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I 33 giorni di Clodagh, la bimba che non doveva nascere e che invece «ha portato solo gioia»

dicembre 19, 2013 Benedetta Frigerio

La storia di una famiglia che ha scelto di accogliere una figlia destinata alla morte. «I bambini devono essere amati, hanno il diritto di nascere e le donne come me hanno bisogno di aiuto, non di essere spinte ad abortire».

Questa è la storia di una Clodagh, una bambina vissuta poco più di un mese. Il padre e la madre, Darren e Derbhille McGill, durante il dibattito sull’aborto in Irlanda, hanno deciso di mostrare con un video i 33 giorni passati con «nostra figlia che ci dicevano che non sarebbe sopravvissuta. Ci dicevano che stavamo sbagliando. Invece ogni giorno è stato prezioso».

«COME OSANO?». Tutto cominciò il 18 gennaio 2007 quando Derbhille era alla ventesima settimana di gravidanza e l’ecografia rivelò qualcosa di simile a un’anencefalia. Si scoprirà poi che la piccola aveva la trisomia 13, una malattia genetica che viene definita incompatibile con la vita. «Eravamo devastati – ha spiegato la madre – ma lei era dentro di me, la sentivo, si muoveva, cresceva».
Nonostante «non abbia mai avuto alcun sostegno all’ospedale» e nessuna «consulenza né aiuto», lei e il marito decisero di proseguire nella gravidanza. «Dicono che questi bambini non hanno valore», ha dichiarato Derbhille. «Mi dissero che sbagliavo a far nascere mia figlia. Come può qualcuno osare dire una cosa del genere? Come può? Era mia figlia e l’amavo. I bambini devono essere amati, hanno il diritto di nascere e le donne come me hanno bisogno di aiuto, non di essere spinte ad abortire».

GIOIA E DOLORE INSIEME. La settimana prima della nascita di Clodagh il medico disse che la bimba sarebbe morta subito. Invece riuscì a passare qualche giorno a casa. «C’erano i suoi fratelli e sorelle, la accudivano, la cambiavano, giocavano con lei, tutte le notti non è mai stata lasciata sola». Alla fine Clodagh è morta, a 33 giorni, alle tre di un venerdì pomeriggio, «tra le braccia del suo papà». Sebbene la vicenda abbia a messo a dura prova la famiglia, nessuno dei suoi membri ritiene che aver fatto nascere la piccola sia stato un errore. «Lei non ha portato nient’altro che gioia e amore. Tutta la nostra famiglia ogni giorno, i suoi zii, le zie, tutti i suoi cugini sono venuti a casa per condividere questa gioia di vivere che convive con la tristezza».

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6 Commenti

  1. Stefano Fanelli scrive:

    ONORE a massimo morsello che ha combattuto fino alla morte contro l aborto.

  2. luca scrive:

    se avesse abortito avrebbe risparmiato tante sofferenze inutili alla bambina, alla sua famiglia e a se stessa.
    detto questo non oso neanche immaginare il dolore provato da questa mamma

    • cosimo scrive:

      SOFFERENZE INUTILI.. alla fine della fiera il succo è proprio questo non voglio rogne nella vita sennò mi sento uno sfigato. Curioso che invece le rogne, qualunque esse siano, sono proprio quelle che ti fanno apprezzare il resto.

      • luca scrive:

        cosimo mettiamola così, questa donna ha preso una decisione che non sono sicuro fosse la migliore… magari si, magari no… ho grande compassione del suo enorme dolore, un dolore che non voglio neanche provare ad immaginare… però non biasimerei mai una persona che prendesse una decisione differente

  3. Cisco scrive:

    Per esperienza diretta posso affermare che una quota rilevante di medici e’ una banda di criminali al cui cospetto Mengele e’ un dilettante. Grazie a questa famiglia che parla di gioia in una vicenda così drammatica, segno che la bellezza si nasconde anche dove non te l’aspetteresti ragionando con la tua misura.

    • luca scrive:

      Hanno contato sulla loro unità familiare e dato tutto il loro amore non solo alla piccola, ma hanno mostrato amore anche fra loro. Parenti, zie etc hanno mostrato amore, non finta pena. Questa è gioia.
      In una famiglia così tutti sanno che fino al nostro ultimo respiro siamo vivi! Prima o poi moriremo, anche se non siamo malati. Quello che si fa è stare insieme mostrandosi reciprocamente amore, altro che finta pietà!

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