«”Yid” parola razzista, non usatela più». Ma gli “ebrei” del Tottenham non rinunciano al loro soprannome

La Federcalcio inglese vuole censurare il classico nomignolo del club di Londra. Tifosi e società lo difendono: non è dettato dall’odio ma dalla nostra storia

È dovuto intervenire persino il primo ministro David Cameron. Quando si parla di calcio il premier britannico tifa Aston Villa, ma nella querelle che la FA ha aperto con il Tottenham si è schierato dalla parte del club di Londra. Una settimana fa infatti la Federcalcio inglese ha rivolto alla squadra allenata da André Villas-Boas la richiesta ufficiale di smetterla con l’uso di una parola, “Yid”, considerata un vero e proprio insulto per gli ebrei: i tifosi non dovranno più utilizzarla nei loro cori da stadio, a rischio di pesanti sanzioni penali o squalifiche del campo degli Spurs. Ma l’assurdità del divieto sta nel fatto che gli Yids, nel calcio, sono proprio loro, il Tottenham, e che i canti cui si fa riferimento non sono altro che inni per sostenere i propri colori.

ORIGINI EBRAICHE. Il club è nato infatti a fine Ottocento nel nord di Londra, in un quartiere abitato da una forte comunità ebraica. Per tradizione quindi gli Spurs sono espressione di quella parte della città, e seppur tra i suoi supporters ormai ben pochi siano di fede ebraica, nessuno intende smantellare quella caratterizzazione. Non lo vuole il suo presidente, Daniel Levy, lui stesso ebreo come il suo vice David Bulcher. E men che meno lo vogliono gli stessi tifosi, che a più riprese utilizzano la parola “Yid”: uno dei maggiori gruppi organizzati è proprio la “Yid Army”, nei cori che rimbombano dalle gradinate di White Hart Lane tante volte salta fuori quel termine, che è pure il nickname che talvolta viene affibbiato ai giocatori. È chiaro che il tono con cui la parola viene usata corre sul filo della tradizione, tra rivendicazioni d’orgoglio e spirito canzonatorio: il termine deriva infatti da una storpiatura del tedesco Jüde, giudeo, e per molti suona come un insulto. Non per il tifo di White Hart Lane, dove gridare “Yiddo, Yiddo” è solo un modo per spronare gli Spurs alla vittoria, o, come ha voluto spiegare nei giorni scorsi la dirigenza stessa, come un «meccanismo di difesa» contro le discriminazioni che spesso devono subire.

INSULTI ANTI-SEMITI. Un problema, quello delle offese, con cui spesso l’Inghilterra ha dovuto fare i conti, anche negli ultimi mesi: basti pensare ai cori inneggianti ad Hitler che tempo fa si levarono dalla curva del West Ham proprio contro gli Spurs, o agli insulti anti-semiti che i tifosi della Lazio riservarono in Europa al club londinese. Ma l’idea della FA sembra l’ennesima imposizione dall’alto che scontenterebbe in primis il Tottenham, e la precisazione che due giorni fa Cameron ha fatto corre al limite del banale, ma per lo meno suona ragionevole: «C’è differenza se sono gli stessi tifosi degli Spurs parlano di sé come “Yid” o se è qualcuno che lo usa come insulto. Se questo modo di esprimersi è dettato dall’odio allora può essere perseguito dalla legge». Ma la sentenza più inappellabile è arrivata direttamente da White Hart Lane: questa è la nostra storia e non si tocca. Nel match di sabato contro il Norwich i canti della tifoseria di casa non sono certo cambiati, e gli “Yiddo, Yiddo” si sono fatti sempre più incalzanti. Accompagnati da un nuovo coro: “We’ll sing what we like”.