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Cosa chiedono movimenti e associazioni cattoliche alla politica? Ecco l’agenda per il prossimo governo

gennaio 4, 2013 Redazione

Rispetto dei principi non negoziabili, attenzione a fisco, famiglia, lavoro e no profit. Ecco cosa chiedono Ac, Cdo, Forum famiglie, neocatecumenali, RnS, Scienza&Vita, Mcl e Confcooperative

Oggi su Avvenire vengono riassunte le richieste alla politica di varie associazioni e movimenti cattolici. Ecco alcuni dei virgolettati tratti dall’articolo firmato da Arturo Celletti e Marco Iasevoli.

BELLETTI (FORUM FAMIGLIE): «Obama ha considerato il fattore famiglia anche quando ha deciso di aumentare le tasse ai redditi superiori a 400mila dollari. Ha applicato un principio: chi ha più figli paga di meno. Ecco, il fattore-famiglia è un punto fermo nelle maggiori democrazia occidentali. Ma non in Italia». «Non si tratta di alleggerire qualcosa qua e là, si tratta di restituire giustizia alla famiglia e alle persone che ne fanno parte. E questa riforma fiscale è la precondizione per tutte le altre politiche familiari: una vera sussidiarietà che metta al centro l’auto-organizzazione dei nuclei e l’impresa sociale abbattendo i costi della politica e della burocrazia, i servizi alle persone, la libertà educativa, la conciliazione lavoro-famiglia, l’integrazione delle famiglie straniere. Purtroppo dobbiamo constatare che finora nessuna piattaforma programmatica mette a tema un fisco equo. Anche il piano nazionale per la famiglia del governo Monti ci ha deluso. È vero, ha spunti interessanti, è la prima volta che c’è un documento del genere… Ma l’assenza del fisco pesa. E noi saremo rigorosi: tutti quei principi dovranno tradursi in un crono-programma preciso e reso possibile da risorse certe».

SCHOLZ (CDO): «Il sostegno alla crescita economica e alla famiglia deve essere realizzato attraverso una riforma fiscale sostanziale». Attenzione al sistema scolastico «attraverso una crescente autonomia di tutti i centri educativi e il riconoscimento del docente come professionista», alla pubblica amministrazione «con una sensibile riduzione dei suoi costi e l’introduzione di un’efficacia al livello degli standard europei». E poi «occorre una netta distinzione tra partiti e istituzioni pubbliche in modo da eliminare i presupposti per qualsiasi tipo di clientelismo e corporativismo».

MARTINEZ (RNS): «Ripartire dal protagonismo dei nostri corpi intermedi protesi a difesa dello Stato sociale. Nel tempo della crisi hanno tenuto in piedi un pezzo di Paese che rischiava di naufragare drammaticamente. Sono realtà vive che vanno difese».

COSTALLI (MCL): «La vita, la famiglia, la libertà di educazione… Su questi saremo attenti, anzi intransigenti. Non lo chiediamo a Monti, lo chiediamo a tutti: sui valori non c’è trattativa, sui valori non faremo sconti a nessuno». Poi bisogna puntare «con coraggio» sulla sussidiarietà, sul non profit, sul pluralismo scolastico, sul ruolo della cooperazione. A scommettere sull’economia sociale di mercato che «va calata nella realtà italiana dove sono molto forti i corpi intermedi e dove il tessuto economico è fatto soprattutto di piccole e media imprese».

MARINO (CONFCOOPERATIVE): «Non ci sono politiche in due tempi. Risanamento e sviluppo ora devono procedere insieme. Bisognerà tornare a ragionare sulla ristrutturazione dello Stato: le province andranno eliminate, Regioni ed Enti locali dovranno accettare forti cure dimagranti senza fare demagogia sulla riduzione dei servizi. La strada maestra è usare la leva fiscale e le risorse arrivate dalla lotta all’evasione per far crescere le imprese. Solo così si potrà creare occupazione e ricchezza; solo così si potranno ridurre le distanze tra Nord e Sud».
ROMANO (SCIENZA E VITA): «Chi governa non può dimenticare gli articoli 2 e 3 della Carta costituzionale sulla dignità e inviolabilità della persona umana. In una buona comunità nessuno resta indietro, in una buona comunità si mettono al centro i bisogni di cura e vicinanza di chi si trova in condizioni di particolare vulnerabilità, come, per esempio, in stato di malattia o disabilità. Anche questo è educare alla democrazia, ad una convivenza matura dove nessuno è abbandonato perché “non guaribile”».
FLORIS (NEOCATECUMENALI):  «Noi guarderemo con un’attenzione estrema allo spazio che i singoli programmi daranno ai valori non rinunciabili e alla Dottrina sociale della Chiesa. La difesa della vita dal principio alla fine, la famiglia, la libertà d’educazione non sono solo obblighi morali. Si tratta di possibili soluzioni contro la crisi, di principi senza i quali è impossibile qualsiasi forma di giustizia sociale. La crisi, non dobbiamo dimenticarlo, è stata generata anche da un individualismo sfrenato. E ridurre questo grande patrimonio a puro fatto privato è un grave errore politico. Al contrario, sono grandi idee che i cattolici offrono per il bene dell’intera società».
MIANO (AC): «Eravamo sull’orlo del baratro e la mission era una sola: concentrarsi sul rigore. Ora, però, l’obbligo è ripartire dalle persone, dalle famiglie, dai giovani, dai nuovi poveri. Non si tratta di tornare all’assistenzialismo né di fare nuovo debito pubblico, ma di sbloccare la mobilità sociale, di puntare sull’istruzione, sull’educazione, di creare lavoro favorendo le iniziative imprenditoriali, le cooperative…. Senza dimenticare la «riforma delle istituzioni, della politica e della partecipazione, perché gli sprechi e la sfacciataggine della “casta” sono stati il vero pugno nell’occhio dei cittadini che hanno fatto e continuano a fare incredibili sacrifici».

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2 Commenti

  1. Franco scrive:

    Che delusione l’AC! E’ una voce fuori dal coro. A chi appartenete? Cosa difendete? Dove sono i valori? Ma perchè quell’aggettivo (Cattolica)? Non c’è proprio nulla di cattolico in quello che ho letto, ma solo invettive ai cattivi che rubano (chi è senza peccato…) e un plauso al governo tecnico. Come è difficile l’unità dei cristiani…
    Signore aiutaci!

  2. Giorgio Cavalli scrive:

    Sono stato impressionato dal manifesto preparato dal settimanale “Vita”, che enuncia alcuni obiettivi per una riforma del welfare e per il sostengo del terzo settore non profit, di cui qui sotto do il link:
    http://www.vita.it/static/upload/28_/28_33-politica-ap_ed_don_layout-1.pdf

    In particolare sono colpito dal punto 1, “Educare”: riprende un’idea su cui anch’io sto riflettendo da qualche tempo: all’emergenza educativa di molti giovani sempre più marginalizzati (pensiamo anche a tanti nostri adolescenti) occorre rispondere con la proposta di un ampio servizio civile su scala nazionale e regionale, a mio parere anche obbligatorio per chi nella fascia d’età 19-25 anni non avesse un lavoro stabile e non frequentasse regolarmente una scuola o un corso di formazione lavoro (sia residenziale che non, a seconda delle possibilità degli enti coinvolti).

    Sono risorse umane da recuperare dall’abbandono e dalla noia, a favore di un recupero della nostra vita civile mediante il non profit, e del nostro territorio dissestato mediante la protezione civile.
    Abbiamo anni fa smantellato il servizio militare obbligatorio: poteva essere una buona occasione per valorizzare diversamente tante energie giovanili, che ora sono spesso sulla strada, in preda ad una logica di distruzione, di noia, di edonismo drogato.
    Un’Italia allo sfacelo ha bisogno di giovani motivati, formati e orientati ad una pratica di solidarietà sociale. Per avere un esempio delle potenzialità di un servizio civile liberamente scelto, vale la pena di andare a vedere il sito del movimento cattolico “Punto Cuore”: una realtà educativa che fa leva su questa sfida che si lancia al cuore dei giovani, che hanno bisogno di sentirsi utili in una società che nega loro educazione, lavoro, motivazioni per vivere, e li lascia chiusi in un nichilismo ormai spaventoso. Sta emergendo nella città di Milano un fenomeno nuovo almeno nelle proporzioni: bande di ragazzi minorenni, condotte da maggiorenni, che con spranghe e bastoni impongono il terrore ad altri coetanei: recentemente erano a decine davanti a fronteggiarsi alla metropolitana Bonola, un altro episodio di aggressione verso ragazzi indifesi è accaduto al quartiere QT8 pochi giorno orsono.
    Per restituire occasioni di maturazione e formazione civile ai giovani, occorre sostenere un ri-finanziamento e di una ri-organizzazione (che dovrebbe comprendere un periodo essenziale e necessario di formazione in corso da parte degli enti beneficiari) del Servizio nazionale civile in forma sussidiaria, orizzontale e verticale (su basi regionali, organizzato sia dallo Stato che dalle Regioni e attivato da enti pubblici (Comuni, Asl, ecc.) e realtà non profit del terzo settore, a favore del territorio, dei minori, dei disabili e della solidarietà sociale. E’ anche questa una forma di sostegno al compito educativo delle famiglie per i giovani che lo svolgono e un servizio all’impegno delle reti solidali che ricevono giovani in Servizio civile, ormai ridotto al lumicino anche se mai ufficialmente abolito.

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