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Gli aborti forzati si fanno sentire in Cina: cala la forza lavoro, ma il partito non vuole cambiare

gennaio 22, 2013 Leone Grotti

È quasi una prima volta per la Cina. Di solito, quando gli ufficiali del partito comunista si presentano davanti alla stampa per presentare nuovi dati economici, tendono a sottolineare i numeri positivi. Invece questa volta Ma Jiantang, presidente del National Bureau of Statistics, ha parlato senza reticenze della forza lavoro cinese, che è calata nel 2012 di 3,45 milioni di persone, attestandosi a 937 milioni. Ma ha anche confermato che si tratta del primo declino nella recente storia del Dragone. Come mai?

400 MILIONI DI BAMBINI IN MENO. L’indiziato speciale è la legge sul figlio unico, approvata dal regime a fine anni ’70, che ha impedito la nascita di oltre 400 milioni di bambini. Secondo una recente indagine, ha anche creato uno squilibrio tra maschi e femmine tale che 37 milioni di cinesi non potranno trovare una moglie. Impedendo alle coppie, con le dovute eccezioni, di avere più di un figlio il partito comunista ha fatto anche invecchiare la popolazione cinese e diminuito la forza lavoro del paese.

LA LEGGE NON CAMBIA. Nonostante Ma si sia detto preoccupato per la diminuzione della forza lavoro e nonostante da tempo in Cina si parli di modificare la legge sul figlio unico, concedendo a tutti di avere due figli, l’ufficiale comunista ha anche detto che la politica di pianificazione familiare cinese non cambierà. La riunione annuale della Commissione sulla popolazione nazionale e la pianificazione familiare si è infatti conclusa due giorni fa e ha portato alle solite conclusioni: “Bisogna sostenere in modo risoluto la pianificazione familiare come politica nazionale fondamentale a lungo termine”.

IL PARTITO SORDO ANCHE ALL’ECONOMIA. Eppure una modifica della legge non dovrebbe essere una mossa così rivoluzionaria per il nuovo governo di Xi Jinping, dal momento che possono avere due bambini già le coppie appartenenti a minoranze etniche, famiglie contadine il cui primo figlio sia femmina e coppie in cui entrambi i componenti siano figli di famiglie che hanno avuto solo un figlio. Il partito comunista, però, continua a temere l’aumento della popolazione e neanche i pessimi risultati economici del 2012, il peggiore della storia cinese dal 1999, per non parlare dell’enorme debito, sembrano riuscire a convincere i vertici.

RISVEGLIO DELLE COSCIENZE. Un gruppo di intellettuali cinesi ha anche firmato un appello chiedendo al partito l’abolizione della legge sul figlio unico perché in «palese e aberrante contrasto» con i diritti umani della popolazione. Ma da questo orecchio, il governo comunista non ci sente e l’unica speranza è il risveglio delle coscienze dei cinesi, come testimoniato di recente da Gao Xiaoduan, fuggita dalla Cina, davanti al Congresso Usa: «Dal 1984 al 1998 sono stata impiegata nell’Ufficio pianificazione delle nascite (Unp) della città di Yonghe. Il mio lavoro come funzionario amministrativo era quello di elaborare e realizzare misure concrete che eseguissero i compiti assegnati dal Comitato centrale del Partito comunista e dal Consiglio di Stato sul controllo delle nascite. (…) Durante i miei 14 anni nell’Unp, ho visto un’infinità di persone perseguitate dal governo comunista cinese per la violazione della politica sulla pianificazione delle nascite. Molte sono rimaste menomate per sempre, molto sono divenute pazze in seguito agli aborti forzati. Tante famiglie sono state rovinate. (…) Io stessa ho commesso atti veramente brutali, ma pensavo di compiere coscienziosamente il mio dovere di applicare la legge del nostro “amato Partito”, e perciò mi sentivo una cittadina esemplare, una buona cellula. (…) Per 14 anni, di giorno sono stata un mostro, quando ero a lavoro e facevo del male agli altri per attuare la barbara politica del Partito comunista, di sera ero una madre che trascorreva il tempo felice con i suoi bambini. Poi non ce l’ho più fatta a vivere in quel modo».

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