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Benedetto XVI: L’eucarestia è l’unica via d’uscita dalla crisi

settembre 13, 2011 Benedetta Frigerio

Domenica è terminato il Congresso eucaristico nazionale di Ancona. Papa Benedetto XVI, nell’omelia, ha dichiarato: «L’uomo confonde la libertà con l’assenza di vincoli, con la convinzione di poter fare senza Dio. Ma questa è un’illusione» perché «dopo aver messo da parte Dio, certe ideologie hanno puntato a costruire la società sulla forza del potere e dell’economia»

Come risolvere il «problema della disoccupazione», di restituire «dignità ai giorni dell’uomo e quindi al suo lavoro», di «accostare le diverse forme di fragilità», di rinnovare la «capacità educativa» e di «costruire una società più giusta»? Se lo stanno chiedendo in molti da mesi, soprattutto negli ultimi, dove oltre alla società e alla politica, anche l’economia dell’intero Occidente sembra davvero non reggere più all’urto della crisi. Il problema è educativo, economico e sociale, come hanno ripetuto tanti esperti.

Domenica, però, a conclusione del Congresso eucaristico nazionale di Ancona, papa Benedetto XVI ha proposto una “soluzione”: «E’ l’eucarestia», ha affermato il Papa nell’omelia, l’unica via d’uscita dalla crisi. Perché solo essa «trasforma la vita quotidiana». Infatti, «nella comunione eucaristica è contenuto l’essere amati e l’amare a propria volta gli altri», come linfa necessaria per costruire «il bene comune».

L’eucarestia è capace di ciò, ha continuato Benedetto XVI, perché in essa Dio si fa «presenza che trasforma. Nell’ultima cena Egli dona se stesso e anticipa l’atto d’amore supremo. (…) La vita gli sarà tolta sulla Croce, ma già ora Egli la offre da se stesso. Così la morte di Cristo non è ridotta ad un’esecuzione violenta, ma è trasformata da Lui in un libero atto d’amore, in un atto di auto-donazione, che attraversa vittoriosamente la stessa morte e ribadisce la bontà della creazione uscita dalle mani di Dio, umiliata dal peccato e finalmente redenta. Questo immenso dono è a noi accessibile nel Sacramento dell’Eucaristia: Dio si dona a noi, per aprire la nostra esistenza a Lui, per coinvolgerla nel mistero di amore della Croce, per renderla partecipe del mistero eterno da cui proveniamo e per anticipare la nuova condizione della vita piena in Dio, in attesa della quale viviamo». E’ solo «la relazione con Lui a dare consistenza alla nostra umanità (…) ed è solo nel conoscere e seguire la volontà di Dio che troviamo il nostro vero bene».

«Chi riceve il corpo del Signore» continua il Papa, «non può non essere attento, nella trama dei giorni, alle situazioni indegne dell’uomo». Per questo è solo qui «che troviamo il vero antidoto all’individualismo e all’egoismo, (…) la scoperta della gratuità». Ma, spiega Ratzinger, l’eucarestia è «una parola dura!», molti dei discepoli abbandonarono Gesù, una fuga «non molto lontana dalle nostre resistenze davanti al dono totale che Egli fa di sé stesso. Perché accogliere veramente questo dono vuol dire perdere se stessi, lasciandosi coinvolgere e trasformare». E l’uomo d’oggi ne ha anche più timore di quello di allora, perché confonde «la libertà con l’assenza di vincoli, con la convinzione di poter fare senza Dio». Ma questa «è un’illusione che non tarda a volgersi in delusione. (…) Dopo aver messo da parte Dio, (…) certe ideologie hanno puntato a costruire la società sulla forza del potere e dell’economia».

Così, nel giorno dell’anniversario dei cinque anni del discordo del Papa all’università di Ratisbona, si risente l’eco di quelle parole: «Dio – disse allora il Pontefice – non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore».

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