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Benedetto XVI alimenta l’odio contro i gay? Il riflesso pavloviano dei nostri media

dicembre 14, 2012 Redazione

Nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace il Papa ribadisce il no della Chiesa ad aborto e unioni omosessuali. E parte il solito attacco

Il Vaticano ha reso noto il messaggio di Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Pace. A leggere certi titoli dei siti internet (nelle immagini in pagina potete vederne qualcuno) pare che abbia pronunciato una scomunica. In realtà, il Papa, all’interno di un discorso più ampio sulla dittatura del relativismo e con alcuni passaggi interessanti sul capitalismo finanziario sregolato, ha parlato anche di aborto, matrimonio omosessuale e temi etici. Tematiche a lui care, sulle quali insiste dall’inizio del suo pontificato, all’interno di una prospettiva antropologico-religiosa mai banale, che arriva fin nel dettaglio di un giudizio netto su tali questioni. Purtroppo, però, nel riflesso pavloviano dei nostri media, c’è spazio solo per una titolazione che blocca il lettore alla reazione emotiva, senza aiutarlo a comprendere le ragioni per le quali il Pontefice arriva a tali affermazioni. Addirittura a repubblica.it, la deputata del Pd Paola Concia arriva a dire con sommo sprezzo del ridicolo che «il Papa alimenta l’odio». Vi riproponiamo di seguito il discorso integrale di Benedetto XVI.

Città del Vaticano, 14 dicembre 2012 (VIS). “Beati gli operatori di pace” è il titolo del Messaggio del Santo Padre per la XLVI Giornata Mondiale della Pace che si celebra ogni anno il 1° gennaio. Di seguito pubblichiamo il testo integrale, datato dal Vaticano, 8 dicembre 2012.

1.- Ogni nuovo anno porta con sé l’attesa di un mondo migliore. In tale prospettiva, prego Dio, Padre dell’umanità, di concederci la concordia e la pace, perché possano compiersi per tutti le aspirazioni di una vita felice e prospera. A 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, che ha consentito di rafforzare la missione della Chiesa nel mondo, rincuora constatare che i cristiani, quale Popolo di Dio in comunione con Lui e in cammino tra gli uomini, si impegnano nella storia condividendo gioie e speranze, tristezze ed angosce, annunciando la salvezza di Cristo e promuovendo la pace per tutti.

In effetti, i nostri tempi, contrassegnati alla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo.

Allarmano i focolai di tensione e di contrapposizione causati da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato. Oltre a svariate forme di terrorismo e di criminalità internazionale, sono pericolosi per la pace quei fondamentalismi e quei fanatismi che stravolgono la vera natura della religione, chiamata a favorire la comunione e la riconciliazione tra gli uomini.

E tuttavia, le molteplici opere di pace, di cui è ricco il mondo, testimoniano l’innata vocazione dell’umanità alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e coincide, in certa maniera, con il desiderio di una vita umana piena, felice e ben realizzata. In altri termini, il desiderio di pace corrisponde ad un principio morale fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo integrale, sociale, comunitario, e ciò fa parte del disegno di Dio sull’uomo. L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio. Tutto ciò mi ha suggerito di ispirarmi per questo Messaggio alle parole di Gesù Cristo: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.

La beatitudine evangelica

2. Le beatitudini, proclamate da Gesù (cfr Mt 5,3-12 e Lc 6,20-23), sono promesse. Nella tradizione biblica, infatti, quello della beatitudine è un genere letterario che porta sempre con sé una buona notizia, ossia un vangelo, che culmina in una promessa. Quindi, le beatitudini non sono solo raccomandazioni morali, la cui osservanza prevede a tempo debito – tempo situato di solito nell’altra vita – una ricompensa, ossia una situazione di futura felicità. La beatitudine consiste, piuttosto, nell’adempimento di una promessa rivolta a tutti coloro che si lasciano guidare dalle esigenze della verità, della giustizia e dell’amore. Coloro che si affidano a Dio e alle sue promesse appaiono spesso agli occhi del mondo ingenui o lontani dalla realtà. Ebbene, Gesù dichiara ad essi che non solo nell’altra vita, ma già in questa scopriranno di essere figli di Dio, e che da sempre e per sempre Dio è del tutto solidale con loro. Comprenderanno che non sono soli, perché Egli è dalla parte di coloro che s’impegnano per la verità, la giustizia e l’amore. Gesù, rivelazione dell’amore del Padre, non esita ad offrirsi nel sacrificio di se stesso. Quando si accoglie Gesù Cristo, Uomo-Dio, si vive l’esperienza gioiosa di un dono immenso: la condivisione della vita stessa di Dio, cioè la vita della grazia, pegno di un’esistenza pienamente beata. Gesù Cristo, in particolare, ci dona la pace vera che nasce dall’incontro fiducioso dell’uomo con Dio.

La beatitudine di Gesù dice che la pace è dono messianico e opera umana ad un tempo. In effetti, la pace presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza. È frutto del dono reciproco, di un mutuo arricchimento, grazie al dono che scaturisce da Dio e permette di vivere con gli altri e per gli altri. L’etica della pace è etica della comunione e della condivisione. È indispensabile, allora, che le varie culture odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici meramente soggettivistici e pragmatici, in forza dei quali i rapporti della convivenza vengono ispirati a criteri di potere o di profitto, i mezzi diventano fini e viceversa, la cultura e l’educazione sono centrate soltanto sugli strumenti, sulla tecnica e sull’efficienza. Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo. La pace è costruzione della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio. «Il Signore darà potenza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace», ricorda il Salmo 29 (v. 11).

La pace: dono di Dio e opera dell’uomo

3. La pace concerne l’integrità della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. È pace con Dio, nel vivere secondo la sua volontà. È pace interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e con tutto il creato. Comporta principalmente, come scrisse il beato Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, di cui tra pochi mesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario, la costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia. 2 La negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. Per diventare autentici operatori di pace sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il quale si implora la redenzione conquistataci dal suo Figlio Unigenito. Così l’uomo può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste. La realizzazione della pace dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia umana. Essa si struttura, come ha insegnato l’Enciclica Pacem in terris, mediante relazioni interpersonali ed istituzioni sorrette ed animate da un «noi» comunitario, implicante un ordine morale, interno ed esterno, ove si riconoscono sinceramente, secondo verità e giustizia, i reciproci diritti e i vicendevoli do veri. La pace è ordine vivificato ed integrato dall’amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui, fare partecipi gli altri dei propri beni e rendere sempre più diffusa nel mondo la comunione dei valori spirituali. È ordine realizzato nella libertà, nel modo cioè che si addice alla dignità di persone, che per la loro stessa natura razionale, assumono la responsabilità del proprio operare.

La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile. I nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché ogni uomo è creato ad immagine di Dio e chiamato a crescere, contribuendo all’edificazione di un mondo nuovo. Infatti, Dio stesso, mediante l’incarnazione del Figlio e la redenzione da Lui operata, è entrato nella storia facendo sorgere una nuova creazione e una nuova alleanza tra Dio e l’uomo (cfr Ger 31,31-34), dandoci la possibilità di avere «un cuore nuovo» e «uno spirito nuovo» (cfr Ez 36,26). Proprio per questo, la Chiesa è convinta che vi sia l’urgenza di un nuovo annuncio di Gesù Cristo, primo e principale fattore dello sviluppo integrale dei popoli e anche della pace. Gesù, infatti, è la nostra pace, la nostra giustizia, la nostra riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18). L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani.

Da questo insegnamento si può evincere che ogni persona e ogni comunità – religiosa, civile, educativa e culturale –, è chiamata ad operare la pace. La pace è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società, primarie ed intermedie, nazionali, internazionali e in quella mondiale. Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da percorrere per ottenere la pace.

Operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità

4. Via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita.

Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace. Come si può, infatti, pensare di realizzare la pace, lo sviluppo integrale dei popoli o la stessa salvaguardia dell’ambiente, senza che sia tutelato il diritto alla vita dei più deboli, a cominciare dai nascituri? Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente. Nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia, minacciano il diritto fondamentale alla vita.

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.

Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Perciò, è anche un’importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia.

Tra i diritti umani basilari, anche per la vita pacifica dei popoli, vi è quello dei singoli e delle comunità alla libertà religiosa. In questo momento storico, diventa sempre più importante che tale diritto sia promosso non solo dal punto di vista negativo, come libertà da – ad esempio, da obblighi e costrizioni circa la libertà di scegliere la propria religione –, ma anche dal punto di vista positivo, nelle sue varie articolazioni, come libertà di: ad esempio, di testimoniare la propria religione, di annunciare e comunicare il suo insegnamento; di compiere attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettono di applicare i precetti religiosi; di esistere e agire come organismi sociali, strutturati secondo i principi dottrinali e i fini istituzionali che sono loro propri. Purtroppo, anche in Paesi di antica tradizione cristiana si stanno moltiplicando gli episodi di intolleranza religiosa, specie nei confronti del cristianesimo e di coloro che semplicemente indossano i segni identitari della propria religione.

L’operatore di pace deve anche tener presente che, presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento  che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali. Ora, va considerato che questi diritti e doveri sono fondamentali per la piena realizzazione di altri, a cominciare da quelli civili e politici.

Tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro. Ciò è dovuto al fatto che sempre più il lavoro e il giusto riconoscimento dello statuto giuridico dei lavoratori non vengono adeguatamente valorizzati, perché lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati. Il lavoro viene considerato così una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari. A tale proposito, ribadisco che la dignità dell’uomo, nonché le ragioni economiche, sociali e politiche, esigono che si continui «a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti». In vista della realizzazione di questo ambizioso obiettivo è precondizione una rinnovata considerazione del lavoro, basata su principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società. A un tale bene corrispondono un dovere e un diritto che esigono coraggiose e nuove politiche del lavoro per tutti.

Costruire il bene della pace mediante un nuovo modello di sviluppo e di economia

5. Da più parti viene riconosciuto che oggi è necessario un nuovo modello di sviluppo, come anche un nuovo sguardo sull’economia. Sia uno sviluppo integrale, solidale e sostenibile, sia il bene comune esigono una corretta scala di beni-valori, che è possibile strutturare avendo Dio come riferimento ultimo. Non è sufficiente avere a disposizione molti mezzi e molte opportunità di scelta, pur apprezzabili. Tanto i molteplici beni funzionali allo sviluppo, quanto le opportunità di scelta devono essere usati secondo la prospettiva di una vita buona, di una condotta retta che riconosca il primato della dimensione spirituale e l’appello alla realizzazione del bene comune. In caso contrario, essi perdono la loro giusta valenza, finendo per assurgere a nuovi idoli.

Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze – sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico. Quello prevalso negli ultimi decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In un’altra prospettiva, invece, il vero e duraturo successo lo si ottiene con il dono di sé, delle proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza, poiché lo sviluppo economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno del principio di gratuità come espressione di fraternità e della logica del dono. Concretamente, nell’attività economica l’operatore di pace si configura come colui che instaura con i collaboratori e i colleghi, con i committenti e gli utenti, rapporti di lealtà e di reciprocità. Egli esercita l’attività economica per il bene comune, vive il suo impegno come qualcosa che va al di là del proprio interesse, a beneficio delle generazioni presenti e future. Si trova così a lavorare non solo per sé, ma anche per dare agli altri un futuro e un lavoro dignitoso.

Nell’ambito economico, sono richieste, specialmente da parte degli Stati, politiche di sviluppo industriale ed agricolo che abbiano cura del progresso sociale e dell’universalizzazione di uno Stato di diritto e democratico. È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare danno ai più poveri. La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve inoltre volgersi – con maggior risolutezza rispetto a quanto si è fatto sino ad oggi – a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria. Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è tornato ad essere centrale nell’agenda politica internazionale, a causa di crisi connesse, tra l’altro, alle oscillazioni repentine dei prezzi delle materie prime agricole, a comportamenti irresponsabili da parte di taluni operatori economici e a un insufficiente controllo da parte dei Governi e della Comunità internazionale. Per fronteggiare tale crisi, gli operatori di pace sono chiamati a operare insieme in spirito di solidarietà, dal livello locale a quello internazionale, con l’obiettivo di mettere gli agricoltori, in particolare nelle piccole realtà rurali, in condizione di poter svolgere la loro attività in modo dignitoso e sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.

Educazione per una cultura di pace: il ruolo della famiglia e delle istituzioni

6. Desidero ribadire con forza che i molteplici operatori di pace sono chiamati a coltivare la passione per il bene comune della famiglia e per la giustizia sociale, nonché l’impegno di una valida educazione sociale.

Nessuno può ignorare o sottovalutare il ruolo decisivo della famiglia, cellula base della società dal punto di vista demografico, etico, pedagogico, economico e politico. Essa ha una naturale vocazione a promuovere la vita: accompagna le persone nella loro crescita e le sollecita al mutuo potenziamento mediante la cura vicendevole. In specie, la famiglia cristiana reca in sé il germinale progetto dell’educazione delle persone secondo la misura dell’amore divino. La famiglia è uno dei soggetti sociali indispensabili nella realizzazione di una cultura della pace. Bisogna tutelare il diritto dei genitori e il loro ruolo primario nell’educazione dei figli, in primo luogo nell’ambito morale e religioso. Nella famiglia nascono e crescono gli operatori di pace, i futuri promotori di una cultura della vita e dell’amore.

6 In questo immenso compito di educazione alla pace sono coinvolte in particolare le comunità religiose. La Chiesa si sente partecipe di una così grande responsabilità attraverso la nuova evangelizzazione, che ha come suoi cardini la conversione alla verità e all’amore di Cristo e, di conseguenza, la rinascita spirituale e morale delle persone e delle società. L’incontro con Gesù Cristo plasma gli operatori di pace impegnandoli alla comunione e al superamento dell’ingiustizia.

Una missione speciale nei confronti della pace è ricoperta dalle istituzioni culturali, scolastiche ed universitarie. Da queste è richiesto un notevole contributo non solo alla formazione di nuove generazioni di leader, ma anche al rinnovamento delle istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali Esse possono anche contribuire ad una riflessione scientifica che radichi le attività economiche e finanziarie in un solido fondamento antropologico ed etico. Il mondo attuale, in particolare quello politico, necessita del supporto di un nuovo pensiero, di una nuova sintesi culturale, per superare tecnicismi ed armonizzare le molteplici tendenze politiche in vista del bene comune. Esso, considerato come insieme di relazioni interpersonali ed istituzionali positive, a servizio della crescita integrale degli individui e dei gruppi, è alla base di ogni vera educazione alla pace.

Una pedagogia dell’operatore di pace

7. Emerge, in conclusione, la necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace. Essa richiede una ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili di vita appropriati. Difatti, le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa. Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza. Incoraggiamento fondamentale è quello di «dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare», in modo che gli sbagli e le offese possano essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Ciò richiede il diffondersi di una pedagogia del perdono. Il male, infatti, si vince col bene, e la giustizia va ricercata imitando Dio Padre che ama tutti i suoi figli (cfr Mt 5,21-48). È un lavoro lento, perché suppone un’evoluzione spirituale, un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia umana. Occorre rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo e ai pericoli che la accompagnano, a quella falsa pace che rende le coscienze sempre più insensibili, che porta verso il ripiegamento su se stessi, verso un’esistenza atrofizzata vissuta nell’indifferenza. Al contrario, la pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza.

Gesù incarna l’insieme di questi atteggiamenti nella sua esistenza, fino al dono totale di sé, fino a «perdere la vita» (cfr Mt 10,39; Lc 17,33; Gv 12,25). Egli promette ai suoi discepoli che, prima o poi, faranno la straordinaria scoperta di cui abbiamo parlato inizialmente, e cioè che nel mondo c’è Dio, il Dio di Gesù, pienamente solidale con gli uomini. In questo contesto, vorrei ricordare la preghiera con cui si chiede a Dio di renderci strumenti della sua pace, per portare il suo amore ove è odio, il suo perdono ove è offesa, la vera fede ove è dubbio. Da parte nostra, insieme al beato Giovanni XXIII, chiediamo a Dio che illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alla sollecitudine per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il prezioso dono della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, a rafforzare i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri e a perdonare coloro che hanno recato ingiurie, così che in virtù della sua azione, tutti i popoli della terra si affratellino e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace.

Con questa invocazione, auspico che tutti possano essere veri operatori e costruttori di pace, in modo che la città dell’uomo cresca in fraterna concordia, nella prosperità e nella pace.

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46 Commenti

  1. gmtubini scrive:

    Come se non avessero mai letto un libro di storia, molti ancora credono all’inesorabile approssimarsi del “mondo migliore” come opera esclusiva dell’uomo. Che dire?! Auguri!

  2. briciola scrive:

    mi chiedo può un uomo che ha studiato pensare veramente che 4 matrimoni gay sono un attentato alla pace? e centinaia di preti pedofili non fanno peggio alla chiesa? quelli però non vengono eliminati?

    • Alberto scrive:

      Briciola, che vuol dire “eliminati”?

    • Daniele scrive:

      Che i preti pedofili siano centinaia intanto è tutto da dimostrare caro briciola, e comunque il Papa ha anche condannato piú volte la pedofilia che nel caso del sacerdozio è la sua degenerazione e corruzione e nn la norma. Poi se per te che te ne intendi tanto di pace la soluzione è eliminarli mi pare che la tua idea di pace si avvicini molto a quella di un Hitler. Chiaro infine che se la cellula della società è la famiglia, tutto ció che la indebolisce o minaccia intacca anche la pace e l’armonia nella società ( prova ne è anche il linguaggio e i toni che certi sostenitori di certe ideologie usano verso chi come il Papa nn la pensa come loro ed esprime semplicemente il Magistero in cui crede)

  3. amicodellaverita scrive:

    Molti ritengono che il VANGELO sia un Documento da poter adattare ai propri gusti, alla propria personalità, alle proprie esigenze , ai propri interessi economico/finanziari.
    A volte per furbizia, a volte per ottusità, dimostrano di non capire che il VANGELO, il libro dei libri, contiene verità che tutte le Nazioni, qualunque sia il proprio ordinamento socio/economico e politico, dovrebbero rispettare e realizzare. Concludendo, per nessun motivo i contenuti del citato TESTO dovrebbero essere rielaborati per un qualsiasi proprio tornaconto.
    Pace, giustizia, solidarietà, serenità potranno essere realizzate soltanto quando sarà rispettato l’ordine divino evangelico, mai, però, così umano e pregno di buon senso: AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO.
    Viva il Papa Benedetto XVI.

  4. gmtubini scrive:

    Basta una lettura dei commenti dei pecoroni adunati su feisbuc per capire chi sono i veri “bigotti”.
    Goebbels non avrebbe potuto fare di meglio.
    E il bello che hanno anche il coraggio di dire che è il Papa che “alimenta l’odio” che tracima dalle loro parole!

  5. Salvatore Antonio Sagliano scrive:

    Nel discorso non c’è scritto che il matrimonio omosessuale sia una ferita alla pace (sarebbe assurdo sostenerlo), ma che lo è la destabilizzazione della famiglia (in analisi logica: soggetto!) che ha tra le varie cause l’equiparazione di unioni di tipo diverso. Ma i “soggetti” (analisi logica) discussi sono tanti: l’aborto, l’eutanasia, il capitalismo finanziario sregolato, il terrorismo e la criminalità, e i fondamentalismi religiosi.
    Afferma: “La negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali […] mette a repentaglio la costruzione della pace”; e questo giudizio non l’ha mai ridotto ad un singolo fenomeno o ad una singola causa di un singolo fenomeno, come secondo molti giornali, ma deriva proprio dall’insieme di essi.
    Occorre mettere in evidenza questa deformazione dei media.

    • Agno-statico scrive:

      Innanzitutto ci sarebbe un discorso molto lungo da fare, tipo “la negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano”? cioè…in pratica solo perché la procreazione è data da una donna e un uomo questo ne costituisce una famiglia? La monogamia non esiste in natura ma è un sistema introdotto dalla religione per creare, secondo loro, stabilizzazione sociale. L’eutanasia è sempre sbagliata? Ma siamo veramente sicuri di questa cosa? Perché? Io mi faccio domande e non pretendo di avere la verità in tasca, ma l’arroganza data dalla religione è insopportabile. Quando non ci sarà più, avremo un mondo migliore.

      • Davide C scrive:

        Ciao, le tue domande richiedono una preparazione che la gente dei forum difficilmente ha. Però nel mio piccolo mi sento di intervenire su alcuni punti del tuo intervento:
        1 se ti fai domande hai un animo religioso, che si interroga. percui il tuo auspicio, che non ci sia più la religione, è un controsenso. senza religione saremmo meno persone. nei paesi dove si è cercato e si cerca ancora oggi di estirparla, si generano disagi disumani. se siamo persone, siamo religiosi.
        2 la religione non è arrogante in sé, ma solo se non è aperta alla Verità. a proposito, esiste la Verità.

      • Luca Rossini scrive:

        Visto che si fa domande accetti le risposte che le danno, altrimenti cosa domanda a fare?.
        D’altra parte se lei non pretende di avere la verità in tasca, non enunci dogmi del tipo “quando (la religione) non ci sarà più, avremo un mondo migliore”…. oppure addirittura pseudoscientifiche del tipo “La monogamia non esiste in natura” (io esisto in natura e sono monogamo). In realtà “la religione non è mai arrogante, ma lo possono certamente essere le persone come lei che pretendono di ridurre l’uomo a poco meno di un macaco. “Famiglia” è il nome dato a una coppia di persone stabile che garantisce la prosecuzione della specie. Se poi lei “in natura” conosce coppie omosessuali di balene o pinguini che riescono a riprodursi, ce ne dia notizia, che ce lo segnamo. Anche se, come dice lei, non esiste la verità, e quindi potrebbe anche essere la sua ennesima cazzata.

      • Salvatore Antonio Sagliano scrive:

        Beh, prova a dirlo alla donna che ti ama che la monogamia non esiste in natura. Dalla sua reazione probabilmente potresti iniziare a valutare più seriamente l’ipotesi che non sia un’invenzione della Chiesa, ma una verità umana e perciò assolutamente laica. La ragione scientifica, nella sua limitatezza, da sola non la può conoscere, ma l’esperienza sì, e questo la ragione lo deve ri-conoscere. Noi non siamo come gli altri animali, perchè – al contrario loro – non stiamo bene con il solo soddisfacimento degli istinti.

  6. tino marrani scrive:

    belle parole ma avete dimenticato un fatto: il papa ha benedetto la rappresentate dell’Uganda, paese che condanna a morte o all’ergastolo le persone omosessuali, quindi tacito consenso per la pena di morte x i diversi, come ancora vengono definiti da una certa societa’.
    Bastava ignorare la signora in questione e avrebbe fatto un gesto da vero servo di Cristo, e come se avesse detto la tua politica e’ anticristiana.
    Invece no gli ha dato la Benedizione.
    Quando sara’ e si trovera’ al cospetto del Creatore non avra’ modo do replicare, le porte dell’inferno saranno aperte immediatamente per lui.

    • gmtubini scrive:

      Marrani, francamente tu, su chi andrà all’inferno e perché ci andrà, non ne sai una beatissima mazza. Non so se mi sono spiegato.

    • sandro scrive:

      Tranquillo, Tino: il Creatore non avrà certo bisogno dei tuoi suggerimenti per giudicare il Santo Padre, nè nessun altro.
      E soprattutto non avrà bisogno di attingere le notizie dai mass media, dei cui autori pure giudicherà la coscienza.
      Che grande consolazione e sollievo!

    • fabrizio scrive:

      Questa storia è una bufala montata ad arte. la legge non è stata ancora approvata e probabilmente la condanna a morte non ci sarà. La signora in questione NON ha scritto la legge e ma addirittura la stessa legge è stata avversata dalla chiesa fin dal 2009. Ci sono le dichiarazioni ufficiali a riguardo. Un po più d’informazione per non cadere nell’odio cieco non guasterebbe.

      • gmtubini scrive:

        @Fabrizio
        Guarda che questi “signori” son qui ADUNATI appunto per fare DISINFORMAZIONE. Si tratta di ATTIVISTI, (alcuni arcinoti) il cui compito precipuo è solo quello di contar BALLE per creare un clima mediatico sfavorevole nei confronti di chi percepiscono, a torto o a ragione, come avversario delle loro scellerate idee.

  7. gmtubini scrive:

    Fantastico il parterre col plugin di feisbuc: uno si limita a sghignazzare manco la mamma gli avesse fatto gli gnocchi… Un altro dice che i cattolici non hanno capito nulla del “messaggio evangelico di Cristo”… Un’altra dice di esser cristiana ma che secondo lei non c’è nulla di male se… L’altra ancora invece dice di essere più cristiana di tanti che vanno in Chiesa… Infine rispunta il mitico bugiardone Galvani che dopo averci un tempo propinato la balla galattica del famoso panino omofobo al cui solo ricordo qui ci scompisciamo, ha pure il coraggio di rivolgersi ad una signora cianciando di “disonestà”… Insomma altro che anno della Fede! Per questi ci vuole il catechismo di San Pio X!

    • Valentina scrive:

      Gmtubini, ho letto i tuoi commenti e sinceramente non capisco (sarà che sono una pecorona di feisbuc) la tua aggressività e arroganza nel commentare i post. Scusami se mi permetto un suggerimento (lo so, non ne sono all’altezza ma voglio fare uno sforzo) : dare valore all’opinione degli altri ,anche se diversa dalla tua,risponendo con intelligenza e rispetto , ti avrebbe fatto spiccare in questa massa di pecoroni e invece ….ti sei distinto solo tra i migliori (pecoroni). Sono sicura che la tua superiorità non baderà a queste mie parole , in fondo, sono sola una pecorona. Mi piace questa parola ! pecorona pecorona pecorona!

      • gmtubini scrive:

        Tanto per cominciare io che, a differenza di te, non sono affatto un buon cristiano, posso arrivare con grande sforzo al massimo a rispettare le persone, ma non di certo le loro opinioni, specialmente quelle basate sulla supponente insipienza di chi non si perita di cucirsi addosso l’etichetta di “cristiano” per poi disprezzare il magistero del Papa. Inoltre cosa si dovrebbe dire di un branco di cretini che son talmente incoscienti della loro ignoranza crassa supina e affettata da non vergognarsi di deridere le parole di un’autorità religiosa e morale qual è il Santo Padre? Risposta: che sono dei pecoroni asserviti come utili idioti alle ideologie da cui finiranno per essere distrutti. Mi fa piacere che il termine ti garbi dato che, a leggere quello che scrivi, tu sei una pecorona “doc”.

        • lu8051 scrive:

          Gmtubini,

          dimmi, che sapore ha la bile ?

          All'”autorità morale del papa” ci credono per obbligo i cattolici, gli altri sono liberi di non crederci (io tra questi). La sua opinione vale quanto la tua o la mia.

          Saluitoni

          • gmtubini scrive:

            @Lu8051
            Non hai colto il punto: l’opinione di un non cattolico sul cattolicesimo è rispettabile fin quando il suddetto non cattolico avanza la ridicola pretesa di insegnare il cattolicesimo al Papa. Come se io volessi insegnare il buddismo al Dalai Lama o oncologia a Veronesi. Mi sono spiegato?

            • lu8051 scrive:

              Può darsi, ma anche lei non ha colto il mio, infatti non ho contestato “l’autorità religiosa” del papa: lo è per definizione. Ma non posso accettare che sia un’autorità morale per i non cattolici.
              Per dirla meglio, a me personalmente non interessa la dottrina di una certa religione (se non come curiosità storica o mitologica, ma non è questo il mio campo di interesse). Mi ineteressa invece se qualcuno vuole esportare la propria morale religiosa ed applicarla anche a chi religioso non è. Quando quindi un cattolico si erge ad autorità morale su cattolici e non cattolici (e quindi si rivolge anche a me), è più che lecito e normale che un non cattolico, valutate le opinioni, risponda di conseguenza. Su alcuni principi probabilmente ci sarà accordo, su tanti altri no.

              Perchè, analogamente, un cattolico non deve avere la ridicola pretesa di insegnare la morale ad un non cattolico (o meglio, di pretendere che la propria morale cattolica debba essere accettata anche dai non cattolici).

              Mi sono spiegato ?

              • gmtubini scrive:

                No, non ti sei spiegato perché non hai capito quello che ho scritto io prima.
                Il Papa parla rivolgendosi ai cattolici e agli “uomini di buona volontà” e non si capisce per quale motivo coloro che non si sentono di appartenere alle suddette categorie debbano per forza fare la figura dei deficienti arroganti e intolleranti sbertucciando il Santo Padre con la pretesa di insegnargli quelli che, secondo il loro asinino punto di vista, sarebbero i “veri” principi della religione cattolica di cui egli è, incidentalmente, la massima autorità morale.
                Insomma: vuoi criticare il Papa perché sei ateo o diversamente cristiano e quello che dice non ti va giù? Fallo pure! Ma non crederai mica di poter insegnare il mestiere al Papa dicendo tu quello che è cattolico e quello che non lo è, vero?!

                • lu8051 scrive:

                  se il papa, dal suo dice che: ”
                  Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa” non si sta rivolgendo solo ai cattolici ma anche ai non cattolici.
                  che replicano, se gli va.

                  … anche perchè così i pretoriani come te danno sgoffio della loro educazione. Vuoi mettere la soddisfazione !

                  • gmtubini scrive:

                    Ti ho scritto proprio innanzi che ognuno ha il sacrosanto diritto di dire la sua, a prezzo però di fare la figura del mentecatto qualora pretenda di insegnare la dottrina cattolica al Papa (come fanno alcuni col plugin di feisbuc).
                    E’ la terza volta che provo a spiegarti questo concetto, ma evidentemente non ne sono capace.
                    A proposito, sul mio dizionario non c’è… Che vuol dire “sgoffio”?

                    • lu8051 scrive:

                      sono sicuro che me ne fornirà presto o tardi la definizione. Attendo con ansia. Conoscendola, a meno che non mi stupisca con qualcosa di intelligegnte, si tratta probabilmente di un nomignolo che lei ritiene offensivo.

                      Anch’io ho provato più volte a spiegare il punto a cui facevo riferimento, ma a quanto pare lei non è interessato a pareri diversi dai suoi

                    • gmtubini scrive:

                      Lu8051
                      Scusa, ma non l’hai scritto tu prima il termine “sgoffio”? Guarda che io sono realmente curioso di conoscerne il significato, sempre che si tratti effettivamente un termine dialettale o gergale e non di un errore di battitura.

                    • Alberto scrive:

                      @Tubini
                      Presumo che Lu8051 avesse voluto scrivere “sfoggio” ma ha scambiando la “f” con la “g” sulla tastiera.

                    • gmtubini scrive:

                      Sono dispiaciuto per due motivi:
                      1) la parola vagamente onomatopeica mi pareva divertente;
                      2) a questo punto temo di essere involontariamente apparso a Lu8051 (e agli altri lettori) come uno di quei cretini che prendono in giro gli altri per la grammatica dei loro postati.

        • Valentina scrive:

          Gmtubini, sono felice della mia imperfetta fede.
          Parola di Pecorona “Doc”

          • gmtubini scrive:

            @Valentina
            Vedo che hai fatto un notevole passo avanti: da “io sono cristiana ma…” a “sono felice della mia imperfetta fede”. Continuando a coltivare con dedizione i dubbi abbandonerai ben presto le granitiche certezze che fanno di te una pecorona.

  8. michela scrive:

    E’ vergognosa la menzogna che le lobbie gay hanno fatto circolare sul web, cioè la falsa notizia della benedizione di Rebecca Kadaga ad opera del papa. In realtà, Rebecca Kadaga, speaker del Parlamento di Kampala, faceva parte di una delegazione di parlamentari ugandesi a Roma per partecipare alla Settima assemblea dei parlamentari per la Corte Penale internazionale e per lo stato di diritto. La delegazione ugandese ha partecipato all’udienza e ha poi potuto salutare il Papa, come molti altri pellegrini: un breve incontro di qualche secondo e nessuna benedizione, ma i maestri della menzogna ne hanno approfittato per rovesciare sul Papa un mare di insulti e l’accusa più infamante che si possa fare in Europa in questo periodo: istigare all’omofobia.

  9. Gianfranco scrive:

    L’omosessualità è una malattia dello spirito. La luce per comprenderlo può essere data solo dallo Spirito. Chiedete Lo Spirito e la luce per vedere la verità. Le regole della vita le ha fatte Dio, le sue creature possono sceglierle o rifiutarle. O con Dio o con satana, non ci sono alternative.

    • Luca scrive:

      Caro Gianfranco,

      l’omosessualità ha a che vedere col corpo, non con lo spirito, a meno che Lei non sostenga che le anime abbiano sesso. Le regole della vita le ha fatte l’uomo, semmai Dio, quando è sceso in mezzo a noi, ha cercato di portare un po’ di buonsenso e di amore in mezzo a tanto bisogno, tutto umano, di eliminare, distruggere, uccidere e discriminare il prossimo. Se lei associa l’omosessualità a Satana, ovvero al male incarnato, alla manifestazione suprema dell’odio e della malvagità, significa semplicemente che non ha mai avuto occasione di conoscere una coppia omosessuale.

      Questo è il mio parere dal quale Lei è libero di dissentire, ci mancherebbe.

      Un cordiale saluto.

      Luca.

  10. Alberto scrive:

    @Valentia Casale
    E se io le affermassi: “io amo e rispetto gli animali, ma non vedo niente di “immorale” nel farne colli di pelliccia così da poterli accarezzare anche dopo morti”. Tu cosa ne diresti?

    • Valentina scrive:

      Direi che i vostri commenti sono talmente intelligenti che mi avete lasciato senza parole.E’ stato un vero arricchimento per me.Non leggerò più nulla perchè è sempre più evidente che sono molto diversa da alcuni di voi,non sono alla vostra altezza.Rallegratevene.Io preferisco essere come sono piuttosto che come voi.A mai più.P.S. il vostro spirito cristiano si palesa in ogni parola.Voi sì che sapete comunicare la parola di Cristo con umiltà e amore.

      • gmtubini scrive:

        Meno male che ci sono quelli come te da cui possiamo imparare ad essere dei veri e sinceri “cristiani che non ci trovano nulla di male”…

      • Alberto scrive:

        Insomma Valentina, prendo atto che tu, data la tua somma superiorità morale non ti degni neanche dirci cosa risponderesti a chi ti dicesse di essere una fervente animalista indossando una magnifica pelliccia di visone…

  11. Luca scrive:

    Mi chiamo Luca, ho 32 anni e sono omosessuale. Lavoro come libero professionista, pago le tasse, cerco di vivere in modo da non danneggiare gli altri, rispetto profondamente le idee e la fede delle persone, anche quando la fede o un’idea portano le persone a guardarmi con disprezzo semplicemente per quello che sono (cosa che per fortuna non capita praticamente mai). Credo in Dio, credo nella pace, credo nella bontà dell’uomo. Ho una relazione che dura da 11 anni con lo stesso compagno. Ho una casa che condivido con lui e con due gatti da più di 4 anni. I miei genitori sono a conoscenza della nostra relazione sin dall’inizio della nostra storia e un mese fa, per la prima volta, siamo andati ad una riunione di famiglia per un battesimo, insieme. La famiglia (circa 30 persone, tutti sposati e cattolici), ci ha accolti con amore. Io non so se voglio sposarmi, perché voglio essere libero di scegliere ogni giorno di stare con lui, non voglio delegare ad un pezzo di carta il mio cuore e la mia libertà. Ogni giorno, quando mi alzo dal letto, penso: oggi scelgo te. Ma questa è la mia visione dell’amore, è questione di libertà, non di vincoli. Detto questo non capisco, davvero non capisco come riconoscere il diritto di volersi bene, e agire uno nel rispetto dell’altro, e lavorare per il bene di entrambi, insomma come possa l’amore di due persone danneggiarne altre. Io non credo, davvero non lo credo. La mia situazione è bella, vivo in una realtà di amore e di comprensione, ma ci sono persone che non hanno questa fortuna, e oltre a vivere una vita complicata di per sé, si trovano anche con una pletora di persone che, nel nome di Colui che ha insegnato l’amore, nega la possibilità di amare. Questo è sbagliato. Ed è comprensibile ottenere in risposta a queste affermazioni reazioni violente, perché è violenza. Non si può impedire di amare, è contro ogni logica. L’amore non danneggia nessuno, e nemmeno il suo riconoscimento.

  12. tiziano scrive:

    Quanti predicatori…che categoria inutile

  13. tiziano scrive:

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