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Altro che app per il turismo Lgbt. Una vera educazione sessuale insegnerebbe ai gay l’astinenza dalla “gay life”

luglio 17, 2014 Redazione

Il paradosso in un post del blog curato per il Fatto quotidiano dalla consigliera Pd milanese Rosaria Iardino, lesbica e promotrice dell’applicazione Milano Gay Life

milano-gay-life-appLa consigliera del Pd al Comune di Milano Rosaria Iardino ha pubblicato ieri nel suo blog ospitato dal sito del Fatto quotidiano un post assai emblematico che ci sentiamo di raccomandare a tutti come lettura istruttiva.

La Iardino, lesbica dichiarata e fervida attivista del movimento Lgbt, è stata pubblicamente attaccata nei giorni scorsi da alcuni esponenti della comunità arcobaleno durante la presentazione di “Milano Gay Life”, la app per il turismo “gay friendly” consigliata dal portale istituzionale del Comune di Milano e illustrata alla cittadinanza appunto dalla stessa Iardino insieme all’assessore Franco D’Alfonso (qui il video e la cronaca della scenata). La parte critica del mondo omosessuale milanese accusa i creatori dell’applicazione, e quindi il Comune loro sponsor, di «censura» e «sessuofobia» perché Milano Gay Life promuove tutto il “turismo gay” possibile e immaginabile – mostre, concerti, bar, discoteche, perfino l’ubicazione dei distributori di preservativi – ma omette colpevolmente di reclamizzare saune e locali di cruising, ovvero proprio i luoghi dove gli omosessuali vanno a cercare avventure.

Ebbene, l’articolo apparso ieri, intitolato non a caso “Aids tra gli omosessuali: è giusto non promuovere il sesso occasionale”, è stato scritto dalla Iardino chiaramente per ribadire le ragioni della sua contrarietà a pubblicizzare certe attività in una app “istituzionale” («non è un problema mio dove la gente va a scopare», ha risposto a chi l’attaccava durante il lancio dell’iniziativa). E il testo contiene un paio di riflessioni che vale la pena di sottolineare.

La consigliera parte dall’allarme lanciato la settimana scorsa dall’Oms in relazione ai dati preoccupanti sulla diffusione dei malati di Aids tra gli omosessuali (qui l’articolo di tempi.it sull’argomento). «Addirittura – scrive la Iardino  – l’Organizzazione, nell’aggiornamento delle sue linee guida, consiglia ai gay a rischio di assumere gli antiretrovirali, per diminuire il pericolo di infezione. A parte il fatto che sono contraria all’utilizzo dei farmaci in via preventiva ma invece favorevole ad una maggiore diffusione dell’uso del preservativo, è terribile che si sia arrivati a questo punto. A 33 anni dalla scoperta del virus dell’Hiv torna la paura per una malattia che – a torto – si considerava oramai debellata».

A cosa sono serviti dunque 33 anni di “educazione sessuale” e di campagne per il “sesso sicuro”? In Italia, prende atto la Iardino, «i numeri ci dicono che gli omosessuali “più anziani” hanno ancora in mente cosa significava ammalarsi di Aids (…) e quindi tengono un approccio al problema giustamente guardingo», mentre sono proprio «i giovani omosessuali» (ovvero – aggiungiamo noi – i diretti destinatari di tali campagne) i più predisposti ad assumere un «atteggiamento poco responsabile». Insomma, scrive «amareggiata» la consigliera, «il messaggio che è passato è che con le terapie farmacologiche con l’Aids ci si può anche convivere, ma pensare questo è sbagliato!».

Ovviamente la consigliera si sente in dovere di ribattere all’Oms che invece è meglio insistere a parlare di «rischio contagio» e «dell’importanza di prevenirsi, utilizzando il preservativo, nell’ambito di un rapporto sessuale occasionale». Tuttavia dal suo articolo traspare anche qualche problematica meno banale, per esempio quando tenta di spiegare perché il Comune di Milano ha deciso di non linkare nella sua app arcobaleno «locali di cruising e un certo circuito di saune omosessuali». In quegli ambientini, scrive, «si sa» che «è possibile consumare sesso occasionale», e «magari non in tutti ma nella maggior parte, l’utilizzo del preservativo non è affatto una priorità». Ma una istituzione può a buon diritto continuare a dirsi “gay friendly” quando consiglia agli omosessuali dove andare a beccarsi l’Aids?

Il passaggio centrale, però, è un altro. E si tratta di un autentico paradosso rivelatore, dopo 33 anni passati a offrire inutilmente preservativi (e adesso applicazioni per smartphone) alla bella “Gay Life”. «Personalmente – scrive la Iardino – sostengo qualcosa di più: ci vuole una maggiore educazione e consapevolezza sessuale, per la quale conta di più l’astensione piuttosto che rischiare inutilmente». Il neretto è dell’autrice.

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37 Commenti

  1. mike says:

    è assurdo proporre l’educazione sessuale ai gay proponendo loro la castità. ho sempre avuto l’impressione che pensino al sesso molto più degli etero. dura parlare loro di castità, meglio proporre il condom. e meglio pure non raccontare loro frottole. sono gente strumentalizzata, gli si raccontano cose assurde da ogni parte. ora mi riferisco ad una cosa che ho letto su una lesbica convertita che afferma che andava con le donne per recuperare la femminilità perduta. lo stesso concetto espresso da di tolve anche se ovviamente in senso opposto. non riesco a capire come possa una donna “recuperare” la propria femminilità andando con le donne. per me è logico che allo scopo le serva andare con gli uomini. mi sa che sugli omosessuali non si ha il coraggio di parlare chiaro. non esiste più la società di una volta dove erano pochi e qualcuno diveniva prete. oggi se qualcuno sa come mai una persona diviene omosessuale che parli, ma se deve dire delle cavolate che taccia. per quanto l’atteggiamento degli omosessuali sia sempre più altezzoso sono persone anche loro. è irrispettoso raccontare loro cose evidentemente assurde.

    • Anonimo says:

      “oggi se qualcuno sa come mai una persona diviene omosessuale che parli”
      cercati Joseph Nicolosi su youtube

      • mike says:

        le teorie di Nicolosi sono abbastanza note, solo che non mi convincono. le cose per me strane sono due.
        una è che, parole di di tolve, si tratta di trovare la mascolinità in un uomo o la femminilità in una donna. è la cosa detta sopra che non capisco e che, evidentemente, di tolve attribuisce a Nicolosi visto che ha dichiarato di aver letto i suoi libri.
        un’altra che Nicolosi parla solo del rapporto col genitore dello stesso sesso. per me può incidere anche un cattivo rapporto col genitore di sesso opposto. storicamente l’omosessualità è stata di più maschile, e ciò credo perché ogni cultura ha affidato l’educazione dei figli alla madre. non metto in discussione il ruolo della madre, o del padre, ma dico solo ciò che mi pare abbastanza evidente.

    • Cisco says:

      @Mike
      Non trattare gli omosessuali da handicappati, sono persone libere come tutti, quindi in grado di scegliere tra castità, cruising o cazzegging. E a maggior ragione se un omosessuale vuole fare il prete la castità e’ importante: oppure vuoi educare all’uso del preservativo in seminario? Se poi uno ha dei problemi di sesso compulsivo che si faccia curare. Quanto alla lesbica che citi, si tratta di una persona che racconta di essersi illusa di trovare la propria femminilità con un’altra donna, e infatti non l’ha trovata così, ma con un uomo.

      • mike says:

        non li tratto da handicappati, anzi ho detto che sono persone anche loro. sul farsi preti oggi non so, si vuole che la chiesa lotti contro i pedofili ma ciò implica anche un dover impedire che i gay divengano preti. il perché è evidente, e sono fatti di cronaca su cui certa stampa ci sguazza senza però andare alle logiche conseguenze. la donna che cito è come dico io convinta che si diventi omosessuale perché, ad esempio il suo caso, vuole trovare la femminilità che non esprime andando con altre donne. il che è assurdo: sarà più logico che una donna PRIMA divenga lesbica e DOPO non riesca ad esprimere la femminilità. idem ma sulla mascolinità per un uomo. quella ora starà si con un uomo ma credo che abbia parecchia confusione.
        NB: onestamente caro Cisco che gli omosessuali siano persone libere come tutti lo penso ma con riserva: sono ossessionati dal sesso. ci pensano più anzi molto più degli etero. perlomeno tutti coloro che per me lo sono mi hanno dato tale impressione.

  2. Giovanni Cattivo says:

    Ha ragione Rosaria Iardino, non c’è modo di fare sesso sicuro in posti dove hai anche 15 partner diversi a sera, manco se ti metti tre condom uno sull’altro. Il punto è che tra una sarabanda sessuale come questa è la monogamia assoluta c’è parecchio in mezzo

    • Quercia says:

      Giovanni Cattivo..non iniziamo a barare.

      I catto-psico-tragi-nazi-fascio-bigotti, nonchè omo-poli-trans-sessuofobi siamo noi.
      Tu sei il libertino del love is love, chiù pelù pe tutti e del vietato vietare 😉

    • Fran'cesco says:

      Non capisco piu’ niente. Prima chiedono il “matrimonio”, poi dicono di avere 15 (o poco meno) partner diversi a sera… lo dicevo io che puntano al “poliamore”….

  3. luca says:

    ho capito, ma lei è una persona che ha un’opinione. fine.
    nuovamente, riguardo l’app. se è stata fatta per essere usata, allora dovrebbe trattare tutti i dati critici e i posti di “rimorchio” per una persona single in vacanza sono critici. d’altronde in tutti gli altri paesi dove l’app è stata fatta sono stati inclusi tutti i “generi” di locali.
    detto questo, certo che se non includono i locali “di rimorchio” non è un problema di diritti, se mai è un problema di un comune incapace di fare una app che poi la gente usi!

    • Galcian79 says:

      Sbagliato. Il comune deve creare un app che sia socialmente utile. L’uso ai fini di lucro non deve essere una piorità per le istituzioni. Per una volta tanto che il PD si comporta da vero partito di sinistra lo criticate?

      • luca says:

        insomma, se fai un app che poi la gente non usa o la usa poco perché è incompleta a che serve?

  4. Quercia says:

    Speriamo che sia un esempio utile per dimostrare a tutti i militanti lgbti in buona fede (e temo siano tantissimi, come erano tantissimi i comunisti in buona fede) della colossale truffa che nasconde questa ideologia.

  5. COMUNICATO STAMPA

    Non c’è voluto molto per rimanere basiti di fronte all’ultima dichiarazione della  consigliera Rosaria Iardino.
     Ci chiediamo se la consigliera comunale è al corrente che nei circoli ANDDOS nel 2013 sono stati distribuiti oltre un milione di preservativi e che, a meno che non li abbiano usati come palloncini,  hanno potenzialmente ridotto un milione di volte il rischio di contagio?
     Chiederei alla consigliera se conosce altre organizzazioni in Italia, compreso
    il Ministero della Salute che abbiano fatto un azione altrettanto efficace in concreto per la prevenzione delle MST ?
     La consigliera è al corrente che nei circoli ANDDOS nel 2013 sono stati realizzati e resi fruibili ad oltre 100,000 soci campagne informative sulle MST AIDS in primis ? Senza  chiedere finanziamenti a nessun ente ?
     La consigliera è al corrente che i circoli ANDDOS nel 2013 hanno realizzato in collaborazione con ARCIGAY e Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli campagne di studio e prevenzione sull’ HIV, dando la possibilità ai propri associati di sottoporsi gratuitamente ai test rapidi per la ricerca dell’HIV ?
     La consigliera di Milano sa che è stato raggiunto un accordo tra ANDDOS, ARCIGAY, LILA Milano, Circolo di Cultura Omossessuale Mario Mieli e in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità e l’ospedale Spallanzani di Roma per fare centinaia di test rapidi nei circoli ANDDOS anche quest’anno?
     Cara consigliera, noi non siamo una “categoria di operatori” del “settore LGBT”, siamo un’associazione alla quale liberamente hanno deciso di iscriversi oltre 100,000 persone e di queste 26,000 solo nella provincia di Milano.
     Nello statuto di ANDDOS la tutela della salute dei nostri soci E’ LA PRIORITA’ ed è per questo che abbiamo costituito una commissione permanete sulla salute ed il monitoraggio delle MST, nella quale lavorano medici, psicologi ed operatori del settore.
     Ma, probabilmente lei cara, consigliera, questi fatti li ignora ed io come Presidente Nazionale ANDDOS sono indignato per la pochezza e l’approssimazione con le quali lei fa certe dichiarazioni.
     Sia chiaro: la vera priorità che i circoli ANDDOS non hanno è quella di essere inseriti su un APP che non rappresenta l’intera comunità LGBTQI.
     Abbiamo già informato le nostre associazioni gemelle in tutto il mondo di quello che è successo a Milano e saranno loro ed i loro iscritti a trarre le conclusioni del caso.
     Ma quello che ho estrema difficoltà a comprendere è la posizione della consigliera sui nostri circoli e sui nostri soci: poiché possono avere incontri di sesso occasionali non sarebbero degni di essere rappresentati?
    Forse la consigliera preferisce che le persone tornino, come accadeva anni fa, ad incontrarsi e consumare il sesso nei parchi, per strada, nei parcheggi, o con sconosciuti nelle loro stesse case, con il rischio di essere uccisi. Allo scopo voglio ricordare alla consigliera che negli ultimi 30 anni sono stati commessi più 113 omicidi di persone omosessuali in Italia, ma nessun incidente degno di nota è accaduto in nessuno dei nostri circoli.
    O forse preferisce che le persone si incontrino solamente attraverso i social in casa propria, ignorando ovviamente che il 3 % di queste persone hanno subito furti, violenza fisico-verbale e ricatti?
     In un momento dove le MST sono in aumento, la cosa più giusta da fare è informare (e lo chiediamo a gran voce a tutte le istituzioni ) e mettere in condizione le persone di poter utilizzare i preservativi; non quello di condannare il sesso parlando addirittura di astinenza. In questo modo, cara consigliera, lei rispolvera in maniera a dir poco surreale un’ipocrisia integralista che il movimento LGBTQI combatte sin da quando è nato e che oggi i principali detrattori dei nostri diritti stanno riproponendo. Come “esperta” di diritti civili, questo lei dovrebbe saperlo.
     Tutto questo senza bisogno di dire che, come lei sa benissimo, si tratterebbe di una inutile e ridicola campagna moralista che non otterrebbe nessun risultato.
     In conclusione, ci chiediamo se lei occupa quella posizione nel Comune di Milano per tutelare i diritti di tutte le persone appartenenti alla comunità LGBTQI, o se ritiene di dover insegnare a coloro che lei dovrebbe rappresentare come, quando e con chi andare a “letto”.
    Mario Marco Canale
    Presidente Nazionale ANDDOS

  6. Marco says:

    C’è effettivamente poca chiarezza di intenti. Si passa dalla richiesta di matrimonio alla poligamia estrema!

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