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Viva Palermo, dove tutti (proprio tutti) vivono la memoria di santa Lucia

dicembre 20, 2014 Pippo Corigliano

santa-lucia-siracusa-wikipediaSono stato a Palermo per presentare il libro che raccoglie le Cartoline dal Paradiso ed era il 13 dicembre, santa Lucia. Non sapevo che i palermitani quel giorno non mangiano pasta né pane per ringraziare santa Lucia per l’arrivo, secoli fa, di un carico di grano in un periodo di carestia. La tradizione vuole che si mangino le arancine di riso, panelle fatte con farina di ceci e un dolce chiamato “cuccìa”, confezionato con grano bollito e altri ingredienti che lo rendono gustoso e sano. Non è una tradizione di “alcuni” palermitani: la vivono “tutti” i palermitani. Ognuno che ho incontrato me ne ha spiegato qualche particolare in più.

Mi sono chiesto perché mi piace tanto l’amore alle tradizioni dei padri che è così vivo in questa città aperta al mondo intero e refrattaria alle mode del momento. La venerazione dei padri è nel cuore della natura umana. Il Dio fatto uomo è “Figlio”, un figlio che ringrazia continuamente il padre e desidera compiere la sua volontà. Un figlio che ci ha insegnato il “Padre nostro” e chiamava Dio Padre “abbà”, cioè papà. Il Paradiso per noi sarà tornare a casa, nella casa del Padre, dove ci vogliono bene: diremo “che bello, sono a casa!”. Chi non sa chi è il proprio padre desidera imperiosamente di conoscerlo e noi cristiani lo conosciamo. Dai padri proviene un’eredità non solo di cose ma di abitudini, affetti, devozioni. Le tradizioni conservano qualcosa di sacro. Stimo i popoli che le coltivano. Le tradizioni hanno in sé un anticipo di Paradiso.

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2 Commenti

  1. Raider scrive:

    Caro Pippo Corigliano, la festa di Santa Lucia è molto sentita da noi siciliani, indubbiamente, anche per ragioni storiche anche pre-cristiane. Bellissima la festa che fanno a Siracusa, dove è la Santa patrona, festa in cui la Santa è rappresentata da una giovane svedese eletta ogni anno nel suo Paese, dove il culto era legato anche là al solstizio d’inverno; ma la festa è molto sentita e bella anche a Belpasso, in provincia di Catania, dove pure Santa Lucia è la patrona.
    Ma la festa è una tradizione importante, in particolare, nella Sicilia orientale per l’impronta che i Bizantini vi hanno lasciato. Quando, da piccolo, andavo a trovare i miei parenti in un centro in provincia di Catania, ricordo che in tutti i paesi dell’area, fra le province di Catania e Siracusa, di sera si accendevano fuochi davanti alla porta di casa: e noi bambini accendevamo o ci facevamo dare delle torce con cui andare per le strade a gridare “Viva Santa Lucia!”
    Quei fuochi si chiamavano, in dialetto, “usi”: fossile lessicale del greco phiùsis, che vuol dire luce e come sappiamo, anche natura (ciò che vede la luce…) Ora, quella tradizione è scomparsa; perchè stanno scomparendo anche i bambini, fra l’altro. ma noi preghiamo la Santa perché tornino i bambini: e perché tornino gli “usi.”

    • Raider scrive:

      E.C.: luce, in greco antico, è phòs. Ma è anche all’origine di physis, che significa natura.
      E Buon Natale a Pippo Corigliano.

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