Nulla di nuovo sul fronte britannico dopo l’eurosummit di Barcellona: come sempre Londra invoca la liberalizzazione massima dei mercati, ricusando il dirigismo franco-tedesco reificato nella Banca Centrale Europea e nella nuova moneta unica. Dice che ci guadagna, e con lei il resto d’Europa e del mondo
di Richard Newbury
Philippe Morillon, generale francese e oggi europarlamentere del Ppe, era comandante delle forze Onu in Bosnia negli anni in cui Milosevic terrorizzava i Balcani. Lo abbiamo intervistato sul processo dell’Aja e sulle crisi internazionali che si profilano all’orizzonte
a cura di Gianluca Arrigoni
E' stato ospite di Sciuscià, la trasmissione di Michele Santoro, che settimanalmente fa da sponda alla sinistra nostrana. Pierluigi Battista, una delle più note firme del quotidiano La Stampa
Negli Stati Uniti, questo è il mese dedicato alla “Storia nera”: così i media presentano l’analisi storiografica e le odierne prospettive sulla vita degli afro-americani.
Scatena le brigate giovanili del suo partito contro gli oppositori, perseguita il candidato avversario, egemonizza i media, respinge gli osservatori internazionali. Ma per i governi africani - gli stessi che chiedono la remissione del debito estero e “compensazioni” per la tratta schiavista - non ci sono ragioni per punire il despota dello Zimbabwe e dubitare che le elezioni presidenziali del 9-10 marzo saranno libere. Così al summit del Common-Wealth
di Rodolfo Casadei
«Le persone che si sono ritrovate non hanno voluto stringersi attorno a un’inchiesta e ai suoi protagonisti ma testimoniare la preoccupazione per fatti attuali del Paese»
Mille studenti si riuniscono a Milano per ascoltare Massimo Caprara, ex segretario di Palmiro Togliatti. Il carceriere Che Guevara e i volenterosi carnefici del Pci. Come iniziare a tramandare ai giovani il coraggio di vivere fuori dalla menzogna. Senza complessi, né mitici, né edipici. Con tanti saluti alla rabbia nannimorettiana
di Gianni Mereghetti
“Le rappresaglie non servono più, è l’ora di mostrare il coraggio dei forti. Dobbiamo separare i sogni dalla realtà, ritirarci dai Territori occupati, stabilire Israele entro le frontiere del ’67, annettere solo quei pochi grandi insediamenti ebraici riconociuti dal piano Clinton, salutare con amicizia la nascita di uno stato palestinese”. Parola dell’ex capo dello Shin Bet, il potentissimo servizio segreto militare israeliano. Che in questa intervista esclusiva per Tempi ammette: “la proposta dell’Arabia Saudita è positiva”. E spiega perché, col sostegno dell’Amministrazione Bush, proprio in uno dei momenti più terribili del conflitto con i palestinesi, Israele ha la storica chance di rilanciare il processo di pace in Medioriente
intervista a Ami Ayalon di Angelica Livnè Calò