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Belgio, eutanasia per bambini. «Si vota stanotte senza dibattito. Poi tocca ai dementi e all’obiezione di coscienza»

dicembre 12, 2013 Leone Grotti

Intervista a Carine Brochier, tra i direttori dell’Istituto di bioetica europeo: «Dietro questa legge ideologica, abusata alla luce del sole, c’è una filosofia materialista che si contrasta riproponendo i valori della famiglia»

«Legalizzare l’eutanasia per i bambini è solo il primo passo, il governo ha già annunciato a febbraio una proposizione composta da 16 punti per estenderla ai dementi e abolire l’obiezione di coscienza per i medici». Dichiara così a tempi.it Carine Brochier, tra i direttori dell’Istituto di bioetica europeo, che ha pubblicato l’anno scorso il rapporto “Dieci anni di eutanasia in Belgio”. «Dopo l’approvazione della Commissione, stanotte la legge sarà votata in Senato, poi passerà alla Camera e poi tornerà di nuovo in Senato».

La legge sarà votata di notte?
Sì, perché hanno fretta: vogliono approvarla prima delle prossime elezioni, che saranno a maggio. Ogni dibattito è vietato, in Parlamento non si discute, si vota e basta. La pressione dei media in Belgio è fortissima, vogliono che questa legge ideologica passi a ogni costo ma c’è ancora tempo per fermarla.

Perché parla di legge ideologica?
Ci sono molte lobby che vogliono spalancare sempre di più la porta che è stata aperta 11 anni fa nel 2002. Dico che è ideologica perché i dottori qui in Belgio hanno già detto che non abbiamo bisogno dell’eutanasia per i bambini, visto che non l’hanno mai richiesta. Inoltre abbiamo un sistema di cure palliative molto buono, che sicuramente può essere migliorato, ma se l’obiettivo dell’eutanasia è quello di alleviare la sofferenza delle persone, allora ci sono già le cure palliative. Non abbiamo bisogno di questa legge.

Perché allora il governo l’ha proposta?
C’è una filosofia materialista precisa dietro a questa legge: è l’idea che pone al di sopra di tutto la libertà individuale, secondo cui io posso fare della mia vita e di quella degli altri ciò che voglio. Per questo si cerca di estendere l’eutanasia al maggior numero di persone. Ora sono i bambini, i minori, domani saranno i dementi e poi ci sarà l’eliminazione dell’obiezione di coscienza per i medici. Questa è l’agenda nascosta del governo.

Perché eliminare l’obiezione di coscienza?
Non vogliono opposizioni, per loro i medici devono essere obbligati a praticare l’eutanasia oppure devono consigliare a un paziente un medico che li ucciderà. Questo però sarà un passo successivo, ora tocca ai bambini ma una volta che sarà infranto questo tabù morale, si estenderà anche a chi non è in grado di intendere e volere.

I minori sono in grado di decidere su una questione così fondamentale?
No. È incredibile che delle persone alle quali non viene neanche riconosciuto il diritto di guidare, venga riconosciuto quello di morire. I bambini non hanno coscienza di quello che fanno in questo caso. Ci sono innumerevoli studi psicologici che dimostrano che prima dei 12 anni una persona non comprende pienamente cos’è la morte. È anche dimostrato che i bambini sono come delle spugne, assorbono prendendo su di loro i pensieri, la volontà e i sentimenti dei genitori. Se percepiscono di essere un peso, vogliono morire per aiutare i genitori. Infatti fino ad ora nessun bambino ha mai chiesto l’eutanasia, qualcuno deve suggerire loro questa possibilità. Io mi chiedo, è immaginabile un mondo in cui sono i genitori a proporre ai loro figli di morire?

Chi sostiene questa legge dice che migliorerà la vita dei bambini, non sottoponendoli a eventuali sofferenze insopportabili.
È una scusa, per questo problema ci sono già le cure palliative, che rappresentano la vera soluzione. Il punto è il costo.

Cioè?
Io spero e non voglio pensare che la scelta a favore dell’eutanasia sia dettata da ragioni economiche. Certo che se guardiamo a quante persone hanno il cancro oggi, a quanto invecchia la popolazione, non vorrei mai essere il ministro della Salute, perché è chiaro che il budget per la sanità sta esplodendo. Ed è anche vero che se le cure palliative sono molto costose, l’eutanasia è economica. Non esistono dati ufficiali ancora, ma molti medici mi hanno confermato che per accompagnare e curare una persona con l’alzheimer lo Stato spende circa 30 mila euro, mentre l’eutanasia ne costa 250.

Nel vostro rapporto avete scritto che la legge del 2002 viene «continuamente abusata».
È così. Non tutti i dottori, ma sempre più dottori favorevoli all’eutanasia hanno capito che anche se violano la legge restano impuniti. Quindi hanno cominciato a praticare l’eutanasia anche a chi non la richiede, tanto nessuno controlla.

Eppure esiste una Commissione di controllo formata proprio per evitare abusi.
Peccato che sia una farsa, neanche un dottore in 11 anni è stato messo in prigione per aver violato la legge.

Forse perché nessuno l’ha violata.
Non è così. La commissione che dovrebbe controllare non controlla per diversi motivi. Prima di tutto perché i due terzi dei membri sono stati nominati dallo stesso governo che ha approvato la legge sull’eutanasia e sono pro eutanasia. La commissione, però, non solo non vuole controllare ma neanche può controllare.

Cioè?
In Belgio funziona così: i dottori devono dichiarare un caso di eutanasia, mandando i documenti richiesti alla Commissione solo dopo avere ucciso la persona. Prima si uccide e poi si informa la Commissione che deve controllare se l’omicidio è legale. Si intuisce chiaramente che se un medico ha fatto qualcosa di illegale, non lo riferirà mai alla Commissione perché sarebbe come autodenunciarsi. Ci sono moltissimi dottori che non dichiarano casi di eutanasia ed è per questo che i numeri ufficiali delle vittime offerti dal governo sono molto sottostimati.

Come si può esserne sicuri?
È chiaro che essendo casi di eutanasia clandestina, avere i numeri esatti è impossibile ma voglio fare questo esempio: un dottore famoso per avere una clinica che pratica l’eutanasia è stato chiamato in Senato come esperto in materia e ha affermato davanti a tutti: «Pratico l’eutanasia ma è dal 2011 che non dichiaro un caso». Non ha detto ovviamente quanti casi non ha dichiarato, ma tutti sanno che ne fa a decine. E nessuno ha protestato o aperto un’indagine. Gli abusi sono alla luce del sole, a questo punto siamo arrivati, per non parlare dei criteri legali della legge che ormai non vengono più rispettati da nessuno.

A cosa si riferisce?
Oggi puoi ottenere l’eutanasia anche se sei semplicemente depresso, non c’è più bisogno di essere un malato terminale con scarse prospettive di vita. Basta avere un problema per cui si vuole morire e si può fare. Abbiamo avuto anche il caso del premio Nobel per la medicina Christian de Duve che a 95 anni ha scelto di morire con l’eutanasia. Ma non era malato terminale, però aveva scoperto di avere un cancro e questo è bastato. Chiamando le cose con il loro nome, potremmo parlare di materialismo ed egoismo.

Perché il Belgio è arrivato fino a questo punto?
Purtroppo soffriamo del classico effetto domino: decidere di morire ormai è diventata una cosa normale ed è per questo che i casi negli anni aumentano. Quando passa il messaggio che è giusto decidere di morire, non ci sono regole che tengano. Ma bisogna fermare il domino perché tra poco l’eutanasia sarà approvata anche in Francia e poi arriverà da voi in Italia.

Come contrastare un trend ormai affermato da dieci anni?
Io penso che la gente non si renda davvero conto di quello che sta facendo. Il materialismo è molto influente in Belgio e la gente è spaventata, ha paura di soffrire. Per contrastare questo cammino bisognerebbe fare un maggior investimento sulle cure palliative e riscoprire come vivere insieme, come affrontare la debolezza e la fragilità. Bisogna tornare a promuovere i valori della famiglia, che sono fondamentali. Se una nonna di 80 anni che ha perso la capacità di intendere e volere viene curata in famiglia è un conto. È diverso invece se la si mette in un ospizio e poi è più facile arrivare a pensare: ma non è meglio se muore? Questo è egoismo, ma purtroppo in Belgio i valori familiari sono molto deboli, la nostra società è debole, i principi morali sono deboli. È un fatto che non ci prendiamo più cura dei vecchi, dei bambini e dei portatori di handicap.

In un articolo di Newsweek un genitore belga afferma: «I genitori migliori sono quelli che lasciano andare i propri figli».
Giusto, ma c’è una grande differenza tra lasciare andare i bambini e ucciderli. È possibile accompagnare i bambini con le cure palliative alla morte naturale e lasciarli andare, senza accanimento terapeutico, ma ucciderli è un’altra cosa, completamente differente. Chi uccide i propri figli non è un buon genitore e noi dobbiamo stare vicini a queste persone. I migliori genitori sono quelli che si prendono cura dei loro figli fino alla fine.

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11 Commenti

  1. Gabriele scrive:

    Cambiano le motivazioni, legate stavolta ad una presunta compassione e pietà per i malati, ma i ragionamenti e i fatti sono gli stessi di quei tizi che negli anni 30 e 40 marciavano col passo dell’oca, salutando col braccio teso.

    • cosimo scrive:

      solo perchè ha vinto la guerra ma tu credi che un altro tipo con i baffi non abbia fatto lo stesso dove comandava?

    • Carla scrive:

      Abbiamo pensato la stessa cosa! A me sembra il ritorno dei nazisti, che toglievano di mezzo quelli che “sporcavano” la loro razza

  2. Alessandro scrive:

    Leggendo l’articolo ho trovato questa frase: “Sempre più dottori favorevoli all’eutanasia hanno capito che anche se violano la legge restano impuniti. Quindi hanno cominciato a praticare l’eutanasia anche a chi non la richiede, tanto nessuno controlla.”. Ma mi chiedo, avete una minima prova a favore di quello che avete scritto?? State insinuando che alcuni medici uccidono i loro pazienti sistematicamente e contro il loro consenso. E non avete mostrato alcuna prova. Vi rendete conto della gravità di questa insinuazione, vero?

  3. Vince scrive:

    E mi sembra pure giusto, perbacco!!!

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