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«Da domani solo capitali in regola. Ma il segreto bancario non si tocca»

marzo 26, 2012 Massimo Giardina

Il direttore dell’Associazione bancaria del Canton Ticino, Franco Citterio: «Due anni fa abbiamo deciso di orientarci verso clienti che non abbiano problemi con il loro fisco. Con la Germania e il Regno Unito stiamo per raggiungere un accordo per la regolarizzazione dei capitali evasi nel passato e la stessa cosa potrebbe succedere con l’Italia».

Pubblichiamo l’intervista pubblicata sul numero 11/2012 di Tempi

Le banche svizzere sono da sempre viste con un contorno di mistero, una carboneria del contante dove tutto vale e tutto si può fare per coloro che decidono di evadere il fisco e dormire sonni tranquilli. A quanto pare le cose stanno cambiando. Tempi ha incontrato il direttore dell’Associazione bancaria del Canton Ticino, Franco Citterio, che spiega: «Circa due anni fa abbiamo deciso di orientarci verso i clienti con le carte in regola nei confronti del proprio fisco. Non vogliamo più avere a che fare con situazioni problematiche. Tale riorientamento sta già avendo luogo, anche se non a 180 gradi. È infatti impossibile pensare di abbandonare anche ciò che non ci piace nel breve periodo».

Come opererete in tal senso?
Con la Germania e il Regno Unito ci sono buone probabilità che vengano approvati dai rispettivi parlamenti accordi per la regolarizzazione dei capitali evasi nel passato attraverso la fissazione di un’aliquota che funga da scudo fiscale. I redditi futuri generati da questi capitali saranno tassati in base alla regolamentazione dello Stato di residenza del cliente. In pratica la banca fa da sostituto d’imposta nel mantenimento del segreto bancario. Se il cliente vorrà tornare nel suo paese d’origine lo potrà fare senza problemi. 

Ha parlato di aliquote di regolarizzazione. In questi giorni si sono viste svariate ipotesi. Qual è la vostra proposta?
Sulla questione aliquote bisogna fare un po’ di attenzione. Per il caso Germania si parla di percentuali di “bonifica” dei capitali comprese tra il 19 e il 26 per cento. C’è una formula complessa che comprende molti elementi: la tipologia di capitale, l’ammontare degli importi, i periodi di prescrizione, eccetera. La nostra intenzione è di prendere la formula usata in Germania e proporla per tutta l’Europa. Per l’Italia, utilizzando la medesima tipologia di calcolo, l’aliquota da applicare per regolarizzare il capitale evaso sarebbe compresa in un ventaglio tra l’8 e il 12 per cento.

Perché questa differenza rispetto alla Germania?
In Germania si applicano aliquote finanziarie più alte e anche i periodi di prescrizione per i reati di evasione sono differenti.

Su che base di capitale avverrà il calcolo?
Si farà una fotografia in una certa data, per poi controllare la situazione patrimoniale degli ultimi dieci anni. In base al risultato del capitale cumulato si calcolerà la percentuale da applicare. Pagando questa penale il cliente sarà in regola con il proprio fisco nel mantenimento del segreto bancario.

Secondo lei l’Italia accetterà?
Sarà il risultato di un negoziato. Tutto andrà parametrato alla necessità dello Stato italiano di incassare fondi e alla situazione politica; capisco che proporre al Parlamento una soluzione all’8 per cento farà nascere un acceso dibattito tra i partiti. Ma con una media del 10 per cento il flusso di cassa in ingresso si aggirerebbe intorno ai 20 miliardi di euro.

E se un cliente decidesse di uscire dalla Svizzera senza accettare la regolarizzazione dei capitali?
Quando si raggiungono questi accordi, si sceglie una data anteriore di riferimento. Se i parlamenti si accordassero oggi, si prenderebbe come riferimento il 31 dicembre 2010 onde evitare movimenti speculativi. Mutuando il modello usato con
la Germania il cliente avrebbe una scelta: rimanere in Svizzera e regolarizzarsi o muoversi da altre parti. Un cliente perso per noi è anche un introito in meno per il suo paese di residenza. In questo gioca molto il problema dell’aliquota, che non può essere né troppo alta né troppo bassa.

Cosa succede se il cliente si sposta in altri paradisi fiscali?
Se il cliente non esiste più non succede nulla, continuerà a essere un evasore. Noi diamo la possibilità di regolarizzarsi e mantenere la segretezza bancaria. Se il cliente non accetta si prende le sue responsabilità nei confronti dell’Agenzia delle entrate.

Twitter: @giardser

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