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agosto 9, 2017 Alessandro Sansoni

Con la messa in produzione del giacimento di gas scoperto in Mozambico, Eni spiana un’altra strada per le imprese italiane

gas-ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il 1° giugno scorso Eni ha firmato tutti gli accordi necessari per il lancio della fase realizzativa del progetto Coral South Lng. Si tratta del primo progetto per la messa in sviluppo e produzione delle ampie risorse di gas scoperte da Eni nell’Area 4 del bacino di Rovuma, nell’estremo nord del Mozambico, al confine con la Tanzania. Nel corso della cerimonia – alla quale hanno preso parte il presidente della Repubblica del Mozambico Filipe Nyusi, il ministro delle Risorse minerarie Leticia Klemens e l’ad di Eni Claudio Descalzi, nonché i vertici delle società partner Wang Yilin (Cnpc), Carlos Gomes da Silva (Galp), Seunghoon Lee (Kogas) e Omar Mitha della società di Stato mozambicana Enh – sono stati firmati i contratti che consentono di avviare la perforazione, la costruzione e l’installazione delle facilities di produzione, oltre alle intese con il governo mozambicano per il project financing e il quadro regolatorio.

Una conquista non “in solitaria”
A soli tre anni dalla perforazione dell’ultimo pozzo esplorativo nell’ex colonia portoghese, Eni ha raggiunto un risultato decisivo che ne conferma la leadership tecnologica nello sviluppo di campi di gas in acque profonde. Un successo che segue le importanti scoperte effettuate nel Mediterraneo orientale, in acque egiziane, con l’enorme giacimento di Zohr.

Eni si conferma anche il vero apripista delle strategie geopolitiche e commerciali, sul versante internazionale, del nostro paese. In effetti l’interesse della nostra società petrolifera nei confronti del Mozambico è vivo già da alcuni anni e la penetrazione nello stato africano non è avvenuta “in solitaria”, ma è stata accompagnata da investimenti e strategie di inserimento di alcune tra le principali aziende italiane, come ad esempio il gruppo Leonardo e il gruppo Trevi. Non a caso, a distanza di poco più di un mese dalla stipula dell’accordo sul Coral South, una delegazione di imprese mozambicane, guidate dal vicepresidente della Confindustria locale Alvaro Massinga, ha partecipato a un workshop presso la sede di Assolombarda a Milano, organizzato il 12 luglio scorso in collaborazione con il Conselho Empresarial Moçambique Itàlia, proprio in vista di una espansione degli investimenti italiani.

Secondo i dati forniti dal direttore dell’Ice di Maputo, Maurizio Ferri, attualmente l’interscambio commerciale tra Italia e Mozambico è pari a circa 400 milioni di euro all’anno, piuttosto sbilanciato a favore di Maputo, che esporta in direzione Roma circa 300 milioni di merci, soprattutto alluminio, mentre noi forniamo innanzitutto prodotti chimici e macchinari, in particolare agricoli. Grazie a quest’ultimo comparto, l’Italia fattura poco più di 5 milioni di euro all’anno: non è una grossa cifra, ma è proprio in questo ambito, subito dopo quello dell’Oil&Gas, che si concentrano le più immediate possibilità di business per le nostre imprese. Infatti, l’agricoltura del Mozambico è in attesa di configurare un proprio modello di sviluppo, oggi limitato essenzialmente alla produzione di banane e caucciù da smaltire sui mercati internazionali. Ci sono, al contrario, possibilità di investire nei processi di trasformazione dei pomodori (particolarmente pregiati), oltre che nell’allevamento, nella chimica agroalimentare e nei macchinari. Più in generale il Mozambico ha soprattutto bisogno di trasferimento tecnologico, da realizzare possibilmente in collaborazione con partner locali.

Non solo sfruttamento
In questi anni l’Italia ha sottoscritto accordi importanti con il Mozambico, finalizzati alla tutela degli investitori e alla semplificazione del trasferimento dei profitti. Maputo ha inoltre creato un sistema di Zone economiche speciali, che entrerà in funzione entro il 2017 e che dovrebbe facilitare l’azione degli imprenditori stranieri. Anche le condizioni di stabilità politica del paese sono molto mutate (in meglio) rispetto al 1987, l’anno in cui, documentando la guerra civile in cui il Mozambico era sprofondato, trovò la morte il primo fotoreporter italiano caduto in teatro di guerra dai tempi della secondo conflitto mondiale, Almerigo Grilz.

L’iniziativa di Eni non si limiterà allo sfruttamento dei giacimenti di gas, ma comprenderà un vasto programma di attività a favore della popolazione, tra cui progetti per l’accesso all’energia, accesso all’acqua, salute pubblica, nonché attività di istruzione e formazione, allo scopo di favorire lo sviluppo sostenibile del paese e creare le condizioni affinché gli operatori italiani possano agire con il favore della gente e delle autorità locali. D’altronde la presenza di Eni si svilupperà in un arco di tempo lungo: il solo giacimento Coral contiene circa 450 miliardi di metri cubi di gas e la vendita di tutti i volumi di Gnl coprirà un periodo di oltre vent’anni.

Foto Ansa

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