Un doppio pipistrello a Roma per allietare le feste

Una sola operetta ha, da sempre, titolo a varcare le soglie della Staatsoper di Vienna: “Il Pipistrello” di Johann Strauss jr.

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Una sola operetta ha, da sempre, titolo a varcare le soglie della Staatsoper di Vienna: “Il Pipistrello” di Johann Strauss jr. Alle altre sono riservati altri tre teatri della capitale austriaca: la Volksoper, lo An Der Wien e la Kameroper. “Il Pipistrello” è in scena ogni anno alla Staatsoper il 31 dicembre, a mò di celebrazione della notte di San Silvestro, in un allestimento, ormai storico e bellissimo, di Otto Schenk. Di norma, il teatro è tutto esaurito con mesi di anticipo. Chi si organizza per tempo, può gustarne un allestimento, efficace ma meno lussuoso (Robert Herzi), alla Volksoper. Basta scorrere le locandine per accorgersi che alcuni dei maggiori cantanti attori del teatro in musica tedesco saranno impegnati nel lavoro di Strauss jr. per San Silvestro e dintorni. In questa Feste di inizio e fine anno, tanto l’Opera di Roma (dove “Il Pipistrello” è andato in scena solo quattro o cinque volte da quando il Teatro del’Opera è stato inaugurato, l’ultima una diecina di anni fa ) e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia hanno deciso di festeggiare le feste di Capodanno e dell’Epifania con due differenti versioni dell’operetta.

Al Teatro dell’Opera dal 31 al’8 gennaio sarà in scena spettacolo tradizionale. Sarà, però, una prima per Roma di rilievo: verrà presentato non come operetta o opera leggera come balletto con la coreografia di Roland Petit ripresa da Luigi Bonino. Offriamo in anteprima alcune scene dello spettacolo che si annuncia frizzante come una coppa di champagne. Lo spettacolo andrà poi dal Théâtre des Champs Elyseés di Parigi. Quindi sulle note di Strauss si ballerà, ma non si canterà . All’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dal 5 al 7 gennaio L’Orchestra e il Coro diretti dallo spagnolo Gustavo Gimeno – per la prima volta sul podio ceciliano – presenteranno, ‘Il Pipistrello’, in versione cantata. In effetti ne presenteranno il secondo atto integrale, nel contesto di un gala di musica viennese.

Equivoci e intrighi amorosi a suon di valzer per la festa di Carnevale nel Palazzo del principe Orlofsky, renderanno l’esecuzione del secondo atto (in forma di concerto e senza i dialoghi parlati), originale e ricca di colpi di scena. Inoltre, il Coro e l’Orchestra insieme ai solisti Markus Werba, Silvana Dussmann, Michaela Selinger, Jochen Kupfer e Sofia Fomina offriranno al pubblico una “festa nella festa”, animando il gala con molte altre sorprese musicali che renderanno indimenticabile l’ascolto dell’opera che diede fama imperitura a Johann Strauss. A guidare il pubblico nei risvolti di questa esilarante vicenda sarà il celebre Neri Marcorè, i cui interventi fungeranno da raccordo tra i diversi brani musicali per aggiungere brio e vivacità al fascino del Pipistrello. Ciro Visco Maestro del Coro.

Cosa associa la più nota operetta viennese con il passaggio da un anno all’altro? L’operetta viennese della seconda metà del XIX secolo si distingue nettamente da quella francese (precedente di qualche lustro) e da quella ungherese (un po’ più vicina al XX secolo. Tutte e tre hanno in comune di essere spettacolo per eccellenza della borghesia nell’epoca dell’industrializzazione trionfante. La prima, però, è satirica e pungente o contro il potere politico-istituzionale o contro lo stesso ceto che pagava per andare a teatro: si pensi a “Orhpée aux enfers” (crudo ritratto del Secondo Impero) e a “La belle Hèlene” (presa in giro dei falsi moralismi sessuali) di Offbenbach. La terza – si pensi alla stessa “Vedova allegra” di Léhar – è sentimentale e vagamente malinconica. Nella scrittura viennese, invece, non c’è né satira né malinconia. Non ci sono neanche sentimentalismi. C’è solo molta allegria a tempi di ballibili (domina naturalmente il valzer). “Il pipistrello” non ha luogo in un ipotetico Capo d’Anno ma in quella che potrebbe chiamarsi una “mezza stagione” (non sappiamo se primavera od autunno) in una cittadina termale nei pressi di Vienna. E’ però l’operetta di San Silvestro in quanto la sua musica è puro champagne della più alta classe. Non solo se ne tracanna a litri in scena nei tre atti (specialmente nella festa organizzata dal principe Orlofsky nel secondo, ma anche nella sin troppo allegra prigione del terzo), ma la vivacità delle bollicine è in buca d’orchestra e sul palcoscenico dalla prima all’ultima battuta. Non è “musica minore”- tra le tante edizioni in disco, ce ne sono eccellenti di Kleiber, Previn, Bhoem e Karajan- ma grande musica che si ascolta e si riascolta con gioia.

L’intreccio è quello di una complicata vendetta tra gentiluomini della buona borghesia viennese. Uno dei due è stato esposto al ridicolo collettivo (sputtanamento – si direbbe oggi) dall’altro al termine di una festa in maschera (dove si era travestito, per l’appunto, da pipistrello); rende pan per focaccia al suo amico in una serata, notte e mattinata in cui avviene di tutto e di più (travestimenti, corna, prigioni allegrissime).

Foto: © Marco Borggreve

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