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«Crozza è un professionista della risata, non un ladro di battute su Twitter»

febbraio 10, 2012 Carlo Candiani

Federico Taddia, autore del comico genovese, spiega a tempi.it cosa si nasconde dietro la polemica scoppiata sui giornali: «Se uno spettatore ascolta una battuta dal panettiere e poi la sente a Ballarò non ci fa caso, ma se legge una frase simile su Twitter grida allo scandalo»

«Non ci sentiamo ladri di battute, né pensiamo di cospargerci il capo di cenere, in questo caso “di neve”, dato che questo era il tema del monologo di Crozza sotto accusa». A parlare a tempi.it Federico Taddia, che collabora ai testi del comico ed è uno degli autori di Rosario Fiorello. Maurizio Crozza e il suo gruppo autorale sono al centro di una polemica per alcune battute che il comico, nel suo consueto intervento a Ballarò, avrebbe “rubato” da Twitter. «La categoria dei comici e di noi autori va difesa oltre la vicenda contingente. Il tema della neve a Roma in questi giorni ha scatenato la rete ma anche i tassisti, la gente in piazza, le discussioni in famiglia, a scuola. È sempre stato un gioco fare battute sull’attualità. Quando persone che di mestiere fanno ridere s’incontrano, è normale che facciano dell’umorismo simile a quello di altre migliaia di persone, non hanno di certo bisogno di copiare da Twitter».

L’uso sempre più compulsivo di Twitter non pone problemi di copyright, sviluppando una certa megalomania in chi lo usa?
Si posta su Twitter perché si spera di essere letti, di diventare opinionisti trendy. Si scrive nella costante speranza di essere “ritwittati”, diventa una sorta di riconoscimento del valore, una gara per aumentare la popolarità. Non so quanto possa definirsi una questione di copyright e non penso che sia possibile dimostrare che la battuta che scrivi l’hai sentita da altri. Crozza ha subìto una forma di accanimento fine a se stesso, una sorta di difesa della purezza della rete, come se fosse la verità. La rete è un pezzo di realtà più furbo, perché è più veloce in cui puoi esporti meno, più diretto, filtrato solo dal computer, risolve frustrazioni personali e ti dà soddisfazioni che non puoi avere altrove.

Twitter come appagatore del proprio ego?
Ritornando al caso di Maurizio Crozza: se uno spettatore ascolta una battuta dal panettiere e poi la sente a Ballarò non ci fa caso, ma se la stessa frase la legge su Twitter allora automaticamente la etichetta come copiata. Non so se si possa parlare di megalomania, di certo è una concezione un po’ bizzarra della realtà, del concetto di autore e di copyright.

In passato nella sua trasmissione Screensaver si è occupato anche di giovani e nuove tecnologie. Con quali accorgimenti avvicinerebbe i ragazzi alla rete?
È un argomento piuttosto complesso. Navigare su Internet e usare i social network sono due cose molto diverse. Spesso partecipo a incontri con adolescenti per spiegare loro cos’è il web e come usarlo al meglio. Per loro la differenza tra vita reale e vita virtuale è estremamente labile.

È come se usassimo queste nuove tecnologie e non fossimo pronti?
Forse è una cosa più grande di noi, una condivisione continua d’informazioni che facciamo nel modo corretto. Non ci hanno educato a fare discernimento, a scegliere e capire: non sappiamo dov’è il cazzeggio, il divertimento, l’informazione e la frustrazione. Alla fine ci rassegnamo a un appiattimento verso il basso.

Quindi la polemica su Maurizio Crozza parte dalla concezione dittatoriale dell’uso di Twitter.
Quando lavori sull’attualità è normale che girino battute e freddure sugli argomenti caldi. È capitato sia con Crozza sia con Fiorello di scrivere qualcosa e di sentirlo dire da altro comico. La soluzione in quel caso è filtrare, eliminare, abbiamo un’attenzione smisurata per questo aspetto. Per questo non accetto chi accusa gli autori e i comici di copiare, mi sembra un gioco al massacro fine a se stesso.

È un’occasione anche per voi di ripensare alla comunicazione della satira.
La Rete non bisogna né ignorarla, né pensare che sia tutto nella vita, anche nello spettacolo. L’arte è un’altra cosa, non bastano centoquaranta caratteri su un social network per diventare artista e fare spettacolo. Poi, come ben sappiamo, in Italia siamo tutti allenatori di calcio, comici, registi. La verità è che ognuno di noi ha in canna la battuta della vita, però è una! Quando invece devi far ridere per mestiere e di battute devi sfornarne mille all’anno, allora entra in campo la professionalità. 

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