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Benedetto XVI: «Nelle difficoltà la Chiesa rimanga unita»

aprile 19, 2012 Benedetta Frigerio

Ieri, durante la catechesi del mercoledì, il Papa ha parlato dell’azione dello Spirito Santo nella Pentecoste. Da domandare nei momenti di difficoltà e prova. Per comprendere gli eventi e uscirne fortificati. «La prima comunità cristiana non cerca di fare analisi su come reagire ma, davanti alla prova, si mette in preghiera, prende contatto con Dio».

Nell’udienza generale di ieri papa Benedetto XVI si è soffermato sul momento che viene dopo la Resurrezione. La Pentecoste in cui discende lo Spirito Santo sugli apostoli. Questo, ha detto il Papa, «non è un episodio isolato», ma accade anche oggi, «poiché la presenza e l’azione dello Spirito Santo guidano e animano costantemente il cammino della comunità cristiana». Oltre al momento della Pentecoste, infatti, ci sono «altre irruzioni straordinarie dello Spirito Santo», come la «piccola Pentecoste verificatasi al culmine di una fase difficile nella vita della Chiesa nascente». Gli Atti degli Apostoli narrano che, in seguito alla guarigione di un paralitico, Pietro e Giovanni sono arrestati. Dopo il processo, rimessi in libertà, raggiungono i loro fratelli. Cosa fanno gli apostoli davanti alla persecuzione? Benedetto XVI ha ricordato che «tutti unanimi innalzarono la loro voce a Dio», così che «il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati dello Spirito Santo e proclamavano la Parola di Dio con franchezza».

Questo ha da dire qualcosa ai cristiani di oggi che, per qualsiasi motivo, subiscono persecuzioni, ha detto il Pontefice: «Di fronte al pericolo, alla difficoltà, alla minaccia, la prima comunità cristiana non cerca di fare analisi su come reagire, trovare strategie, come difendersi, quali misure adottare, ma, davanti alla prova, si mette in preghiera, prende contatto con Dio». Ma «che caratteristica ha questa preghiera?», ha domandato ancora Benedetto XVI. È «concorde dell’intera comunità». La concordia, ha detto il Santo Padre, «dovrebbe essere sempre fondamentale per la Chiesa», perché «quanto vivono i due Apostoli non riguarda soltanto loro, ma tutta la Chiesa». È questa unità «il primo prodigio che si realizza quando i credenti sono messi alla prova», ma «l’unità si consolida, invece di essere compromessa, perché è sostenuta da una preghiera incrollabile». Solo in questo modo la Chiesa può «non temere le persecuzioni che nella sua storia è costretta a subire» e «confidare sempre, come Gesù al Getsemani, nella presenza, nell’aiuto e nella forza di Dio, invocato nella preghiera».

C’è un’altra domanda che deve affiorare. «Che cosa chiede a Dio la comunità cristiana in questo momento di prova?». La risposta è qualcosa che al mondo può apparire arrendevole: non chiede «l’incolumità della vita di fronte alla persecuzione», non chiede «di essere difesa» o «risparmiata dalla prova» né che «il Signore ripaghi coloro che hanno incarcerato Pietro e Giovanni». Chiede, invece, di esistere perché «le sia concesso di proclamare con tutta franchezza la Parola di Dio». Prima, però, bisogna cercare di «comprendere in profondità ciò che è accaduto, cerca di leggere gli avvenimenti alla luce della fede attraverso la Parola di Dio, che ci fa decifrare la realtà del mondo».

E «leggendo la Sacra Scrittura, che è Parola di Dio, la comunità può dire a Dio nella sua preghiera: “Davvero in questa città (…) si sono radunati insieme contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai consacrato, per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano deciso che avvenisse». Ciò che accade, ha sottolineato il Papa, deve essere dunque «letto alla luce di Cristo, che è la chiave per comprendere anche la persecuzione; la Croce, che sempre è la chiave per la Risurrezione», perché «questa prima comunità non è una semplice associazione, ma una comunità che vive in Cristo; pertanto, ciò che le accade fa parte del disegno di Dio».

Anche noi, ha concluso Benedetto XVI, «dobbiamo saper portare gli avvenimenti della nostra vita quotidiana nella nostra preghiera, per ricercarne il significato profondo (…) lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio, attraverso la meditazione sulla Sacra Scrittura», così da «imparare a vedere che Dio è presente nella nostra vita, presente anche e proprio nei momenti difficili, e che tutto – anche le cose incomprensibili – fa parte di un superiore disegno di amore nel quale la vittoria finale sul male, sul peccato e sulla morte è veramente quella del bene, della grazia, della vita, di Dio».

Come per la prima comunità cristiana, dunque, «anche noi vogliamo rinnovare la richiesta del dono dello Spirito Santo, che scaldi il cuore e illumini la mente, per riconoscere come il Signore realizzi le nostre invocazioni e «vantarci “nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza la virtù provata e la virtù provata la speranza”: quella speranza che “non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato”».

Twitter: @frigeriobenedet

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