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Caselli, le amiche della Turco e il Kosovo

aprile 14, 1999 Tempi

La settimana

La fine dell’era Caselli Settimana scorsa è diventata di dominio pubblico la notizia che il procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli sarebbe stato chiamato dal ministro della Giustizia Oliviero Diliberto a ricoprire l’incarico di direttore del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria.

Ufficialmente Caselli avrebbe chiesto tempo per dare una risposta, ma pare che l’incarico sia stato accettato e il magistrato lascerebbe la procura di Palermo, che ha guidato negli ultimi sei anni istruendo tutti i principali processi di mafia, al termine del processo Andreotti.

Non sono mancate le polemiche per quello che molti hanno definito come un incarico “troppo modesto” per un magistrato di prima linea come Caselli. Che sia il segno della fine di un’epoca e proprio con la conclusione del processo, quello ad Andreotti, che più di tutti l’ha caratterizzata?

Le amiche della Turco 1 Lunedì scorso (29 marzo) il ministro della Solidarietà sociale Livia Turco ha aperto a Bologna i lavori di un convegno di tre giorni sulla famiglia. “Non siamo qui per dare una definizione di famiglia”, ha subito esordito il ministro per evitare polemiche, aggiungendo poi che “dopo 40 anni di scontri ideologici sterili, io e le mie amiche Jervolino, Bindi e tutte le altre ci siamo dette: “Vogliamo continuare a litigare e poi non fare nulla o vogliamo finalmente cercare di lavorare su qualcosa di concreto?””. “La famiglia – ha poi aggiunto – ha due diverse e indipendenti origini: il matrimonio e la filiazione”. Incalzata da più parti il ministro ha poi affermato che “per le politiche familiari negli anni ’97-2000 sono stati stanziati oltre 5mila miliardi di lire. Da parte mia prendo un impegno: che la prossima sia la Finanziaria delle famiglie italiane”.

Vedremo. Il punto, per ora, è quale idea di famiglia si pensa di sostenere e finanziare: quella “normale” di papà e mamma sposati che, con buona pace della ministra Balbo, rappresenta ancora il modello della stragrande maggioranza degli italiani (cfr Tempi n° 12, 1-7 aprile 1999); oppure quella che si immaginano la Turco, la Balbo e la Bindi quando si incontrano con le amiche?

Le amiche della Turco 2 Dalle colonne di questa rubrica, Tempi (n° 9, 11-17 marzo 1999) aveva dato notizia della legge che prevedeva lo stanziamento di 10 miliardi annui a favore degli enti di promozione sociale, sottolineando come la metà finissero, però, nelle mani di associazioni che con la promozione sociale non c’entrano niente, mentre gli altri 5 sarebbero andati alle associazioni che avessero presentato apposita domanda entro il 31 maggio. Il 19 marzo scorso, l’ufficio stampa del ministro per la solidarietà sociale ha però emesso un comunicato, di cui non vi era notizia né sui giornali né in altri organi di informazione, in cui si spiegava che “restano ancora dieci giorni per inviare al Dipartimento degli Affari sociali le domande necessarie ad ottenere i fondi. Scade infatti il 31 marzo prossimo il termine per presentare le richieste relative ai contributi per il 1999”.

Improvvisamente i termini per richiedere i fondi sono anticipati di due mesi. Fino a quel momento anche il ministero, nonostante ora sostenga il contrario, aveva parlato di 31 maggio. E per comunicare una simile notizia il ministero per la Solidarietà sociale emette, 10 giorni prima della scadenza, un comunicato senza preoccuparsi che sia realmente conosciuto dagli enti interessati. Forse anche questa era una comunicazione per le amiche, o gli amici, del ministro Turco?

Banche degli organi 1 Con il voto del Senato che l’ha approvata a larga maggioranza con 199 sì, 29 no e 16 astenuti, ora la legge sui trapianti è definitiva. Da adesso siamo tutti potenzialmente donatori salvo esplicito pronunciamento negativo che andrà comunicato alla Asl tramite un modulo appositamente inviato entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Il silenzio sarà considerato un assenso.

Ora è ufficiale: apparteniamo, con tutte le nostre budella, allo Stato. Il quale si riserva di farne l’uso migliore. Oltretutto, con prospettive, in un sistema sanitario dell’efficienza di quello italiano, agghiaccianti. Papà Stato e mamma Bindi sceglieranno per voi l’ospedale e il medico con cui curarvi e, all’occorrenza, i concittadini a cui devolvere i vostri resti mortali. Così che, lasciando questa valle di lacrime, possiate infine sentirvi tutti più buoni.

Banche degli organi 2 Mercoledì scorso (31 marzo) i giornali riportavano la notizia di un genetista di Harvard, tal Richard Seed, che intende, entro un anno e mezzo, clonare la moglie. “Non vedo nulla di male se presto creeremo 100.000 cloni umani l’anno – ha dichiarato – La vita è un processo che si può capire e controllare, e quando si controlla la vita si controlla anche il processo di ringiovanimento”. Del resto, ha concluso Seed, “la bioetica ha posto un limite arbitrario alla clonazione umana”.

Ammirevole coerenza da parte di questo “genetista di fama”. In fondo siamo un ben riuscito agglomerato di cellule, dna, organi di pronto uso, pompe idrauliche e circuiti elettrici… E poi, vi immaginate che banca degli organi si potrebbe realizzare…

Aiuti per il Kosovo Settimana scorsa il governo italiano ha varato l’“operazione Arcobaleno” per aiutare le popolazioni del Kosovo. A sostegno dell’iniziativa è stato diffuso l’appello firmato da tre grandi vecchi della cultura italiana, Norberto Bobbio, Eugenio Scalfari e Indro Montanelli. “Una guerra devastante si svolge alle porte dell’Italia. Non sappiamo come e quando essa finirà, ma è certo che oggi a pagarne il prezzo più alto sono donne, uomini e bambini cacciati dalle loro abitazioni, espulsi dalla terra in cui hanno sempre vissuto. Per aiutare i profughi del Kosovo il governo italiano ha organizzato Missione Arcobaleno” si legge nell’appello, che conclude: “È un’azione di pace, un segnale di speranza da sostenere attivamente”.

I tre santoni dell’intellighentsia italiana, timorosi di prendere posizione apertamente, si limitano a chiedere agli italiani di fare ciò che fanno già di loro iniziativa. Perciò cogliamo l’occasione per sostenere l’iniziativa di chi, da tempo, opera in quelle zone. Come l’Avsi che, già presente in Albania, nell’ambito dell’operazione Arcobaleno ha elaborato l’intervento “Emergenza minori Kosovo” a favore dei kosovari nei campi profughi e per l’accoglienza di nuclei familiari in Italia, distribuisce generi di prima necessità e coordina l’intervento in molte zone dell’Albania. Avsi e Fondazione Banco alimentare, inoltre, in collaborazione con il Dipartimento degli Affari sociali e la Presidenza del Consiglio dei ministri, promuovono una “colletta straordinaria per reperire generi di prima necessità”. È previsto anche un sostegno a distanza per famiglie-accoglienza con donazioni di 300mila lire semestrali che garantiranno ai kosovari ospitati vitto, vestiario e cure mediche. Per informazioni tel. Avsi: 02/5061212; 0547/24054.

Fo giullare e storico del re Il Nobel per la letteratura Dario Fo ha pubblicato un libro su “La vera storia di Ravenna”, puntualmente pubblicizzato dal Venerdì di Repubblica con un lungo articolo di 6 pagine che spiega come, con l’ausilio di 150 illustrazioni prodotte di sua mano, Fo ripercorra la storia di Ravenna, la Bisanzio d’Italia. Dalla quale si apprende la storia di Ario, “che, da Alessandria d’Egitto negando con foga la natura divina del Cristo e facendolo tornare carne e basta, liberava gli uomini dal peccato originale e di conseguenza dalla confessione, dai preti, dal ricatto dell’inferno”. Il libro, sponsorizzato dal Comune di Ravenna, sarà distribuito nelle scuole a minor prezzo e nei prossimi mesi gli alunni “riprodurranno i disegni di Fo in grandi tele da piazzare in giro per la città”.

La scuola di Stato, laica e pluralista, fa propria la sgangherata parodia storica di un commediografo marxista, famoso per il suo anticlericalismo da osteria, e la propone come vangelo ai suoi alunni. Il Comune di Ravenna, anzi, lo fa diventare l’evento scolastico dell’anno con feste di paese e manifestazioni di piazza. E Fo incassa. Da saltimbanco a Nobel, fino a storico ufficiale delle scuole del Regno. Non male per chi si definisce un giullare…

Settimana scorsa è diventata di dominio pubblico la notizia che il procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli sarebbe stato chiamato dal ministro della Giustizia Oliviero Diliberto a ricoprire l’incarico di direttore del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria.

Ufficialmente Caselli avrebbe chiesto tempo per dare una risposta, ma pare che l’incarico sia stato accettato e il magistrato lascerebbe la procura di Palermo, che ha guidato negli ultimi sei anni istruendo tutti i principali processi di mafia, al termine del processo Andreotti.

Non sono mancate le polemiche per quello che molti hanno definito come un incarico “troppo modesto” per un magistrato di prima linea come Caselli. Che sia il segno della fine di un’epoca e proprio con la conclusione del processo, quello ad Andreotti, che più di tutti l’ha caratterizzata?

Le amiche della Turco 1 Lunedì scorso (29 marzo) il ministro della Solidarietà sociale Livia Turco ha aperto a Bologna i lavori di un convegno di tre giorni sulla famiglia. “Non siamo qui per dare una definizione di famiglia”, ha subito esordito il ministro per evitare polemiche, aggiungendo poi che “dopo 40 anni di scontri ideologici sterili, io e le mie amiche Jervolino, Bindi e tutte le altre ci siamo dette: “Vogliamo continuare a litigare e poi non fare nulla o vogliamo finalmente cercare di lavorare su qualcosa di concreto?””. “La famiglia – ha poi aggiunto – ha due diverse e indipendenti origini: il matrimonio e la filiazione”. Incalzata da più parti il ministro ha poi affermato che “per le politiche familiari negli anni ’97-2000 sono stati stanziati oltre 5mila miliardi di lire. Da parte mia prendo un impegno: che la prossima sia la Finanziaria delle famiglie italiane”.

Vedremo. Il punto, per ora, è quale idea di famiglia si pensa di sostenere e finanziare: quella “normale” di papà e mamma sposati che, con buona pace della ministra Balbo, rappresenta ancora il modello della stragrande maggioranza degli italiani (cfr Tempi n° 12, 1-7 aprile 1999); oppure quella che si immaginano la Turco, la Balbo e la Bindi quando si incontrano con le amiche?

Le amiche della Turco 2 Dalle colonne di questa rubrica, Tempi (n° 9, 11-17 marzo 1999) aveva dato notizia della legge che prevedeva lo stanziamento di 10 miliardi annui a favore degli enti di promozione sociale, sottolineando come la metà finissero, però, nelle mani di associazioni che con la promozione sociale non c’entrano niente, mentre gli altri 5 sarebbero andati alle associazioni che avessero presentato apposita domanda entro il 31 maggio. Il 19 marzo scorso, l’ufficio stampa del ministro per la solidarietà sociale ha però emesso un comunicato, di cui non vi era notizia né sui giornali né in altri organi di informazione, in cui si spiegava che “restano ancora dieci giorni per inviare al Dipartimento degli Affari sociali le domande necessarie ad ottenere i fondi. Scade infatti il 31 marzo prossimo il termine per presentare le richieste relative ai contributi per il 1999”.

Improvvisamente i termini per richiedere i fondi sono anticipati di due mesi. Fino a quel momento anche il ministero, nonostante ora sostenga il contrario, aveva parlato di 31 maggio. E per comunicare una simile notizia il ministero per la Solidarietà sociale emette, 10 giorni prima della scadenza, un comunicato senza preoccuparsi che sia realmente conosciuto dagli enti interessati. Forse anche questa era una comunicazione per le amiche, o gli amici, del ministro Turco?

Banche degli organi 1 Con il voto del Senato che l’ha approvata a larga maggioranza con 199 sì, 29 no e 16 astenuti, ora la legge sui trapianti è definitiva. Da adesso siamo tutti potenzialmente donatori salvo esplicito pronunciamento negativo che andrà comunicato alla Asl tramite un modulo appositamente inviato entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Il silenzio sarà considerato un assenso.

Ora è ufficiale: apparteniamo, con tutte le nostre budella, allo Stato. Il quale si riserva di farne l’uso migliore. Oltretutto, con prospettive, in un sistema sanitario dell’efficienza di quello italiano, agghiaccianti. Papà Stato e mamma Bindi sceglieranno per voi l’ospedale e il medico con cui curarvi e, all’occorrenza, i concittadini a cui devolvere i vostri resti mortali. Così che, lasciando questa valle di lacrime, possiate infine sentirvi tutti più buoni.

Banche degli organi 2 Mercoledì scorso (31 marzo) i giornali riportavano la notizia di un genetista di Harvard, tal Richard Seed, che intende, entro un anno e mezzo, clonare la moglie. “Non vedo nulla di male se presto creeremo 100.000 cloni umani l’anno – ha dichiarato – La vita è un processo che si può capire e controllare, e quando si controlla la vita si controlla anche il processo di ringiovanimento”. Del resto, ha concluso Seed, “la bioetica ha posto un limite arbitrario alla clonazione umana”.

Ammirevole coerenza da parte di questo “genetista di fama”. In fondo siamo un ben riuscito agglomerato di cellule, dna, organi di pronto uso, pompe idrauliche e circuiti elettrici… E poi, vi immaginate che banca degli organi si potrebbe realizzare…

Aiuti per il Kosovo Settimana scorsa il governo italiano ha varato l’“operazione Arcobaleno” per aiutare le popolazioni del Kosovo. A sostegno dell’iniziativa è stato diffuso l’appello firmato da tre grandi vecchi della cultura italiana, Norberto Bobbio, Eugenio Scalfari e Indro Montanelli. “Una guerra devastante si svolge alle porte dell’Italia. Non sappiamo come e quando essa finirà, ma è certo che oggi a pagarne il prezzo più alto sono donne, uomini e bambini cacciati dalle loro abitazioni, espulsi dalla terra in cui hanno sempre vissuto. Per aiutare i profughi del Kosovo il governo italiano ha organizzato Missione Arcobaleno” si legge nell’appello, che conclude: “È un’azione di pace, un segnale di speranza da sostenere attivamente”.

I tre santoni dell’intellighentsia italiana, timorosi di prendere posizione apertamente, si limitano a chiedere agli italiani di fare ciò che fanno già di loro iniziativa. Perciò cogliamo l’occasione per sostenere l’iniziativa di chi, da tempo, opera in quelle zone. Come l’Avsi che, già presente in Albania, nell’ambito dell’operazione Arcobaleno ha elaborato l’intervento “Emergenza minori Kosovo” a favore dei kosovari nei campi profughi e per l’accoglienza di nuclei familiari in Italia, distribuisce generi di prima necessità e coordina l’intervento in molte zone dell’Albania. Avsi e Fondazione Banco alimentare, inoltre, in collaborazione con il Dipartimento degli Affari sociali e la Presidenza del Consiglio dei ministri, promuovono una “colletta straordinaria per reperire generi di prima necessità”. È previsto anche un sostegno a distanza per famiglie-accoglienza con donazioni di 300mila lire semestrali che garantiranno ai kosovari ospitati vitto, vestiario e cure mediche. Per informazioni tel. Avsi: 02/5061212; 0547/24054.

Fo giullare e storico del re Il Nobel per la letteratura Dario Fo ha pubblicato un libro su “La vera storia di Ravenna”, puntualmente pubblicizzato dal Venerdì di Repubblica con un lungo articolo di 6 pagine che spiega come, con l’ausilio di 150 illustrazioni prodotte di sua mano, Fo ripercorra la storia di Ravenna, la Bisanzio d’Italia. Dalla quale si apprende la storia di Ario, “che, da Alessandria d’Egitto negando con foga la natura divina del Cristo e facendolo tornare carne e basta, liberava gli uomini dal peccato originale e di conseguenza dalla confessione, dai preti, dal ricatto dell’inferno”. Il libro, sponsorizzato dal Comune di Ravenna, sarà distribuito nelle scuole a minor prezzo e nei prossimi mesi gli alunni “riprodurranno i disegni di Fo in grandi tele da piazzare in giro per la città”.

La scuola di Stato, laica e pluralista, fa propria la sgangherata parodia storica di un commediografo marxista, famoso per il suo anticlericalismo da osteria, e la propone come vangelo ai suoi alunni. Il Comune di Ravenna, anzi, lo fa diventare l’evento scolastico dell’anno con feste di paese e manifestazioni di piazza. E Fo incassa. Da saltimbanco a Nobel, fino a storico ufficiale delle scuole del Regno. Non male per chi si definisce un giullare…

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