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Perché i brasiliani lasciano la Chiesa e si consegnano ai bracconieri di anime

marzo 1, 2017 Aldo Trento

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Secondo una ricerca di Datafolha, la pagina web del quotidiano Folha di San Paolo, a ottobre 2014 coloro che si dichiaravano cattolici in Brasile erano il 69 per cento della popolazione, a dicembre erano scesi al 50. Siccome il margine di errore è di circa due punti, la diminuzione è stata tra i 6 e i 14 punti percentuali. Sarebbero più di 20 milioni di fedeli. Nello stesso periodo, la percentuale di coloro che affermano di non appartenere a nessuna religione è più che raddoppiata, passando dal 6 al 14 per cento della popolazione, anche se questo non significa che tutte quelle persone abbiano semplicemente perduto la fede.

In Brasile, il calo dei cattolici è accompagnato anche dall’espansione della componente evangelica; secondo uno studio del Pew Research Center, infatti, la metà dei protestanti proviene dalla Chiesa cattolica. Il cambio di religione avviene in prevalenza prima dei 25 anni di età, e tra le principali ragioni del passaggio spiccano «una maggiore connessione con Dio» (77 per cento), «lo stile di adorazione» (68); più della metà dei convertiti dice che era in cerca di una «maggiore enfasi sulla moralità» o di «un maggiore aiuto». La Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) non ha espresso commenti.

Dell’indagine mi sorprende il fatto che l’esodo dalla Chiesa avvenga in particolare fra i giovani al di sotto dei 25 anni, nell’età in cui il cuore umano batte forte cercando una risposta alle sue esigenze di amore, felicità, verità, bellezza, giustizia; quando si fa pressante l’urgenza di conoscere il senso della vita e il suo destino finale. Ciò mi fa soffrire, perché la Chiesa esiste per questo: per mostrare, ai giovani in particolare, il volto di Gesù, nei cui occhi brilla la risposta alle attese dell’uomo. Dove è andata a finire la Chiesa brasiliana, vittima da decenni della teologia della liberazione?

L’errore dei teologi della liberazione
La Cnbb deve assumersi la responsabilità dei milioni di cattolici scappati dalla casa di origine per finire fra le braccia dei bracconieri di anime. Nonostante le numerose scuole e università cattoliche gestite da religiosi, la Chiesa brasiliana e ancora prima quella uruguaiana hanno perso da molto tempo l’attrattiva che esercitavano sull’uomo, sui giovani. Per anni impegnata nel sociale, si è dimenticata della sua dimensione divina. Preoccupata delle cose di questo mondo, ha perso di vista il Cielo.

Non si libera l’uomo senza guardare al Divino fatto carne in Gesù. La Chiesa è Gesù vivo, l’unica Parola che risponde alle attese dell’uomo, al suo bisogno di salvezza. I due fattori costitutivi della Chiesa sono l’Umano e il Divino, che non si possono mai separare. Così invece ha fatto la teologia della liberazione. Per decadi ci si è dimenticati che il cristianesimo è Avvenimento, riducendolo a un compromesso sociale con i poveri.

Così abbiamo svuotato la Chiesa della sua essenza e abbiamo tradito e perso quegli stessi poveri. Basta andare in una favela per rendersene conto. I giovani se ne vanno perché delusi da una Chiesa anchilosata e incapace di affascinare, non essendoci più l’evidenza di un Gesù vivo e presente, fra le cui braccia ogni uomo trova il calore di cui ha bisogno per vivere.

Sono i giovani a lasciare la Chiesa, perché non sono aiutati a vivere «una relazione maggiore con Dio», «un modo più vero e profondo di pregare», «un aiuto per i loro problemi esistenziali». Uno lascia la casa perché non sta bene in essa, perché non si sente amato, abbracciato. Se l’amore agli ultimi non nasce dalla propria relazione con Gesù, diventa una trappola così come è stato per uno dei protagonisti della teologia della liberazione, scivolato dietro la “sottana” di una monaca.

Una notizia positiva c’è
Ritornare alle origini, alle radici dell’Avvenimento cristiano è l’unico cammino per re-incontrare l’uomo. Da anni spendo la mia vita per i poveri, ma non sono loro la ragione del mio agire, bensì il mio appassionato amore a Gesù.

Infine una nota positiva: se in Brasile i cattolici si sono ridotti al 50 per cento della popolazione, in Paraguay da molti anni restano l’89 per cento. La prima evangelizzazione e in particolare l’esperienza delle reducciones hanno creato un soggetto cristiano che non solo ha mantenuto viva la fede attraverso cinque secoli, ma grazie all’amore della Madonna ha saputo anche difendersi dall’invasione aggressiva delle sètte. La vigilanza e la passione per l’Annuncio cristiano sono i fattori essenziali di una Chiesa viva e capace di abbracciare i suoi figli, in particolare i giovani, che sono la maggioranza del continente latinoamericano.
paldo.trento@gmail.com

Foto Ansa

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