Formigoni ricorda don Giussani: «Un uomo unico, il suo insegnamento va aldilà di Cl»

Il Presidente della Regione Lombardia racconta al quotidiano milanese Il Giorno chi era il leader di Comunione e Liberazione: «A farmelo conoscere fu un compagno di scuola, si chiamava Angelo Scola. Giussani era un uomo convinto che il cristiano dovesse spalancarsi a tutte le dimensioni dell’umano».

A due giorni dall’inizio della causa di beatificazione di don Luigi Giussani, il presidente dela Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha raccontato al quotidiano milanese Il Giorno la sua adolescenza nel Movimento: «Avevo 14 anni quando incontrai il suo movimento che allora si chiamava Gioventù Studentesca. A farmelo conoscere fu un compagno di scuola, si chiamava Angelo Scola e oggi è il cardinale di Milano». Un incontro che affascinò il giovane Roberto e che sfocierà nell’amicizia fraterna con il fondatore di Cl, un uomo convinto che il cristiano dovesse splancarsi a tutte le dimensioni dell’umano: «Don Giussani mi ha voluto bene, ogni tanto andavo da lui a confrontarmi e a parlare ma spesso era lui che mi veniva a cercare, che mi stimolava. Nel frattempo crescevo nelle responsabilità del Movimento».

Eppure c’è chi, tra i colleghi politici di Formigoni, pensa che i discepoli del Don Gius abbiano tradito gli insegnamenti del loro maestro. È Bruno Tabacci, assessore della giunta Pisapia che per il Presidente ha usato parole piene di livore e senza alcuna critica politica, solo perché, come molti altri prima di lui, non è riuscito a sconfiggere politicamente i suoi avversari. Ma allora esistono i politici ciellini? «No, nessuno può pretendere di rappresentare Cl. Io da cristiano però cerco di tradurre alcuni valori che mi hanno trasmesso Giussani e don Carron, come la famiglia e la sussidiarietà». E le lottizzazioni? «Sono false, quando sono arrivato al Pirellone ho chiesto di privilegiare i non ciellini a patto che fossero i migliori». In ultima battuta, il Presidente conferma di far parte dei Memores Domini e sulla richiesta un po’ tardiva di una causa di beatificazione aggiunge: «I vertici del Movimento hanno voluto che le cose si imponessero da sè. D’altronde l’insegnamento di Don Giussani va aldidà di Comunione e Liberazione».