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Lo sport e il divino nell’umano. Celebrazione (mitologica ma realistica) di Leo Messi

dicembre 12, 2012 Pino Suriano

La prendo da lontano. Del corpo umano, e di molte altre cose, gli antichi greci avevano un’idea di questo tipo: doveva svolgere, e bene, le funzioni essenziali (mangiare, produrre, lottare). Ma poi, per prova, per sfida, gli si chiedeva di più. Saper correre sì, ma di più. Lottare sì, ma di più. Con l’esercizio, la prova, la pratica continua. Era lo sport.

Questa tensione al “di più”, peraltro, era l’orizzonte culturale che orientava tante altre attività dei greci antichi, dall’arte alla scienza filosofica. L’uomo, del resto, è fatto di questa pasta, quando non si chiude nel proprio piccolo e non si accontenta del poco.

Alcuni, in particolare, si dedicavano al corpo. Erano gli atleti: acclamati, pagati e onorati per tutto ciò. Non era propriamente un “gioco”, come si dice oggi quando si vuole fare un predicozzo banale sulla leggerezza dello sport.

La lunga premessa mi è utile per “cantare”  l’eroe del giorno: Leo Messi, l’uomo che domenica ha superato il record di reti stagionali che era stato per quarant’anni del tedesco Gerd Muller. Messi, a ben pensarci, sa fare col pallone esattamente quello che fanno tutti gli altri, ma di più: correre come gli altri, ma di più, dribblare come gli altri, ma di più, segnare, ma di più.

In fondo quasi non appare eccezionale.

Non c’è, nei suoi piedi, la samba di Ronaldinho, la serpentina di Ronaldo, lo Scorpione di Ibra, la magia del sinistro di Maradona. Nulla di artistico, vibrante, strabiliante nella forma. Di unica, in lui, c’è la perfezione nell’esecuzione del semplice. Spesso non sembra forte lui, ma brocchi gli avversari, tanto è naturale ciò che sa fare.

A lui, oltre che l’impegno, ha dato tanto la natura. In dono. E anche su questo i greci non avevano dubbi: il genio, compreso quello sportivo, proveniva dal divino. Una cosa seria anche questa: non un astruso fideismo, ma un rispetto profondo, e perciò sacrale, per tutto ciò che appariva talmente grande e bello da far pensare a un’origine più profonda, distante e misteriosa. Un lampo, proveniente da un altrove lontano, che vibrava nello sforzo umano. Lo scolpiva, lo illuminava. Lo sport, l’ho scritto e lo scriverò mille volte ancora, è una cosa seria. Ancora non ci credete?

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