Wei al Corriere: la Big Society indispensabile per uscire dalla crisi

Lord Wei, braccio destro di David Cameron, intervistato dal Corriere della Sera spiega cos’è la Big Society e perché è indispensabile per la ripresa mondiale. Un grande progetto che «libera l’iniziativa e promuove la solidarietà, spostando il baricentro dal potere dello Stato alla società»

Oggi sul Corriere della Sera è comparsa un’interessante intervista realizzata dal corrispondente da Londra Fabio Cavalera a Lord Wei, braccio destro del premier inglese David Cameron, insignito del compito di costruire le basi per la realizzazione dell’ambizioso progetto della Big Society. Come definita da Wei, «la Big Society è un progetto politico che stimola la comunità ad essere protagonista della modernizzazione. Libera l’iniziativa, promuove la solidarietà. Sposta il baricentro del potere dallo stato alla società». Bellissime parole, che potrebbero però facilmente rimanere un sogno. Wei è convinto di no, soprattutto guardando all’attuale situazione economica: «Non vi è vera ripresa economica senza ripresa sociale. L’austerità e i tagli finalizzati alla ricostruzione dell’economia non servono se non si interviene anche a livello sociale, cioè se non si mettono i cittadini nella condizione di partecipare allo sviluppo».

 

E per avvalorare ancor meglio la sua tesi, Wei scende nel concreto: «La Big Society, innanzitutto significa servizi pubblici efficienti. In che modo renderli efficienti? Sappiamo che la mancanza di lavoro è causa di stati depressivi. Ci sono aree dove l’emergenza occupazionale è forte. Il medico può e deve decidere se investire le risorse necessarie a supportare i disoccupati dando un’alternativa all’utilizzo di medicinali, spesso molto costosi. Perché non creare una rete fra i medici e i job club, ovvero quei gruppi, che con l’assistenza di un consulente aiutano alla ricerca del lavoro, assistono il disoccupato e lo relazionano con il mercato? Così il paziente non viene abbandonato. Il medico collabora al suo inserimento nella comunità e la comunità si fa carico del singolo». Come giustamente sottolineato da Cavalera per fare ciò occorrerebbe un radicale mutamento di mentalità, ma Wei è ottimista anche su questo, anche perché l’unica alternativa possibile e di certo non auspicabile sarebbe costituita da una «broken society, una società fratturata e priva di fiducia e slancio».