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Babymamme: un progetto a Milano per aiutarle

marzo 12, 2016 Elisabetta Longo

L’ansia di diventare genitori, l’ansia di crescere. La difficoltà per le teenager che si trovano ad affrontare una gravidanza è doppia. Il sostegno di un centro per la vita può aiutarle

babymamme

Hanno tra i 14 e i 21 anni, e improvvisamente si ritrovano tra le mani un test di gravidanza positivo. Sono le babymamme, adolescenti che diventano genitori prima di aver finito il ciclo scolastico. Ad aiutarle, a Milano, c’è il progetto “Babymamme” della Fondazione ambrosiana per la vita Onlus, che gestisce due sportelli di aiuto in zona Lorenteggio e in zona Quarto Oggiaro.
A raccontare a tempi.it i timori e la forza di queste ragazzine è Laura Boati, coordinatrice del progetto: «Ci si può rivolgere a noi in qualsiasi momento della gravidanza, oppure nel post nascita, non c’è una regola fissa. La maggior parte delle babymamme arriva da noi al quarto mese di gravidanza, quando ha superato la fase di dubbi iniziali, ed è riuscita a rispondere alle sue domande interiori sul portare avanti la gestazione o interromperla».

CRESCERE IN SOLITUDINE. Il progetto “Babymamme” è nato nel 2011, grazie alla Fondazione Cariplo, insieme con l’Università Bicocca e l’Ospedale San Paolo. Nel 2014 è poi passata sotto l’egida della Regione Lombardia, grazie alla legge 23 che regolava i servizi sociosanitari. Dal 2015 il progetto si regge sulle risorse stesse della Fondazione: «All’Ospedale San Paolo è stato aperto il progetto Saga (servizio di accompagnamento alla genitorialità in adolescenza), mentre noi ci siamo concentrate nelle periferie: a Quarto Oggiaro abbiamo aperto il progetto Agorà, a Lorenteggio il Girotondo».
La maggior parte delle ragazze che si rivolgono ai due centri sono di origine straniera, anche se c’è una piccola percentuale di italiane: «Tra loro hanno tutte dei punti in comune. Il più delle volte hanno vissuto traumi emotivi, pur nella loro giovane età, addirittura alcune sono state vittime di abusi, di violenze fisiche e psicologiche. Conquistare la loro fiducia in questi casi è davvero importante». Sono ragazze che hanno famiglie disgregate alle spalle e una rete amicale ridotta all’osso: «Vivono l’esperienza della gravidanza in solitudine, perché non sono state in grado di costruire un tessuto di amicizie, utili a supportarle. Quando organizziamo gli incontri per spiegare i cambiamenti del corpo in gravidanza o come rapportarsi con il nascituro, vediamo che fanno fatica a socializzare. Anche se si tratta di conoscere ragazze con la stessa esperienza».
Quando bisogna aiutare una ragazza straniera subentra anche la complessità culturale: «In ogni Paese c’è un modo diverso di immaginare la genitorialità, un modo diverso di cullare, di allattare, di giocare con un bambino. Modalità diverse da quelle italiane che devono però essere adattate al nostro contesto. Cerchiamo di aiutarle anche in questo senso, fino a che ognuna possa raggiungere la propria dimensione di essere madre».

PROSEGUIRE GLI STUDI. Se il post parto è un periodo delicato per ogni mamma, per queste ragazze lo è ancora di più: «Molte hanno il desiderio di concludere il ciclo di studi, solo che si scontrano con la realtà dell’occuparsi di un neonato. Una delle ultime ragazze che abbiamo incontrato, di origine filippina, desiderava tornare a scuola a fine gennaio, quando la sua bambina avrebbe avuto un mese. Un desiderio comprensibile, ma poco realistico. A un mese i bisogni del neonato sono totalizzanti, nessuno si può sostituire alla mamma. Il nostro compito è stato farle capire questo, cercando di toglierle l’ansia sul futuro. Che è poi la più grande domanda di queste babymamme».
A seconda dell’istituto che frequentano, le ragazze possono scegliere di congelare momentaneamente il percorso, per affrontare le fasi finali della gravidanza e la nascita del bambino, ma accade anche che, quando studiano in istituti professionali, perdano l’anno perché non in grado di frequentare gli stage in azienda: «Quello che conta è il desiderio di proseguire il percorso scolastico. Cerchiamo di far crescere loro e le loro ambizioni».

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11 Commenti

  1. Xyzwk says:

    A quell’età devono andare a scuola e pensare al loro futuro non ai figli. Ê disumano, sono loro stesse ancora minorenni e costringerle a sacrificare se stesse produce solo delle frustrate che rimpiangeranno tutta la vita di aver sprecato gli anni migliori.

    • giovanna says:

      Più frustrate di te non saranno sicuro, cara trollona, qui xyzwk…sei proprio l’emblema della frustrazione, con tutti i tuoi mille horror-nick e il tuo imbarazzante trollaggio continuo.
      Nemmeno hai quel minimo di umanità di capire come aiutare una ragazza che aspetta un figlio…ma si sa, per te un bambino nel ventre materno vale meno di una suola di scarpe, forse il valore che attribuisci a te stessa.
      Non sprofondare nella solitudine, fatti aiutare, chiedi aiuto.

    • Rolli Susanna says:

      Andare a scuola pensando al loro futuro con figli, no? Operazione multitasking impossible -roba da fantascienza? Sai quante ne conosco incinte che han portato avanti scuola, figli e famiglie?
      Mai conosciuta nessuna? Mai Mai mai?

    • EquesFidus says:

      Disumani sono questi incitamenti all’aborto e ritenere che la maternità sia “aver sprecato gli anni migliori”. Vergognati e piantala di trollare.

    • Lela says:

      Giusto! È disumano spingere dei giovani a compiere scelte irreversibili per la propria vita senza che abbiano la maturità di affrontarne le conseguenze!
      Chi ha orecchie per intendere…

      • Rolli Susanna says:

        @ Lela
        non ho ben capito cosa intendi dire, dico -per quel che comprendo, che
        però la maturità di un bel rapporto sessuale (uno, ma anche due, tre, quattro, cinque ecc ecc) quella non mancava, eh? Piccole, immature, deboli e disponibili…..; succede, ma succede che poi da due si ci si può ritrovare ad essere tre col pupo, e allora la maturità improvvisamente scompare, si torna piccole piccole, immature, incapaci di tenere un bambino…E’ così che risolvi i problemi tu?. eliminando l’incomodo?

        • giovanna says:

          Bè, Susanna, la “lela” è un vecchio horror-nick della trollona, che tirava fuori quando c’era da discutere sull’aborto, come anche “elena” , “lena”, e “filomena “…come vedi la fantasia non è il forte della trollona !
          Non ci crederai, ma per anni ha battuto il tasto dell’aborto facilissimo e consigliatissimo della “suola di scarpe”, come chiama il bambino nel ventre materno, ma era anche fissata sull’inquisizione e sul cilicio, sul femminismo carampan-ottocentesco e sulla divisione dei lavori domestici ( lei che non fa un tubo tutto il giorno ! ) e su eutanasia ed Eluana, naturalmente gioendo della sua morte.
          Ora si è buttata sulla causa lgbt e ha pienamente aderito, dopo qualche piccolissima perplessità iniziale, alla compravendita dei bambini a tutto tondo e dedica a questo argomento i suoi famosi copia e incolla : di suo non c’è nulla, niente di originale, nulla che la tocchi.
          Da compatire, poverina, da compatire : se ne impipa di qualsiasi argomento, sono solo pretesti per trollare, per sentire di meno la solitudine feroce che vive.

      • elena says:

        Sono d’accordo con Lela, che è d’accordo con Xyzwk.
        Cordialità.

        • Lena says:

          Condivido quello che ha scritto Elena, che condivide quello che ha scritto Lela, che condivide quello che ha scritto Xyzwk.
          Cordiali saluti

          • valentina says:

            Concordo con Lena, che concorda con Elena, che concorda con Lela, che concorda con Xyzwk e dunque concordo con me stessa.
            Cordialmente.

  2. Marco says:

    Se lo dici tu… Sarà per forza così…

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