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Dario Fo odia i ciellini? Quando insultò don Giussani nel giorno della morte

febbraio 23, 2012 Redazione

A Varese, facendo marcia indietro rispetto a quanto promesso, Fo nega ai volontari del “Banco nonsolopane onlus” di dare l’avviso per la raccolta per i poveri: «Loro mi hanno sempre boicottato». Non è la prima volta che cambia idea. Quando morì il fondatore di Cl, prima dettò un’agenzia di cordoglio, poi smentì tutto e lo insultò.

Dario Fo non ha consentito ai ciellini di raccogliere fondi per il banco alimentare. È successo sabato sera al teatro Apollonio di Varese dove il celebre Dario ha messo in scena il suo Mistero buffo. Nel foyer un gruppo di volontari cattolici di “Banco nonsolopane onlus” si erano radunati per raccogliere fondi per una campagna in favore dei poveri. 

Il responsabile dell’iniziativa, Angelo Micale, pur sapendo dell’ostilità di Fo a Cl, è riuscito a entrare in camerino per spiegare all’artista il senso dell’iniziativa. «Lo so che siamo su posizioni diverse – ha detto Micale – per questo gli ho detto che ero di Comunione e Liberazione. Non me ne vergogno. Sono orgoglioso dell’incontro che ho fatto nella mia vita e non volevo nasconderlo. Abbiamo discusso un po’. È stato sincero anche lui nell’espormi le sue critiche. Ma eravamo rimasti che alla fine del primo tempo mi sarei recato sotto il palco e mi avrebbero fatto salire per il mio annuncio». 

«La richiesta – ha spiegato il Corriere della Sera edizione Milano – viene fatta anche in virtù di un accordo con il teatro di Varese, che ogni anno sostiene una diversa associazione benefica: chiede agli artisti più sensibili di fare un annuncio o dare spazio sul palco alle onlus. La scorsa stagione era toccato a un’organizzazione che si occupa dell’Africa».

Ma la storia non ha un lieto fine. «Il direttore del teatro mi ha avvisato che aveva parlato con l’attore – è la versione di Micale (confermata dal teatro) – in sostanza Dario Fo gli ha riferito che preferiva non dare spazio a un’associazione legata a Cl, anche perché forse il suo pubblico di sinistra non avrebbe capito».
Al termine dello spettacolo, l’associazione ha raccolto solo 15 euro. La settimana prima, con l’annuncio, ne aveva presi 270. «Mi è dispiaciuto ma non mi arrabbio – ha detto Micale – certe divisioni pesano ancora. Quando verrà Paolo Rossi, ad esempio, so già che non mi potrò nemmeno avvicinare al camerino». 

C’è da stupirsi di questo atteggiamento di Fo? Purtroppo no. Qui sotto potete leggere le due agenzie che il Nobel dettò in occasione della morte di Giussani. Alla prima («Era una personalità straordinaria») il giullare fece seguire una rapida quanto scomposta smentita («ha esasperato la passione religiosa»).

Milano, 22 feb. (Adnkronos) – “Era una personalità straordinaria”. Così l’attore milanese Dario Fo commenta la scomparsa di Don Giussani, con il quale aveva in cantiere un progetto da proporre nelle scuole per coinvolgere i ragazzi. “Eravamo spesso in contatto –spiega Fo all’ADNKRONOS- mi dispiace tanto, davvero, sono senza parole. Ora proseguirò da solo il progetto che avevamo in mente”.

DON GIUSSANI: DARIO FO, HA ESASPERATO LA PASSIONE RELIGIOSA/RPT
‘NON E’ STATO UOMO DI DIALETTICA NE’ DI APERTURA’
(VERSIONE CON TITOLO E TESTO CORRETTI)
Milano, 22 feb. (Adnkronos) – “Ha esasperato una fede al limite del fanatismo religioso”. Questo il reale commento del premio nobel Dario Fo su Don Giussani. L’attore chiede scusa per essersi confuso, nel precedente commento, con un’altra persona quando lo ha definito “una persona straordinaria” e spiega cosa pensa del fondatore di Cl.
“Non è stato un uomo di dialettica, né di apertura. Riconosco che sia stato un punto di raccolta straordinario per tutto il movimento ma non sono d’accordo sul piano delle sue idee”. Fo critica il “programma politico” che Don Giussani ha portato avanti poiché “è un modo di concepire il legame con le persone collegato alla Dc in maniera esasperata”.

AGGIORNAMENTO: Ieri Dario Fo è tornato sulla vicenda. Riportiamo l’agenzia.
Roma, 21 feb. (Adnkronos) – “Non ho fatto pubblicita’ a Comunione e Liberazione perche’ mi ha boicottato duramente. Non ne voglio sapere di avere rapporti con loro. In parecchie piazze sono stato rifiutato come attore, come interprete e capocomico”. Cosi’ il premio Nobel Dario Fo commenta, con l’Adnkronos, il suo rifiuto di fare pubblicita’, sabato sera al teatro Apollonio di Varese, ad un gruppo di volontari cattolici di Comunione e Liberazione, che raccoglieva fondi per la campagna ‘Banco nonsolopane onlus’, a favore dei non abbienti. Il Nobel, impegnato sul palco del teatro lombardo nel suo spettacolo ‘Mistero buffo’, non ha annunciato l’iniziativa alla fine dello spettacolo per sollecitare le donazioni da parte del pubblico. Richiesta, questa, che gli era stata fatta da un volontario. “Non volevo fare pubblicita’ -spiega Fo- ad un gruppo come Cl. La carita’ viene spesso usata per farsi della pubblicita’ particolare e spesso politica. E poi il volontario -racconta Fo- mi ha fatto capire che era di Cl alla fine del nostro colloquio. Non e’ stata una bella esperienza”. In ogni caso, aggiunge Fo, “non voglio fare da portavoce ad un gruppo come quello, di cui ho peraltro delle memorie orrende. A Padova -ricorda il Nobel- Cl aveva in mano il teatro cittadino. E, per dieci anni, non mi e’ stato permesso di lavorare li’. Ho avuto per tanto tempo dei rapporti pessimi con Comunione e Liberazione. E sono stato boicottato duramente. Non ne voglio sapere di avere rapporti con loro. Ricordo che, in parecchie piazze -ribadisce con forza Fo- sono stato rifiutato perche’ la penso diversamente da loro. Sono stati loro ad aver aperto la diatriba fin dall’inizio della loro attivita’ quando giravo per le piazze. Insomma, sono stato gravemente danneggiato per anni”, conclude il Nobel. (Crm/Col/Adnkronos)
21-FEB-12 15:14

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3 Commenti

  1. Mappo scrive:

    Ma alla fine anche il compagno camerata Dario Fo dovrà presentarsi davanti al Padreterno. In quell’occasione di sicuro non ci saranno comunicati di smentita

  2. Cesare Barbadoro scrive:

    Negli anni 60, allora giovane ventenne con il desiderio di conoscenza per tutto ciò che attiene al sapere, che spazia dall’arte fino alla scienza e alla tecnica, che in quegli anni si concretizzava con la storica conquista spaziale e lunare, scoprivo anche la bellezza del teatro, più della letteratura, perché attratto da immediate forme di comunicazione come la musica e il cinematografo in quanto capaci di trasmettere emozioni, tuttora indelebili, come quelle suscitate in quei tempi, dai film di Ingmar Bergman. La satira non la conoscevo. Ero convinto che fosse l’Arte di evidenziare e ridicolizzare difetti e debolezze al fine di correggerli; una specie di moralismo più basso ma divertente.
    In quell’epoca, attirato dal simpatico umor di Dario Fo, andai a vedere una sua opera in un teatro milanese. Erano gli anni del caso Feltrinelli e Pinelli. All’ingresso in sala, e dopo aver pagato il caro biglietto per le mie povere tasche d’operaio, ero perquisito da persone che avevano il compito di verificare il possesso d’armi! Nell’opera, Dario Fo, esprimeva con eloquenza non comune, ricca d’inventiva e del suo personale talento comico, un’acuta e feroce satira politica. Alla fine dello spettacolo non me la sentii di applaudire. Ho sempre detestato scimmiottare anche a costo di apparire antipatico. Ricordo bene che rimasi seduto in silenzio mentre, in piedi, tutto il pubblico applaudiva per quanto si era deliziato e pareva folgorato come se avesse improvvisamente scoperto una illuminante e granitica verità evangelica. Il mio comportamento era sincero e, coerente con me stesso, civilmente manifestavo la delusione per lo spettacolo rimanendo seduto senza applaudire. Ma mi sentii a disagio nello scoprire di sentirmi osservato e colsi, negli occhi delle persone intorno a me in piedi plaudenti, un’avversione mal celata che mi faceva sentire in colpa, ostile, nemico loro, fino a percepire odio per la mia eloquente passività. Provai paura! Quella sera scoprii anche la potenza della ribalta che, oltre ad essere capace di far vivere profonde emozioni che elevano l’anima come le alte e sublimi opere della letteratura e della poesia, mi si rivelava un potente mezzo di divulgazione di pensieri meno nobili, bassi e sleali. Nel suo spettacolo si accusavano personaggi della destra e del centro politico di allora, con a capo Amintore Fanfani, essere i mandanti della morte di Feltrinelli, si accusava la Magistratura e la Polizia di Stato di complicità in questo disegno, si accusava il Commissario Calabresi d’essere responsabile della morte dell’anarchico Pinelli e si descriveva, con dovizia di particolari utili alla sua “verve” e fantasia comica, le circostanze, il modo dell’esecuzione e la messa in scena del falso suicidio! Ero deluso per la slealtà delle sue infamanti accuse a persone, in quel momento non presenti, e per l’uso vantaggioso che la popolarità gli dava per propagandare i suoi teoremi politici. Più che deluso ero allarmato. In quel clima temevo le certezze, le certezze della sinistra sessantottina contrapposte a quelle della destra violenta.
    Dopo non molto si realizzò ciò che arroganza, odio politico, fanatismo, intolleranza e ignoranza avevano seminato: l’omicidio Calabresi, il terrorismo nero, le Brigate Rosse, il delitto Moro e i tanti atti di violenza della destra e della sinistra che il nostro tempo ha potuto, ha dovuto dolorosamente conoscere come nefasto.
    Ciò che tuttora sorprende è che quella sinistra violenta, non è nata nella classe povera del mondo operaio delle fabbriche, la storica e la più motivata, ma in ambienti dei ceti medi e benestanti, generata e voluta dall’allora nuova sinistra sessantottina, quella esclusiva ed intellettuale delle università: dal Movimento Studentesco ai gruppi di Lotta Continua ecc.. In quella sinistra “d’elite” che la sera si divertiva alla satira politica di Dario Fo. E che venne poi premiato con il Nobel per insigni meriti letterali!

    Cesare Barbadoro

  3. JP scrive:

    Che miseria….tutto questo can-can solo per farsi bello con i suoi compagnucci di merende tirandosela pure da martire… d’altronde le capriole erano la sua specialità già ai tempi di Salò…

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