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Cristiani perseguitati «anche in Occidente». E «in nome della tolleranza»

maggio 20, 2015 Redazione

Seconda conferenza internazionale all’Osce sui crimini contro i cristiani. Così la delegazione cattolica ha fatto notare che l’odio non è solo un affare dell’altro emisfero

croce-crocefisso-shutterstock_252672592Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Vienna, 20. Ogni anno si segnalano centinaia di casi di chiese profanate, di statue distrutte o decapitate, di simboli religiosi banditi, di aggressioni verbali o fisiche ai danni di laici e di cristiani consacrati. I crimini in odio della fede oggi non sono commessi soltanto in Africa, Medio oriente e Asia, ma anche in occidente. Di tali episodi di intolleranza si è parlato, nei giorni scorsi, a Vienna, nel corso della seconda Conferenza internazionale dell’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (Osce) dedicata al tema “Prevenire e combattere l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani”.

Le delegazioni dei vari Stati memebri dell’Osce, nonché delle organizzazioni non governative che combattono l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani, hanno discusso, in tre sessioni di lavoro, della necessità di rafforzare le azioni per prevenire e combattere questo fenomeno in espansione.

È la seconda volta che l’Osce dedica all’odio anticristiano una conferenza internazionale. La prima fu a Roma nel 2011, ma rispetto ad allora episodi di intolleranza e di discriminazione non sono affatto diminuiti, ha denunciato la delegazione cattolica presente a Vienna. «Con l’aumento dell’intolleranza religiosa nel mondo è ben documentato che, anno dopo anno, i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato e discriminato a livello globale. In alcune regioni, tra cui quelle alle porte della zona dell’Osce – si legge in una dichiarazione diffusa dalla delegazione – si potrebbe anche parlare di tendenze genocide in queste persecuzioni. Per fortuna, ai cristiani che vivono nella zona dell’Osce vengono risparmiate le atrocità» più gravi.

La delegazione cattolica, guidata dal Rappresentante permanente della Santa Sede presso l’Osce, monsignor Janusz Urbańczyk, era composta dal vicesegretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, Michel Remery, e da Raffaella Di Noia. «È preoccupante il fatto che nell’Osce – prosegue la nota – è stata tracciata una netta linea divisoria tra credo religioso e pratica religiosa, sicché ai cristiani viene spesso ricordato, sia nei dibattiti pubblici sia addirittura nei tribunali, che essi possono credere quello che vogliono in privato e osservarlo come culto nello loro chiese ma non possono agire sulla base di queste credenze in pubblico. L’apertura verso la diversità di fede o verso la laicità – conclude la dichiarazione – non deve portare all’intolleranza. L’intolleranza in nome della tolleranza deve essere chiamata per quello che è e condannata pubblicamente».

Foto croce da Shutterstock


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15 Commenti

  1. xyzwk scrive:

    L’agire nella sfera pubblica implica necessariamente la relazione con chiunque appartenga alla società, in breve tutti i cittadini. Ora se é vero che ognuno puó credere in ció che vuole, è altrettanto vero che l’agire conseguente a questo suo credere non puó andare a limitare o a condizionare l’agire conseguente al credere di un altro soggetto. E la teoria per la quale un credo sarebbe moralmente superiore ad un altro non ha ragione di esistere nel momento in cui prevarica lo spazio pubblico di tutti. C’è chi erroneamente ritiene che il proprio credo religioso sarebbe finalizzato al bene di tutti compresi coloro che di quel credo non ne vogliono sapere. Questa è una presunzione di superiorità che non ha ragione di esistere e che soprattutto agisce sopra la testa delle persone ritenendole incapaci di valutare cosa sia il bene per loro stessi.
    In una visione laica della convivenza civile invece il soggetto dovrebbe essere assoluto arbitro di se stesso e rispettare i principi dell’altro nella misura in cui ha diritto di veder rispettati i propri.
    Questa è la ragione della netta demarcazione tra credo religioso e pratica religiosa, perché solo così si possono rispettare i principi religiosi e non di tutti senza che nessuno si ritenga moralmente superiore all’altro occupando lo spazio pubblico di tutti, credenti e non. Si chiama convivenza civile, diversamente diventa prevaricazione di un credo sull’altro e intolleranza religiosa.

    • yoyo scrive:

      Il problema è che ai nostri giorni si tenta di imporre il monocolore lacisita e tutti i tentativi dei cristiani di arginarlo, preservando la libertà di tutti, sono considerati lesa laicità.

    • giovanna scrive:

      Xy….che discorso stantio e arido !
      Sembra che nemmeno hai letto l’articolo , ma che per metterti a sbrodolare ti sia bastato il titolo !
      Una specie di riflesso di Pavlov : basta la parola “cristiani ” e parte la salivazione.

    • Quercia scrive:

      “In una visione laica della convivenza civile invece il soggetto dovrebbe essere assoluto arbitro di se stesso e rispettare i principi dell’altro nella misura in cui ha diritto di veder rispettati i propri.”

      Manchi di rispetto verso l’altro se proponi (non imponi) ma proponi una tua idea?? non credo. Ogni idea, sia di un buddista, sia di un ebreo, sia di un ateo, sia di un cristiano, sia di un agnostico è inevitabilmente influenzata dalla suo vissuto personale (idee sull’aldilà comprese). Voler impedire la manifestazioni di opinioni diverse dalle proprie soltanto perchè le si ritiene false e si pensa che non esista nessun paradiso et simili, è mancanza di rispetto verso l’altro e il chiaro segnale di chi si ritiene “moralmente superiore all’altro”.
      Nessuno in una democrazia laica può tentare di zittire un altro cittadino perchè ebreo, ateo, buddista, mussulmano, agnostico, cristiano.

      “Si possono rispettare i principi religiosi e non di tutti senza che nessuno si ritenga moralmente superiore all’altro occupando lo spazio pubblico di tutti, credenti e non.”
      Avresti ragione se l’idea di un cittadino fosse imposta ad un altro. Invece non è così, in una democrazia laica tutti, a prescindere dalle loro idee sulla morte e sull’oltretomba, dovrebbero poter dire ciò che pensano e proporre la loro opinione sulla gestione della cosa pubblica. Poi sarà la maggioranza a decidere. (Questo, andando fuori tema x un attimo, è il grande limite della democrazia. Ossia prendere le decisioni, non le più giuste ma le più popolari. Cmq meglio non iniziare la discussione sennò andiamo fuori tema.)

      Se invece si trasforma il concetto di laicita in laicismo, e la laicità non è più la libertà e il diritto per tutti di manifestare le proprie idee a prescindere dal credo religioso ma diventa il divieto assoluto di manifestare i propri convincimenti religiosi se diversi dai dogmi laicisti, allora si scade in un regime ateo.

      • xyzwk scrive:

        Secondo me fai un po’ di confusione e soprattutto stravolgi le mie parole. Chi ha mai detto che la persona non puó esprimere le proprie idee, io ho detto che questa espressione non puó prevaricare l’idea di un altro è siccome spesso accade di sentir dire che certi principi morali e religiosi riguardano tutti credenti e non, questo non va bene se vuole essere imposto nello spazio pubblico perché se tutti facessero cosí sarebbe una guerriglia costante dove vincerebbe chi grida di più. Alle volte quando le posizioni sono assolutamente contrastanti e soprattutto inconciliabili, si puó solo allontanare dalla sfera pubblica entrambe.La cosa auspicabile comunque non é questa ma la tolleranza reciproca a patto che ognuna delle parti rinunci ad un piccolo pezzetto in vista del bene o spazio comune che è di tutti non di chi crede che la propria visione religiosa riguardi il bene di tutti.

        • Quercia scrive:

          “questa espressione non puó prevaricare l’idea di un altro”
          ti ripeto, non c’è prevaricazione. Capita che si tenti di zittire chi si dichiara cristiano semplicemente perchè propone (non impone) un’idea sulla “cosa pubblica”. Poi le decisione le prende, o le dovrebbe prendere, sempre la maggioranza.
          Se invece si comincia a sostenere che il diritto di “proposta” spetta solo a chi è il linea col pensiero unico laicista oppure anche ai credenti, a condizione che abiurino, allora siamo messi male.
          Il tutto nascosto dietro il travisamento del termine laicità, che ripeto non è il divieto per questa o quella religione di esprimere le proprie idee, ma l’opposto. Ossia la garanzia che ciascun cittadino, a prescindere dalle proprie idee religiose, possa esprimersi liberamente e sullo stesso piano di tutti gli altri.
          Invece alle volte si tenta di elevare le idee ateiste/laiciste sopra le altre idee.

          “ai cristiani viene spesso ricordato, sia nei dibattiti pubblici sia addirittura nei tribunali, che essi possono credere quello che vogliono in privato e osservarlo come culto nello loro chiese ma non possono agire sulla base di queste credenze in pubblico.”

          Capisci?
          Si dice in sostanza, tu Xyzwk puoi pensarla come vuoi fintanto chè non ti esprimi. Di solito si usa un neologismo: “manifestare in privato”, che è un ossimoro.
          Se invece vuoi partecipare al dibattito pubblico e non sei d’accordo con le idee del pensiero unico laicista allora devi abiurare le tue convinzioni e quindi non puoi agire in pubblico sulla base delle tue credenze. Non si dice, tu Xyz..non puoi obbligare un altro ad agire secondo le tue credenze (il che è sacrosanto), ma si sostiene che tu non puoi agire secondo le tue idee e proporre/sostenere le stesse. Robe da matti

    • paolo scrive:

      la tolleranza si riferisce alla volontà, al rispetto della persona in quanto tale
      la “tolleranza” riferita alle idee si chiama relativismo
      la Chiesa è tollerante sulle azioni, le persone perchè ama
      il mondo è indifferente alla verità perchè non crede

  2. Albert scrive:

    Il cattolico si sente sempre discriminato quando gli viene impedito di discriminare o di imporre il suo volere agli altri.

    • yoyo scrive:

      Noi invitiamo a discernere tra il bene del uomo e il suo oggettivo male, cosa ben diversa dal ghetto in cui voi ci confinereste volentieri, magari con un cerotto in bocca.

      • xyzwk scrive:

        Il vero problema è che la concezione di bene o male per l’intera umanità non è univoco e molti potrebbero non condividere quello che tu ritieni di dover estendere a tutti e magari lo considerano una prevaricazione.

        • giovanna scrive:

          “Il vero problema è che la concezione di bene o male per l’intera umanità non è univoco e molti potrebbero non condividere quello che tu ritieni di dover estendere a tutti e magari lo considerano una prevaricazione ”
          Dove l’ho già sentita ?
          Ai tempi del nazismo, per giustificare il comunismo, durante lo schiavismo, per poter uccidere legalmente i figli nel ventre materno o i malati e gli anziani ???
          Non basta per compensare l’orrore la tonnellata di cattiveria e aridità e infelicità che avvolge la vita di questi figuri, ma questa tonnellata di cattiveria e aridità e infelicità dice qualcosa, eccome se lo dice.

  3. Raider scrive:

    Sì, davvero bello, lo dico a chi attacca anche in questa occasione noi cristiani, davvero interessante disquisire sul bene e sul male secondo la coscienza di ciascuno per imporre agli altri ecc…, ecc…: così come c’è chi nega che si possa distinguere, che abbia senso, perfino, sottilizzare su concetti, via!, pr sempre relativi alla coscienza di ognuno che sa i fatti propri: e i fessi statevi a casa, si dice da noi.
    Ma si parla, nell’articolo, di cristiani che nell’Occidente sono sempre più apertamente discriminati dalla scena pubblica e altrove, perseguitatri e massacrati in quanto tali, in quanto cristiani. Lo fanno tutti: islamici, buddisti, induisti, comunisti, dove ne rimangono al potere… Non è che ci si aspetti solidarietà e impegno concreto, nemmeno dai laici, così bene rappresentati da se stessi: ma chi ai cristiani discriminati, perseguitati e massacrati dà lezioni di sacra laicità, dovrebbe darsi una regolata, quanto al senso di umanità di cui ritiene di disporre a piacimento.

  4. Maurizio scrive:

    Xyzwk,ti faccio un piccolo esempio:le sentinelle in piedi ti

  5. Maurizio scrive:

    Dunque ero rimasto a che”….le Sentinelle in piedi non impongono nulla ma,semplicemente,vogliono liberamente manifestare in luogo pubblico-come é loro diritto,essendo pubblico cioè di tutti e per tutti-la loro fede e la loro visione della realtà.Perché non dovrebbe essere loro consentito?Perché,ovunque-o quasi-esse si presentano e pacificamente leggono un libro(magari un libro religioso-devono essere gyardate a vista da polizia o carabinieri per evitare che ottusi contestatori vengano in contatto con loro per impedire di esercitare questo loro sacrosanto diritto?E guarda che in alcuni casi allo scontro ci si é andati molto vicino…certamente all’insulto ed alle continue invettive tese a provocare lo scontro.Chi é che vuole imporre e chi veramente rispetta la laicità?Non servono tanti paroloni o discorsi pseudo-filosofici o di stampo intellettualistico/moralistico che sa tanto di laicismo intollerante …basta rispondere onestamente a poche,semplici domande…..magar comincia dal tuo pseudonimo ,rendilo più semplice e comprensibile per noi comuni mortali.Per carità,é un consiglio..non un’imposizione!!

    • giovanna scrive:

      Dai Maurizio, non mi dire che non hai riconosciuto l’ultimo multi-nick della serie !
      E dire che la sbobba è sempre quella !

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