenza sociale. Non solo per le paritarie, che, vale la pena ricordarlo, fanno parte a pieno diritto del sistema dell’istruzione pubblica, ma per l’intera collettività. È noto quanto fanno risparmiare allo Stato, ma c’è di più. Per ogni paritaria che dovesse chiudere, lo Stato dovrebbe farsi carico di costruire nuove scuole statali, che oggi non ci sono, con nuovi docenti per accogliere gli studenti che rimarrebbero senza, spendendo, però, più di quello che avrebbe potuto fare mantenendo semplicemente invariata la quota di fondi ad esse destinati.

Perché si rischia un taglio di 120 milioni?
Non si tratta già di un vero e proprio taglio. Occorre spiegare. Degli oltre 500 milioni di euro circa che ogni anno sono destinati alle paritarie, quasi 300 passano attraverso il Miur che li destina direttamente agli uffici scolastici regionali. Mentre la quota rimanente del fondo era stati assicurata nella legge di stabilità 2014 (la numero 147/2013), che prevedeva uno stanziamento di 220 milioni, di cui 100 con il beneficio dell’esclusione dal patto di stabilità, per aiutare le regioni a far fronte alle spese, in un momento di evidenti ristrettezze economiche e di bilancio per lo Stato e gli enti locali.

Poi cosa è successo?
Alla conferenza Stato-regioni del 29 maggio 2014 è stato votato l’articolo 42 del decreto legge numero 133/2014, il cosiddetto “Sblocca Italia”, che prevede una sostanziale modifica di quanto inizialmente previsto dalla Legge di stabilità 2014. Questa nuova norma prevede che le regioni non subiranno sanzioni purché eroghino appena 100 milioni dei 220 stanziati. Con l’effetto, però, che le regioni potranno conseguire i risparmi richiesti dalla manovra a valere proprio sulla riduzione delle erogazioni in favore delle scuole paritarie, per un ammontare fino a 120 milioni di euro, senza subire alcuna penalizzazione.

In pratica sono spariti 120 milioni e non c’è più la garanzia che questi vengano assegnati alle scuole. Giusto?
Esatto, ed è proprio per questo che presenteremo quattro emendamenti alla Camera per chiedere di sopprimere il comma in questione dell’articolo 42 e non recepire così l’intesa Stato-regioni del 29 maggio che penalizza in particolare la scuola, sia paritaria che non. Altrimenti chiederemo di evitare la compressione della voce di spesa per le scuole paritarie, sostituendo nell’articolo 42 al comma 1 le parole «100 milioni» con «220 milioni». In tal modo le Regioni dovrebbero necessariamente comprimere altre voci di spesa per conseguire i risparmi richiesti.

Sorprende che proprio nei giorni del confronto pubblico sulla Buona Scuola ci sia il rischio di un duro colpo alle paritarie.
Il Paese è in piena emergenza finanziaria e si è raschiato il fondo del barile. Le priorità, inoltre, sono tantissime e di diversa natura: basti pensare, per esempio, agli ammortizzatori sociali o al dissesto idrogeolico per capire come non sia affatto semplice scegliere da dove partire. Però dobbiamo farlo. E le posso assicurare che in Parlamento diversi colleghi sono molto sensibili al tema della scuola.

Perché partire proprio dalla scuola?
Perché un mancato investimento oggi non rappresenta solo una scelta antieconomica e miope della politica, ma un costo salatissimo domani, e non solo in termini contabili ma anche di capitale umano. Penso in particolar modo agli asili del Veneto e a quelli della Lombardia, ma anche agli asili comunali dell’Emilia-Romagna. E non si tratta “solo” di una questione di soldi, ma di un patrimonio enorme lasciato dalle comunità che ci hanno preceduto, che rischia, però, di andare perduto. Noi vogliamo scongiurarlo.

Ce la farete?
La legge italiana riconosce piena dignità alla scuola pubblica statale e paritaria, un concetto ripetuto anche all’interno della Buona Scuola. Le assicuro che non si tratta affatto di una svolta culturale da poco, ma c’è da lavorare. Il governo è sensibile al tema delle paritarie, come hanno confermato proprio le scuole che i suoi esponenti sono andati a incontrare in questo inizio d’anno. Dobbiamo impegnarci per scongiurare che la scuola pubblica in Italia possa scomparire oppure diventare una scuola solo per ricchi. La libertà di scelta va garantita come nella laicissima Francia e come in questo Paese avviene già per la sanità.

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7 Commenti

  1. LaOltreInCao scrive:

    L’importanza di una realtà la si arriva a capire “sicuramente” quando la realtà non c’é più. C’é un unico modo di far capire la faccenda… ai veri “capi” dell’Italia (i burocrati), ai quattro politicanti e sfaccendati (che ci ritroviamo nelle istituzioni) e ai relativi sostenitori in giro per il Paese (per i quali la scuola é solo uno dei grimaldelli per attuare il proprio pensiero unico dominante e accentratore). Dopo di che si passerà alla fase successiva… maturare la convinzione che le tasse (almeno quelle indirette), oltre che per mancanza di soldi, bisognerebbe cominciare a non pagarle anche per altri motivi meno prosaici.

  2. Controcorrente scrive:

    Siamo alle solite, solo il buono scuola simbolo di sussidiarietà e di libertà di scelta puo risolvere la situazione, ma nessuno vuole o fa finta di non capire.

  3. Chris scrive:

    no, è il finanziamento alle scuole paritare che costa caro ai cittadini italiani.

    • Toni scrive:

      Chirs , arrivi per sparare una min….iata . I cittadini non vogliono che ti preoccupi per loro. Già sanno le cose da centri sociali che escono dalla tua cava … prati verdi da coltivare (sì.. hai capito) , trafori da impedire, varianti del valico da ostacolare, espropri proletari. Robaccia.

    • beppe scrive:

      chris, ma non ti vergogni? stai dicendo una falsità enorme sapendo di dirla. fai schifo e non pena.

  4. mariobon489 scrive:

    Caro CHRIS, permetti che ti spieghi due cosette. La scuola paritaria, che è scuola statale a tutti gli effetti, può esse confessionale, cioè gestita da un Ordine Religioso, oppure gestita da laici. Lo Stato spende, per i finanziamenti alle paritarie, circa 530 milioni di € , cioè meno dell’1% di quanto spende complessivamente (570 MILIARDI) per il capitolo istruzione. Solo uno sprovveduto (o in mala fede) come te può affermare che le paritarie costano care al contribuente. E’ vero l’esatto contrario in quanto se le paritarie venissero a mancare, la massa di studenti che le frequentano (circa 1.100.000) si riverserebbero inevitabilmente sulla pubblica, mandando in tilt il sistema. Lo Stato infatti dovrebbe trovare, dall’oggi al domani, per quel 1.100.000 studenti, aule, docenti, e finanziamenti adeguati al numero. Lo capisci adesso che hai detto una grande fesseria? Lo Stato, anziché far tribolare le paritarie con quei quattro soldi, dovrebbe aumentare i finanziamenti in maniera consistente e concedere alle famiglie sgravi fiscali sulle rette. La vera, liberale rivoluzione nella scuola sarebbe l’istituzione del “buono scuola”, che permetterebbe a tutte le famiglie di poter scegliere, in piena libertà, il tipo di scuola da far frequentare ai propri figli, a completa attuazione dello spirito del dettato costituzionale.

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