Farina: propongo una legge, tutti i deputati passino una settimana in azienda e una in carcere

Aziende e carceri devono rilasciare il buono-presenza. Infatti sono le aziende e le carceri i punti di massima sofferenza sociale di questa nostra Italia. Se non ci si va, non si capisce niente.

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Propongo due lavori socialmente utili per i deputati della prossima legislatura, con tanto di presenze da firmare, altrimenti si decade. Formalizzerò la proposta di legge, anche se non c’è tempo di votarla, ma magari risorgerà nella prossima legislatura. Boris Godunov ha avuto questa idea paragonando i discorsi sapienti delle tv con quelli ascoltati dal gommista conosciuto da una vita, in coda per i pneumatici da neve, con camionisti, piccoli e medi imprenditori. Una signora mi riconosce e dice: «Dovreste voi deputati e ministri, Monti per primo, passare un giorno alla settimana in una azienda, vicino al telefono del titolare, quando parla con i fornitori, i clienti, le banche. Come c’è l’open day delle scuole o delle università, andrebbe fatto in tutte le ditte per i politici e gli economisti e i conduttori televisivi. Non dieci minuti e poi a pontificare. Ma un giorno».

UNA SETTIMANA IN AZIENDA E UNA IN CARCERE. Ci ho provato. Ho resistito qualche ora, poi sono scappato. Anche se c’era l’allegria naturale del nostro popolo, che risorgeva ogni volta dopo le picconate subite ogni dieci minuti dai funzionari bancari, i quali – li ho uditi in viva voce – dicono: «Guardi, lei deve rientrare. Il fatturato è diminuito, dunque anche di conseguenza il castello del credito. È logica…». È logica un par di balle, è la logica di chi ha avuto iniezioni potenti di liquidi dalla Bce ma le ha trasformate in vitamine per essere più stronzo con chi rischia ogni dì. Per la esistenza delle aziende lo spread è una specie di variabile indipendente rispetto ai problemi quotidiani, una cosa lontana. Può crescere o decrescere, ma la vita concreta scorre e inciampa a prescindere. Tu muori di inedia, di fame e di sete, in compenso ti danno notizie sui progressi della lotta al colera. Lo spread è basso, evviva, come no? Importantissimo, come no? Ma per lottare contro il colera è necessario che il virus ci trovi vivi. Dunque una legge per cui si passino otto-ore-otto in una azienda che rilascerà il buono-presenza. Anzi facciamo una volta ogni quindici giorni. Una settimana in una azienda, l’altra settimana in un carcere. Infatti sono le aziende e le carceri i punti di massima sofferenza sociale di questa nostra Italia. Se non ci si va, non si capisce niente. (Aggiungo anche gli ospedali e gli ospizi, all’elenco delle visite necessarie).

COSA SI IMPARA IN CARCERE. Devo dire che in questo ramo, diciamo carcerario, Boris è piuttosto esperto. Eppure impara sempre. Non solo qualcosa sulla condizione dei detenuti, ma su che cosa sia necessario per vivere: non essere soli, quella cosa che si chiama amore. Nei momenti di massima difficoltà per l’Italia o anche per la mia personale vicenda, ho conosciuto la capacità di voler bene nelle celle. Non perché i detenuti siano più buoni di quelli fuori, ci sono persino degli omicidi. Ma perché lì emerge che cosa sia l’essenza della nostra specie di bipedi: con bisogni materiali ma anche con desideri infiniti di libertà e felicità. Per questo le condizioni infami in cui oggi stanno i reclusi in Italia sono delitti contro l’umanità, qualcosa che chiede inderogabilmente una risposta. Ma se non ci passi le ore nelle case circondariali non si immagina neanche. E allora si invoca in Parlamento maggior durezza, come se fosse possibile essere ancora più cattivi di come riusciamo a essere senza neanche saperlo. Occorre dare lavoro dentro le mura, soprattutto rendere possibile una compagnia umana che rieduca contemporaneamente il detenuto e il non-detenuto. Non è un’utopia. Ho in mente l’esperienza dell’“Homo faber” nel carcere di Como, purtroppo vessata dalla burocrazia. Avanti Boris, che c’è da lottare.

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