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Per risparmiare, la Cina chiude 230 mila scuole elementari. Dopo 10 anni si accorge dell’errore

novembre 26, 2012 Leone Grotti

Negli ultimi 10 anni sono state chiuse 230 mila scuole per l’infanzia nelle zone rurali della Cina. Nel 2001 il governo comunista ha dato il via al piano “abolire e consolidare”, con l’obiettivo di tagliare i costi, migliorando la qualità dell’educazione e l’allocazione delle risorse. Come? Chiudendo decine di migliaia di scuole rurali, che ospitano bambini di pochi villaggi, per creare istituti più grandi per aree più estese, migliorando così la qualità dell’insegnamento e risparmiando sui costi.

230 MILA SCUOLE ELEMENTARI IN MENO. Così, ogni giorno per 10 anni di fila (2001-2010) sono scomparse 63 scuole elementari, 3 scuole medie e 30 centri di insegnamento. Risultato: 230 mila scuole elementari sono scomparse, lasciando enormi problemi a tante famiglie che abitano nelle campagne. Due mesi fa il governo ha bloccato la politica, riconoscendo che la “spending review” scolastica è riuscita a fare solo danni. Il numero delle scuole rurali in Cina è elevatissimo, dal momento che rappresentano oltre il 95 per cento del totale. Ma invece che studiare i bisogni particolari di ciascuna regione, l’ordine del governo è stato applicato dai funzionari in modo uguale dappertutto, lasciando molte aree remote e scarsamente popolate senza scuole e senza la possibilità per le famiglie di mandare i figli in quelle più prossime.

RISPARMIARE SULLA PELLE DEI CINESI. Molti funzionari comunisti locali si sono fatti prendere la mano e per risparmiare, in un periodo in cui il debito locale è altissimo in Cina pari a due mila miliardi di euro, hanno chiuso troppe scuole minando il diritto all’educazione di tantissimi bambini. In realtà, come rivela lo studio “All for rural students”, presentato pochi giorni fa a Pechino, le autorità locali sarebbero state premiate in base al numero delle scuole che riuscivano a chiudere. Per questo, i funzionari sono stati incoraggiati a risparmiare il più possibile.

LE SCUOLE RIAPRIRANNO? Lo Stato centrale, così come quelli locali, ci hanno sicuramente guadagnato ma a farne le spese sono migliaia di famiglie rurali cinesi, che ora si ritrovano senza una scuola dove mandare i propri figli oppure sono costretti a spendere più di quanto possono permettersi per farli andare lontano dal villaggio. Come spesso succede nella seconda potenza economica del mondo, grazie alla “spending review” scolastica la Cina è economicamente più forte ma i cinesi godono di sempre meno diritti. Oggi che il piano “abolisci e consolida” è stato interrotto per inefficienza, non è ancora chiaro se le vecchie scuole verranno riaperte.

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3 Commenti

  1. Domenico Salerno says:

    Visto che l’ho visto ripetere tante volte ve lo segnalo, attenzione con i numeri il debito locale cinese sara’ di due mila miliardi di euro (due milioni di milioni di euro) non due milioni di miliardi. Credo impossibile che abbiano un debito pari a mille volte quello italiano o trenta volte l’intero pil mondiale e soprattutto un debito procapite di piu’ di un milione di euro.
    scusate la pedanteria
    con immutata stima

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