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Daniel, violato da un prete. Grandiosa storia di male che diventa il suo contrario

febbraio 20, 2017 Renato Farina

Scrive il Papa: «Testimonianze come la sua aprono la strada alla grazia della riconciliazione, e aiutano i pedofili a prendere coscienza delle terribili conseguenze dei loro atti»

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Lultima parola scritta sette giorni fa da Boris Godunov è stata perdono. È un po’ che torna sul tema. Forse perché ha molto da farsi perdonare e non riesce a credere che davvero il perdono esista, sia più forte del male commesso. Dico e scrivo che è vero, ma è una follia. Esempio: la pedofilia. Come si fa a perdonare? Se la Chiesa dicesse che perdona sarebbe travolta dalle cascate del Niagara delle accuse. E allora?

Boris sa molto bene come lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, con atti immondi perpetrati da sacerdoti e vescovi, sia tuttora usato da chi se ne frega dei bambini feriti, ma usa il male per renderlo parte di una strategia diabolica. Boris ha notizie, da bravo hacker russo, di un disegno covato in ambienti massonici americani e ordito con mano sicura in agenzie federali. Il tutto per demolire la Rocca (Eliot), l’unico posto dove è promessa da Dio la pienezza dell’amore senza fine per i più piccoli. «Sugli spalti delle tue mura ho posto come presidio la salvezza», dice la Bibbia. Si trattava allora di minare persino il soglio di Pietro. Sono ancora arciconvinto di questa strategia maligna. Ho avuto evidenze di come talune accuse corali contro sacerdoti siano state manipolate e abbiano determinato condanne ingiuste.

Però in questi giorni Boris ha avuto il cuore spezzato. Ha un cuore piccolo, Boris, minuscolo, ma la freccia scagliata da Daniel Pittet lo ha centrato in pieno. Questo signore, di 57 anni, svizzero di Friburgo, è stato stuprato a 8 anni, per 4 anni, da un sacerdote gioviale, simpatico, alla mano. Era chierichetto con i capelli lunghi, preda perfetta: il padre se n’era andato dopo aver pugnalato la madre mentre aspettava lui, Daniel. Daniel ha raccontato in un libro la sua vicenda. Ma la sua vicenda non finisce con l’abuso, ma con il perdono. Un perdono toto corde, assoluto, senza rancore. Un perdono totale non vuol dire fuga dalla responsabilità della denuncia. Nel suo libro chiede alla Chiesa di non mentire più, di non cercare di occultare l’odiosità del male per sopire lo scandalo.

Papa Francesco ha scritto la prefazione del libro. L’ha meritoriamente pubblicata Repubblica. Francesco piange con la vittima, ma la cosa che più stritola lui e noi non è lo schifo della malvagità (che bisogna dire in questo caso è “una malattia”, ma questo non nega che esista la libertà di dire di no, di lasciarsi curare, di fuggire dai luoghi dove si possa depredare l’innocenza), ma l’impossibile realtà del perdono, che invece c’è. C’è!

Quando ha visto Daniel nel 2015, il Papa non sapeva fosse stato violato da un prete, ma la sua testimonianza di missionario in un libro lo aveva colpito, e gli ha chiesto in quale mare ricco pescasse questa forza. Nel perdono del male subìto! Il male suo malgrado diventa il suo contrario. Così persino il disegno perverso di sporcare la Chiesa per ucciderla, rivela che la Chiesa è davvero sporca, una vecchia storia. Ma è il luogo dove il male, non per meriti suoi, ma di Cristo e di Sua Madre, viene annichilito.

Le ferite di Cristo risorto
Scrive il Papa: «Il bambino ferito è oggi un uomo in piedi, fragile ma in piedi. Sono molto colpito dalle sue parole: “Molte persone non riescono a capire che io non lo odii. L’ho perdonato e ho costruito la mia vita su quel perdono”. Ringrazio Daniel perché le testimonianze come la sua abbattono il muro di silenzio che soffocava gli scandali e le sofferenze, fanno luce su una terribile zona d’ombra nella vita della Chiesa. Aprono la strada a una giusta riparazione e alla grazia della riconciliazione, e aiutano anche i pedofili a prendere coscienza delle terribili conseguenze delle loro azioni. Prego per Daniel e per tutti coloro che, come lui, sono stati feriti nella loro innocenza, perché Dio li risollevi e li guarisca, e dia a noi tutti il suo perdono e la sua misericordia».
Severità assoluta e perdono assoluto. A Boris viene in mente quando Gesù risorto si palesò: non aveva cancellato le ferite, specie quella nel costato, sotto cui c’è il cuore, ferito e risorto.

Foto Ansa

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