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È stata fotografata la morte

Sul Foglio Quotidiano è apparsa questa notizia:
«È stata fotografata la morte. Non dunque un cadavere ma la morte in sé. È quello che resta di noi ed è quella luminescenza che, nei secoli, l’umanità ha attribuito ai fantasmi. È un’onda di luce fluorescente azzurra che si sprigiona dalle cellule per poi catturare l’intero organismo. Lo racconta, con tanto di foto, la rivista PLOS Biology della University College of London ed è, a vederla, l’onda, come un minuscolo verme. Ha un nome: Caenorhabditis elegans. La morte appare come una virgola fluorescente azzurra che si diffonde in tutte le cellule. Un effetto, questo, procurato dall’acido antranilico e la sua diffusione avviene tramite il calcio, che agisce come un messaggero che di cellula in cellula spegne, una volta per sempre, le luci. Le cellule muoiono e s’innesca una reazione a catena che porta alla rottura dei componenti cellulari e a un accumulo di detriti molecolari». (Pietrangelo Buttafuoco, Il Foglio, 25 luglio 2013)

 

Lumen fidei: «F.M Dostoevskij, nella sua opera l’Idiota, fa dire al protagonista, il principe Myskin, alla vista di Cristo morto e sepolto nel sepolcro, opera di Hans Holbein il Giovane: “Quel quadro potrebbe far perdere la fede a qualcuno”. Il dipinto rappresenta infatti, in modo molto crudo, gli effetti distruttivi della morte sul corpo di Cristo. E tuttavia, è proprio nella contemplazione della morte di Gesù che la fede si rafforza e riceve una luce sfolgorante, quando essa si rivela come fede nel suo amore incollabile per noi, che è capace di entrare nella morte per salvarci».

«D’altra parte, la luce della fede, in quanto unita alla verità dell’amore, non è aliena al mondo materiale, perché l’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede è luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Gesù. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio. Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto sulla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande».

 

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