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Conclave. Il cardinale Dolan scrive ai fedeli. «Lo sapete qual è il nome più quotato?»

marzo 8, 2013 Benedetta Frigerio

Spiritosa lettera del cardinale americano in questi giorni a Roma per l’elezione del nuovo Papa. «Se si fanno dei nomi? Sicuramente»

Oggi il capo della Conferenza episcopale americana, il cardinale Timothy Dolan ha pubblicato una lettera per raccontare ai suoi fedeli le sue impressioni a Roma per il Conclave.
Il cardinale ha cominciato con l’umorismo che lo caratterizza: «Mi mancate! Sono passati dieci giorni da quando ho lasciato la diocesi, e come dice quella vecchia canzone, “Voglio andare a casa!”. Specialmente mi mancherete tutti il giorno della festa di san Patrizio, la festa del patrono della nostra meravigliosa diocesi». Dolan racconta di aver cercato, ma di non aver trovato «nessun pane irlandese, nessun piatto di manzo sotto sale, nessun whiskey», anche se «non fraintendetemi amo il cibo e il vino romani!». Poi il ringraziamento per le preghiere, perché «ne abbiamo bisogno! Le percepiamo! Continuate così!», affinché «uniti con gli apostoli e la madre di Gesù, che erano chiusi nel Cenacolo, aspettiamo il supremo dono dello Spirito Santo! Questo sta riaccadendo ora».

COSA FANNO I CARDINALI. «Sicuramente – scrive – preghiamo molto. Ogni giorno si comincia con la più efficace delle preghiere, il sacrificio della santa Messa. Durante le sessioni diciamo il divino ufficio, cominciamo ogni incontro con l’antica preghiera alla terza persona della santa trinità, il “Veni Sancte Spiritus”». Il cardinale parla dell’Angelus e dei momenti di adorazione eucaristica. «Vi sorprenderete a sentire che passiamo molto del nostro tempo anche a discutere di cose come la preghiera, l’insegnamento della fede, la celebrazione dei sette sacramenti, su come incontrare i credenti che hanno lasciato la Chiesa, su come servire i malati e i poveri», ma anche su come «sostenere le nostre splendide scuole, gli ospedali, gli enti caritativi; su come incoraggiare i nostri fratelli preti, i vescovi, i diaconi, le donne e gli uomini consacrati, su come supportare i nostri pastori – e tirare fuori di più da loro – e dalle nostre parrocchie; formare i nostri futuri preti al meglio; amare le nostre coppie sposate e le famiglie, e difendere la dignità del matrimonio; proteggendo la vita dove è più in pericolo per via della guerra, della povertà e dell’aborto».

IL NOME PIU’ QUOTATO. È così, spiega il cardinale, «forse non vi sembrerà vero, dato che il mondo della strada pensa che passiamo il tempo a parlare della corruzione in Vaticano, degli abusi sessuali, dei soldi». Se «queste cose emergono? Sì!». Se «dominano? No!». Il cardinale prosegue raccontando di una giornalista incontrata a Roma che gli ha domandato se il nuovo Papa porterà grandi cambiamenti. Lui ha risposto di sì, «e lei sembrava sorpresa, ma almeno ho attirato la sua attenzione! Così sono andato avanti chiarendo che la Chiesa è in un periodo di grande cambiamento; letteralmente, un cambiamento del cuore umano, che Gesù chiama penitenza e conversione. Il compito del vescovo di Roma è di conservare la fede, la verità che Dio ci ha rivelato, specialmente attraverso suo Figlio, Gesù, fedelmente trasmessa dalla Sua Chiesa in questi 2000 anni, e di rinnovare l’invito di Gesù a convertire il cuore».
Conclude poi Dolan: «Se si fanno dei nomi? Sicuramente. Ma il nome più quotato è quello santo di Gesù. Potreste pronunciare anche voi il Suo nome e chiederGLi di concederci la sua grazia e la sua misericordia? Grazie».

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8 Commenti

  1. Ken Chaison says:

    Above all, the next pope must be a “clean hands” pope. He must have no connection to the abuse crisis. He must not be a bishop who transferred abusive priests from place to place. He must not be a Vatican insider, like Pope Benedict, who witnessed or approved any of the transfers or secret decisions related to abusive priests. If the next pope is not a “clean hands” pope and it is discovered after he becomes pope, it may destroy the church. More and more people will leave the church, believing that the corruption is too rampant to be a true church of Jesus Christ.

    • ragnar says:

      Actually, as far as I know, people do not leave the Church because of the pope. They leave the Church due to many priests who are unable to communicate the Church’s message, which is the one of Jesus Christ. This is because they aren’t true believers themselves.
      You know, people are not stupid, they can easily tell if someone really believes in what he does: as a matter of a fact the number of vocations in the USA has begun to increase again, which had not happened for several years. These vocations are mostly due to what Benedict XVI did during his pontificate.
      Reality is easy to understand: if something is really true, people will follow it

  2. Ken Chaison says:

    Soprattutto, il prossimo papa deve essere un “mani pulite” papa. Deve avere alcun collegamento con la crisi degli abusi. Non deve essere un vescovo che ha trasferito i preti abusivi da un posto all’altro. Non deve essere un insider del Vaticano, come Papa Benedetto, che ha assistito o approvato un trasferimento o decisioni segrete relative ai sacerdoti abusive. Se il prossimo papa non è un “Mani Pulite” papa e si scopre dopo che diventa papa, può distruggere la chiesa. Sempre più persone si lasciano la chiesa, credendo che la corruzione dilagante è troppo per essere una vera chiesa di Gesù Cristo.

    • Corrado says:

      Spero proprio di no: mani pulite in Italia ha avuto l’unico significato di eliminare i nemicI politici.
      Spero abbia le mani callose e sporche di sterco del contadino che ha riordinato la Stalla. È ci porta del buon latte appena munto.

  3. Enrico says:

    Una boccata d’aria fresca da un diretto interessato. E’ confortante riscontrare questa grande sintonia tra chi è “dentro” e noi che siamo (solo fisicamente) “fuori”. Grazie al Card. Dolan per la vicinanza.

  4. Luigi Sasso says:

    Se Nolan diventa il successore di Pietro avremo un papa simpaticissimo. Se non lo diventa sapremo che ha contribuito ad un papa santoe missionario.

  5. Sergio says:

    Usque ad sanguinem

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