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La famiglia del Mulino Bianco esiste. Ed è gay

aprile 18, 2013 Correttore di bozze

Nonostante la durezza di cuore tipica dei fanatici cattolici, quel suprematista bianco di un Correttore di bozze si commuove sempre quando legge le storie di famiglie tipo Mulino Bianco. A chi frequenta abitualmente i quotidiani è noto per altro che “le famiglie del Mulino Bianco non esistono nel mondo reale”. Ormai è un luogo comune del giornalismo italico. Che però non vale, evidentemente, per le famiglie fondate sulle unioni gay. Quelle sì che sono famiglie felici. Niente orchi né femminicidi né padri padroni né pregiudizi né tabù né segreti inconfessabili. Niente di niente. Solo tanto amore. E l’amore è più forte dell’odio del Correttore di bozze.

Sull’Unità di oggi, per esempio, Gaia Manzini racconta con trasporto la storia di Alice e Marina, due donne che convivono more uxorio (come direbbe il Correttore di bozze) e hanno due figli. Tutto è iniziato una decina di anni fa, scrive la Manzini, quando «Alice ha iniziato a fare yoga (…) per raggiungere la percezione completa del proprio corpo, ben sapendo che le pratiche orientali che passano dalla realtà anatomica aspirano sempre a una trascendenza». E a furia di trascendere dal proprio corpo è diventata lesbica, sintetizza brutalmente il Correttore di bozze. Infatti un giorno, «mentre il sole splendeva e il vento soffiava generoso» (solo per ragioni di opportunità l’articolista qui omette di citare il volo degli uccelli), Alice «incontrava non solo il proprio corpo attraverso le asana, ma anche una persona speciale che la travolgeva con la sua bellezza, il carisma, la voce profonda e tridimensionale, e il suo potere calamitico». Era per l’appunto Marina, la sua futura tipa.

Dapprima, spiega l’Unità, Alice «ha solo una domanda in testa: “Cosa sto facendo?”». Poi, vuoi perché satolla di asana, vuoi perché ormai totalmente calamitica (e anche un po’ antani), decide di buttarsi. Ogni dubbio si risolve in «un’altra domanda che vale come risposta: “Perché no?”». Già, perché no? Se c’è amore, c’è tutto. E dove c’è Barilla, c’è casa. «Così Alice, finita l’università, comunica ai propri genitori che va a vivere con Marina».

Qui il Correttore di bozze si aspetterebbe il classico siparietto della mamma preoccupata e del papà che dapprima non è d’accordo ma poi abbandona i pregiudizi da matusa e alla fine scopre che anche quello è amore. Ma il Correttore di bozze è prevenuto e banalizza sempre tutto. Infatti la storia continua esattamente così. Solo l’epilogo, probabilmente, lascerà l’amaro in bocca ai soci dell’Arcigay. Infatti dopo che l’uomo, applicandosi sui libri, è riuscito a vincere la sua ignoranza omofoba fino a «dimenticare i dubbi di genere», inspiegabilmente decide di dedicarsi al «giardinaggio», hobby che «si sostituisce alle dissertazioni sulle origini dell’amor saffico». Come dire, è tutto inutile. Io a questa proprio nun la capiscio. Perciò, piuttosto che star lì a pettinare le bambole omosessuali è meglio darsi all’ippica. Almeno lì, «sull’erba appena potata», papà bigotto e figlia lesbo possono finalmente essere «complici». Trascendi tu va’, che io c’ho l’orto da badare.

E veniamo all’oggi. O meglio al dunque. Sì perché «adesso ci sono i bambini», scrive la Manzini. Nella famiglia del Mulino Arcobaleno infatti ci sono anche due figli: «Pietro, nato da Marina cinque anni fa, e Lucilla, nata da Alice l’anno scorso». Uno a testa. E dire che «prima d’incontrarsi nessuna delle due aveva mai pensato di avere figli, ma dopo sarebbero stati l’espressione del loro amore». Che è un pensierino proprio carino, concorda il Correttore di bozze, ma purtroppo inesatto, mannaggia la natura. Infatti Alice e Marina per «esprimere il loro amore» sono costrette a volare in Belgio a farsi inseminare artificialmente. «Con tutta l’emozione del caso», nota l’Unità, ma pure con qualche esitazione e più di un interrogativo. Anche se poi, fortunatamente per il Piccolo Mugnaio Arcobaleno, la risposta che si danno le due aspiranti mamme «è quella che vale per tutti: se ci si ama davvero, se ci si ama così, si fa». Tutto il resto è noia.

Insomma, ama che ti riama, insemina che ti rinsemina, saltano fuori piccoli Pietro e Lucilla. Che se non sono il ritratto della serenità, poco ci manca. Certo, ammette la Manzini, «ogni tanto Pietro chiede innocente alle sue mamme: “Perché non vi sposate?”», e allora nel gioioso Mulino Arcobaleno «cala il silenzio». Ma che volete, il fatto è che «Alice non lo sa. Non ha voglia di andare in Spagna e fare un matrimonio che non sarà valido in Italia». Cosa te ne fai di un inutile pezzo di carta quando hai già due figli che sono lì apposta per esprimere il tuo amore?

Diciamo che basta così. Il Correttore di bozze vi risparmia tutta la parte in cui la giornalista spiega che Alice in realtà è uno pseudonimo perché la vera protagonista di questa vicenda «lavora col pubblico, e allora non sai mai chi incontri, (…) l’aggressività delle persone esplodere all’improvviso». Non è il caso, qui, di riferire cretinate sesquipedali come questa: «La stessa aggressività che si vede ogni tanto durante le manifestazioni per il Giorno della Famiglia».

Un’ultima digressione, però, vale la pena di farla. «Pietro – scrive la Manzini – mi ha ricordato il Piccolo Uovo di Francesca Pardi, il libro illustrato da Altan e uscito da pochissimo per le edizioni Lo Stampatello». (Secondo il Correttore di bozze, e anche secondo la Feltrinelli, il libro è uscito il 14/09/2011, quindi non proprio “pochissimo”, ma fa niente, nel Mulino Alrcobaleno un po’ di marketing non si nega a nessuno). Comunque, si diceva, in questo libretto fresco di stampa, anzi freschissimo, «c’è un piccolo uovo che prima di nascere va a incontrare tutti i tipi di famiglie: una numerosa di conigli, un ippopotamo da solo con un piccolo, due pinguini maschi e i loro cuccioli, due gatte e il loro nuovo nato… Le incontra e gli piacciono tutte, non vede l’ora di nascere». Se poi gli capiterà un ippopotamo single invece che una coppia di polli, poche balle, l’amore è l’amore. Per le questioni irrisolte c’è il giardinaggio.

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8 Commenti

  1. George P. scrive:

    Fino in Belgio per farsi inseminare artificialmente? Perché non hanno chiesto ad un passante di darle due botte? (E scusate per la volgarità…) Mi sa che ‘sta gente non s’è mai guardata in mezzo alle gambe.

    • Anonimo scrive:

      hahahaha l’ho pensato anch’io!

    • giovanna scrive:

      Non ci credo che l’unica domanda scomoda dei bambini sia stata: perchè non vi sposate !
      DI SICURO quei poveri bambini, comprati dal padre, avranno chiesto del padre, è assolutamente inevitabile, e anche se da quello che raccontano queste stesse “famiglie mulino bianco gay ” i bimbi sono tenuti ben ovattati, con frequentazione solo di coppie dello stesso sesso con bambini sfortunati quanto loro e con la scuola che deve raccontare frottole a tutti gli altri bambini, non comprati, tra pinguini e gatte inesistenti in natura, prima o poi la mancanza del padre uscirà.Troverà qualcuno ad accoglierla, o la finzione, la negazione, la privazione andrà avanti ad oltranza?
      (scusa, correttore, il tuo pezzo è divertentissimo, come sempre, ma l’argomento è deprimente al massimo , molto peggio dei cani cinesi, che pur stanno a cuore ai tanti sensibili che non ci vedono nulla di così tragico nell’uccidere neonati o nel farne oggetto di compravendita )

      • beppe scrive:

        cara giovanna, è possibile che il piccolo di queste due lesbiche non intendesse ” perchè non vi sposate con due uomini”? così da avere addirittura due papà in un colpo solo?

        • giovanna scrive:

          Può darsi, caro Beppe, tra l’altro sono decenni che si sostiene che il matrimonio sia poco significativo sia per l’uomo e la donna e che per i bambini conti poco o niente che i genitori siano sposati, che vivano insieme, che non si separino e poi , senza volerlo, questo legittimo desiderio dei figli salta comunque fuori.

  2. Mateusz scrive:

    articolo strepitoso!!!

  3. giuliano scrive:

    poveri bambini. In tempi normali una corrente politica che predica e persegue queste oscenità sarebbe messa la bando

  4. Antani scrive:

    Quando ho letto il titolo dell’articolo pensavo fosse una prosecuzione dell’articolo sulla “ricerca scientifica” che ha “scoperto” l’omosessualità e l’ambientalismo di Robin hood. Mi sono detto: “Oltre ad aver scoperto che robin hood si dilettava con little john, hanno scoperto pure che la famiglia del mulino bianco esiste ed è gay”. Farebbe ridere se non fosse verosimile dato il periodo in cui viviamo.

    Cmq quando i figli cominceranno a chiedersi chi sono i rispettivi padri cosa succederà? Non tanto alle mamme, a cui va tutto il mio rispetto, ma più che altro a quei bambini.

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