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David Beem e quella bastarda professione del musicista

settembre 13, 2012 Mario Leone

David Beem è un ex violoncellista professionista. Una grave malattia neurologica lo costringe ad abbandonare una fiorente carriera concertistica. Il 10 settembre ha postato sul suo blog un articolo molto controverso dal titolo: Inglorious basterds: a young person’s guide to a areer in classical music”.

Una guida, scritta per coloro che intendono intraprendere quella “bastarda professione” del musicista classico. Il dibattito si è fatto subito incandescente.

L’analisi che Beem propone è vera, le difficoltà presentate sono quelle che anche i più grandi concertisti son costretti a oltrepassare in questi tempi. Sicuramente in periodi di crisi sono poche le istituzioni che puntano sulla cultura e quindi il musicista che prova la carriera deve confrontarsi con tutte queste problematiche.

Però qualcosa dell’articolo non mi ritorna. Ieri mattina sono ritornato nella scuola dove insegno Musica a dei giovani di età compresa tra gli undici e tredici anni e, facendo lezione, ho capito il punto cruciale. È più semplice dire ad un ragazzo di non pensare di fare il concertista o il calciatore o altro, oppure accompagnarlo e fare la strada con lui? È più facile dire “guarda che non è per te e non ce la farai mai” o aiutarlo a leggere i segni che la realtà offre e stimare e stimolare la sua libertà? Questo non significa illudere i ragazzi ma educarli a prendersi sul serio.

Forse facendo quest’opera di persuasione contro l’impossibile carriera musicale avremmo meno gente al limite della soglia della povertà, ma aumenterebbe in maniera esponenziale quella (compresi gli aspiranti concertisti), che non seguirebbe la musica nemmeno a livello dilettantistico.

Ieri mattina nella terza media ho detto che la Storia della musica è una storia di uomini e la natura di qualsiasi uomo è rapporto con l’infinito. Chiedendo un commento ai ragazzi una di loro mi ha detto: “Prof. non ho capito bene quest’ultima frase, ma mi sembra interessante. La prossima volta iniziamo?”.

Se si dovesse seguire il criterio proposto da David Beem avremmo sempre più gente riversa sul proprio ombelico.

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