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Fumetto – Zerocalcare nella città del decoro, fa riflettere ma sbaglia il bersaglio

luglio 14, 2015 Amedeo Badini

zerocalcare4Il fumetto ormai da anni, anche in Italia, sta vivendo una serie di riconoscimenti da parte della letteratura tradizionale, a partire della candidatura di Gipi al premio Strega del 2014. Quest’anno anche Zerocalcare è arrivato in finale, segnando un’interessante inversione di tendenza. Proprio l’autore romano è stato ospite, per la prima volta, dell’inserto culturale de La Repubblica, ovvero la Domenica, il 10 Maggio 2015, con un breve racconto di sei tavole (che si può trovare qui). La storia si intitola “La città del decoro” e intende illustrare, con lo stile dell’autore romano, il suo punto di vista sul senso civico e sul dibattito, che da tempo ha preso piede, sul paesaggio urbano e sulla pulizia delle città, e sul degrado che può prendere il sopravvento.

Il breve pamphlet mostra come il senso civico imperante – quello che impone di tenere pulita la strada e di non sporcare in giro – a volte possa tracimare ed entrare nella sfera dell’intolleranza e della lotta contro chi è diverso o ha avuto meno possibilità. Nel trarre queste considerazioni, Zerocalcare gioca come al solito con argute e divertenti metafore – in questo caso usa i Puffi di Peyo e il villaggio dei funghi per mostrare la città – per ironizzare sul tema e mostrarne gli eccessi. In particolare, utilizza svariati, e veri, commenti su Facebook di persone che, pur di eliminare il degrado, sono disposte alle azioni più abbiette e criminali. A livello narrativo dunque, ci troviamo al solito buon livello dell’autore, che dimostra di saper trattare temi spinosi – si veda anche quello su Kobane –  e di non aver paura di rivolgersi ad un pubblico diverso da quello del suo blog o dei centri sociali che ha sempre frequentato. Se lo stile e la scelta presuppongono l’alto livello artistico di Zerocalcare, e il senso del messaggio che non coglie nel segno.

L’autore in maniera nichilista e un po’ approssimativa indica in chi vuole difendere il decoro urbano e migliorare la qualità delle città un gruppo di persone rancoroso e violento, capace di mascherare sotto l’ipocrisia del senso civico un istinto violento e rapace. Ma Facebook e il livore di certi commenti non può essere preso a modello per rappresentare la società: il rumore dei social network indica sicuramente un malessere diffuso, ma non rappresenta tutta la società. Eppure un movimento di pulizia volontaria come Retake Roma o l’Associazione Nazionale Antigraffiti di Milano dovrebbero essere considerati come gruppi benemeriti e virtuosi, capaci di mischiare il volontariato e il senso del bene comune. E se è anche vero che alcuni siti, come questo, a volte esagerino e non siano sempre capaci di gestire l’alto tasso molto polemico e poco costruttivo che generano, rimane la presenza di un problema che non può essere sottovalutato.

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Zerocalcare, a nostro parere, non ha descritto in maniera completa e accurata il fenomeno del degrado urbano, accomunandolo con un senso di intolleranza, purtroppo presente nel paese, ma che con il perseguimento del decoro cittadino non ha punti in comune: chi desidera una città pulita viene appaiato all’intollerante. L’autore mischia le carte, adducendo che chi vuole difendere la pulizia del marciapiede vuole in realtà bruciare i barboni e i senzatetto: un traslato un po’ troppo forte, un paragone non realistico. Ha puntato il dito sulle derive comportamentali, comunque minori, presenti nella società, senza accusare chi, con cinismo e disprezzo della comunità, rovina e sporca il paesaggio, dal graffito alla carta per terra. Inoltre, rischia in parte di generare l’ennesimo scontro di rivalità, innescando un ulteriore divario di cui proprio non c’era bisogno, specie in un paese litigioso come il nostro. Peccato, perché il tema è di grande importanza per un paese come l’Italia, devastato dall’incuria e dalla mancanza di senso civico e del bene pubblico a tutti i livelli, purtroppo, e che ha fatto dell’abusivismo e della colata di cemento, a partire proprio da Roma, una delle leve di sviluppo, con la connivenza di tutti. Lo stesso autore ricorda la teoria della finestra rotta: partire da questo concetto sarebbe sicuramente utile, partendo dal piccolo lavoro che, ognuno di noi, come cittadino, può fare. Speriamo che questo piccolo articolo possa essere di stimolo per cominciare.

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