Google+

L’unico errore del Papa a Lesbo

aprile 29, 2016 Rodolfo Casadei

lesbo-papa-francesco-bartolomeo-ieronymos-profughi-k-ansa

Intervengo sulla questione dei profughi siriani musulmani sunniti trasferiti in Italia con volo papale dall’isola di Lesbo il 16 aprile scorso solo e soltanto perché me lo chiedono persone amiche che vivono in un paese del Vicino Oriente, permanentemente esposte a grandi pericoli per amore di Cristo e quindi per amore del prossimo rappresentato dagli abitanti locali, cristiani e musulmani. Sarebbe bello ragionare dei gesti compiuti dal Santo Padre in quell’occasione fuori dal clima di scontro fra opposte tifoserie che su tale vicenda si è creato. Ragionare in un modo che tenga insieme figliolanza, senso critico, prudenza e volontà di conversione personale. Certo, gli atti che papa Francesco ha compiuto sono stati di grande forza simbolica e di grande impatto mediatico, caratteristiche che provocano forti reazioni emotive, tanto più che le odierne tecnologie della comunicazione sono intrinsecamente congegnate per eccitare i moti dell’animo e non certo per stimolare la riflessione. Ma, se l’educazione ricevuta ci permette di essere liberi, almeno un po’, dalla mentalità e da altre schiavitù del nostro tempo, abbiamo gli strumenti per andare oltre alle reazioni di tipo sentimentale o di sconcerto o di gratificazione, e approfondire.

Dunque, per quanto riguarda la decisione del Papa di portare in Italia profughi tutti musulmani sunniti, anch’io trovo che sia stata un errore. Ma non per i motivi che hanno scritto altri. Anzi: trovo che le critiche che sono state fatte a Francesco siano tutte sbagliate. Non si è trattato di un incoraggiamento all’immigrazione, perché tutte le persone portate in Italia sono richiedenti asilo, siriani in fuga da una guerra che ha fatto più di 260 mila morti secondo alcune fonti, 400 mila secondo altre. I 12 extracomunitari importati sul suolo italiano sono dei profughi: venissero meno le condizioni di forza maggiore che li hanno spinti a cercare riparo in Europa, tornerebbero nel paese d’origine.

Non è giusta nemmeno la critica secondo cui il Papa, capo spirituale della Chiesa cattolica, avrebbe dovuto privilegiare richiedenti asilo cristiani anziché dare un passaggio a fuggiaschi di altra religione, in questo caso quella islamica. Il Papa non è il protettore politico dei cristiani, che devono poter contare sulla protezione delle leggi del paese in cui vivono e su quella del diritto internazionale, tanto quanto le persone di altra religione o di nessuna religione. Ma le opere di misericordia e le opere di giustizia che i cristiani, Papa compreso, sono chiamati a compiere dalla loro fede sono per natura universali, sono rivolte verso tutti a prescindere dalla loro fede o non fede religiosa. Se due persone, un cristiano e un musulmano, stanno affogando, il Papa non salva per primo il cristiano per privilegio religioso, salva per primo il più vicino dei due. La Caritas, il più importante organismo caritativo cristiano, per statuto assiste i bisognosi senza stabilire priorità sulla base della loro affiliazione religiosa. Esistono giustamente realtà cristianamente ispirate che privilegiano esplicitamente i cristiani nella loro azione di solidarietà e di sostegno (Aiuto alla Chiesa che soffre, SOS Chrétiens d’Orient, ecc.), ma per la buonissima ragione che si vuole preservare e favorire la presenza della Chiesa e dei cristiani in quelle regioni del mondo dove forze ostili vorrebbero eliminarla. Presenza che è parte del disegno di Dio per l’umanità e che, sociologicamente parlando, va a vantaggio non solo dei cristiani stessi, ma di tutti i popoli che con loro o vicino a loro vivono, come potrebbe confermare qualunque musulmano onesto di qualunque paese del Vicino Oriente e dell’Africa sub-sahariana.

Ci sono cose nelle quali il cristiano deve privilegiare il rapporto con altri cristiani rispetto a quello con coloro che cristiani non sono: il fare comunità e il tendere all’unità in ogni cosa, dalla preghiera fino all’azione politica (don Luigi Giussani sottolineava l’esigenza che i cristiani tendessero all’unità anche in politica, e per molti anni il movimento ecclesiale che da lui nacque operò in tale senso). Ma quando si tratta di dare da bere agli assetati, il cristiano non fa distinzioni: tutti coloro che hanno sete sono Cristo in persona, perciò non ha senso privilegiare i battezzati rispetto ai non battezzati. Chi suggerisce di farlo mi ricorda lo sceicco Yusuf Qaradawi, maître-à-penser dei Fratelli Musulmani, che emise su richiesta una fatwa nella quale si stabiliva che, in caso di liste di pazienti bisognosi di trapianti di organi, nei paesi islamici i musulmani dovevano avere la precedenza sui non musulmani. Invece per i cristiani il modello è il buon samaritano, che soccorre un giudeo ferito nonostante i cattivi rapporti fra le due etnie.

Non ha ragione nemmeno chi fa notare che, lasciando da parte la questione dell’affiliazione religiosa dei profughi esfiltrati da Lesbo, il Papa ha privilegiato dodici persone fra le 4 mila bisognose presenti, compiendo perciò un’ingiustizia nei confronti di tutti coloro che non sono potuti salire sull’aereo papale. È evidente che dando un passaggio a 12 persone su 4 mila il Papa ha soprattutto voluto dare un esempio, mostrare un paradigma di comportamento perché fosse imitato dai governi dei paesi europei, scuotere la coscienza delle persone perché muovendosi come opinione pubblica facciano pressione sui loro governi in quella direzione.

Anche chi dice o pensa che in Europa arrivano già abbastanza musulmani di loro iniziativa, e quindi non era il caso di portarne altri con l’aereo papale e incoraggiare la partenza di quelli che in Europa non sono ancora venuti, sbaglia impostazione. In Europa gruppi di giovani musulmani hanno compiuto atti terroristici contro civili inermi con l’obiettivo di scatenare una guerra di religione sul suolo europeo. Nel Vicino Oriente gli interventi militari limitati della coalizione a guida americana possono essere sfruttati dalla propaganda islamista per asserire l’esistenza di una nuova “crociata” occidentale contro i paesi musulmani. Gruppi armati islamisti radicali di varia tendenza colpiscono le minoranze religiose, e in particolare i cristiani, presentando le loro azioni come “guerra santa” contro gli infedeli per la vittoria dell’islam. Il gesto del Papa va nella direzione opposta alle provocazioni e alle letture propagandistiche dei fatti che mirano a innescare e allargare una guerra di religione. Disinnesca il potenziale per una guerra di religione nel momento in cui mostra a tutti i musulmani del mondo che il capo dei cristiani non ha paura dei credenti di fede islamica, non li vede come nemici, tanto che ne favorisce l’accoglienza in terre storicamente cristiane. Direi che questo è il messaggio più importante e più utile di tutta l’operazione Papa a Lesbo.

Ma allora, direte voi, su cosa non sei d’accordo, dove sarebbe l’errore? L’errore a mio parere sta nel fatto che nel Vicino Oriente, regione del mondo percorsa da crudeli conflitti pluriennali, molti leggeranno il gesto di Francesco come un gesto amichevole verso l’islam politico sunnita in armi e una presa di distanza dai governi e dalle forze politiche contro cui quell’islam si batte e dagli strati di popolazione che in quei governi o in quelle forze politico-militari si riconoscono. Questa impressione è rafforzata dall’infelice video in cui si vede il Papa salutare richiedenti asilo alcuni dei quali convinti di dover dar vita a una manifestazione politica a favore dei ribelli in Siria. Ostentano la vecchia bandiera siriana, che è stata fatta propria prima dal Consiglio nazionale siriano e poi dalla Coalizione nazionale siriana delle forze di opposizione e della rivoluzione, bracci politici del Free Syrian Army, da tempo colluso coi jihadisti di Jabhat al Nusra (Al Qaeda in Siria), di Jaysh al Islam e di Ahrar ash Sham (formazioni salafite infeudate all’Arabia Saudita e alla Turchia). Un ragazzo addirittura fa due volte il saluto militare al Papa. La notizia del trasferimento in Italia di profughi tutti siriani musulmani sunniti e il filmato che mostra un clima di simpatia per la ribellione armata in Siria, facilmente in Medio Oriente verranno interpretati come una scelta di Francesco di schierarsi con una parte politica e militare. Penseranno così molti cristiani, sciiti, alawiti, drusi, yazidi e curdi, e i sunniti filo-Assad che in Siria non sono affatto rari. I vescovi e altre personalità corroboreranno la versione ufficiale secondo cui le famiglie scelte erano quelle con le “carte in regola”. Ma la gente comune, se si fida di voi, vi esprimerà la sua sensazione sgradevole. L’impressione che è stata data andava evitata, e il modo migliore sarebbe stato quello di far salire sull’aereo papale anche richiedenti asilo di altre nazionalità e fedi religiose.

Detto questo, il bilancio dell’iniziativa papale resta largamente positivo per le ragioni dette sopra. Ma compiere gesti di intenzione universale che vengano letti univocamente a Oriente come a Occidente è praticamente impossibile. Le chiavi di lettura sono inevitabilmente diverse, oggi non meno che in passato. Mantenere un rapporto stretto e vivo con chi vive e testimonia la fede e l’amore di Cristo nei paesi sull’altra sponda del Mediterraneo è fondamentale per evitare fraintendimenti e per individuare più puntualmente ciò che unisce e ciò che avvicina.

Foto Ansa


Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

14 Commenti

  1. Giannino Stoppani scrive:

    Ma tu sei davvero convinto di poter insultare la gente (con nome e cognome, intendo) senza dover un giorno subirne le conseguenze sul piano penale e/o civile?

  2. Leonardo Lugaresi scrive:

    «Se due persone, un cristiano e un musulmano, stanno affogando, il Papa non salva per primo il cristiano per privilegio religioso, salva per primo il più vicino dei due».

    Ma se due persone, tuo figlio (o tuo fratello o tua madre o tuo padre…) e uno sconosciuto, stanno affogando, un uomo (qualsiasi uomo, anche un uomo cristiano, anche un papa) chi salva per primo?
    E per un cristiano gli altri cristiani non dovrebbero essere più che figli fratelli madri e padri? “Membra del corpo di Cristo” è solo un modo di dire?
    Perché tirare in ballo la figura del “protettore politico”? Il papa, del resto, non si chiama così proprio per la sua condizione di paternità spirituale (dunque più che carnale) verso i cristiani?

    • giovanna scrive:

      Trollona, qui giacomino e marco, dopo aver vo mitato la tua dose quotidianana di robaccia, ti senti meglio ?
      Non sembra, dato che il giorno dopo stai ancora peggio.
      Possibile che tu non abbia nessuno che ti possa aiutare ?
      Magari un cristiano di quelli che aborri, dato che gli altri ti hanno abbandonata a te stessa.
      Accettalo, il caffè di Andrea, ti farebbe bene avere un contatto umano.

      • underwater scrive:

        Hai dimostrato con altro nick la tua profonda stupidità. Ma davvero pensi che I tuoi siano argomenti da persona civile?

        • giovanna scrive:

          infermieraaaa

          ( no, dico, ragazzi, e noi dovremmo parlare seriamente con questa qui ? su, per favore , anche quando non è così impresentabile, è sempre lei, come non tenerne conto ??? )

  3. sara fumagalli scrive:

    Pur concordando con la conclusione e con le considerazioni di tipo politico, io non sono d’accordo sull’aspetto centrale della riflessione sul piano “teologico”. A mio avviso, a me sembra che oggi siamo tutti un po’ troppo abituati a voler creare un Cristianesimo ancora più “buono” di quello di Cristo, cosa impossibile, e infatti dal buonismo dominante vediamo che non fruttifica nulla di buono. Per questo, nella mia personale pratica del Vangelo mi sforzo umilmente di non seguire ciò che le parole fanno apparire più buono agli occhi del mondo, ma ciò che dicono la Sacra Scrittura e la Santa Chiesa di sempre, le quali dicono che sì, bisogna amare e aiutare tutti, proprio tutti, senza esclusioni, ma non per questo senza un ordine [v. Summa Theologica di San Tommaso 2, 2 quesito 26 e in particolare l’articolo 6 “Se tra i prossimi alcuni siano da amarsi più di altri”, a cui l’Aquinate risponde affermativamente].
    Dunque Sacra Scrittura e Chiesa di sempre ci dicono di amare e aiutare tutti, ma ci dicono anche espressamente che in questo amore bisogna dare un ordine di priorità ai “fratelli nella fede” e questo con particolare riguardo alle opere di carità:

    <> Galati 6,10

    <>
    Sant’Agostino [Esposizione della Lettera ai Galati]. .

    <>
    Sant’Agostino [De doctr. christ. 1, 28] ..

    Tra l’altro questa priorità – mai esclusiva bensì inclusiva – non è proprio di nessuno scandalo per la morale naturale, né per la ragione, né per i nostri fratelli in umanità musulmani o di altre religioni, i quali, anzi, un po’ rimangono sconcertati e non edificati dalla nostra mancanza di solidarietà interna, la quale peraltro contraddice non soltanto l’ordine naturale delle cose e l’esortazione paolina, ma anche le parole stesse di Cristo:

    “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.” Gv 13,35. .

    Per grazia di Dio nelle mie circa 40 missioni umanitarie in paesi feriti dalla guerra, ho potuto aiutare davvero tanti Musulmani e tra i Musulmani ho amici che talora mi sembrano preoccupati delle sorti dei Cristiani in Medio Oriente più di tanti battezzati e nessuno di loro si sente scandalizzato dal fatto che io consideri prioritario aiutare – in mezzo agli altri – i Cristiani, cosa che talora fa stracciare le vesti anche a certi cattobuonisti benpensanti (ma spesso nullafacenti sul piano della carità applicata).
    Che un Cristiano voglia aiutare, tra i tutti, “soprattutto” i Cristiani, è uno scandalo soltanto per l’ideologia buonista politicamente corretta (di matrice essenzialmente anticristiana) che alla fine arriva a postulare addirittura il “prima gli altri” e alla fine a realizzare il “solo gli altri”, che in effetti è ciò che fanno tutte le organizzazioni solidali e filantropiche occidentali – a volte purtroppo anche quelle cattoliche – con grave scandalo per i poveri cristiani perseguitati, che sono Gesù Cristo nuovamente perseguitato, crocifisso e abbandonato da tutti, oggi come allora, anche dai Suoi.

  4. SAMING scrive:

    Sei fuori di testa.

  5. benedetto niccolo scrive:

    Tutto vero con una postilla,
    c’è una differenza tra i profughi cristiani e quelli musulmani; i primi scappano anche perché sono perseguitati dai secondi e molte volte le persecuzioni se le ritrovano pure qui in Europa.
    Aiutare tutti senza distinzione è giusto e sacrosanto, ma proprio con la forza morale che viene da questa equanimità occorre in questi momenti ricordare al mondo che i propri figli sono perseguitati e abbandonati da tutti.

  6. Antonio scrive:

    Come giustamente lei conclude il suo articolo sui fatti di Lesbo, le chiavi di lettura sono diverse quindi non mi sentirei di definirle sbagliate, alla luce di altri episodi comportamentali e di pensiero del Papa. Poiche’ papa Francesco non e’ uno sprovveduto, credo che tutto il suo impegno e’ ispirato al suo postulato ” il tempo e’ maggiore dello spazio” e quindi avviare “rovinosamente” processi! Grazie!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Debutta in Brasile la nuova generazione della SUV americana di medie dimensioni. Attinge allo stile dell’ammiraglia Jeep, non rinuncia a una discreta propensione all’off road e può contare su di una ricca dotazione multimediale e di sicurezza. In Europa nel 2017.

La concept car Trezor mostra al Salone di Parigi come potrebbero essere le Renault sportive di domani: elettriche, connesse e a guida anche autonoma

Lo step da 120 cv del 1.6 td Fiat è ora abbinabile alla trasmissione a doppia frizione DCT a 6 rapporti. La nuova dotazione, proposta al probabile prezzo di 1.900 euro, è dedicata alla famiglia Tipo e alla crossover 500X.

Per la nuova stagione i tecnici si concentrati soprattutto sulle prestazioni del motore. Grazie al lavoro di sviluppo, il grosso monocilindrici guadagna 6 cv e 3 Nm.

La compatta elettrica francese adotta un nuovo pacco batterie da 41 kWh che porta a 400 km l’autonomia. Debuttano il ricercato allestimento Bose e i servizi Z.E. Trip e Z.E. Pass per semplificare la ricarica presso le colonnine pubbliche. Prezzi da 25.000 euro.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana