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George de La Tour e la sua luce del vero a Palazzo Marino

dicembre 13, 2011 Mariapia Bruno

Presente al Palazzo Marino di Milano fino all’8 gennaio, George de La Tour (Vic-sur-Seille 1593 – Luneville 1652), pittore francese attivo nella prima metà del Seicento di probabile formazione romana e caravaggesca, fa parte di quella schiera di artisti “illuminati” che hanno giocato con luci e ombre per svelare, attraverso le loro opere, profondi significati. Sono due le opere giunte dal Louvre alla sede espositiva milanese per l’evento di questo Natale: L’adorazione dei pastori e San Giuseppe falegname.

Si tratta di due “notturni” a tema religioso, eseguiti nel suo periodo più maturo, che si riallacciano alla grande tradizione francese, con il suo gusto per i volumi essenziali che ricorda le figure di Jean Fouquet e dei pittori provenzali del XV secolo, così come la scultura francese con i suoi potenti contrasti di luce e ombra. Nella prima opera un gruppo di tre pastori recanti, ognuno un dono, e un agnellino, si stringono attorno a una malinconica Vergine dalle mani giunte e a un vecchio San Giuseppe con una candela in mano che vegliano su un pallido bambino in fasce, una pura allusione al sudario della Passione che avvolgerà Cristo dopo la sua morte.

Qui il colore obbedisce alla luce, la tavolozza si restringe ai toni del rosso e dell’ocra più o meno scuro e si abbandonano i dettagli impietosi di volti stanchi, rughe e barbe tipici del suo caravaggismo iniziale. In San Giuseppe falegname sono soltanto due i protagonisti della tela, un Gesù ancora bambino accanto al padre che lavora alla luce e alla candela retta dal figlio. La notte, il silenzio e l’immobilità definite dalla luce rendono l’opera di una pace e di una tenerezza indimenticabili, un effetto che solo i pittori dell’anima sanno rendere. La luce fisica e sterile degli oggetti diviene quindi luce spirituale, divina portatrice di vita e rivelatrice del vero, luce che rimanda sia a un’esperienza religiosa che umana. George de La Tour, attraverso l’atto creativo, dà vita a una realtà altra in cui le ombre, simbolo costante del male e della negatività, vengono sconvolte da questa illuminante fonte salvifica. L’osservazione e la contemplazione di questi due capolavori viene guidata dalla luce che ritaglia la materia, che mostra la realtà e la trasfigura al tempo stesso, consentendoci di approdare, infine, verso una esperienza superiore di comprensione del significato più vero dell’esistenza umana.

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