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«Bang, sei morto». Scoprono che un paziente in stato vegetativo «è cosciente» mostrandogli un film di Hitchcock

settembre 23, 2014 Leone Grotti

Un uomo di 34 anni, in stato vegetativo da quando ne aveva 18, ha reagito alla paura e alla tensione in modo del tutto simile ad altre 12 persone sane. Secondo lo studio canadese «forse è anche in grado di riflettere»

Un uomo di 34 anni, in stato vegetativo da quando ne aveva 18, guardando un film del regista Alfred Hitchcock ha reagito alla paura e alla tensione in modo del tutto simile ad altre 12 persone sane. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e secondo i ricercatori canadesi dimostra che «non solo il paziente [e altri cinque come lui] è cosciente ma probabilmente è anche in grado di riflettere».

BANG, SEI MORTO. I ricercatori, facendo leva sulla passione dell’uomo per il cinema, dove il padre lo portava tutte i mercoledì, gli hanno fatto vedere l’episodio “Bang, sei morto” di una serie televisiva del 1961 dal titolo “Alfred Hitchcock presenta”. Guardando il film di otto minuti, in cui una bambina gira con una pistola carica urlando a tutti “bang” pensando sia un giocattolo, sia l’uomo in stato vegetativo che le altre 12 persone hanno avuto le stesse reazioni cerebrali.

eluana-englaro-hSTATO VEGETATIVO. Lo stato vegetativo non è uno stato di vita terminale ma una condizione clinica ancora misteriosa caratterizzata dalla mancanza di coscienza e consapevolezza di sé e dell’ambiente e dovuta a danni subiti dal cervello. Nonostante questo, i pazienti possono aprire e muovere gli occhi, deglutire, respirare in modo autonomo, dormire, svegliarsi, sbadigliare, digrignare i denti e perfino urlare. Come nel caso di Eluana Englaro. Tutto, in teoria, senza rendersene conto.

CASCHI AMERICANI. Alcuni studi realizzati negli ultimi anni hanno però fatto vacillare alcune certezze riguardo all’impossibilità dei malati di svegliarsi e alla totale assenza di coscienza. Nel 2011 Giovanbattista Guizzetti, primario del centro Don Orione di Bergamo, ha scoperto che alcune persone hanno invece consapevolezza. Applicando a 24 pazienti in stato vegetativo i caschi che indossano i piloti americani, in grado di percepire gli impulsi neuronali della persona, «abbiamo scoperto che tanti di loro vorrebbero muoversi o rispondere ai nostri comandi, anche se poi fisicamente non ci riescono». Una donna, Cristina, quando ha capito che i familiari avevano compreso che era cosciente, ha provato una gioia così forte che ha parlato: «Dite ad Aldo [il marito, ndr] che sono felice».

«POSSONO CONCENTRARSI». Secondo un altro studio della Cambridge University, uscito nel 2013, non solo molti pazienti in stato vegetativo sono coscienti ma «possono anche concentrarsi sulle cose e seguire comandi specifici. Questa scoperta potrebbe permetterci in futuro di sviluppare tecnologie per consentire a questi pazienti di comunicare con il mondo esterno».

rom_houben«LA MIA VITA È BELLISSIMA». Per quanto rari, esistono anche casi clamorosi di risveglio. Uno dei più importanti è quello di Rom Houben, finito in stato vegetativo dopo un incidente avuto a 20 anni e risvegliatosi a 43 anni, grazie al lavoro del neurologo belga Steven Laureys. Rom, si è scoperto, era perfettamente cosciente e soffriva di una specie di sindrome di “Locked-in”, mentre i medici gli dicevano che «non ha speranze». Trovata una via di comunicazione, la prima cosa che Rom ha detto è stata: «La mia vita è bellissima. Adesso che gli altri sanno che sono vivo voglio leggere, parlare con gli amici, voglio approfittare della mia vita».

DAL COMUNISMO ALLA DEMOCRAZIA. Altrettanto incredibile il caso di Jan Grzebsky, ferroviere di 65 anni, entrato in stato vegetativo nel 1988 dopo un incidente e risvegliatosi dopo 19 anni nel 2007. L’uomo aveva avuto l’incidente quando la Polonia era ancora comunista sotto il generale Jaruzelski e si è risvegliato in una democrazia, proprio come nel film Good Bye Lenin. I medici gli avevano dato solo due o tre anni di vita ma la moglie Gertruda ha sempre creduto nel suo risveglio. «Per 19 anni la signora Grzebska ha svolto il lavoro di un team esperto di terapia intensiva – hanno dichiarato i dottori – cambiando ogni ora la posizione del marito per prevenire piaghe da decubito». Al risveglio l’uomo non ha solo trovato «così tanta merce nei negozi che mi girava la testa» ma anche gli undici nipoti che i suoi quattro figli, sposatisi nel frattempo, avevano generato.

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