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Gresti Claudio
06 Settembre 2000
Sono tanto tolleranti che contro la beatificazione di papa Mastai Ferretti (3 settembre) hanno montato una campagna stampa che è durata tutta l’estate (cfr. Tempi…). E che ha raggiunto il suo acme al meeting di Rimini. Così, dimenticando che anche un illustre laico come Paolo Mieli, documenti alla mano, ha ammesso che “c’è del torbido nel movimento risorgimentale italiano”, glissano sulla documentazione storica e si trincerano dietro un muro di slogan devozionali. Qualche ulteriore provocazione ai laici-clericali in ginocchio davanti agli altari di Garibaldi e Cavour. Conversazione con l’autore di “O Roma o morte!”
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Lorenzo Albacete
30 Agosto 2000
Cari lettori, un nostro collaboratore (autore del presente articolo e curatore del nostro “West side story”) è entrato nella squadra del più grande e autorevole quotidiano del mondo, il New York Times. Per la prima volta nella storia della prestigiosa testata, un prete cattolico ottiene una rubrica fissa sul NYT. Ecco la storia esemplare di un incontro tra persone lontane che si ritrovano come in famiglia. Quasi una parabola della collaborazione che potrebbe nascere tra cattolici e laicisti liberal, americani e non New York. Credo che la cosa potrebbe essere vista solo come un problema di traduzione: da Tempi a Times. Dal prossimo mese, diventerò un editorialista del New York Times e pubblicherò i miei pezzi sul Sunday Magazine, inizialmente una settimana sì e una no, poi ogni settimana. La mia rubrica avrà un titolo fisso (che non è stato ancora stabilito) e racconterà esempi dell’incontro tra fede e cultura oggi. A quanto mi risulta, sarò il primo prete cattolico e, certamente, il primo portoricano a New York a tenere una rubrica sul N.Y.T.
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Pelanda Carlo
30 Agosto 2000
Con la stagione delle Convention, democratici e repubblicani, aprono ufficialmente la campagna elettorale per le presidenziali Usa di novembre. “Con Bush l’impero sarà forte e determinato, ma dovrà usare più la carota che il bastone”. O almeno così scommette un analista italiano in America. Che spiega cosa cambierà nella politica estera statunitense nell’ipotesi (ad oggi la più probabile) del ritorno di un repubblicano alla Casa Bianca
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Luigi Amicone
30 Agosto 2000
“Se si vota a novembre? Chiedetelo all’ala politica concretista, ovvero all’on. Mastella. Ho portato D’Alema al governo perché pensavo che la sinistra avesse ancora un’anima. Poi ho visto Veltroni e mi son detto: ma chi è costui? Berlusconi mi è simpatico, ha ragione a temere qualche colpo basso dall’internazionale socialista, se vince farà meno danni di questo centro-sinistra. Non sono comunista perché sono un estremista di sinistra. Cioè perché credo nel peccato originale”. Chiacchierata a ruota libera con un grande protagonista della della storia italiana del dopoguerra. E saldamente in sella all’attuale fase politica
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