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Il Papa ci ha messo tutti sottosopra (e così ora vediamo il mondo da un’altra prospettiva)

febbraio 13, 2013 Annalisa Teggi

I Mumford & Sons hanno vinto il Grammy per il migliore album dell’anno. Ero pronta a scrivere qualcosa su questo perché, anche se solo vagamente, sapevo che il cantante di questo gruppo è un lettore di Chesterton. Così ho riascoltato la loro canzone The Cave e mi sono messa a rileggere il capitolo del San Francesco d’Assisi di Chesterton di cui si cita un passo in quel brano:

E troverò la forza nel dolore
e cambierò i miei progetti
riconoscerò il mio nome quando verrà di nuovo chiamato.

Perciò esci dalla tua grotta camminando sulle mani
e guarda il mondo stando a testa in giù
puoi capire la dipendenza
quando conosci la terra del creatore.

Chesterton usa questa immagine per descrivere San Francesco, quando uscì dalla grotta dove avvenne la sua conversione e dice che egli ritornò al mondo come se si trovasse a camminare a testa in giù. La conversione lo mise completamente sottosopra. Stavo leggendo questo quando è arrivata la notizia che ha messo tutti sottosopra. E ho seguito le notizie e i commenti sulle dimissioni del Papa; alla fine sono ritornata a quel capitolo del San Francesco d’Assisi, come intuendo che in quel sottosopra di cui parlava Chesterton c’era qualcosa che riguardava quello che stiamo vivendo.

Il Giocoliere di Nostra Signora

In quel capitolo del San Francesco, intitolato Il giullare di Dio, Chesterton comincia citando la leggenda medievale del Giocoliere di Nostra Signora, un acrobata che, fattosi monaco, si rese conto di non saper offrire alla Madonna altro che i suoi salti e le sue capriole: si mise a recitare le poche parole di preghiera che sapeva stando a testa in giù in equilibrio sulle mani, rischiando di essere accusato di blasfemia dai suoi confratelli; ma la statua della Madonna si animò e benedisse quel giocoliere. Il priore si prostrò allora a terra e mormorò: «Beati i semplici perché vedranno Dio».

Lo stesso capitò a San Francesco quando uscì dalla grotta. Era entrato, dice Chesterton, da Trovatore (figura nobile all’interno della corte) e uscì che era un Giullare (il comico di corte). Il mondo non era più lo stesso ai suoi occhi: l’umiltà che da quel momento in poi contraddistinse la sua figura era quella di un uomo che guardava il mondo sottosopra. Non è che lo vedesse solo strano, ma non poteva più evitare di vedere il mondo nella sua dipendenza originaria: gli alberi, se guardati a testa in giù, appaiono letteralmente aggrappati alla terra.

Riporto, dunque, quelle parole del signor Chesterton, senza sottintesi paragoni, ma solo riconoscendo che la Chiesa ci parla con la sua storia del paradosso di una costruzione incessante e mai interrotta, e di una costruzione che sempre ha edificato attraverso l’opposto di ciò che la mondanità chiama trionfo. L’abdicazione del Papa non è un gesto «moderno» come vorrebbero ingabbiarlo certuni. È antico per lo meno quanto l’umiltà umiliata di San Pietro, che volle morire – anch’egli – a testa in giù. Il passo dell’umiltà e talvolta dell’umiliazione ci mette tutti a testa in giù, a convertire lo sguardo una volta di più. Sottosopra: in questa posizione strana, scomoda, risibile cosa può vedere un uomo?

«Francesco, quando scomparve dentro la prigione o dentro quella scura grotta, si sottopose a un capovolgimento in qualche modo psicologico; che fu davvero il capovolgimento di una capriola completa, in cui facendo un giro intero si torna indietro, o sembra di tornare indietro, fino a ritrovare la postura normale. È proprio necessario usare la similitudine grottesca del gioco acrobatico, perché a stento si riuscirebbe a trovare un’altra immagine che renda chiara la cosa. L’uomo che entrò nella grotta non era quello che vi uscì. Guardò il mondo in modo diverso, come se fosse uscito da quell’antro buio camminando sulle mani.

Se lo avviciniamo alla parabola del Giocoliere di Nostra Signora, capiamo ancora meglio. È un fatto evidente constatare che un paesaggio può talvolta essere visto più chiaramente e nettamente se capovolto. Ci sono pittori che assumono le pose più strane per riuscire a catturare per un momento una visione superba. Ma in questo c’è anche la parte essenziale della parabola. Il Giocoliere di Nostra Signora non si mise a testa in giù per poter vedere i fiori e gli alberi in modo più vivido o bizzarro. Il Giocoliere di Nostra Signora si mise a testa in giù per rendere grazie a Nostra Signora. […] Le favole dell’infanzia ci dicevano che se un uomo si fosse messo a scavare un buco per arrivare fino al centro della terra e si fosse messo a scendere e scendere, ad un certo punto, arrivato al centro e continuando a scavare, gli sarebbe sembrato di cominciare a salire e salire. Questa è anche un’allegoria. Non possiamo seguire San Francesco fino a quel completo capovolgimento in cui l’umiliazione totale diventò santità e felicità totale, perché non ci siamo stati. Non possiamo andare così in alto, perché non siamo scesi così in basso; non siamo ovviamente in grado di dire che non può succedere; ma più leggiamo in modo candido e ponderato la storia umana, e in particolare la storia degli uomini più saggi, più arriviamo alla conclusione che ciò accade. […]

Masaccio – La crocifissione di San Pietro

Questa condizione si può solo rappresentare con un simbolo, e il simbolo del capovolgimento è vero anche in un altro senso. Se un uomo guarda il mondo sottosopra, e vede tutti gli alberi e le torri con le loro sommità appese all’ingiù come dentro un lago azzurro, uno degli effetti è che l’idea di dipendenza si enfatizza. C’è un nesso letterale col latino; perché proprio la parola dipendenza significa stare appeso. Il punto è questo: mentre le grandi mura, le solide fondamenta delle torri e le roccaforti farebbero normalmente sembrare all’occhio più sicura e più resistente una città fortificata, nel momento in cui questa visione si capovolge tutto quel peso la fa sembrare debole e in pericolo. Non è altro che un simbolo; ma si adatta a questa constatazione psicologica. San Francesco fu in grado amare molto di più la sua piccola città, anche più di prima; ma di fatto la natura del suo amore era stata alterata, anche nell’accrescersi. Fu capace di vedere e amare ogni tegola sui tetti e ogni uccellino sui parapetti; ma vide tutto ciò nella luce divina completamente nuova del loro eterno pericolo e della loro dipendenza. Invece di essere semplicemente orgoglioso della sua citata fortificata perché non poteva essere toccata, fu grato a Dio Onnipotente del fatto che non l’avesse lasciata precipitare; fu grato a Dio di non aver lasciato cadere l’intero cosmo come un cristallo che si frantuma in stelle cadenti. Forse San Pietro vide il mondo così, quando fu crocifisso a testa in giù» (da San Francesco).

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