Il grande Liga acustico di Arrivederci, mostro!

È uscito ieri l’album di Ligabue in versione acustica di Arrivederci, mostro!, che ha vinto il premio Tenco 2011 come miglior disco: decisamente meglio della precedente versione

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L’impressione è che sotto sotto il buon Liga non fosse completamente convinto della produzione e degli arrangiamenti di Corrado Rustici, nel suo ultimo lavoro, quell’Arrivederci, mostro!, che ha stazionato per più di un anno ininterrottamente nei piani alti delle classifiche di vendita; altrimenti non avrebbe sentito l’esigenza di realizzarne, in contemporanea, una versione acustica e molto spartana che, dopo essere stata pubblicata in un cofanetto “natalizio” nel 2010, esce ora in edizione singola. Onestamente, anche noi, eravamo rimasti un po’ perplessi all’ascolto della versione “ufficiale”: suoni maledettamente compressi (ormai non più una novità nel mondo del pop-rock) dove viene annullata la profondità e aumentato il rumore fastidioso, trasformando il piacere dell’ascolto in una fatica soffocata in una nebbia di chitarre e suoni elettrici avvolgendo parole e voce in entità indistinte.

La versione acustica di Arrivederci, mostro! ci arriva come un giorno di sole, gradevole e primaverile; la voce calda e matura del Liga è convinta, nell’interpretazione di brani che rivivono spogliati e spolpati (come il pesciolino in copertina) a nuova esistenza, quasi come inediti. E nella nudità di questi arrangiamenti, si impongono, sotto luce nuova, testi che sarebbe stato un peccato non valorizzare e che ora si riprendono la ribalta: per esempio quelli di Atto di fede (“Ho visto in sala parto la potenza delle cose… vivere è un atto di fede, mica un complimento, questo è il mio atto di fede”), di Il peso della valigia o La verità è una scelta. Ligabue li ricanta come se fosse la prima volta, con passione tale da farci credere che fosse questa la versione definitiva: giusta intuizione, tanto da convincere la giuria del Premio Tenco 2011, ed eleggerlo miglior album dell’anno.

Sicuramente molti dei suoi fan preferiranno la versione elettrica; per il titolare di questa rubrica, questo Arrivederci, mostro – acustico è, indiscutibilmente, un’opera sincera di buon (ottimo?) folk – rock italiano.

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